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    utente anonimo at |

    Silendo c’è stato un errore freudiano nel titolo trascritto del La STAMPA … " … ASSOLTI gli 007 della CIA".

    BABBANO ASIMMETRICO

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    Silendo at |

    :)) hai ragione… modifico subito… grazie Babbano, sei sempre gentilissimo…

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    utente anonimo at |

    Di nulla !

    BABBANO ASIMMETRICO

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    utente anonimo at |

    Problema : " Dati un Capo ed un quasi (?) Vice Capo che non  sono giudicabili perchè c’è il segreto di Stato, se i  loro due sottoposti vengono condannati per favoreggiamento a tre anni, allora quale giudizio sarebbe dato al Capo ed il Vice Capo se non ci fosse il Segreto di Stato ?  "

    Soluzione …. la parola a Prof . Silendo.

    BABBANO ASIMMETRICO

    P.S. Saluti a Nemo per i richiami al sottoscritto.

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    Silendo at |

    Caro Babbano, capisco la domanda :)
    Aspetto di leggere la motivazione della sentenza per capire quale processo logico-giuridico ha applicato il giudice.

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    utente anonimo at |

    Ciao bab…con Sile è ormai una frequentazione quasi "quotidiana" per cui un bentrovato…

    IO me ne sono fatto una ragion politica.
    -PM vuole incastrare Berlusconi per mezzo di Pollari
    – Per Pollari viene posto il SdS.
    – Il PM rimane contraddetto ma non può far cadere un’inchiesta dopo tutto sto can can.

    -Soluzione Politica che tenesse contenti tutti e dulcis in fundo

    Risultati
     Qualcuno doveva pagare.Se si escludono le persone  che godono del SdS chi rimane.?I sottoposti  e quelli della CIA ( coperti da immunità). Quindi tutti sono contenti.La sinistra che può prendersela con gli "Amerikani" e con il SISMI, e la destra che ha calato un ragionevole silenzio su questa faccenda. Non è che tutto debba essere approvato dai PM ….
    Resta la figura meschina di una condanna politica della Magistratura sulla politica americana delle rendition,ma purtroppo non tutte le ciambelle riescono col "book".
    Spero solo che i sottoposti vengano meritatamente ricollocati . Può capitare a chiunque, adesso a loro, domani ad altri, ed io non condannerò nè questi nè gli altri. E , come detto in precedenza , la politica delle rendition è attività di intelligence , che poi vogliamo far finta che l’intelligence debba mettere le multe agli incroci … e vabbè…

    nemo

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    utente anonimo at |

    A questo punto l’anello debole restano i sottoposti.

    E che cosa accadrebbe se il risarcimento ad ABU OMAR e alla ex moglie fosse chiesto agli operatori italiani (non avrebbero alcuna copertura/difesa di fatto come nel  caso di quelli USA essendo impossibile fare una causa civile in America).

    Poi mi domando perchè nel caso dell’Ammiraglio F. Martini e del Generale P. Inzerilli le istituzioni non hanno richiesto il S.d.S. ?
    Il Tutto si giocava in casa e avrebbe tutelato tutti i coinvolti.

    BABBANO ASIMMETRICO

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    utente anonimo at |

    Ciao babbano
    Beh , tanto per cominciare tu hai casualmente nominato due Ulisse.
    Dato che Glado è statat poi sciolta in malo modo( mi verrebbe da dire venduta) non è fantascientifico pensare ad  un ticket, una merce di scambio. tant’è che il venditore , tranne che presidente della Repubblica , ha ricoperto e ricorpre tutti gli incarichi che un politico possa immaginare. Il venditore ha altresì ceduto alla Libia tutti i nomi degli esuli esfiltrati da Gladio , che hanno contribuito a rovesciare il regime di Gheddafi( che poi è stata nà vittoria di Pirro perchè ci è andato il cognato…)

    Ti invio una pagina del Messaggero veneto( a proposito di giornalini a tiratura parrocchiale del quale parlavo altrove) che magari può servire a riflettere sulle dinamiche. O per lo meno : a me hanno fatto riflettere. e mi hanno fatto concludere che appunto , per fini politici(purtroppo meschinamente personali) Inzerilli e gli altri dovevano essere sacrificati senza troppi perchè

    Link

    Un Caro Saluto

    Nemo

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    Silendo at |

    Nemo, sempre nel rispetto delle opinioni (le tue in questo caso), io però aspetterei prima di emettere giudizi così netti nei confronti sia del PM che del Giudice.
    Lo dico, con grande pacatezza, per lo stesso motivo a cui ho fatto riferimento prima: non conosciamo (o almeno credo che neanche tu, come me, conosca) gli atti del processo.

