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    utente anonimo at |

    molto interessante questa iniziativa targata IAI.

    secondo me, la Cina continuerà a "muoversi" adottando pricipalmente il soft power..e solo residualmente utilizzerà i denti; al massimo li mostrerà (contando sul fatto che sono sempre più aguzzi ed affilati!).

    cosa ne pensa l'Eminenza Silente? :))

    barry lyndon

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    Silendo at |

    Caro Barry, è la questione del decennio… ;))
    Brevemente ecco quello che penso.
    Innanzitutto la capacità strategica della Cina non va sopravvalutata. Al momento in molti circoli occidentali lo è. Molti considerano la Cina sinonimo di "strategicità" ed astuzia. Su ciò, onestamente, nutro qualche dubbio e suggerisco una verifica storica… 😉
    Secondo, la Cina ha una "finestra di opportunità" di una decina d'anni (forse 15) prima che fattori demografici e contraddizioni e sociali incidano pesantemente e negativamente sulla sua forza. In questi 10/15 anni la prospettiva è che la Cina continui a fare quello che sta facendo ovvero: a) mantenere gli attuali, elevati,  tassi di crescita economica tali da garantire stabilità sociale (il che però vuol dire muoversi su un filo di lana); b) continuare la modernizzazione delle proprie forze armate (per le quali la Cina spende molto più di quanto non voglia ammettere) e sviluppare adeguate capacità anti-access e area-denial nelle regioni limitrofe, in particolare in quella sorta di Mar Mediterraneo asiatico che è il Mar cinese meridionale. In un certo senso puntando a fare ciò che gli USA fecero nell'800 con la dottrina Monroe: crearsi un'area di influenza esclusiva sottraendola alle altre Potenze. Far ciò vuol dire espellere, di fatto, dal Sud-Est asiatico gli USA.
    Ovviamente tutto questo è necessario che avvenga gradualmente e senza suscitare eccessivi allarmismi per evitare reazioni e contraccolpi.
    Riuscirà a farlo? A mio avviso no.
    Gli Stati Uniti, il Giappone, l'India, l'Australia nonchè gli altri Stati dell'area non permetteranno alla Cina di arrivare ad una situazione di "dominanza" sulla regione.

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    utente anonimo at |

    Sil, convengo totalmente sulla necessità di non sovrastimare la capacità strategica cinese*.

    Mi trovi un pò meno d'accordo sull'incapacità della Cina a divenire egemone nel suo "cortile allargato".

    Mi spiego:

    – Giappone ed Australia non mi sembrano (da qui al 2025) avere la "stoffa" per contrastare l'avanzata cinese in quello specifico quadrante;

    – gli USA, unici per risorse e tecnologia a poter contrapporsi efficacemente alla potenza della Tigre Rossa, sebbene abbiano già da tempo puntato l'obiettivo verso quell'area (in cui hanno già una significativa presenza), sono (e saranno) decisamente in forte contrazione economica e in graduale ripiegamento strategico verso il proprio cortile (recentemente in più abineti si è parlato, infatti, di rispolvero da parte di Obama della "vecchia" dottrina Monroe); 

    – la Cina continuerà a crescere, economicamente e militarmente, a passo svelto; inoltre – e qui mi ricollego al mio primo commento – per il primo aspetto (economico) continuerà a farlo con un "low-profile" (=penetrazione strisciante degli asset economico-finanziari USA ed europei), mentre per il secondo (militare), accrescerà i suoi arsenali (non solo marittimi) e potenzierà le sue capacità tecnologiche (internet ma anche satelliti) senza necessariamente "occultare" i progressi…ma mostrandoli (i denti della tigre, appunto) agli avversari.

    In sintesi, io sono molto più possibilista sull'acqusizione da parte della Cina di un ruolo dominante (che in qualche misura già ha) in quella regione, da qui al 2020/2025.

    Ovviamente, mi riferisco solo a trend di medio-lungo periodo, la cui valutazione si basa esclusivamente sulle informazioni (poche!) in mio possesso! :)

