Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

Echi di Intelligence lontane (prima parte)

mag
07


Questa volta il post non riguarda il passaggio a miglior vita di Bin Laden ma, udite udite, l'Intelligence australiana.
Sì, perchè anche l'Australia ha una sua comunità d'intelligence che, almeno a livello strutturale e riguardo a determinati aspetti procedurali, sembra anche piuttosto evoluta.
La comunità è composta da ben sei agenzie. Cinque si occupano di intelligence estera ed una di intelligence interna. Se l'Agenzia di intelligence interna, l'ASIO, svolge sia la funzione di raccolta informativa (collection) che la funzione di valutazione (assessment) nel settore della intelligence estera, invece, vige una netta separazione tra le due funzioni. 
Delle cinque agenzie di intelligence estera, infatti, tre si occupano solo di raccolta (l'ASIS in ambito Humint e Techint, il DSD in ambito Techint, la DIGO in ambito Imint) e due producono solo assessments (l'ONA e la DIO).
In altri termini, le tre agenzie che si occupano della raccolta informativa non effettuano valutazioni e le due agenzie che effettuano assessments non raccolgono informazioni (con una sola eccezione che adesso vedremo). Un approccio tipicamente anglosassone che ricalca, ad esempio, il rapporto tra l'Mi6 ed il Joint Intelligence Committee laddove il primo è quasi esclusivamente un collector di informazioni che poi vengono girate al secondo per l'assessment.

 

 


 


Quasi tutte le Agenzie australiane hanno una dipendenza ministeriale.
L'Australian Secret Intelligence Service (ASIS) dipende dal Ministro degli Esteri, le tre Agenzie della Difesa – ovvero il Defence Signals Directorate (DSD), la Defence Imagery & Geospatial Organization (DIGO) e la Defence Intelligence Organization (DIO) – dipendono dal Ministro della Difesa e l'Australian Security Intelligence Organization dipende dall'Attorney General (corrispondente più o meno al nostro Ministro della Giustizia). 

 

 

L'Office of National Assessments (ONA), invece, è un'Agenzia totalmente indipendente. Una particolarità, questa, che contraddistingue il sistema di intelligence australiano da tutti gli altri sistemi d'intelligence internazionali.
L'ONA è un ufficio collocato in posizione apicale, dedicato (quasi) esclusivamente alla valutazione all-source in materia di affari internazionali ed il cui direttore generale è, per legge, "not subject to direction in respect of the content of, or any conclusions to be reached in, any report or assessment under this Act".

