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    ..mi chiedo come un evento di tale portata non sia stato considerato dai nostri “addetti”! L’Italia, che a quanto pare in affari è il partner principale della Libia e quindi altamente esposta sotto un profilo economico, non può rimanere “scoperta” sotto l’aspetto informativo sui rumors di rivolta, soprattutto in un paese /regime. Questa situazione a mio avviso è una minaccia seria alla nazione  e ci può costare molto cara. Altro che sbarchi. 
    Dalton

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    senza essere di parte e senza ancora riscontri storici… mi verrebbe da dire che la politica estera italiana degli ultimi 10 anni sembrerebbe essere la più fallimentare del dopo guerra…ma si sa corruzione e interessi personali in cui il paese sguazza dalla 2° repubblica non aiutano una visione strategica del presente e futuro del paese…
    Mi torna in mente l'accoglienza  che abbiamo riservato a gheddafi l' anno passato….mi chiedo anche se alla farnesina esistano ancora diplomatici o solo "manager" come avrebbero voluto Frattini e Berlusconi…
    una guerra regionale sulle sponde del mediterraneo africano e medio orientale avrebbe conseguenze disastrose per la nostra economia (e non solo)

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    Silendo at |

    "Non solo Gheddafi: la rete degli 007 con le tribù", di Marco Ludovico (Il Sole24ore).

    "La nostra intelligence ha canali aperti con l'opposizione in Libia a Gheddafi. Non da ieri, non da un mese, ma da parecchio tempo. Un fatto noto a pochi addetti ai lavori, per quasi tutti sconosciuto, ma decisivo in questo momento. È, soprattutto, prassi istituzionale che dovrebbe essere sempre praticata dai servizi di sicurezza e informazione. Va subito precisato che i nostri agenti presenti negli stati nordafricani sono considerati, come in ogni nazione estera, «collegati» alle rispettive ambasciate. Hanno, di conseguenza, contatti con i servizi segreti locali.
    E basta: guai se, in una sorta di doppio gioco, i nostri 007 in Egitto, o peggio in Libia, intrattenessero rapporti non solo con i canali governativi, ma anche con le opposizioni. Rischierebbero la pelle. Al di là della rete informativa all'estero, che rispetto ad alcuni anni fa si è molto indebolita a causa dei tagli alle risorse finanziarie, le relazioni istituzionali, anche a livello di intelligence, sono dunque quelle ufficiali. Ma c'è stata poi – e in questo momento si rivela provvidenziale – l'attivazione di una serie di contatti con tribù e vari ambienti dissidenti nei confronti del regime di Tripoli. Relazioni sviluppate fuori dalla Libia, e non solo in Italia, dai nostri uomini dell'Aise (l'agenzia informazioni e sicurezza esterna, ex Sismi).
    Una diplomazia parallela, come si dice in gergo, ma del tutto autorizzata e spesso combinata d'intesa con quella ufficiale, con l'unico scopo di salvaguardare l'interesse nazionale. Proprio come in questo caso, visto che il conclamato legame simbiotico tra Gheddafi e Berlusconi rischia oggi di essere un boomerang per l'Italia. Anche perché in Libia gli appetiti e gli interessi internazionali sono molti. I servizi americani, per esempio, nonostante gli Usa considerino quello di Tripoli «uno stato canaglia», da tempo hanno condotto doppi e tripli giochi per conquistare consensi e quote di potere libico, a cominciare da quello economico. Un'azione che colpisce in linea diretta la presenza italiana nello stato di Gheddafi.
    Aise, Aisi (l'agenzia informazioni e sicurezza interna, ex Sisde) e Dis (Dipartimento informazioni e sicurezza, ex Cesis) stanno intanto facendo un'attività frenetica di ricognizione su fatti e notizie che giungono dalle rivolte in Nordafrica. Ci sono molti segnali minacciosi. Anche perché i fronti aperti, Libia e Tunisia, sono una combinazione esplosiva. Uno dei timori maggiori è che possano rientrare in Italia nordafricani già espulsi dal nostro paese. Tra gli altri ci potrebbero essere, in particolare, anche soggetti che hanno lasciato contatti e interessi di tipo terroristico, alcuni sono stati coinvolti in inchieste giudiziarie, attivisti islamici in Bosnia e in Afghanistan.
    Un fatto clamoroso, considerata la politica tenace di rientri in patria – diverse decine di immigrati ogni mese – decisa nei confronti dei clandestini più pericolosi dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, e attuata dal prefetto Rodolfo Ronconi, responsabile immigrazione al dipartimento di pubblica sicurezza. Un secondo aspetto che mette in allerta le nostre strutture d'intelligence attiene al fatto che, dopo i primi flissi spontanei, si stanno attrezzando – com'era inevitabile – le grandi organizzazioni di trafficanti umani per convogliare i migranti verso l'Europa. «La prima emergenza – afferma Giuseppe Esposito (Pdl) – sarà quella di carattere umanitario e sanitario con la gestione di nuovi arrivi dalle zone in sofferenza, ma nel medio periodo sarà necessario aprire un dialogo proficuo con le nuove realtà per stabilire una diversa grammatica dei rapporti tra la sponda Nord e quella Sud del Mediterraneo».
    C'è infine un segnale emblematico. Sono un migliaio le richieste di visti dalla Libia in Italia per soggiorno di studio dal primo gennaio di quest'anno a oggi. In tutto il 2010, invece, erano stati poco più di 200."

