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    utente anonimo at |

    Il movimento nasce in Egitto – spontaneamente – salutando gli entusiasmi della rivolta tunisina. I motivi: la mancanza di lavoro e pane coincidenti con una scarsa crescita economica dell'Egitto ed al tempo stesso una popolazione di quasi 100 milioni di abitanti, la granparte con età inferiore ai 30 anni e perlopiù disoccupata. 
    La chiamata attraverso facebook è l'elemento di assoluta novità.
    La fratellanza musulmana non si è unita alle manifestazioni di piazza di oggi, ma non esclude di farlo.
    Il momento potrebbe costituire  per i popoli del medio oriente l'opportunità per una svolta finalmente democratica. I movimenti nascono dall'aggregazione di persone accomunate dal desiderio di risolvere un problema collettivo, prima o poi trovano una guida politica di riferimento.
    L'Iran da sempre ambisce al ruolo di riferimento politico, diciamo rivoluzionario, per i popoli del medio oriente.
    Pesa l'assenza di posizione degli USA: possono fare la differenza.

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    utente anonimo at |

    mi scuso dimenticavo la firma
    Ave
    Hastatus prior

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    AllegraBrigata at |

    Data la forza della Fratellanza se cade il governo di Mubarak la situazione la vedo alquanto complessa e per nulla facile.

    V.

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    utente anonimo at |

    Concordo con @V #3. Mubarak per tutta la durata del suo "mandato" ha tollerato la fratellanza musulmana, questa forza pan araba subisce, nelle sue forme più esasperate il fascino iraniano.
    hastatus 

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    Silendo at |

    Ecco, Vittorio, mi riferivo proprio a quello :)

    Buonasera Hastatus. Perdonami, in che senso subisce il fascino degli iraniani?

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    utente anonimo at |

    Mi spiego meglio.
    Da una parte abbiamo l'atteggiamento guascone degli Iraniani nei confronti della comunità internazionale (vedi la produzione di energia nucleare), che legittima all'azione le potenziali spinte fondamentaliste dei movimenti arabi. Dall'altra abbiamo l'assenza di una presa di posizione netta degli USA che potrebbe temperare l'azione espansiva della fratellanza. Infine, in mezzo c'è la Palestina ed Israele: piombo fuso è ancora questione da regolare, una insurrezione/ reazione di Hamas (che nello spirito è ancora fratellanza musulmana) creerebbe quella spinta emotiva al superamento del senso di secolare sconforto che gli arabi si portano dietro dalla nakba.
    In una situazione del genere il movimento potrebbe saldarsi in pan arabo.

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    Silendo at |

    Sul ruolo dell'Esercito: il New York Times, il Messaggero ed il Corsera.

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    arcanaimperii at |
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    Silendo at |

    Il "Risolutore" ed i generali.

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    utente anonimo at |
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    utente anonimo at |

    Giovanni!,
    ti metti a fare le pulci al DeG?
    Linus

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    giovanninacci at |

    Linus, insieme a tutti gli altri svantaggi, è uno dei pochi vantaggi che si acquisiscono col pensionamento…

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    AllegraBrigata at |
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    utente anonimo at |

    "L'atteggiamento guascone degli Iraniani nei confronti della comunità internazionale (vedi la produzione di energia nucleare), che legittima all'azione le potenziali spinte fondamentaliste dei movimenti arabi"

    L'atteggiamento  guascone  degli Iraniani nei confronti della comunità internazionale (vedi la produzione di energia nucleare)  non pare  "incoraggiato"   dall'atteggiamento GUASCONE  di  altro Paese  dell'area?

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    utente anonimo at |

    #14
    e qual è l'altro paese di cui parli, l'Egitto?
    😉
    hastatus

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    Silendo at |

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    utente anonimo at |

    Grazie Silendo per l'agenzia Reuter.
    In sintesi si stressa la preoccupazione per la possibile sterzata dell'Egitto verso una forma di governo teocratica e dell'aumento dei rischi per la sicurezza d'Israele, stretta tra paesi ostili.

    Hastatus 

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    Silendo at |

    Di nulla.
    Indubbiamente gli eventi egiziani non sono molto graditi al governo israeliano.
    Il rischio che possa aprirsi (nuovamente) un "fronte" egiziano deve essere visto come un incubo a Tel Aviv.

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    Silendo at |

    Un po' di analisi sulla situazione in Egitto: "The Egypt Crisis in a Global Context: A Special Report" (Stratfor), la Reuters qui e qui, ipotesi sulle cause della rivolta (qui in italiano), i riflessi economici della crisi egiziana.

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    AllegraBrigata at |
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    Silendo at |

    Riguardo ad Israele… come volevasi dimostrare:

    da Haaretz

    "Israel called on the United States and a number of European countries over the weekend to curb their criticism of President Hosni Mubarak to preserve stability in the region.

