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    AllegraBrigata at |

    Siamo in due. Ovviamente.

    A.

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    topinamburs at |

    In tre. D'altronde è anche piuttosto vero per quello che riguarda la politica italiana. L'eco su Facebook e Twitter è solo occasionalmente correlato con l'effettiva popolarità (in termini di voti, anche solo potenziali) di una formazione. Sono constituencies diverse. Non che sappia nulla di primavera araba nel dettaglio, ma il punto tecnologico mi pare più questione di logistica che di concetto. Dire che è stata "la rivoluzione di Facebook" è un po' come dire che Al Qaeda è un'emanazione del VOIP. Poi certo, le idee su internet circolano più rapidamente, ma qui bisognerebbe vedere quanti giovani egiziani o tunisini hanno accesso costante alla rete; in Italia appena il 52% delle famiglie è onlne, non conosco le cifre per il Nord Africa ma mi stupirei se fossero alte. Mi sembra più simile, che so, alla diffusione delle mode giovanili nella Londra degli anni '70 (nel metodo, non nella caratura degli eventi) che all'effetto domino delle notizie finanziarie che in effetti rimbalzano in tempo reale da operatore ad operatore.

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    .barry.lyndon. at |

    Posso non essere del tutto d'accordo? 😀

    Ovviamente, cerco di spiegare per quale motivo.

    Ho l'impressione la sopravvalutazione del ruolo dei social media sia legata ad un errore di fondo, che ha inficiato e continua ad inficiare l'analisi sul fenomeno e, conseguentemente, la valutazione dello stesso.

    L'errore consiste nel considerare i social media quale FONTE/CAUSA dei movimenti di rivolta.

    Niente di più sbagliato!!

    Facebook, Twitter, i blog, etc. sono solo ed esclusivamente degli STRUMENTI.

    Strumenti utilizzabili dai gruppi di rivoltosi ma anche dalle forze governative.

    In definitiva strumenti creati dall'uomo ed utilizzabili dall'uomo.

    Ed in quanto tali, tenuto conto della loro adattabilità, in base alle modalità di utilizzo, possono avere la connotazione di minaccia o di risorsa; possono incrementare i rischi per la sicurezza nazionale e di caduta di un regime o, al contrario, cosituire un'opportunità per la crescita democratica di un popolo.

    Dipende da CHI li impiega, COME li impiega e con quali finalità (=PERCHE').

    I social media hanno sicuramente svolto, nell'ambito della c.d. "primavera araba", la funzione di:

    – catalizzatori: in breve tempo hanno fatto convergere una rilevante quantità di energie fisiche ed intellettive, che in assenza di tale strumento con scarse probabilità si sarebbero incontrate;

    – contenitori: hanno raccolto contenuti di varia natura (video girati con smart phone, foto, musica, pubblicazioni, conversazioni, etc.);

    – piattaforme organizzative: hanno consentito di organizzare azioni coordinate di protesta e di condividere tecniche/metodi di rivolta e, in caso di repressione, di comunicare rapidamente tempi e luoghi delle attività repressive e di individuare adeguate strategie di contrasto alla repressione;

    – canali di informazione strategica: hanno permesso di avvicinare numerosi individui alla protesta e di sensibilizzare le opinioni pubbliche mondiali, mediante efficaci attività di propaganda e di "viral activism".

    Tutto questo e molto altro ancora (e non necessariamente a vantaggio dei rivoltosi!)….ma NON sono stati la CAUSA/FONTE delle rivolte.

    Sono stati dei moltiplicatori di forze….ma NON hanno generato le forze.

    Hanno ribaltato i rapporti di forza (i socail media stanno ai rivoltosi della primavera araba come il cinema e la radio stavano a Goebbels durante il periodo di dominazione nazista in Europa)….ma erano forze che già esistevano e si contrapponevano da tempo (movimenti di opposizione vs. regimi).

    Hanno convogliato (e consolidato) sentimenti di odio, di rabbia, di patriottismo, di voglia di democrazia,e di necessità di cambiamento….ma NON ha generato tali sentimenti, che erano latenti (e neanche troppo!) non solo tra le forze di opposizione e gli intellettuali ma nel popolo.

    Quindi i social media NON hanno "fatto" la rivoluzione!
    Ma hanno senza dubbio contribuito efficacemente alla condotta della rivolta e al raggiugnimento di una posizione di vantaggio (tipica dei confronti asimmetrici).

    Le rivolte hanno bisogno di armi, di pane, di soldi….e, oggi, anche di internet. 
    Di risorse.
    Di strumenti. 

    Ma, soprattutto, di uomini e di gruppi organizzati.
    No MEN?? = No REVOLUTION*!

    * per par condicio: NO WOMEN = NO PARTY!! :))

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    Silendo at |

    Barry, buonasera.
    Premesso che sono d'accordo con te sulla natura strumentale dei social media. L'autore del saggio, Alterman, intende proprio ridimensionare l'importanza di Facebook e Tweeter nelle dinamiche della c.d. Primavera. Alterman non ha mai messo in discussione la suddetta natura strumentale. Mette in discussione che tali rivolte di piazza siano state facilitate PRINCIPALMENTE da Facebook e Tweeter.
    Lo strumento principale, per Alterman, è stata invece la televisione con i due social network in posizione secondaria.

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    giovanninacci at |

    "Facebook, Twitter, i blog, etc. sono solo ed esclusivamente degli STRUMENTI"

    Barry, carissimo amico mio, per il bene della tuo e della galassia centrale, ti prego… RIPENSACI!