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    A mio avviso Ludovico segue il blog!  😉
    Un devoto saluto al padrone di casa.
    Dalton

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    :)
    Un caro saluto a te.

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    "Un blitz per rimpatriare gli americani" di Maurizio Molinari (La Stampa), Renzo Guolo su al Qaeda (La Repubblica), "Ecco chi ha armato la rivolta" di Gian Micalessin (Il Giornale), il parere di alcuni esperti (Gaiani, Piacentini, Martinelli e Sergi) intervistati dal Foglio, Stefano Silvestri intervistato dall'Unità.

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    In relazione all’articolo del Foglio si delinea un bel quadro da risiko, pur non volendo discutere sulla sua effettiva riuscita. Ma in tutto questo, nella mia veloce lettura, non mi è parso di leggere qualcosa sugli umori degli insorti circa l’invasione di “occidentali”. Visto che l’intelligence nostrana pare non abbia un gran ché di attività humint all’interno dei clan ribelli e quindi scarsi information feedeback; considerato che Noi facevamo affari con il rais e non con la “popolazione libica”, ho paura che quanto  descritto per risolvere la situazione sia stato ipotizzato senza fare i conti con l’oste! Non è che ci si ritroverebbe ad essere tutti contro tutti? Scusate ancora la mia insistenza sulla crisi libica ma qui l’intelligence (nella sua accezione  più ampia ) ha fallito.   …. sempre che ci sia stata attività!
    Riverente
    Dalton 

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    Scenari operativi: uno e due.

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    Gli addetti italiani, aise, di notizie riguardanti l'evento libico potenzialmente ne hanno dato tanti.  E' molto difficile spiegare il perchè, come e quando. Per poter comprendere il tutto bisogna avere o aver avuto esperienze di analisi- operativa nei SS.II.
    Leone52

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    Scenari di successione al potere dopo Gheddafi: il Corriere della Sera ed il New York Times.

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    "Non vendere la pelliccia dell'orso prima che l'abbia catturato", il detto mi sembra reciti così.
    Bisognerebbe aspettare prima ke il Beduino molli la presa e successivamente tokkerà sicuramente tokkerà riaccendere una nuova questione con il figlio Muammar.

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    Lo Special Report della Stratfor sulle dinamiche tribali, "Stallo tra i due eserciti" di Carlo Jean, l'analisi di Stefano Silvestri.

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    Silendo at |

    dalll'Indipendent di oggi:

    "There are two misconceptions around the narrative of Libya's would-be revolution. The first is that the country is cleaved between a static east-west frontline along which rebel and government forces are clashing on equal terms. The second is that Muammar Gaddafi and his inner sanctum are besieged within Tripoli.
    This is a deeply fluid revolution in which regime and rebels alike have penetrated hundreds of miles into each others' territories. The opposition-held city of Zawiya is just 30 miles west of Tripoli. But the regime still holds Surt, Colonel Gaddafi's hometown, over 230 miles along the coast and a bulwark against any rebel advance from Benghazi.

    Though every pillar of his rule is crumbling at the edges – tribes, army, diplomats and ministers – Colonel Gaddafi retains not just a firm grip over his capital. He is also demonstrating the ability to direct ground forces – special forces and ad hoc militias – several hundred miles from his base, such as at an oil refinery in the middle of the country and cities on each side. Colonel Gaddafi's most loyal units are also his best equipped and trained, and bombing raids on Monday suggest he still wields potent airpower.
    Though Colonel Gaddafi's delusional speech at the beginning of the week hinted at a leader without a grasp of reality, he is not without a strategy. He aims not to regain his lost territory, but to enforce a grinding stalemate that might persuade his adversaries to reach a settlement. His rant was designed to emphasise his enduring presence at the capital, countering the opposition's attempt to project an image of momentum.
    Indeed, rebel groups have no viable means of pushing along the coast. They are cut off from rebel counterparts in the west and have limited offensive capabilities despite their numerical superiority. The logistical challenges of moving an 8,000-strong patchwork army across nearly 500 miles may be overwhelming. International intervention could break this impasse. The barriers to this are not military, but political. Nato could obliterate Libya's air-defence network and secure its airspace. The proximity of European military assets and the poor quality of Libyan forces render this a far-easier task than enforcing the no-fly zone over Iraq between 1992 and 2003.
    But the Nato Secretary General and prominent Arab voices have demanded that it be authorised by a UN Security Council resolution. That will not be forthcoming. Veto-wielding Russia and China will be opposed to any resolution that violates the principle of non-intervention. Beijing also has had flickers of unrest at home.
    The Western appetite for military operations has been dimmed after the stand-off with Serbia over Kosovo in 1999 and the morass of Iraq after 2003. It is also questionable whether a no-fly zone could preclude regime brutality inflicted by troops on the ground. The 1995 massacre at Srebrenica occurred under a UN-enforced no-fly zone over Bosnia and Herzegovina.
    Colonel Gaddafi would have to cross one of what are likely three lines before pushing a coalition to sidestep the UN: a single and compelling massacre; intensification of airstrikes; the use of chemical weapons. In the coming week, it is probable that he will calibrate his violence to pressure rebel cities around Tripoli without decisively crossing that threshold. That suggests that against the backdrop of Nato's flexing, the stalemate could drag into the spring.

