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    Lo scenario da "1492" disegnato dal Prof. Paniccia: "L'Egitto può cancellare l'Europa".

    "La sensazione, piuttosto avvilente, è che in Italia ed in Occidente si stia guardando senza la necessaria apprensione agli accadimenti egiziani, non capendo cosa stia succedendo e soprattutto senza che si prefigurino i futuri assetti di quella importantissima regione. Ancora una volta Usa, Ue, Nato e perfino l’Onu non sembrano avere una strategia, un piano diplomatico e non solo che ci preparino a trattare col futuro governo egiziano, secondo un infausto modello di “inadeguatezza strategica” che già ci ha colto impreparati al collasso di un altro regime, quello di Saddam.
    (…)non esiste un “piano B”, un disegno politico che ci prepari a seguire in maniera adeguata il collasso delle istituzioni ed il vuoto di potere egiziano. Per il momento l’attenzione dell’Italia è comprensibilmente focalizzata sull’urgente contenimento del flusso migratorio tunisino, nel timore fondato che a questo possa seguire l’ondata egiziana. Ma le implicazioni legate al collasso dei governi del Maghreb vanno bel aldilà di un problema per le questure italiane: oggi in Egitto vi sono tutti gli ingredienti necessari alla detonazione di una miscela esplosiva fatta di contrastanti pulsioni rivoluzionarie, di legittime ambizioni democratiche, di latente fanatismo islamico, di militarismo in agguato e anche di retorica populista che rischia, con effetto domino, di contagiare nazioni per ora rimaste illese, fino agli Emirati del Golfo, allo Yemen, alla Giordania o al granitico Iran, già in queste ore scosso da manifestazioni anti-Ahmadinejad. In questo contesto, non del tutto improbabile, diverrebbe a rischio perfino la pacifica gestione delle operazioni nel Canale di Suez, attraverso il quale transitano le superpetroliere vitali alla sopravvivenza dell’Italia e dell’Europa.
    Se il passaggio nel Canale diventasse per gli armatori e i loro assicuratori un azzardo insostenibile a causa della turbolenza egiziana e se le acque del Corno d’Africa si confermassero una zona franca in mano a sempre più audaci ed incontrastati pirati somali, la via del petrolio potrebbe tornare ad essere quella della circumnavigazione dell’Africa, con un conseguente slittamento verso altrove del baricentro economico, diplomatico e strategico dell’intero Mediterraneo. In una rivoluzione geo-economica di tale portata il ruolo dell’Italia cambierebbe, ritrovandoci nel bel mezzo di un’area privata di rilevanza, divenuta per forza di cose marginale e di conseguenza abbandonata in balia delle proprie rivoluzioni regionali, di scambi terroristici e dei propri secolari conflitti e lotte tribali. L’Italia, che per decenni ha giocato la sua rilevanza diplomatica proprio in funzione del ruolo di ponte, di anello di congiunzione tra l’Europa e l’Africa, di predestinato mediatore tra l’Occidente e l’Islam mediterraneo, improvvisamente si ritroverebbe a mediare col vuoto, proiettata geograficamente, culturalmente e diplomaticamente verso un mondo periferico a cui nessuno più guarderebbe."

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