L'Intelligence australiana ha attraversato un'importante fase di ristrutturazione durante gli anni '70 in conseguenza dei risultati della "Royal Commission on Intelligence and Security".
La c.d. Commissione Hope venne costituita nel 1974 con l'incarico di analizzare in profondità l'Intelligence Community e fornire raccomandazioni per migliorarne l'efficacia.
La Commissione produsse ben otto reports (ne consiglio vivamente la lettura) riscontrando, tra le varie vulnerabilità, un eccessivo peso delle strutture di intelligence militare nelle procedure di assessment e l'isolamento dei Servizi dal governo ovvero  una scarsa attenzione verso l'Intelligence da parte del decisore politico. Quest'ultimo interessato ad usare i Servizi perlopiù come strumento di lotta politica interna.
Oltre a ciò la Commissione riscontrò anche una eccessiva frammentazione di organismi e procedure, una non chiara assegnazione dei compiti, uno scarso coordinamento ed una insufficiente leadership.
Per superare tali problemi, nel terzo report  il Presidente della Royal Commission, Justice Hope*, consigliò la creazione di una struttura civile di "national assessment", collocata al "centro del governo", responsabile nei confronti del Primo Ministro ma indipendente nelle sue analisi ("a centralized independent assessment capability").
Sulla base di tali raccomandazioni nel 1978 venne creato, anche attraverso un ridimensionamento  dell'Intelligence militare, l'Office of National Assessments. 
L'ONA è una piccola struttura (circa 140 funzionari ed un budget per l'anno in corso di 38 milioni di dollari)  responsabile nei confronti del Primo Ministro e del Gabinetto, con a capo un Direttore Generale totalmente indipendente, che svolge due funzioni principali: 1) è il centro nazionale di "all-source assessment" nel settore degli affari internazionali; 2) è il centro di coordinamento in materia di "foreign intelligence".
Dal 2005, aderendo alle raccomandazioni contenute nel c.d. "Flood Report", nell'Office of National Assessment è stato integrato l'Open Source Center, la struttura OSINT dell'I.C. australiana
** . Da un punto di vista quantitativo, infatti, le fonti aperte costituiscono la principale fonte informativa dell'Ufficio.
Il punto 1) necessità però di un chiarimento.
In base all'ONA Act, compito dell'Ufficio è "to assemble and correlate information relating to international matters that are of political, strategic or economic significance to Australia". La legge australiana parla, quindi, di informazione in senso ampio assegnando all'ONA il compito di assemblare elaborare e valutare qualunque tipo informazione 
riguardante gli affari internazionali 
disponibile all'interno del Governo.  Le informazioni provenienti dai Servizi costituiscono solo una parte del materiale informativo sul quale l'Ufficio svolge la sua attività di analisi. Una gran quantità di info proviene, ad esempio, dalla rete diplomatica, dal Ministero della Difesa e dal Ministero dell'Economia. 
E' interessante notare che, al fine di garantire all'ONA un accesso privo di ostruzioni alle informazioni possedute dalle altre burocrazie, la legge assegna espressamente al Direttore Generale il potere di acquisire "all information relating to international matters that are of political, strategic or economic significance to Australia, being information in the possession of any Department, Commonwealth authority or arm of the Defence Force".

La funzione di coordinamento di cui al punto 2) viene esercitata, invece, solo nell'ambito della Comunità di Intelligence.

 

Nel 2004, a seguito del mancato ritrovamento delle armi di distruzione di massa in Iraq, anche il governo australiano (come pure quello statunitense e britannico) ha effettuato un'indagine sull'efficienza della propria Intelligence. 
Il documento finale, detto anche "Flood Report", ci permette di studiare l'evoluzione della comunità dei Servizi australiani e di cogliere quale tipo di  approccio abbia la classe dirigente australiana nei confronti di questi apparati.
La cosa che a mio avviso appare più significativa è che all'Intelligence viene riconosciuto un ruolo vitale ed imprescindibile nella tutela degli interessi nazionali. Un riconoscimento che non rimane sulla carta ma si trasforma in investimenti reali, in maggiori risorse (materiali ed umane) destinate all'Intelligence Community***.
In particolare, la classe dirigente australiana, probabilmente cogliendo il senso e la valenza strategica dei nuovi scenari regionali e globali, ha puntato molto sulla "foreign intelligence" favorendo il miglioramento delle capacità di lettura, interpretazione e previsione degli eventi internazionali  ed evitando, dopo l'11 settembre, un'eccessiva focalizzazione sull'anti-terrorismo. 
Un approccio, per così dire, strategicamente pro-attivo e non meramente difensivo.
Il potenziamento dell'Office of National Assessments è emblematico in tal senso.

Nel 2004 l'ONA era composto da 74 funzionari (di cui 39 analisti, la metà dei quali con master o dottorato) e dotato di un bilancio di 13 milioni di dollari. Nell'arco di circa quattro anni, secondo un preciso programma di riordino, l'Ufficio ha raddoppiato personale (145 funzionari di cui 57 analisti) e bilancio (25 milioni di dollari). Quest'ultimo è poi ulteriormente lievitato fino ad arrivare agli attuali 38 milioni.
Una parte rilevante di tali risorse aggiuntive è stata impiegata per elevare la qualità delle analisi dell'ONA rafforzandone le capacità "long-term".
Il Flood Report del 2004, esaminando i processi ed i prodotti analitici dell'Ufficio, aveva evidenziato un eccesso di current intelligence a detrimento dell'intelligence strategica e di lungo-termine. In parte collegato alle dinamiche tipiche del rapporto Intelligence-Decisore laddove quest'ultimo tende a richiedere principlamente analisi current, in parte dovuto all'esiguità dello staff dell'Ufficio poco attrezzato quindi per sviluppare analisi più complesse ed approfondite.

