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    utente anonimo at |

    Lungimirante politica energetica  per il nostro Paese,posso chiedere se siete a conoscenza di quali altri partner energetici possiamo fare affidamento…..
    Altra domanda ma la nostra Intelligence viene di tanto in tanto interpellata su queste scelte strategiche o le relazione vengono lasciate in qualche casetto della PdC

    Grato 
    Salva

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    Silendo at |

    Caro Salva, voglio sperare di sì… :)

    Riguardo ai rifornimenti energetici è comunque un dato di fatto che i fornitori non sono generalmente – ahinoi – Paesi con un…. alto tasso di democraticità (per così dire…).

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    utente anonimo at |

    Il prezzo per avere appoggiato per anni un dittatore come Gheddafi, prima o poi i nodi vengono al pettine.Diciamo che l'italia ha sbagliato spesso a scegliersi le amicizie…

    StudenteRelaz.

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    Silendo at |

    Buongiorno :)
    Domanda non polemica, sia chiaro, ma cosa intendi per "nodi che vengono al pettine"?

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    utente anonimo at |

    Ammettendo che i fornitori di petrolio non sono generalmente paesi democratici e che nessuno ha potuto prevedere questa ondata di rivolta, legarsi a doppio filo al leader libico è stata una scelta incauta e che si è dimostrata controproducente. Lo abbiamo accolto con tutti gli onori, umiliati dall'incidente della motovedetta libica che spara sul peschereccio italiano,ci siam beccati i rimproveri della comunità internazionale per le violazioni dei diritti umani che ha comportato il trattato per fermare i barconi, insomma abbiamo dato tanta fiducia al nostro alleato libico e ora, che il suo popolo vuole farlo fuori, siamo imbarazzati non sappiamo se difendere il dittatore nostro "amico" o lasciare che la storia abbia il suo corso.
    Forse avremmo dovuto affidarci meno ad un personaggio simile che di certo non ha mai goduto delle simpatie del suo popolo, lasciandoci uno spazio di manovra piu ampio.

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    utente anonimo at |

    Correggetemi se dico un'assurdità.
    Dietro ai disordini del mondo afro arabo c'è una politica precisa americana (Africom vi dice qualcosa?). In Italia, dietro alla strategia anti Berlusconi, ci sono sempre gli americani. E da noi sta succedendo né più né meno quello che succede in nord Africa, solo in maniera più subdola. 
    Oppure: Berlusconi si salverà in extremis perché sta appoggiando la politica statunitense e si è venduto Gheddafi (la contropartita è un rafforzamento con Putin, appunto).
    Torna con i wikileaks usciti sull'Espresso.
    Non so se mi sono spiegato. Forse no.

    Certo è che le accuse di Gheddafi a noi sono pesantissime. Perché attaccarci così a noi, che in linea teorica siamo il loro migliore alleato?

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    utente anonimo at |

    il commento 5# è il mio ogni tanto mi dimentico di firmare

    studente di relaz.

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    Silendo at |

    Anonimo #5, i rapporti con la Libia sono rapporti strutturali, di lungo periodo, sviluppati ed intessuti da decenni. Riguardo alle forniture energetiche direi anche che è ovvio che sia così. 
    Non mi fraintendere: non mi piace per nulla vedere il Presidente del Consiglio del mio Paese che bacia una mano, di chiunque sia quella mano (fosse anche del Papa figuriamoci di Gheddafi) ma questo non deve distoglierci da considerazioni geopolitiche e geostrategiche oggettive.
    E' importante ricordarsi quanto il nostro Paese abbia dovuto faticare, fin dai tempi dell'ENI di Mattei, per avere accesso indipendente alle risorse energetiche indispensabili per il nostro sviluppo.
    La Libia è stata uno dei perni della grand strategy italiana ed i nostri rapporti, i nostri legami (siano o meno a doppio filo) partono da lì e sono motivati da fattori di primaria importanza. Non certo dall'amicizia tra Berlusconi e Gheddafi.
    Mi spiego?
    Riguardo al fatto che sia stato controproducente… beh… quando uno tira le somme di un rapporto di questo genere lo deve fare complessivamente, valutando tutto il rapporto e non solo gli ultimi "dieci minuti".

    Anonimo #6: in che senso gli USA ed Africom sono dietro a quanto sta succedendo in Africa? Quale sarebbe l'interesse americano a far saltare Mubarak? Quale sarebbe l'interesse americano a mettere fuoco l'area, rischiando di far schizzare il prezzo del greggio in un momento così critico per il loro bilancio/deficit interno???
    Gheddafi fa esattamente quello che ha fatto per decenni: attacca gli USA e le due ex potenze coloniali della zona (GB ed Italia).
    Usa il "nemico esterno" per far leva sul nazionalismo. L'ha sempre fatto, lo fa ancor di più adesso, disperatamente.