    Jerusalem seeks to convince its allies that it is in the West's interest to maintain the stability of the Egyptian regime. The diplomatic measures came after statements in Western capitals implying that the United States and European Union supported Mubarak's ouster.

    Israeli officials are keeping a low profile on the events in Egypt, with Prime Minister Benjamin Netanyahu even ordering cabinet members to avoid commenting publicly on the issue.
    Senior Israeli officials, however, said that on Saturday night the Foreign Ministry issued a directive to around a dozen key embassies in the United States, Canada, China, Russia and several European countries. The ambassadors were told to stress to their host countries the importance of Egypt's stability. In a special cable, they were told to get this word out as soon as possible (…).
    "The Americans and the Europeans are being pulled along by public opinion and aren't considering their genuine interests," one senior Israeli official said. "Even if they are critical of Mubarak they have to make their friends feel that they're not alone. Jordan and Saudi Arabia see the reactions in the West, how everyone is abandoning Mubarak, and this will have very serious implications."

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    utente anonimo at |

    Il quadro economico è chiaro: crescita della popolazione egiziana, aumento delle richieste di housing e quindi erosione delle plusvalenze di vendita del petrolio egiziano usato per il wellfare determinano un complessivo impoverimento degli egiziani. Tutto ciò spiega il dissenso popolare verso Mubarak ed anche qualche problemino strutturale che l'Egitto ha a livello di rating economico internazionale. Il punto sostanziale è che, a prescindere da come sarà transizione di regime (lenta-veloce, indolore-dolorosa) e a cosa approderà (regime teocratico o altro), la rivolta ha creato un precedente molto forte e ripetibile ad libitum (benjamin, sulla riproducibilità delle opere d'arte) in altri paesi simili per configurazione di opposizione interna al regime (Giordania ad esempio).
    Ripeto credo che questo momento possa essere foriero di svolte democratiche, tutto dipende da chi darà forma politica alla rivolta (chi cavalcherà)
    hastatus

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    Lo spero pure io, Hastatus, ma le transizioni sono sempre problematiche e soprattutto non si sa dove si mai dove si va a finire.

    Segnalo un'analisi del RUSI di Londra e Stephen Chan della SOAS.

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    utente anonimo at |

    Le rivolte non sono spontanee ma sono state indirizzate in un senso politico preciso, sia in Egitto che in tutti gli altri Paesi, Albania compresa… In ogni caso, è molto probabile che Mubarack regga perché è sostenuto dall'esercito, che sta solo facendo buon viso a cattivo gioco per non inimicarsi il popolo. L'esercito egiziano è dotato di armamenti tecnologici ed è finanziato anche dagli Stati Uniti e questo spiega sia perché l'esercito sostenga sotto sotto Mubarack (perderebbe in caso di crollo del regime tutti i finanziamenti e si avvierebbe allo sfascio), sia perché gli Stati Uniti fino all'ultimo tengano un atteggiamento ondivago in quanto l'Egitto costituisce uno stabilizzatore formidabile di tutta l'area del medio oriente.

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    Silendo at |

    Sulla situazione economica in Egitto e su quella politica.
    I dilemmi della Casa Bianca in attesa della transizione.

    Sul ruolo dell'Esercito egiziano riporto dal sito del CFR:

    "There has been a lot of talk about the Egyptian military the last few days.  In light of this commentary, I thought it would be a good idea to offer the top 5 things people should know about the armed forces:

    1. The senior officers are the direct descendants of Gamal Abdel Nasser and the Free Officers who built the Egyptian regime.  The military has been a primary beneficiary of this political order and have not had to intervene overtly in politics until now because the system worked relatively well under a brother officer.  The armed forces, especially the commanders, are deeply enmeshed in the Egyptian economy.

    2. It is a tremendous relief that the military has declared that it will not fire on protestors, but also not unexpected.  The Egyptian military is not the Syrian armed forces, which was willing to kill many thousands to save Hafiz al Assad in 1982.  The officers have long regarded keeping Egypt’s streets quiet the “dirty work” of the Interior Ministry.  Yet the declaration about restraint also has to do with internal military dynamics.  There is a split in the armed forces between the senior command on the one hand and junior officers and recruits on the other who would refuse to fire on protestors.  This has long been the Achilles heel of the Egyptian military.  They senior people never know whether those people below them will follow orders.  As a result, rather than risking breaking the army, the military will not use lethal force to put down the protests.

    3. What is the strategy?  To contain and control the protests for as long as possible and play for time.  From the perspective of Mubarak, Vice President Omar Soleiman, the chief-of-staff General Sami Annan and the others now clinging to power every day provides an opportunity to try to weaken the opposition and peel the less committed from the demonstrations.  Is it any wonder that Soleiman started talking about constitutional change today?  The senior command believes they can save the regime.  Delusional?  Perhaps, but not surprising given their deep links to the regime.