    Babbano, il segreto di Stato è una scelta politica…

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    utente anonimo at |

    "Condanna politica della Magistratura sulla politica americana delle rendition " ???!!

    http://www.voltairenet.org/article162599.html

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    utente anonimo at |

    Riflettori su Gladio Cossiga al festival: «Ristabilite la verità»

    CIVIDALE. «Dopo due assoluzioni, perché il fatto non sussiste, ai nostri comandi dell’Esercito, oggi chiediamo allo Stato di concederci lo status giuridico di militari, non per avere la pensione, ma per una ricompensa morale, per il riconoscimento, cioè, di avere lavorato in una struttura nell’interesse del Paese». Giorgio Mathieu, presidente dell’Associazione Stay Behind , riaprirà oggi, al Mittelfest che ricorda la caduta del Muro, il caso Gladio , l’organizzazione segreta organizzata con volontari per fare argine, in caso di invasione degli eserciti del Patto di Varsavia, ma poi a lungo accusata di avere tramato contro il Paese, di avere favorito stragi e attentati. Un caso politico che esplose negli anni Novanta. E oggi, alle 12, Mathieu sarà con il generale Paolo Inzerilli al Caffè San Marco proprio per affrontare il tema. Ma la sua voce è preceduta da un vibrante messaggio di sostegno inviato ieri al presidente del festival, Antonio Devetag, dal presidente emerito Francesco Cossiga. «Nell’impossibilità di partecipare al convegno su Gladio – scrive l’ex presidente della Repubblica – desidero esprimere il mio piú vivo compiacimento per l’iniziativa volta a fornire un’informazione corretta e oggettiva su Stay Behind , che ha dovuto subire attacchi del tutto infondati». Cossiga affida dunque a Mathieu e al generale Inzerilli il compito di «ristabilire la verità, attraverso dirette testimonianze, documentazione fatta di sentenze e di risoluzioni parlamentari inappellabili». Ai partecipanti all’incontro Cossiga invia poi «il saluto con immutati sentimenti di vicinanza, solidarietà e amicizia». «In passato – ha ricordato Cossiga in una dichiarazione rilasciata ieri – sono stato sottoposto a calunnie e accuse senza alcun fondamento. Su Gladio è stato detto davvero di tutto e di più, fraintendendo cosa fosse e soprattutto il mio ruolo, visto che sono quello che si è assunto la responsabilità di questa organizzazione». « Gladio era la declinazione italiana dell’europea Stay Behind – spiega Mathieu -, un’organizzazione che dopo la caduta del Muro non avrebbe avuto piú ragione d’essere». Aveva senso invece per i Paesi aderenti al patto Atlantico e alla Nato, negli anni della guerra fredda . «In caso di invasione a opera del patto di Varsavia – spiega Mathieu – noi 622 della Gladio saremmo serviti a svolgere compiti di difesa, cercando di favorire l’azione di resistenza». Fu proprio la caduta del Muro «a renderli non piú attuali». «Il Governo italiano, nella persona del presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, decise allora di rendere pubblica la struttura – ricorda Mathieu -, ma soprattutto commise l’errore, per noi non privo di conseguenze, di rendere pubblico l’elenco dei volontari. Ci piovve addosso l’accusa di avere favorito tutto ciò che di oscuro era stato compiuto in Italia in quegli anni». Soltanto nel 2001, ricorda il gladiatore , arrivò l’assoluzione completa «e il pm non ha neppure interposto appello».