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    utente anonimo at |

     infatti gli avvenimenti a cui mi sono riferito riguardano solamente gli ultimi anni di relazioni italo-libiche: al rapporto personalistico(con baracconate nelle visite ufficiali etc) e affaristico tra Berlusconi e Gheddafi , e di come sia stata gestita la questione  accordo dei respingimenti ,su cui l'ultimo governo ha puntato molto anche per scopi di politica interna, non sulla grand strategy decennale(se ne esiste una sola)e alle relazioni precedenti legate ai rifornimenti energetici.
    Secondo me soprattutto la questione dei respingimenti è stata sfruttata abilmente da gheddafi  per  incrementare  il proprio potere negoziale e di ricatto nei rapporti con l' italia.
    Anche la comunità internazionale, la Ue e gli USA (come rivelano i famosi cablogrammi) non hanno giudicato troppo positivamente le relazioni strette  e gli accordi raggiunti in materia di immigrazione  da Berlusconi e Gheddafi .Certo il problema degli sbarchi esiste, e una soluzione andava da tempo trovata, ma credo che la strategia adottata dal govervo si stia rivelando controproducente e miope, alla luce di quanto sta accadendo (evento non previsto) in libia.
    Ci stiamo trovando a mio parere in una posizione di debolezza  e di stallo nella liberta di manovra:
    da una parte ci siamo allontanati progressivamente da posizioni comuni all interno dell' UE sulla politica estera ed energetica (francia e germania in primis) e quindi ci ritroviamo più soli e inascoltati , responsabilizzati dagli altri paesi a svolgere un ruolo centrale nella risoluzione della crisi. Dall altra ci potremmo trovare nell impasse tra dover cedere ai ricatti del tramontante rais e figli , appoggiando la dittatura, e così scontentare gli alleati (e i sostenitori dei diritti umani)e allontanarci ancora di piu dall' europa , oppure lasciare che gheddafi venga rovesciato. In questo caso i rapporti bilaterali fin qui intessuti saranno forse da azzerare e  risorse energetiche e immigrazione clandestina saranno 2 incognite pericolose.

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    giovanninacci at |

    abbiamo una grand strategy?
    Non mi dite mai niente…

    :))

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    Silendo at |

    Come disse qualcuno: tutti gli Stati ce l'hanno. Anche quelli che non se ne rendono conto ;))

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    giovanninacci at |

    Vero, vero :))
    Ma la nostra, ci piace? 😉

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    utente anonimo at |

    questo sito mi piace sempre di più ! ha ragione Silendo tutti gli stati hanno una "grand strategy"….subliminale o meno….l'importante è ricordarsi come disse HK che si hanno interessi permanenti più che amici permanenti… 😉

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  14. avatar
    utente anonimo at |

    http://www.difesa.it/Sala+Stampa/Rassegna+stampa+On-Line/PdfNavigator.htm?DateFrom=24-02-2011&pdfIndex=18

    Volevo segnalare questo articolo di "Il RIFORMISTA" dal titolo USTICA e il MIG caduto sulla Sila.

    B.A.

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    Silendo at |

    Bella domanda, Gio'! :)
    In due parole, quella della Guerra Fredda sì. Quella del dopo Guerra Fredda un po' meno. Ma è un problema che in parte condividiamo con altri Stati, soprattutto europei.

    Esatto, Anonimo #14!! Grande Henry! 😉

    Babbano, ti ringrazio per la segnalazione.

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    utente anonimo at |

    Ciao a tutti,
    vorrei segnalare questo breve video di Gaiani.

    http://www.youtube.com/user/sgiovp1

    Silendo, mi sembrava interessante postarlo.
    A presto
    Buona serata!!!!

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    Silendo at |
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    utente anonimo at |

    Del resto il colpo di stato del colonnello fu possibile grazie anche al contributo nostro.
    Il predecessore re Idris era un protetto inglese.
    Silendone, io credo che all'epoca sapessimo (Moro agli Esteri) ben curare i nostri interessi strategici, sbaglio?  :)
    Linus

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    Silendo at |

    Io penso di sì. E penso anche che qualche problemino durante gli anni '70 l'abbiamo avuto proprio per questa nostra "capacità"…

    Sempre a proposito di impatto sull'economia, nazionale ed internazionale, vi segnalo l'intervento del Governatore Draghi:

    "Le interconnessioni fra economie rendono il sistema vulnerabile anche a shock circoscritti. Le dimensioni umane e l’esito ancora incerto della sollevazione popolare che scuote la Libia preoccupano la comunità  internazionale. L’impatto immediato dieventuali difficoltà di  approvvigionamento di fonti energetiche dall’Africa settentrionale può essere contenuto dall’ampia capacità inutilizzata negli altri paesi produttori, ma le drammatiche vicende a cui stiamo assistendo possono indebolire gli investimenti nell’industria petrolifera in  quell’area, far rincarare l’energia, con ripercussioni sulla crescita mondiale. Nella nostra economia, un aumento del 20 per cento del prezzo del petrolio determina,  ceteris paribus, una minor crescita del prodotto di mezzo punto percentuale nell’arco di tre anni."