    4. If anyone ever doubted it, recent events highlight that the armed forces is the pillar of the regime.  The National Democratic Party no longer exists.  Big business has fled.  The police (remember all those arguments about how the police supplanted the military?) forces have collapsed.  Only the military remains and thus far they don’t seem to be budging.  We are getting into existential territory.  The result could be a drawn out stalemate with the military pursuing a holding action while Omar Soleiman’s intelligence service tries to split the opposition.  These guys are brutal, but not dumb.

    5. The succession is already underway. The appointment of Soleiman as vice president only underscores that the military establishment is not giving up their informal link to the presidency and the regime.  If they can manage to salvage their difficult situation, the officers now in control will reconstitute the Egyptian leadership under Soleiman and Ahmed Shafiq, the new prime minister who is an air force officer (like Mubarak).  The important thing now is to manage Mubarak’s exit, which must be as graceful as possible at this point.  For honor’s sake, the brass won’t have it any other way."

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    As Egypt goes offline US gets internet 'kill switch' bill ready

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    "Israele di fronte alla scossa egiziana" di Roberto Aliboni (AffarInternazionali).

    "L'Esercito, ago della bilancia" di Carlo Jean (Il Messaggero).

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    utente anonimo at |

    buonasera,
    sono anch'io, come penso della maggior parte dei frequentatori,  "un'appassionato di questioni d'intelligence" ed ho riscoperto – a seguito di una ricerca su Google – il sito… direi per caso poichè lo avevo dimenticato dopo averlo conosciuto tempo addietro.
    Anch'io vorrei sottoporvi un pensierino.
    Eravamo preparati (in termini d'intelligence) a questi eventi ? Tunisia ed Egitto sono con Libia dei frontalieri privilegiati, senza dimenticare Marocco ed Algeria. Siamo preparati a gestirne l'evoluzione ? Ho notato che si parla di Iran, ma non si parla di Turchia il cui ministro degli esteri è stato chiaro sulle direttrici della politica estera….Turchia vuol dire Iran e Israele in termini di equilibrio regionale Siamo in Libano con i nostri uomini e Libano vuol dire Israele Siria ed Iran. La Giordania fibrilla Se devo fare una sommatoria è come avere una cintura intorno allo stivale "esplosiva" dal punto di vista relazionale internazionale…Se devo aggiungere alla sommatoria qualche dato però di tipo finanziario abbiamo un'altra cintura deflagrante e si chiama Grecia, Portogallo e forse Spagna (pochi lo temono ma preferiscono non dirlo)…ma se aggiungiamo qualcosina non va bene nemmeno per l'Irlanda dove le ns banche fecero emigrare (ma non solo loro) le società di gestione del risparmio. E se come in un foglio excel allunghiamo l'area col famoso comando di somma finisce che il totale lo vediamo sulla stabilità dell'euro stretto tra debito pubblico/debito da rifinanziare/inflazione importata. Ci stiamo attrezzando ? o meglio che fa il governo qualsiasi governo in termini di committment alla ns intelligence. Cosa chiede e per fare cosa al fine di tutelare la sicurezza del ns Paese intesa in senso lato ?…forse tutto il resto da Baffetto a Corvo Bianco passando per il Bunga Bunga è secondario com'è secondario chi entra e chi esce mentre primario è chi risponde a come risponde a una domanda primaria. Siamo pronti a tutelarci e a prendere obiettivi ed iniziative come sistema Paese ?…dopo aver letto Sun Tzu..di certo in modo metaforico sperando che non arrivi il tempo di leggerlo in modo letterale. Un caro saluto a tutti.

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    Impressione personale? La classe politica pensa ad altro.
    E' un'impressione eh… niente di dimostrabile…. ;))

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    Il parere di Luttwak (WSJ).

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    AllegraBrigata at |

    Egypt, Israel and a Strategic Reconsideration is republished with permission of STRATFOR.

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    AllegraBrigata at |
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    utente anonimo at |

    …precisi come un orologio svizzero!

    barry lyndon

    Fonte ANSA:

    AL QAIDA IN IRAQ CHIAMA MANIFESTANTI A GUERRA SANTA – La branca irachena di al-Qaida ha chiamato i manifestanti egiziani alla guerra santa e all'instaurazione di un governo basato sulla legge coranica. Lo rende noto il Centro americano di sorveglianza dei siti islamisti (Site). Un comunicato dello Stato islamico dell'Iraq (Isi) è stato postato ieri sera su un forum jihadista. Il messaggio afferma che "la marcia della jihad" è iniziata in Egitto e che "le porte del martirio sono aperte".

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    Silendo at |

    Oramai hanno perso l'iniziativa. Inseguono gli eventi.

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