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    utente anonimo at |

    male
    ihihihi :-)
    vabbeh serve un po di rodaggio

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    giovanninacci at |

    Apro una parentesi 😉

    C’è un piccolissimo ma significativo errore proprio nella introduzione 😉

    Nel libro si dice che il film "I tre giorni del condor" è di Alan Pakula, quando in realtà è di Sydney Pollack (il libro da cui è tratto il film invece, nel quale i giorni sono sei, è di James Grady).

    E’ curioso notare come nelle citazioni di questo film vengano fatti molti errori. Su un libro del quale non ricordo il titolo, ma quasi sicuramente sempre in materia di Intelligence, lessi ad esempio che la parte dell’agente "Wicks" era recitata dal famoso Michael Caine (quello di Ghiaccio Blu e di "the Ipcress file" per intenderci…) mentre in quella parte a recitare era il molto meno famoso Michael Kane.

    Tra l’altro (John) Michael Kane mi pare fosse anche una delle entità latenti del personaggio di Jason Bourne della omonima saga cinematografica.

    Chiusa parentesi 😉

    Saluti cari e buon weekend a tutti

    Giovanni

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    Silendo at |

    Giovanni, i miei complimenti per l’attenzione al dettaglio 😉

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    giovanninacci at |

    Diciamo che – per quanto riguarda questo film – la mia "attenzione" (che di solito è scarsissima) è fin da ragazzo stata monopolizzata daFaye Dunaway da giovane…

    http://ia.media-imdb.com/images/M/MV5BMTU3MDgyMjgwMl5BMl5BanBnXkFtZTYwOTMwNjQ2._V1._SX318_SY400_.jpg

    :))

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    utente anonimo at |

    Volevo segnalare l’intervista di Lucia Annunziata al Procuratore Aggiunto  A. Spataro andata in onda Domenica scorsa alle 14,30.

    Ne hanno parlato anche i giornali di oggi.
    Alcuni passaggi sono stati per me molto interessanti.
     
