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    Decreto anti-terrorismo, così la polizia potrà accedere ai dati dei pc degli italiani

    http://www.lastampa.it/2015/03/25/italia/politica/decreto-antiterrorismo-cos-la-polizia-potr-accedere-ai-dati-dei-pc-degli-italiani-r8q16JkWdhDSVnavwVyMnK/pagina.html

    Novità alla Camera: la possibilità di acquisire «da remoto» le comunicazioni presenti nei dispositivi informatici. Il pm potrà conservarli per 24 mesi. Il garante: «E la privacy?»

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    25/03/2015

     

     

    Per tanti, tra cui il garante della privacy Antonello Soro, è una stretta alle libertà fondamentali. Per altri, e per il ministro dell’Interno Angelino Alfano, è invece un passo avanti per garantire una maggiore sicurezza collettiva. Fanno discutere le nuove norme anti-terrorismo.

    Meno privacy per dati social e Pc

    Il cosiddetto decreto anti-terrorismo è stato varato lo scorso 10 febbraio a un mese esatto dagli attentati di Parigi e in questi giorni è in discussione alla Camera dei deputati. In Commissione oggi è stata approvata una novità che suscita già molte critiche: la polizia potrà utilizzare programmi per acquisire «da remoto» le comunicazioni e i dati presenti in un sistema informatico e viene anche autorizzata l’intercettazione preventiva sulle reti informatiche .

    Accesso ai dati con software occulti

    Il procuratore potrà conservare i dati di traffico fino a due anni. Inoltre la polizia potrà usare programmi per acquisire «da remoto» le comunicazioni e i dati presenti in un sistema informatico. Una modifica all’articolo 266 bis del codice di procedura penale, prevede che«è consentita l’intercettazione del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici ovvero intercorrente tra più sistemi, anche attraverso – questa è l’aggiunta apportata durante l’esame in commissione – l’impiego di strumenti o di programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico».

    Il Garante della privacy contro il dl

    Le due misure, le intercettazioni preventive e l’acquisizione con software occulti dei dati dai pc, hanno suscitato le critiche del garante della privacy Antonello Soro: «L’equilibrio tra protezione dati ed esigenze investigative sembra sbilanciato verso queste ultime, che probabilmente non vengono neppure realmente garantite da strumenti investigativi privi della necessaria selettività». Altro emendamento criticato è quello che porta a 2 anni il termine di conservazione dei dati di traffico telematico e delle chiamate senza risposta, ora rispettivamente di un anno e, nel secondo caso, di un mese. È una misura, dice Soro, «che va nel senso esattamente opposto a quello indicato alla direttiva europea sulla “data retention” in ragione della natura indiscriminata della misura (applicabile a ciascun cittadino, senza distinzione tra i vari reati e le varie tipologie di comunicazioni tracciate). In quella sede, la Corte ha ribadito la centralità del principio di stretta proporzionalità tra privacy e sicurezza».

    La stretta sulla propaganda jihadista

    Il decreto da una parte rifinanzia le missioni militari all’estero e dall’altra introduce norme per contrastare le nuove forme di terrorismo: di qui pene severe per i «foreign fighters», cioè persone che non commettono reati sul suolo italiano. E il carcere scatta anche per i reclutatori, per chi fa propaganda e per chi addestra. Con in più la previsione dell’aggravante delle pene se i reati vengono commessi attraverso mezzi informatici. Infine, su proposta del relatore Andrea Manciulli (Pd), è stata introdotta una misura per scoraggiare i viaggi in aree a rischio, chiamata informalmente «norma Anti Greta e Vanessa». Il Ministero degli Esteri indicherà le aree a rischio e sconsigliera’ esplicitamente i Paesi dove recarsi: «Chi intraprende viaggi in zone pericolose o li organizza avrà l’esclusiva responsabilità individuale» sulle conseguenze.

    Tutto slitta, probabile fiducia

    Il decreto si è inceppato su una norma che prevede l’assunzione di nuovi allievi ufficiali dei carabinieri, che costa 4 milioni di euro, e sulla necessità di mettere o meno la fiducia, davanti ai 250 emendamenti. Il governo vorrebbe evitarla e ha chiesto alle opposizioni di circoscrivere la discussione a un numero più limitato di emendamenti

     

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