    The writer is an Associate Fellow of the Royal United Services Institute"

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    AllegraBrigata at |

    (ANSA) – Gheddafi ha avviato una trattativa con Al Qaida per combattere l'occidente che lo ha abbandonato. Lo dice in un articolo in esclusiva per Panorama l'ex agente della Cia Robert Baer, dai cui libri è stato tratto il film "Syriana" con George Clooney. "Secondo una fonte di intelligence libica – scrive Baer nell'articolo, in edicola domani – la settimana scorsa Muammar Gheddafi ha ordinato la liberazione di 110 prigionieri di Al Qaeda della peggior feccia: militanti che erano stati esclusi da tutte le amnistie governative". Costoro "sono stati immediatamente provvisti di armi e istruiti a unirsi ai comitati rivoluzionari di Gheddafi e ai mercenari africani nella guerra contro gli oppositori del regime". "Gheddafi – prosegue Baer – ha anche ordinato al suo servizio di intelligence di contattare gli attivisti di Al Qaeda sul territorio africano per invitarli a recarsi in Libia e unirsi a lui nella guerra civile".
    Lo stesso è avvenuto con "i membri libici di Al Qaeda di stanza in Pakistan". Baer aggiunge però che "la fonte riservata ammette di non sapere come i qaedisti potranno effettivamente fare ritorno in patria o addirittura se abbiano mai risposto a Gheddafi". Per l'ex agente della Cia, la strategia di Gheddafi è che "il paese venga messo a ferro e fuoco, per dimostrare al mondo che senza di lui tutto sarebbe molto peggio". Ci si attende inoltre che "i militanti qaedisti attacchino bersagli europei o addirittura trasformino la Libia in una base di attacco per l'Africa e l'Europa".

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    "La guerra si decide al sud", intervista a Carlo Jean (Liberal), "E se il Rais resta al potere?", di Davide Frattini (Il Corriere della Sera).

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    "Assessing Libyan Rebel Forces", Jamestown Foundation.

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    Tentativi di contatto?

    Kadmos

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    Grazie per la segnalazione, Kadmos.
     

    A proposito di stampa inglese, c'è questo articolo del Financial Times dal quale si evince, in sostanza, come a Gheddafi tutt'ora non manchi il cash.

    "Muammer Gaddafi’s regime is still benefiting from hundreds of millions of dollars in oil export revenues, even as western powers impose financial sanctions aimed at forcing Libya’s leader from power.
    Payments for crude oil exports are finding their way back to Libya’s central bank and, potentially, into Col Gaddafi’s direct control, according to a senior western oil official and traders contacted by the Financial Times.
    Oil officials and shipbrokers said that Libya exported about 570,000 barrels a day in the last week of February, when the unrest started, and shipped about 400,000 b/d this week. At current prices, the oil shipped over the two-week period is worth $770m.
    The export flow is now tailing off as more oil companies and tanker owners stop dealing with Libya because of reputational risk, executives and shipbrokers said. However, Chinese and Indian companies have continued buying the crude, they said.
    UN and European sanctions do not target the Libyan central bank."

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    Nell'ambito della giornaliera Rassegna stampa segnalo l'Editoriale di Vittorio Feltri su Libero odierno a pag. 1 e 5 dal titolo "La barzelletta degli 007 alla puttanesca".

    Molto critico e, al contempo, molto interessante…….

    Buona domenica a tutti ed in particolare al Padrone di casa, ricordando in particolare la prossima scadenza  del 09 p.v. ……

    Armigero

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    Buonasera Armigero e grazie per la segnalazione :)

    L'ultima analisi di Carlo Jean.

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    … e quella del New York Times.

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    Il parere di Richard Haas (WSJ) e di Stephen Walt.
    L'analisi di Stefano Silvestri (Il Messaggero) e di Oscar Giannino.

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