    BABBANO ASIMMETRICO

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    utente anonimo at |

    "Il film su Prima linea è ipocrita: dopo gli omicidi Segio esultava"
    «No, le cose non andarono così. E soprattutto loro non erano affatto come li fa vedere il film. Questa sofferenza, questo tormento interiore dopo ogni delitto… Ma quando mai? Dopo avere ammazzato la gente andavano a festeggiare». Sullo schermo del cinema scorrono le immagini di La Prima Linea, il film sul terrorista rosso Sergio Segio. In una poltrona in fondo alla platea, c’è uno che Segio lo ha conosciuto da vicino. E che lo ha arrestato, piantandogli un mitra M12 alla gola e trascinandolo via su una R4 scassata, requisita lì per lì a un professore di passaggio. Era il 15 gennaio del 1983, a Milano. Il brigadiere con l’M12 si chiamava Giuliano Tavaroli, aveva ventiquattro anni, ed era uno del mucchio selvaggio agli ordini del colonnello Bonaventura («eravamo in venti, ed eravamo abbastanza») che dava la caccia ai terroristi rossi. Oggi Tavaroli è un esperto di sicurezza, diventato suo malgrado famoso per l’inchiesta sulla security di Telecom, che lo ha portato in carcere e oggi sotto processo. In platea si muove, brontola, si agita, si incavola. Quegli anni li ha vissuti dalla parte dello Stato. Il film, ammette Tavaroli, qualcosa l’azzecca. Certo, le assurdità ci sono. Segio che chiama la sua donna, Susanna Ronconi, usando il telefono di casa: «Magari fossero stati così scemi». O Segio che va in giro con la sua auto, «macché, si muovevano solo in tram». Ma le armi erano più o meno quelle. Le auto erano quelle. Anche i covi erano così: «Delle stamberghe puzzolenti, quando facevamo irruzione c’era da turarsi il naso». Insomma, il clima era quello. Ma ci sono incongruenze e piccole indulgenze che a Tavaroli non vanno giù. «Perché non fanno vedere che quando vanno ad ammazzare il giudice Alessandrini, Segio si prende la briga di dargli anche il colpo di grazia? Perché non ci dicono che quando lasciano Prima Linea e si sparpagliano, continuano ad uccidere e a fare rapine? Fanno vedere come Segio fece evadere Susanna Ronconi. Ma non dicono che quando io e gli altri riusciamo a riprendere la Ronconi la becchiamo insieme a Sacco Lanzoni, uno che per rapinare una banca a Siena ha ucciso tre carabinieri. Due avevano solo diciannove anni, e anche a loro tirarono il colpo di grazia». A Segio, Tavaroli dava la caccia insieme a un altro giovane brigadiere finito oggi sui giornali: Marco Mancini, numero due del Sismi. «Per noi della squadra, acchiappare Segio era un must. Lo stavamo per prendere già qualche mese prima, invece Mancini si schiantò con la macchina e fu la nostra fortuna, perché – ma questo lo abbiamo saputo dopo – erano armati fino ai denti, e avremmo fatto una brutta fine. Il Dio degli sbirri ci salvò la vita». Lo acchiappano in una mattina di gennaio. Nel film, la cattura di Segio è un blitz rapido ed efficiente. Nella realtà fu un casino. «Ci arrivammo seguendo la Figini Daniela, una cui avevamo lasciato il guinzaglio lungo. La Figini prende sotto braccio questo tizio elegante, con la giacca misto cachemire. Io dico a Mancini: è Sirio, che era il nome di battaglia di Segio. Cosa facciamo?, mi dice lui. Be’, lo prendiamo, no? Gli saltiamo addosso. Un coniglio. Alzò di scatto le mani al cielo, sembrava Tiramolla, gridava “mi arrendo, mi arrendo”. La Figini si mette a urlare, dà persino uno schiaffo a Mancini facendogli volare gli occhiali. Pignoriamo una R4 e lo portiamo in caserma insieme a Titti e Zampa». Sono i nomi di battaglia di altri due brigadieri, ragazzi dell’Arma che vivevano per quella caccia, e la cui storia forse andrebbe prima o poi scritta anch’essa. «“Ero sicuro che mi avreste ammazzato”, ci diceva Segio. Ma noi non eravamo fatti così». E i terroristi non erano fatti come li fa vedere il film. «Li seguivamo, li conoscevamo, parlavamo con loro. E quello che è intollerabile in questo film, la falsità più grave, è questo clima sofferto, questa angoscia che precede e segue gli ammazzamenti. Invece era tutto il contrario. C’era l’esaltazione del militarismo e della violenza, si gasavano assassinando». Un altro piccolo dettaglio, un attimo del film, fa arrabbiare Tavaroli: è quando Segio fa vedere a un compagno la sua prima pistola, dice che è il regalo di un vecchio partigiano. «È un falso, ed è grave. Se c’è una generazione di terroristi cresciuta nel culto della Resistenza, in contatto con i vecchi partigiani come Lazagna, è quella iniziale, quella della fine degli anni Sessanta. Invece Segio e quelli come lui arrivano dopo, quando ormai è chiaro a tutti che in Italia non ci sarà nessun colpo di Stato, che anzi il Paese sta cambiando in meglio, che gli spazi di democrazia si stanno allargando e non restringendo. Erano dei fanatici delle armi, degli esaltati, dei macellai. Tutto qui. Se un giorno vorrò spiegare a mia figlia che cos’era il terrorismo, di certo non la porterò a vedere questo film».

    (IlGiornale)

    Carla Bassi

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    utente anonimo at |

    I servizi segreti in Italia. Dal fascismo alla seconda Repubblica
    De Lutiis Giuseppe

     

    • Prezzo: € 21.50

     

    Disponibilità: In pubblicazione
    Dettagli del prodotto

    • Titolo: I servizi segreti in Italia. Dal fascismo alla seconda Repubblica
    • Autore: De Lutiis Giuseppe
    • Editore: Sperling & Kupfer  (collana Saggi)
    • Data di Pubblicazione: 2009
    • ISBN: 9788820047276
    • Dettagli: p. 500
    • Reparto: Politica
      Contenuto
      Dall’Ovra al Sifar, primo servizio segreto della Repubblica; dalla Guerra fredda alla "strategia della tensione"; dalle deviazioni del Sismi ai legami con il terrorismo nero e rosso; dal caso Gladio alla strage di Bologna: il libro ricostruisce la storia dell’intelligence italiana, oltre settant’anni di trame e complotti, un lungo percorso che ha visto i "corpi separati" collocarsi, illegittimamente, fra i poteri istituzionali.
      —————————————————————————————
      Oltre alla versione aggiornata pubblicata recentemente o di prossima pubblicazione , vi segnalo le dispense del Prof De Lutiis all’indizzo seguente :