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    Silendo at |

    "La crisi libica ed il legame energetico con l'Italia" di Nicolò Sartori:

    "(…)Bastano pochi dati per capire l’importanza della Libia per gli equilibri energetici italiani e per le attività di Eni, la principale compagnia energetica nazionale.
    La Libia è il primo fornitore di petrolio dell’Italia, con una quota che si aggira attorno al 27% dei consumi totali, e il terzo di gas naturale, con una quota del 12,5%. Eni è il principale operatore energetico straniero nel paese, che a sua volta rappresenta la principale fonte di produzione di idrocarburi per il gigante italiano. Il 14% (244.000 milioni di barili equivalenti) della produzione totale di petrolio e gas di Eni viene estratto in Libia, mentre ben un quinto delle superfici sviluppate (aree già in produzione o contenenti riserve certe) dalla compagnia sono nel paese nordafricano. A conferma dell’interesse nel mercato libico, nel 2008 Eni ha siglato accordi di esplorazione e produzione di durata più che ventennale, per un valore di 28 miliardi di euro.
    Questi dati potrebbero far pensare che il futuro energetico italiano e le prospettive industriali di Eni siano a rischio. In realtà, gli scenari sono meno allarmanti.
    Nel breve periodo, l’Italia è il paese maggiormente esposto agli effetti dell’interruzione dell’export libico, ma la fluidità del mercato del petrolio da un lato, e l’eccesso di offerta e gli abbondanti stock di gas naturale dall’altro, dovrebbero garantire al paese un sufficiente grado di sicurezza degli approvvigionamenti.
    Nel medio e lungo periodo, sarà determinante l’evoluzione politica interna della Libia. Partiamo dallo scenario più favorevole, cioè quello dell’instaurazione di un nuovo governo stabile in Libia. La Libia trae più del 95% delle entrate da esportazioni e circa l’80% del gettito fiscale dalla vendita di petrolio, gas e derivati. Pertanto, una delle priorità più urgenti del nuovo governo sarebbe quella di riportare a regime l’industria energetica nazionale. Essendo Eni il principale operatore nel paese, le tecnologie e l’expertise fornite dalla compagnia italiana potrebbero essere fondamentali per garantire la rapida ripresa delle attività di esplorazione e produzione. Tale dipendenza risulta ancora più evidente dal punto di vista commerciale, soprattutto nel settore del gas. Infatti, oltre il 90% delle esportazioni libiche di gas arriva in Italia, sulle coste siciliane, attraverso il gasdotto Greenstream, operato da Eni e dalla compagnia nazionale libica Noc (National Oil Corporation). Data la rigidità del mercato del gas, una drastica riduzione dei rapporti con la compagnia italiana impedirebbe al futuro governo libico, nel medio periodo, di esportare gran parte della sua produzione, con pesanti effetti negativi sull’economia nazionale.
    Lo scenario più pessimistico, quello di un perdurante caos o cronica instabilità, per effetto di una guerra civile o del fallimento dello stato stesso, potrebbe avere implicazioni molto negative sia per Eni che per l’Italia. La compagnia infatti vedrebbe gli ingenti investimenti nel paese congelati (se non persi) e la propria produzione globale ridursi di quasi un sesto. Anche dal punto di vista nazionale, data la dipendenza dalle forniture libiche, la situazione potrebbe farsi critica. Sebbene la percentuale di petrolio importato sia maggiore rispetto a quella di gas naturale, è proprio quest’ultimo, data la rigidità del mercato, a destare maggiori preoccupazioni. Alla necessità di trovare nuove fonti di approvvigionamento, si aggiungerebbe infatti quella di dotarsi di infrastrutture (gasdotti o rigassificatori) in grado di recepire questi nuovi flussi di risorse. Un’ardua sfida, che l’Italia potrebbe vincere solo attraverso uno sforzo congiunto del governo e dell’industria nazionale."

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    Silendo at |

    Le possibili conseguenze sulla nostra economia: "L'export conta le perdite in Nordafrica" (Il Sole24 ore).

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    Silendo at |

    "L'effetto Libia infiamma i prezzi" (La Stampa), "Shock petrolifero sulla ripresa" (Il Sole24 ore), "Quanto ci costerà la libertà" di Martin Wolf (Il Sole24 ore).

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