    Inzerilli: Gladio fu scaricata, ma serve ancora

    di MICHELE MELONI TESSITORI CIVIDALE. In Friuli Venezia Giulia, specie nelle Valli del Natisone e a Trieste, c’erano piú Gladio, all’indomani della seconda guerra mondiale e con il pericolo titino alle porte. Lo scopo era quello di difendere il confine orientale in un momento di debolezza dell’esercito italiano. Lo ha rivelato, ieri, a Cividale, il generale Paolo Inzerilli, che ha difeso l’organizzazione Stay Behind nata sotto l’ombrello della Nato. «Una struttura legale che avrebbe un senso anche oggi – ha detto interrompendosi per la commozione – ammesso che qualcuno di voi abbia il coraggio di tornare alle dipendenze di gente che ha scaricato in quel modo i dipendenti. È stato rimosso un pezzo del sistema difensivo senza tenere conto di quello che potrà succedere». Un incontro, forse il piú affollato, al caffè San Marco nell’ambito del Mittelfest, che ha preso le mosse dalla lettera-appello del presidente emerito Francesco Cossiga, volta a riabilitare i 622 volontari impegnati nell’organizzazione ieri rappresentati dal presidente dell’Associazione, Giorgio Mathieu. Sollecitati dal giornalista Silvio Maranzana, e poi stimolati anche da qualche attacco dal pubblico, i relatori hanno approfondito gli aspetti cruciali della struttura che hanno definito patriottica. Il generale Inzerilli ha tenuto in particolare a tenere distinte le molte attività volontaristiche prestate fin dal ’47 sul confine orientale e l’organizzazione Stay Behind. Le prime erano volte a supplire a livello locale alla debolezza dell’esercito italiano difronte al pericolo di invasione titina (Maranzana ha citato la testimonianza di un gladiatore triestino che ha raccontato delle esercitazioni in Friuli e e delle soste in piazza Primo maggio a Udine, in caserma, per cambiarsi d’abito); Stay Behind, invece, era una struttura di difesa a livello nazionale che sarebbe entrata in funzione solo nel caso di invasione. Essa era, inoltre, un’organizzazione che rientrava nel sistema difensivo della Nato in Europa. Ma come facevano i 622 gladiatori a non far trapelare nulla in famiglia? «Il sistema a compartimenti funzionava, ci conoscevamo solo per nome, bravi noi che dal ’56 al ’90 non abbiamo fatto parola; altri ne hanno parlato, Dio sa solo perché, quando noi avremmo accettato di scioglierci nel silenzio cosí come nel silenzio ci eravamo costituiti», ha spiegato Mathieu confermando l’amarezza dei volontari per la decisione dell’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti di rendere pubblici gli elenchi. Il moderatore ha poi chiesto ragione di possibili incursioni di Gladio nella politica interna italiana, bersaglio supposto il Pci: «Una leggenda metropolitana – ha risposto Inzerilli – per cui un’esercitazione a tavolino legata all’ipotesi di un’insurrezione contro la patria è stata stravolta mettendo noi in cattiva luce». Un’accusa – ha ricordato – che è caduta sia a livello di commissione parlamentare sia nei processi. Sempre Maranzana ha chiesto ragione di possibili collegamenti con servizi deviati e depistaggi, nella terribile stagione dello stragismo. Inzerilli ha cosí nuovamente chiarito che quella è una pagina di storia che ha riguardato non i 622 di Gladio, semmai i Nuclei di difesa dello Stato dove, stando agli atti processuali, si sarebbero registrate infiltrazioni da parte di estremisti di destra. Uscita indenne da due processi l’associazione Stay Behind vive con amarezza l’attesa di un riconoscimento dallo Stato che non viene: «Non ci sentiamo reduci e non vogliamo pensioni, ma meritiamo lo status giuridico di militari», ha ribadito il presidente Giorgio Mathieu. Francesco Cossiga – «l’unico che si è schierato con noi» – ha presentato cinque volte il disegno di legge. Non è mai stato discusso.

    Sono questi ?

    BABBANO ASIMMETRICO

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    utente anonimo at |

    @Babbano : si sono questi i link ai quali mi riferivo, in special modo il secondo

    @Silendo: Io nemmeno so alcunchè di quello che scriverà il giudice. Il problema è che in questi casi si scrivono( e si devono scrivere) cose che siano in accordo con una volontà politica. Ed è per questo che l’inchiesta doveva essere coordinata preventivamente con la politica. Avremmo così evitato una brutta figura con gli USA. Perchè non è stata scelta un’ipotesi di coordinamento con la politica? Beh per me è semplice intuirlo: perchè quel processo non era contro Pollari o Mancini…era contro la politica che a Pollari o Mancini ha dato disposizioni( e sulle quali la Magistratura non deve mettere bocca perchè non deve sentenziare sull’interesse nazionale). Non è difficile immaginare( e capire) che i governi adottino risoluzioni che è meglio che rimangano "riservate": nonostante tutto ci sono state indagini e celebrazione di processi. come mai?
    Il motivo a mio giudizio è che l’inchiesta di per se nasce da motivi "politici". Mentre è normale che un governo faccia politica, lo è meno il fine politico di un’inchiesta che parte da un apparato dello stato che mira a governare una nazione tramite dispositivi di sentenze, e che sapeva apriori che sarebbe stato opposto il vincolo del SdS. E’ adesso ovvio che non puntassero a Pollari, ma ad indebolire il Governo in carica…
    Nemo