    barry lyndon

    *e quindi di non cadere nella trappola modello CMF 😀

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    Silendo at |

    Caro Barry, ti spiego perchè secondo me ti sbagli.
    Attualmente gli Stati Uniti sono militarmente dominanti nell'area. La Cina dovrebbe sviluppare una serie di sistemi d'arma tali da impedire l'accesso agli USA (sto un po' semplificando per non dilungarmi troppo).
    Francamente ciò vorrebbe dire che gli USA, assoluta ed incontrastata superpotenza militare e soprattutto navale, si lascino mettere nell'angolo. Pur considerando i loro evidenti problemi economici questo mi riesce davvero difficile da credere, soprattutto in virtù dell'enorme differenziale di forza esistente attualmente tra le due marine. 
    Attenzione: tra le altre cose lasciare alla Cina il controllo di quello spazio di mare vorrebbe dire, per gli USA, essere attaccabili sul proprio territorio dagli SSBN cinesi. Insomma è questione di protezione del territorio statunitense.
    Inoltre è vero che gli USA stanno attuando un moderato ritiro da alcuni teatri operativi asiatici e medio-orientali ma è anche vero che lo stanno facendo proprio per rafforzarsi nei dintorni della Cina. 
    La stessa tendenza è riscontrabile in Giappone ed Australia. In entrambi gli Stati si riconosce come esigenza vitale quella di lasciare alla Marina cinese il controllo di quella zona. Per il Giappone si tratta di proteggere le linee di comunicazione ed approvviggionamento, per l'Australia oltre a queste anche la sicurezza fisica della fascia costiera del nord.
    Francamente non vedo come la Cina possa crescere militarmente (e tecnologicamente) al punto da superare gli USA (o addirittura gli USA+Giappone+Australia). Considerando anche che la Cina deve guardarsi le spalle dall'India e dalla Russia e quindi non può concentrare tutte le sue risorse nella competizione con gli USA.

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    utente anonimo at |

    Sil, credo che tu stia valutando la questione esclusivamente dal punto di vista militare.

    Io (con le necessarie semplificazioni) stavo tentando di adottare una visione più ampia, allargata anche alla (inesorabile) crescita economica, tecnologica ed industriale della Cina e alle conseguenze dirette (aumento del PIL, crescita degli investimenti in tech e in R&S, benessere della popolazione, etc…) ed indirette (penetrazione progressiva dei sistemi economici e finanziari degli stati concorrenti).

    In poche parole, secondo me, la Cina avrà principalmente 2 strumenti x giocare una buona partita (non solo a livello regionale!): 1) quello “economico” (che rientra nella “soft power strategy”) e che sarà meno evidente e percepibile; 2) quello “militare”, che avrà principalmente la funzione di deterrenza (= mostro i muscoli) e solo in alcuni casi (mar cinese meridionale) quella di access-denial.

    In ultimo, sempre ricollegandomi al post principale ed al documento dello IAI, a mio avviso la Cina (nel medio-lungo periodo) non impiegherà il suo strumento militare x scopi offensivi (attacchi armati!) :))

    barry lyndon

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    Silendo at |

    Hai ragione, Barry, stavo analizzando solo la parte militare e ti spiego perchè.
    Sono d'accordo con te quando evidenzi che la Cina continuerà nella sua crescita economica e – aggiungo io ma so che sei d'accordo – utilizzerà il più possibile le  risorse a disposizione per rafforzare le sue posizioni, sia in ambito politico-strategico che nel campo militare.
    Non sono però del tutto d'accordo con te quando affermi che la forza militare alla Cina servirà solo come deterrente. O meglio… dobbiamo intenderci sulla "deterrenza".
    A mio avviso la Cina dovrà rafforzarsi militarmente al punto da raggiungere una capacità di area-denial in alcune regioni marittime a lei vicine. Può, ovviamente, non esercitare tale capacità ma deve averla
    Perchè dico questo? Perchè onestamente non riesco a pensare ad un potenza regionale che non disponga degli strumenti basilari per impedire l'accesso a forze armate straniere nelle aree di primaria importanza. Mi spingerei anche oltre. Direi che ho anche difficoltà ad immaginare una potenza che non riesca a proteggere le proprie linee di approvvigionamento. A meno di non pensare ad una potenza "stile Germania", colosso economico ma nano militare. Solo che la Germania è inserita nella NATO… la Cina no e non credo, per quanto posso capire, che la leadership cinese punti ad "modello tedesco", per così dire…
    Chiaramente sto semplificando un po' per spiegare cosa intendo.
    Intendo dire, insomma, che se la Cina punta a diventare un primario attore globale, una potenza mondiale, ci sono alcune capacità militari che devono essere raggiunte. Tra queste capacità basilari, per me, c'è proprio la capacità di negare l'accesso ad alcune aree.
    Da ciò – e solo da ciò – derivano tutta una serie di conseguenze. Non solo militari ma, soprattutto, politiche e strategiche che sono indispensabili per una Cina potenza globale.

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    AllegraBrigata at |

    Tipo la "cassetta degli attrezzi" di una potenza mondiale?

    f.

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    Silendo at |

    Diciamo di sì 😉

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