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    utente anonimo at |

    Wikileaks svela la rivoluzione in corso nell'intelligence economica
    I l fatto di essere alleati non impedisce di comportasi come concorrenti.
    A maggior ragione ai tempi della globalizzazione.

    Intelligence economica. Questa è la direzione che hanno preso gli ultimi cablogrammi pubblicati da Wikileaks. Dai documenti più recenti resi noti, emerge che gli Stati Uniti seguono con particolare attenzione le attività delle imprese – da quelle
    che si occupano di energia a quelle bio-farmaceutiche e in genere dove maggiori sono gli investimenti in ricerca – dei paesi presso i quali sono accreditati i loro ambasciatori. Rivelazioni sconvolgenti possono arrivare, ma queste, di sicuro, non lo sono. Anzi, pubblicamente se ne discute da una ventina di anni, dalla fine della Guerra fredda, da quando l'intelligence (americana ma non solo) si chiese quale sarebbe dovuto essere il suo compito dopo la scomparsa del "nemico". E la risposta fu, almeno in parte, che la sicurezza nazionale avrebbe assunto sempre più una dimensione economica per cui la raccolta di informazioni, da parte dei diplomatici e delle varie agenzie civili e militari, pubbliche e private, avrebbe dovuto aumentare l'attenzione per le questioni economiche, assurte a una chiara dimensione strategica. Furono proprio gli Stati Uniti a divulgare questo aspetto.

    Avvenne attraverso la pubblicazione di alcuni libri che denunziavano l'attività di spionaggio a danno delle loro aziende compiuta da paesi amici e alleati, come la Corea del sud, Taiwan e Israele, ma anche Francia e Germania. Iniziò il giornalista della Nbc Peter Schweizer con Friendly Spies, nel 1993, che raccontò, in base a colloqui con i massimi dirigenti dell'intelligence americana e di altri paesi, le attività di spionaggio che amici e alleati svolgevano per catturare soprattutto i segreti tecnologici, di uso civile e/o militare, delle imprese americane: informazioni sulle strategie industriali e commerciali, sui brevetti, sulla partecipazione a gare d'appalto internazionali perché "il fatto di essere alleati non impedisce agli stati di comportarsi come concorrenti". Se questo era vero durante la Guerra fredda, a maggiore ragione lo è nell'era delle globalizzazione, poiché "la competizione tra gli stati si porta dal campo politico-militare al livello economico e tecnologico". E, aggiungiamo, finanziario.

    Le sedi diplomatiche accreditate presso un paese sono il volto visibile di questo meccanismo di raccolta sistematica di informazioni a contenuto economico. Questo vale per tutti, non solo per gli Stati Uniti. E non meraviglia che la ricerca di informazioni si addensi anche in quelle istituzioni internazionali, dall'Onu alla Banca mondiale, dal Fondo monetario internazionale alla Bce a Bruxelles, sede della Commissione europea che tanto influisce sulla vita economica dei paesi dell'Unione europea. Come ha raccontato già nel 1987 in “Spycathcer” una celebre spia britannica, Peter Wright, spiegando come l'MI5 spiasse la Francia di Charles de Gaulle e le sue iniziative per dotarsi di una forza nucleare indipendente. E' anche nota l'attenzione britannica, all'inizio degli anni 70, per sapere quali condizioni i paesi della Comunità europea avrebbero posto per l'ammissione del Regno Unito.

    La "sicurezza nazionale" e l'"interesse nazionale" tendono a confondersi e a privilegiare sempre più la situazione economica. Da essa dipende lo sviluppo, l'occupazione e il benessere di un paese, con evidenti ricadute a livello politico. Attirare investimenti, vincere la concorrenza, monitorare le performance dei competitor è un'attività che comporta la raccolta di una grande quantità di informazioni, e i diplomatici – ambasciatori e vari addetti – sono in prima linea. E i loro interlocutori "nazionali" (politici, imprenditori, ma anche giornalisti o accademici e ricercatori) sanno bene che ciò che dicono sarà oggetto di meticolosi rapporti. E' un "grande gioco" che impiega risorse notevoli e al quale partecipano anche le grandi aziende, ciascuna di esse interessata a carpire i segreti delle concorrenti e a proteggere i propri. Wikileaks ha solo sollevato un lembo della coperta. Sebbene gli Stati Uniti siano sulla graticola, dai file pubblicati emergono anche le manovre – in buona parte legittime – di altri stati, ciascuno proiettato a proteggere e fare avanzare i propri interessi nel mondo globale. Adesso tutto questo è di dominio pubblico. Ma non si tratta di verità sconvolgenti. Pure tra amici e alleati.

    di Alessandro Corneli

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