Il governo australiano, a seguito di tali risultati e sulla base delle raccomandazioni contenute nel Flood Report, ha attuato un programma volto allo sviluppo delle capacità di analisi strategica dell'Office ed al consolidamento del suo ruolo come struttura di vertice nel processo decisionale in materia di politica estera.

(continua)

——————–
* Sì, si chiamava proprio così: Giustizia Speranza…!! "Nomen omen", considerando che era un giudice della Corte Suprema.
** Trattasi di un'eccezione al principio di separazione tra collection ed assessment.
*** 
E' sufficiente (e molto interessante) leggere i bilanci ed i piani strategici delle Agenzie (pubblici, molto dettagliati e liberamente consultabili online)  per avere una conferma.



7 maggio 2011 - 9:42 am | by | 22 Comments »
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22 Responses to “Echi di Intelligence lontane (prima parte)”

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  1. avatar giovanninacci scrive:

    Mi tocca staccare l'ultimo poster di Melita per attaccare questo post…

  2. avatar AllegraBrigata scrive:

    ahahah ahah
    noi abbiamo le pareti tappezzate Giovanni!!!

    F.

  3. avatar Frattaz scrive:

    Per puro caso silendo, nell'ultimo libro che ti ho segnalato, c'è un case study che prende a paragone l'intelligence Australiana per l'appunto!!

  4. avatar Silendo scrive:

    Sì, anche perchè su quell'argomento gli australiani sono stati tra i primi a produrre.

  5. avatar utente anonimo scrive:

    @ giovanni & federico

    Io sto risolvendo in maniera diversa: sto acquisendo un nuovo immobile= tante nuove pareti….:D

    barry lyndon

  6. avatar Silendo scrive:

    :) ) mi sa che siete in combutta eh….. :) )

  7. avatar utente anonimo scrive:

    Lettura domenicale:
    Gentile Silendo, siete un meraviglioso secchione. Leggervi regge il confronto con i pasticcini post-pranzo.

    Meno seriamente:
    Dal basso dei miei limitati studi parascientifici e della mia terronaggine, vorrei però commentare un tuo inciso : 'la metà dei quali con master o dottorato'…La metà va bene, purché anche l'intelligence non diventi dominio dei collettori di trenta e lode. Non solo non serve un master per capire ad es. con quale logica una rete mafiosa può essere interessata a fare affari con un gruppo di terroristi 'puri', ma può addirittura essere controproducente. Se posso permettermi, da semplice individuo qualunque ho la forte impressione che il personale di intelligence a volte ragioni in modo astratto o ristretto proprio a causa di studi di tipo spiccatamente accademico che non sempre servono a questo tipo particolare di talento o professione. Faccio un esempio su un altro piano: è come se si pensasse che per divenire filosofi, un dottorato o una cattedra siano strumenti strettamente  necessari o che bastino a qualificare come tale un semplice impiegato statale famoso (non faccio nomi, ce ne sono così tanti che non serve): è la vita l'anima della filosofia, devi voler capire ciò che vivi. Traslando, se intelligere si deve, spero che gli intelligentoni sempre si ricordino che è il mondo e le strategie delle persone che stanno osservando, non parole scritte su fogli (sia anche la traccia di un movimento di denaro).
    Quanto ai compaesani dei canguri: bellissima struttura, davvero molto interessante; però non sono del tutto d'accordo sulla separazione stretta tra collection e assessment, ma questo probabilmente è dovuto alla mia non competenza in materia…ragionando anche secondo i miei studi di logica scientifica, mi pare un restrizione di carattere burocratico, ma sarà un mio errore prospettico. cmq, una bella lettura davvero

    saluti
    S.

