9 Responses

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    Silendo at |

    Una rassegna stampa: Guido Olimpio e Paolo Valentino sul Corsera, Angelo Acquaro su La Repubblica, il Washington Post, il New York Times.

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    AllegraBrigata at |

    Silendone, cosa ne pensi della review???

    Vittorio

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    AllegraBrigata at |

    Mah…..

    F.

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    Zabetta at |

    F.!

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    Silendo at |

    Ragazzi, ancora non ho potuto completare la lettura di tutto il summary 😉
    Ci risentiamo domani…

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    utente anonimo at |

    Molto interessante. Le parole chiave sono "intentional redundancy".
    Il 9/11 era un problema di "information sharing", qui non si è riusciti nel "connect the dots".
    A mio avviso c’è un errore di fondo.
    C’è un volume di dati impressionante: database, screening lists, blacklist, watchlists, registrazioni visti online, impronte digitali e foto alla frontiera (solo per l’ingresso nel paese). Solo la watchlist contiene mezzo milione di entità.
    Se continui ad ammucchiare paglia sarà sempre più difficile trovare l’ago.

    Kadmos

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    Silendo at |
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    Silendo at |

    Finalmente ho avuto il tempo di leggere (e rileggere) con attenzione le sei paginette del sommario della review preliminare.
    Confermo quanto scritto precedentemente. La mia impressione è che si tratti a) di un problema di duplicazione/sovrapposizione di competenze.
    Perchè sarà anche vero che tali duplicazioni sono una forma voluta di ridondanza (conoscendo un po’ di storia dell’intelligence americana e di processi di riforma produbito fortemente che di questo si tratti…) ma il risultato è comunque che le strutture non comunicano.
    Soprattutto, però, esiste b) un problema di eccessivo formalismo nelle procedure. Il formalismo rende il sistema rigido, poco flessibile e non integrabile. Cosa, quest’ultima, che se unita alla "ridondanza" delle strutture amplifica i problemi di incomunicabilità.

    Ultima notazione. Non riesco a capire, leggendo il documento in particolare a pagina 5, se per la Comunità d’Intelligence era scattato, o no, un warning strategico riguardo alla minaccia proveniente da al Qaeda nella Penisola Araba.
    E’ interessante capire questo punto perchè la letteratura ed i case studies in materia indicano che c’è una certa connessione tra mancato pre-allertamento strategico e "surprise attack"/failure di livello tattico.

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  9. avatar
    utente anonimo at |

    Apparentemente gli alert strategici sono stati due: uno legato alla imminente minaccia contro interessi americani da parte di AQAP (sebbene la minaccia sia stata localizzata in Yemen) e l’altra riguardo al possibile utilizzo di esplosivi improvvisati del tipo usato sul volo Amsterdam-Detroit. Entrambi gli alert evidenziati in rapporti di analisi completi (finishhed intelligence products) ma per i quali le unità deputate hanno omesso di compiere ulteriori elaborazioni (follow up further).
    Inoltre si fa esplicitamente carico a NCTC e CIA di non aver interrogato tutti i database disponibili per svelare tutte le informazioni esistenti sul conto del target (affermazione decisamente gratuita).
    Non è un problema di condivisione e forse neanche di comunicabilità a mio avviso. Propendo per un problema di overflow.

    Kadmos

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