      http://ia341335.us.archive.org/1/items/DispensaLezioneDeLutiis/Dispensa8.pdf

      BABBANO ASIMMETRICO

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    utente anonimo at |

    Non so quanti di voi hanno seguito ieri sera il ‘documentario’  relativo a Gladio ( su SKY – history chanel ), ma devo ammettere che gran parte del video è stato abbastanza fazioso per non aggiungere altri aggettivi più forti e pesanti, ed avrete notato che quanto detto è in forte contrasto con i fatti ‘documentati’ anche dai processi svoltisi con l’assoluzione di tutti gli imputati appartenenti alla Gladio (Ufficiale). Dopo anni ancora si tenta a tutti i costi di addosare colpe di piccoli gruppi eversivi ed estremisti (per es. i NAR ed altri) , criminali a vario titolo e con diverse ideologie politiche, con quello che era la Gladio, come se a tutti i costi si debba ancora oggi demonizzare e danneggiare l’immagine di una struttura efficace e professionale di cui forse qualcuno ancora ha timore possa tornare in atto in piena efficienza per lo Stato. Quando anni fa qualcuno ebbe l’idea di impiegare la Gladio per il contrasto alla criminalità, al terrorismo, alla droga, cosa strana ed "anomala", furono molti ad essere contrari, forse sapendo bene che la Gladio poteva ottenere brillanti risultati e debellare fenomeni sociali ancora oggi critici e dannosi per l’intera comunità Italiana. Purtoppo la libertà di espressione è anche questo, non si può quindi censurare chi dice stupidaggini, falsità appositamente costruite per "danneggiare" ed "infangare" e cattiverie di ogni tipo, dobbiamo "sopportare in silenzio" e sperare che l’intelligenza di chi vede ed ascolta certe trasmissioni (di parte) riesca a capire che qualcosa non torna, ma è un utopia.. (oltre il 90% di chi divulga notizie relative a Gladio – tra cui anche professori universitari e persone di alto spessore culturale – segue lo stile della campagna di disinformazione attuata anni fa dal KGB… quindi capite l’ardua impresa del doversi "difendere" da soli dalle BUGIE infinite?) Sentir dire ancora oggi che la colpa di atti vigliacchi , criminali e terroristici sia da imputare alla Gladio è davvero un amara delusione per tutti noi che ci abbiamo creduto e ancor aoggi ci crediamo.

    Silendo (il clone)
    ———-
    Gladio si racconta:
    «Nessun complotto servivamo la patria»

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    utente anonimo at |

    Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato

    9 dicembre 2009da oggi in libreria
    “Curiosamente Why Not è saltata quando Genchi ha incentrato la sua attenzione sulle stesse persone sulle quali aveva tentato di approfondire…
    …le indagini per la strage di via D’Amelio”.
    E’ uno concetti fondamentali sui quali si concentra l’attesissimo libro di Edoardo Montolli, edito da Aliberti e in uscita oggi in tutte le librerie d’Italia. “Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato” ripercorre vent’anni di storia d’Italia attraverso innumerevoli indagini e traccia una linea tra gli anni bui delle stragi del ’92 e ’93, in cui venne intavolata l’ormai nota trattativa tra mafia e Stato, e i tempi moderni. Quelli in cui insieme all’ex pm Luigi de Magistris ha toccato “i fili dell’alta tensione” aprendo enormi squarci nelle istituzioni e individuando la cosiddetta nuova P2.
    Nel voluminoso testo (quasi mille pagine), avvincente come un thriller, non c’è spazio per teorie e teoremi: tutto, si legge, è basato su dati, fatti. “indagini e amicizie impensabili, uno scioccante dietro le quinte della politica che porta alle origini della seconda Repubblica”.

    SCARICA L’INDICE DEL LIBRO "IL CASO GENCHI":
    icon Indice capitoli libro ”Il caso Genchi” (63.88 kB)

    BABBANO ASIMMETRICO

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    Linus at |

    Mi pare ingeneroso, se non superficiale, sostenere (con sterile disincanto) che tutto è rimasto com’era. Sulla legge n.124 spara sentenze senza motivarle. Lo trovo sopravvalutato.

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