  8. avatar utente anonimo scrive:

    Caro Silendo , approfitto di questo tuo post sull'intelligence australiana per segnalare la scomparsa – ormai qualche settimana fa - di Albert Bachmann, già a capo dell'intelligence svizzera. Davvero interessante leggere la storia della sua vita. Qualcosa in italiano qui http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=224324&rubrica=14  , molto più materiale ( e molto più interessante) qui http://www.nytimes.com/2011/05/08/world/europe/08bachmann.html 
    CaioDecimo

  9. avatar Silendo scrive:

    Caro S. … mai avrei pensato di essere in competizione con dei pasticcini :)
    Seriamente, sono contento che ti sia piaciuto.
    Riguardo alla questione del profiolo accademico degli analisti penso di avere capito cosa intendi e lo condivido.
    Riguardo alla struttura, posso chiederti perchè non vedi di buon occhio la separazione tra le due funzioni?

  10. avatar utente anonimo scrive:

    Caro Silendo,

    non è che lo consideri sbagliato, in effetti sono due ruoli diversi e hanno strumenti diversi, purché:

    1) chi raccoglie info, di qualsiasi tipo, lo faccia anche con una certa capacità di visione, previsione e molto intuito
    2) chi ragiona sul quadro da comporre, lo faccia con la volontà di trovare elementi a suo favore anche nascosti o ulteriori (o li richieda)

    devi sapere cosa cerchi e perché, devi riconoscere qnd trovi una cosa anche per caso, ma per farlo devi comprendere che gli elementi si intrecciano in un quadro più ampio. per leggerli correttamente, vale lo stesso: per saper leggere, devi saper trovare.

    la realtà è complessa e a volte complicata.

    io la vedo così.
    sarà perché è domenica…cioé, era domenica…

    S.

  11. avatar utente anonimo scrive:

    Se l'analista è chiamato a disegnare uno scenario sulle interazioni tra criminalità organizzata e terrorismo, allora l'esperienza, magari da "sbirro", è quasi imprescindibile. Ma se invece deve elaborare trend globali da qui a 20 anni, occorre una vita da lettore e studioso interdisciplinare.
    Non è vero Silendo?
    Linus

  12. avatar Frattaz scrive:

    Assolutamente sì Linus.

     

    Anche perchè il tipo di analisi necessarie ed il tipo di prodotto finale sono assolutamente diversi tra i due casi che citi .
     

  13. avatar Silendo scrive:

    Sì, Linus. Diciamo che se devi produrre quel tipo di documento devi avere un preciso background di studi… :)

  14. avatar utente anonimo scrive:

    Ecco, per esempio : 'trend globali da qui a 20 anni'.

    evito commenti troppo di pancia sul concetto di trend globale ma sottolineo con forza che l'idea di avere davvero un quadro affidabile su un tempo come 'i prossimi 20 anni' è una forzatura del mestiere in oggetto che andrebbe presa molto ma molto con le pinze.
    Inoltre, vorrei far notare che se davvero si vuol far credere alla gente che gli analisti servano a qualcosa, si dovrebbe evitare di enfatizzare la capacità di previsioni o ragionamenti quando soltanto le ultime guerre in atto mostrano sì l'evidenza di decisori anche cretini, ma altrettanto un'intelligence composta da molti yesmen abbastanza inerti, visto che non si riesce a far riconoscere nemmeno utili o inutili alleanze sul terreno.  Se davvero ma davvero gli analisti riescono a produrre tali raffinate letture globali di lungo termine, allora farebbero bene a tirare un po' fuori i coglioni, il rischio altrimenti è di apparire pura carta da parati: l'intelligence ce l'abbiamo ma non ci serve, sta lì per bellezza.
    Poi, con accademico intendevo proprio questo: quindi si sostiene che per produrre quadri per i prossimi 20 anni (minchia..complimenti, nemmeno Tiresia si lancerebbe oggi in una sfida del genere) si necessiti di profilo di studioso da attente letture. Di libri, presumo.
    No, non secondo me. I fatti battono i libri, molto spesso. Cioé, si studia , metti, Waterloo o il comunismo cinese dicendo: è successo questo e quello, lo dicono i migliori esperti. Poi, tra 15 anni, arriva uno nuovo che ha un buon editore o dei buoni lettori o sponsor rinomati, e si dice: oh cazzo, avevamo una lettura distorta.
    Tra i pochi che si salvano quasi sempre, giallisti e autori di fantascienza. E fumettari. Ecco, magari includendo queste ultime letture già va meglio.
    Ma uno smanettone o un secchione che vive tra quattro mura (se pur prestigiose) perde il contatto col reale, perché non ha tempo a sufficienza per osservare senza preconcetti, ad esempio osservando la clientela del phone center sotto casa sua mentre fuma seduto per strada. Non c'è titolo che possa sostituire l'esperienza diretta. Giusto per citarvi un esempio che potreste gradire: il signor Descartes ha preso parte da militare alla guerra dei trent'anni guerra mentre elaborava le sue ricerche, cioé viveva abbastanza intensamente anche la tecnica e il mondo che aveva vicino (sempre da ingegnere per carità, non era mica un fante qualunque). Tocqueville, invece, ha compreso molte cose della società statunitense e ha osservato intensamente anche l'Algeria: direi, c'è stato di persona..Ecco, volevo dire questo. Gli intelligentoni mirino ad essere soprattutto intelligenti,  e l'intelligenza si nutre di urti. (questo è un 'tecnicismo' filosofico, lo ammetto, ma perdonatemelo..;-))
    ci si dovrebbe applicare con maggiore personalità, il decisore politico potrà sempre permettersi di ignorare chi non si esprime con  assertività e soprattutto chi viene spesso additato alle folle come la causa dell'errore : impiegati statali che costano cari in funzione dei loro alti studi ('e che studiano se non capiscono niente? che stanno a ffa'?' , detto da moltissime persone con più che adeguata istruzione)