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    Silendo at |

    Nemo, chi ti scrive è da sempre stato molto critico nei confronti di un certo modo di esercitare l’azione penale da parte della magistratura italiana.  Detto ciò però, permettimi, la magistratura non deve prendere disposizioni dal potere politico. Altrimenti non avrebbe senso averne una indipendente.
    La magistratura non deve coordinarsi con la politica. Scherziamo?
    La magistratura deve muoversi esclusivamente nell’ambito del diritto e secondo le procedure da questo fissate e non mi pare che ci sia scritto da nessuna parte che, in materia di intelligence, il PM si deve coordinare con il Governo :)
    Esiste invece il Segreto di Stato che permette al Governo di secretare gli atti che ritiene debbano essere mantenuti riservati e così è stato fatto.
    Se invece si ritiene che debbano sussistere altre procedure allora le si deve fissare mediante legge. Capisci cosa voglio dire?
    A prescindere dall’idea che ciascuno di noi s’è fatto di questa vicenda non si può ritenere che il processo fosse politico sulla base del fatto che il PM non doveva agire di testa sua.
    Esiste un diritto? Sì. La magistratura deve rispondere solo a quello.
    Il diritto non piace o ha "difetti"? Bene, si devono cambiare le regole del gioco e questo è compito della Politica che lo può fare solo agendo mediante riforme/modifiche legislative.
    Mi spiego? E’ un gioco delle parti. Al Governo spetta di agire in un dato modo ma la Magistratura deve esercitare l’azione penale ovvero il controllo di legalità, senza rendere conto a nessuno (ovviamente nei limiti fissati dal Diritto).
    La domanda quindi è: il PM ha agito al di fuori di questi limiti? Da modestissimo laureato in legge direi di no (ma attendo comunque di leggere gli atti…).

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    giovanninacci at |

    Carissimi amici,
    io non sono affatto un esperto di diritto, ma se c’è una cosa che mi sembra chiara (è solo una mia impressione ovvio…) è che -a prescindere dal merito della sentenza- tutti i "sistemi istituzionali" (sono da sempre stato contrario a chiamarli "poteri") – dalla azione penale al segreto di Stato – hanno funzionato perfettamente: il "chi doveva fare cosa e come", insomma, sembra sia stato pienamente verificato. Ripeto questo a prescindere dal merito della questione.

    O sbaglio, Sensei?

    Saluti cari

    Giovanni

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    Silendo at |

    Io direi di sì. Ho un dubbio riguardo la fase iniziale delle indagini.
    Dubbio che spero di sciogliere quando, appunto, saranno disponibili gli atti.

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    utente anonimo at |

    da IL TEMPO «Sentenza naturale Processo innaturale» 

    «È la sentenza naturale che pone fine a un processo innaturale». Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga non ha dubbi. Profondo conoscitore del mondo dell’intelligence, si è sempre detto contrario al processo ai nostri agenti segreti. I giudici quindi hanno preso l’unica decisione possibile? «È l’unica cosa che si poteva fare. Mi dispiace che si sia posto il segreto di Stato perché Pollari avrebbe dovuto essere assolto non per il non luogo a procedere per il segreto di Stato ma perché non ha commesso il fatto. Sia lui sia Mancini»

    E la condanna degli agenti della Cia? «Questa sentenza agli agenti americani, forse per il fatto che nella legislazione italiana c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, è inevitabile ma non credo chiederanno l’estradizione».
    ……………………………………………………………………………………………………….
    La riflessione sull’obbligatorietà dell’azione penale prevista della legislazione è forse il punto che deve essere risolto definitivamente per gli tutti gli appartenenti ai Servizi con il massimo controllo al fine di dare il massimo di garanzie/controlli e prevedere pene esemplari in caso di eventuali abusi dei singoli.