    Fai questo atto di fede: non è così ;)))

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    giovanninacci at |

    p { margin-bottom: 0.21cm; }

    Vedo che l'Universo Creato è sempre più d'accordo con le mie tesi…

    La natura originaria dei social media e/o social network, variamente intesi anche come come lemmi più o meno sinonimi (Jack sta ancora lavorando alle definizioni dei termini di cui sopra… quanto prima ci aggiornerà ;))) non è strumentale a nulla se non alla mera persistenza della informazione medesima che – in quanto vettori speciali – ospitano, rappresentano e veicolano.

    A tale scopo vi propongo una esercitazione:

    ESERCITAZIONE

    Precondizioni dell'esercitazione:

    A) sono Leopardi

    B) ho un pennino

    C) ho dell'inchiostro

    D) ho un foglio di carta

    E) ho un fiammifero

    Scopo:

    Voglio scrivere immediatamente una poesia a Silvia perché, come è noto, mi dimentico immediatamente i versi che penso.

    Azioni:

  7. penso dei versi (i.e. "Silvia rimembri ancor…")

  8. prendo il pennino e lo intingo nell'inchiostro

  9. prendo il foglio di carta

  10. con il pennino inchiostrato scrivo i versi che ho pensato

  11. Contesto:

    preso da un raptus di gelosia nei confronti di Silvia perchè l'ho vista – dal mio balconcino – in compagnia di Renzo che guardava il suo (che poi Renzo doveva stare invece con Lucia e soprattutto con al paese di un altro scrittore e poeta…). Pertanto prendo il fiammifero e incendio [il candidato consideri le varie opzioni]:

    1) il pennino

    2) l'inchiostro

    3) il foglio di carta

    4) Silvia

    5) Renzo

    6) Silvia e Renzo

    7) Manzoni

    Quesiti:

    1) Dica l'allievo in quali dei sette casi ho davvero distrutto lo strumento e in quali dei sette casi ho distrutto altro e se è successo, cosa. Tempo a disposizione 20 secondi (è troppo facile per darvene di più…)

    2) per chi vuole la lode: identificare la materia ontologica andata persa nell'incendio delle sette entità e quantificare la criticità delle relative perdite. Tempo a disposizione 15 secondi.

    Aiutino:

    Poniamo il fatto che io abbia a disposizione il pennino, inchiostro e carta ma non la… scrittura: pennino, inchiostro e carta sono ancora strumenti?

    Saluti cari a tutti!

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    Silendo at |
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    .barry.lyndon. at |

    Ciao Sil! :) quando parlavo di “errore” non mi riferivo nello specifico al paper di Alterman…ma più generalmente alla piega che ha preso il dibattito apertosi negli ultimi mesi tra gli esperti. Volevo evidenziare che non è tanto il ruolo che i social media hanno avuto nelle primavera araba a dover essere ridimensionato, ma piuttosto, le premesse analitiche adottate dalla maggior parte degli esperti e dei media specializzati. Entrando nello specifico nel saggio di Alterman, lancio una provocazione: credi che le tv (sostanzialmente controllate dai regimi) avrebbero potuto effettivamente “drive them, frame them, legitimize them, and broadcast them to a wide audience” se non ci fosse stata, a monte, l’effetto di contaminazione virale propagato dai social media?

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    .barry.lyndon. at |

    Gió! Ed io che avevo fatto di tutto x non usare neanche una volta i termini cyber e/o ciber…. 😀

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    Silendo at |

    "credi che le tv (sostanzialmente controllate dai regimi) avrebbero potuto effettivamente "drive them, frame them, legitimize them, and broadcast them to a wide audience" se non ci fosse stata, a monte, l'effetto di contaminazione virale propagato dai social media?"

    Uhm… bella domanda. Io credo che: a) il fatto che il fatto che Al-Jazeera avesse alle spalle un regime non sia stato di nessun ostacolo, anzi… b) la tv abbia, tra le altre cose, raccolto e rilanciato ad una grande audience ciò che sui social network era tutto sommato rivolto ad un'audience molto ma molto più ristretta.

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    giovanninacci at |

    ho capito … le mie (ma non proprio mie…) teorie vi annoiano .

    Allora provo con qualche altra cosa di mia competenza che sia di vostro gradimento…

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    Silendo at |

    :)) ma non annoiano affatto, Gio'…

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    giovanninacci at |

    e ti credo… con quetsa iconografia, ci mancherebbe!

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    .barry.lyndon. at |

    Annoiano?? Ma se io so ancora ridendo x la tresca di Silvia & Renzo!!! 😀

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    giovanninacci at |

    ragazzacci, quei due…

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    utente anonimo at |

    Volevo segnalare la trasmissione andata
    in onda ieri 1 Gennaio 2011 su RAI STORIA dovrebbe essere :

    21:13 Dixit MondoGheddafi e le primavere arabe.

    Ho trovato interessante la parte sui social network e sulle Televisioni Arabe

    B.A.  

     dove  dove  

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    utente anonimo at |

    Questa è una delle discussioni più interessanti….
     
    Sono d’accordo circa la sopravvalutazione di FB, Twitter ecc. con riferimento agli eventi geopolitici.
    I social media possono amplificare, veicolare in modo virale, ma le cose nascono altrove.
     
    Il fatto è che è in corso una gigantesca autopromozione dei social media stessi ( tutti insieme come una lobby o in forma competitiva fra loro) che investe ormai quasi tutti i campi dell’esistenza individuale e collettiva, privata e pubblica.
     
    Per altro in questi giorni ripensavo, casualmente, ai giorni di Timisoara(caduta di Ceausescu), al ruolo delle Tv, e come sarebbe andata se ci fosse stato Twitter ….;-)

    Saluti e complimenti come sempre
     
    Fabiola
     
     
     
      

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