    s'abbenerica,
    S.

  15. avatar utente anonimo scrive:

    Lei si potrebbe anche porre il dubbio che l'intelligence non abbia le migliori risorse umane disponibili sul mercato.
    Inoltre, quale metro di paragone ha citato tocqueville e descartes… mi scusi, questi non sono analisti, ma intellettuali entrati nella Storia.
    Linus

  16. avatar utente anonimo scrive:

    Credo che gli analisti dispongano di materiale non sempre reperibile in libreria o all'edicola. Uno scenario a 20 anni non è la previsione degli eventi che accadranno in quel periodo: se fosse così penso che più di qualche analista correrebbe a giocare la schedina vincente del prossimo concorso Totocalcio e magari se ne andrebbe in pensione. Credo che un buon bagaglio accademico sia utile per chiunque, inclusi gli analisti ma senza escludere chi raccoglie il materiale "grezzo". Perchè capire il baretto sotto casa è più facile che capire il baretto a Jakarta, e quello che accade laggiù ci interessa comunque. Perchè nell'attività quotidiana è sempre più normale lavorare con colleghi di altri Paesi, e per collaborare bisogna capirsi ( e non parlo solo di lingue, ma di tutto quello che permette a due persone di capirsi).
    Senza creare le classi dei bravi e dei tonti ad ogni costo insomma: perchè se vogliamo davvero capire cosa accade e non riusciamo poi a capire le motivazioni-problematiche-situazioni di chi lavora con noi allora diventa davvero difficile.
    CaioDecimo

  17. avatar Silendo scrive:

    Caro Linus,
    certamente che non sono analisti i signori da me citati !!, era una provocazione e un esempio a me più facile da fare per individuare figure che coniugassero, oltre alla capacità di osservare, anche gli alti, altissimi studi che voi citate come condicio sine qua non (di certo a ragione).
    Ecco casomai il punto è questo, traendo spunto da CaioDecimo: non è che osservare il baretto sotto casa sia più facile, io la metterei su un altro piano. Considerando che bisogna cogliere informazioni complesse e di diverso tipo, nel mestiere in oggetto, non è che si possa arrivare ad osservare il baretto a Jakarta senza essere prima passati per un allenamento più diretto. O meglio, quaesta è la mia prospettiva logica. Forse non colgo le capacità prettamente professionali degli analisti….ma non capisco come fa un analista che ha molto studiato e che risiede presumibilmente in un ufficio adatto al suo mestiere a cogliere il comportamento degli avventori di un bar di Jakarta o di contrabbandieri iraniani..a meno che non sia al contempo anche un 'operativo', mi verrebbe da dire, che ogni tanto vada a fare un'escursione turistica nei luoghi oggetto del suo interesse…conoscendo evidentemente anche la lingua più usata a livello locale. oppure, siccome ha anche capacità pratiche, è capace di elaborare il materiale che gli arriva indirettamente grazie all'insieme di logiche desunte dalla buona conoscenza di meccanismi a lui più familiari e di formazione specialistica non tipicamente accessibile ad altri che non siano del mestiere, (studi accademici specifici inclusi). ecco, era questo che volevo dire.
    Spero di non aver offeso il gentile Linus, naturalmente! ma avevo premesso che la mia poteva essere un'incomprensione per differenza sostanziale di prospettiva………..e poi gli scenari da qui a 20 anni, no, è un concetto che non sopporto proprio. io direi:
    ho l'attore x che sta facendo A, colgo la cosa e mi rendo conto che andrà avanti almeno per dieci anni perché è un programma di lungo corso. ritengo che nel tempo di anni 7 l'azione A sarà ad un livello tale da aver costretto qualcuno (a me ancora del tutto sconosciuto, mettiamo, perché ci sono troppi candidati possibili) ad una contro-azione, l'azione B. Ora, adesso, io l'azione B non saprei nemmeno dove andarmela a cercare, quindi so che devo stare pronto a questo tipo di segnale entro i prox 7/10 anni, poi l'azione B comincerà a farsi notare in modo evidente, presumendo poi un rapporto tra A e B, nello scenario da me disegnato, che coinvolga sempre più attori che però io adesso non posso individuare. Presumo anche che B avrà bisogno di un tempo di reazione, e che quindi le conseguenze dell'interazione tra A e B si svolgano su un periodo che aggiungerà presumibilmente altri 5 anni (ad es.) al periodo partito col manifestarsi di A.
    A quanto ho capito, voi direste che questo è uno scenario per i prox 20-15 anni; io no: io direi che è uno scenario che allerta/prevede per i prox 10. SOLO per i prox 10 anni. Per il semplice motivo che io B ancora non ce l'ho.
    considerei il contrario presuntuoso, ma forse applico una prospettiva scientifica che è estranea all'argomento…..
    pardon..
    i miei rispetti,
    S.

  18. avatar CaioDecimo scrive:

    Caro S., le tue osservazioni sono molto interessanti.

  19. avatar ilraffa scrive:

    Rimanere vicini alla popolazione per proteggerla e capirla meglio: un concetto semplice, che ha avuto un successo di tale portata che ci chiediamo ormai tutti come potesse essere "prima". E per rimanere davvero vicini è necessario capire non solo la lingua, ma anche la cultura (religione, linguaggio non verbale, sistema dei valori..) delle gente che ci circonda.
    Ecco perchè ritengo che – a parità di condizioni- sia più facile capire "il baretto" in Italia ( sia esso in Sicilia o Piemonte, pur con tutte le differenze del caso) che dall'altra parte del mondo.
    L'analista che viene catapultato dall'università ad un ufficio da cui non esce mai credo sia uno degli stereotipi più diffusi  e più lontani dalla realtà di quel mondo. Il mondo reale è complesso, proprio come ricordava un amico poco sopra. Per lo stesso motivo una solida formazione è opportuna per chiunque, per l'analista ma anche per chi raccoglie le informazioni, per il tecnico e per chi svolge attività di supporto.
    Senza dimenticare che l'attività d'informazione non è fine a se stessa ma è di supporto alle decisioni politiche, e qui non credo sia il caso di aprire un approfondimento sulla solida preparazione ( o sull'apprendimento " sul campo") dei decisori politici, che rappresentano l'utilizzatore finale del prodotto.
    CaioDecimo

  20. avatar utente anonimo scrive:

    Barry e Giovanni, tramite il Nostro vi faccio avere l'indirizzo di un ottimo corniciaio.

  21. avatar utente anonimo scrive:

    Tengo a precisare che non difendo la categoria degli analisti e tantomeno non sono un aspirante tale :)
    Linus

  22. avatar Anonimo scrive:

    raffa :) )

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