    BABBANO ASIMMETRICO

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    Silendo at |

    Se non ricordo male in una delle proposte di riforma della legge 801 (se non erro o in quella che proveniva dalla Commissione Jucci… o in uno dei progetti presentati da Cossiga stesso), era prevista l’istituzione presso la Corte di Cassazione di un nucleo di magistrati specializzati in questa materia. Solo loro avrebbero potuto esercitare il controllo di legalità
    (sempre se non ricordo male…), sottraendo quindi il diritto/dovere di esercitare l’azione penale alle Procure.

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    utente anonimo at |

    VI. I RAPPORTI TRA I SERVIZI DI INFORMAZIONE E DI SICUREZZA E LA CORTE DEI CONTI

     
    Top 54. Una indennità che viola la legge

    Il Comitato parlamentare ha rilevato l’esistenza di una singolare e grave anomalia nei rapporti che, sulla base di norme regolamentari, si sono stabiliti tra i Servizi d’informazione e di sicurezza e la Corte dei conti. L’anomalia si ricollega ad un uso illegittimo dei fondi riservati.
    Il Presidente del Senato, il 13 febbraio 1995, ha inviato al Comitato una nota del SECIT (Servizio centrale degli ispettori tributari), concernente un’indagine relativa al SISDe. La nota ha una particolare rilevanza istituzionale, poiché in essa «sono rappresentate plurime ipotesi di irregolarità di governo, amministrative e di controllo da parte della Corte dei conti, oltreché di veri e propri reati a carico di funzionari pubblici non nominativamente indicati». Il Presidente del Senato è stato investito della questione, insieme a una serie di altri uffici, destinatari della lettera, dal momento che la richiesta al SISDe di documenti necessari ad accertare i fatti oggetto di indagine era rimasta senza risposta.
    La nota del SECIT ricorda che la legge n. 801 del 1977 prevede, all’articolo 7, che i magistrati non possano essere dipendenti dai Servizi d’informazione e di sicurezza. Di conseguenza, non possono percepire alcuna indennità dal SISDe, come dal SISMi.
    Risulta invece – così prosegue la nota – che un regolamento emanato nel 1989 (classificato come segreto) riconosce una indennità a favore dei magistrati della Corte dei conti addetti al controllo degli atti del SISDe.
    È il SISDe a corrispondere tale indennità. Ne ha dato conferma il dottor Gaetano Pellegrino, magistrato delegato al controllo consuntivo sui rendiconti, la contabilità e la gestione del Ministero dell’interno, dichiarando di aver rifiutato «somme di denaro offerte in nero dal dottor Broccoletti del SISDe», pur essendo tali erogazioni previste dal citato regolamento del 1989. Egli considerava quel denaro «offerto in modo illegale e quindi senza la possibilità di adempiere regolarmente agli obblighi fiscali». Precisava di non escludere che altri magistrati avessero percepito somme allo stesso titolo.
    Avendo richiesto al SISDe la documentazione necessaria ad accertare i fatti, il SECIT ottenne una risposta interlocutoria dal Direttore del Servizio, il 15 febbraio 1994. Il prefetto Domenico Salazar si riservò di trasmettere quei documenti, dopo aver ottenuto l’assenso del Procuratore della Repubblica di Roma. I fatti erano oggetto di un procedimento penale e una parte dei documenti erano stati già acquisiti dall’Autorità giudiziaria. La documentazione richiesta, a cominciare dal regolamento del 1989, non è mai stata trasmessa al SECIT, che pure la giudicava fondamentale.
    Il Comitato ha provveduto a verificare l’esattezza di quanto affermato nella nota ed ha ottenuto dal SISDe la trasmissione di alcuni documenti che il SECIT non era riuscito ad avere.
    Si è così riscontrata l’esistenza di una ulteriore situazione abnorme nell’amministrazione del SISDe. L’articolo 27, comma 1, del regolamento emanato dal Ministro dell’interno il 13 marzo 1989 dispone: «Per l’esercizio del controllo da parte dei magistrati della Corte dei conti e del Direttore della Ragioneria centrale del Ministero dell’interno, che viene svolto in via successiva, sono posti a disposizione appositi locali presso la sede del SISDe, con modalità idonee ad assicurare la sicurezza e la segretezza dei documenti». Si vuole circondare l’attività di controllo di speciali cautele, impedendo che i documenti materialmente si spostino dai locali del Servizio. Ma subito dopo, al secondo comma, troviamo una previsione che non ha nulla a che fare con le esigenze di sicurezza: «A detto personale compete, per la durata dell’incarico, l’indennità di cui all’articolo 33 del DPCM n. 7 del 21.11.1980». Il rinvio al citato articolo 33 implica che l’indennità sia determinata con decreto del Presidente del Consiglio.
    Si tratta di una retribuzione aggiuntiva a favore di quei magistrati, per l’assolvimento di un compito istituzionale che è già retribuito con lo stipendio.
    La norma regolamentare è evidentemente illegittima. Essa comporta che somme di denaro vengano corrisposte ai magistrati della Corte dei conti incaricati del controllo degli atti del SISDe, in violazione dell’articolo 7 della legge n. 801 del 1977.
    Ma il regolamento del 1989 ricalca una norma anteriore, ugualmente illegittima. L’articolo 33 del DPCM n. 7 del 21.11.1980 (citato dal regolamento del 13 marzo 1989) già indica quali siano i destinatari della indennità da determinarsi con decreto del Presidente del Consiglio. Prevede infatti che essa sia erogata «al personale che presta servizio presso gli uffici indicati nel precedente articolo 31».
    Quest’ultima norma non si riferisce, come pure ci si aspetterebbe, a personale del Servizio, ma a personale che esercita «il controllo sugli atti concernenti lo stato giuridico e il trattamento economico di attività e di quiescenza del personale degli organismi di informazione e di sicurezza, nonché sulle spese imputate al capitolo di organizzazione e funzionamento iscritto nello stato di previsione della spesa della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Tale controllo, specifica ancora l’articolo 31, «è esercitato dalla Corte dei conti e dalla Ragioneria generale dello Stato presso la sede della Segreteria generale del CESIS», e la relativa «assegnazione del personale è disposta rispettivamente dal presidente della Corte dei conti e dal Ragioniere generale dello Stato».
    Appare chiaro che la corresponsione dell’indennità, così disciplinata, si applica alle attività di controllo sull’insieme dei Servizi. Le somme devono essere erogate attingendo ai fondi riservati. L’articolo 18 del DPCM n. 8 del 21 novembre 1980 dispone infatti: «Ferme restando le misure nette attualmente stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, le indennità […] sono assoggettate a ritenuta, a titolo di imposta, nella misura del 25 per cento, sulla parte eccedente il 60 per cento del loro ammontare. La spesa inerente a dette attività grava sui fondi del capitolo riguardante spese riservate».
    Non si comprende quale sia il senso di una simile scelta. Né sembra che vi siano, in questo caso, ragioni di sicurezza le quali impediscano di attingere ai fondi ordinari. C’è forse qualche motivo per mantenere segreto l’esercizio di questa specifica attività di controllo? In base a criteri di normale ragionevolezza, la risposta non può che essere negativa.
    Resta dunque un dato innegabile. Le norme regolamentari esaminate prevedono che i magistrati della Corte dei conti percepiscano indennità aggiuntive dalle strutture amministrative che sono oggetto del loro controllo. È una retribuzione che l’ente controllato eroga a favore dei controllori, in netto contrasto con l’indipendenza (costituzionalmente garantita) della magistratura contabile. Per di più, in questo caso – trattandosi di Servizi di informazione e sicurezza – siamo di fronte a una violazione palese della legge che vieta ai magistrati di stabilire rapporti di dipendenza, anche in modo saltuario, con questi organismi.
    Il Comitato richiama l’attenzione del Parlamento e del Governo sulla illegalità di tali disposizioni e dei compensi che da esse hanno avuto origine.

    ……………………………………………………………………………………………..

    Non mi sembra che sia il massimo della garanzia visto che c’è voluto l’intervento dell’Ambasciatore Fulci per sollevare l’incogruenza.

    BABBANO ASIMMETRICO

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    utente anonimo at |

    Silendo , hai ragione da vendere . Condivido appieno la tua analisi peraltro giuridicamente inappuntabile . Non c’è infatti scritto da nessuna parte quello che io ho detto quindi di fatto la magistratura non è manchevole di nulla.
    Sono passati i tempi in cui i capi di governo alzavano la cornetta e risolvevano tutto con una telefonata . E’ questo il vulnus.Che malinconia….dico sul serio.

    Nemo

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    utente anonimo at |
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  21. avatar
    utente anonimo at |

    Cari Amici,
    Vi segnalo un link di RadioRadicale ( che io reputo un’ottima fonte di informazione) per ascoltare le udienze relative al processo Abu Omar.

    Best Regards

    Nemo

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