13 Responses

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    AllegraBrigata at |

    Quindi, secondo te, il limite principale della riforma è stato il non aver ridimensionato il ruolo del Pentagono?

    Andrea

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    Silendo at |

    Diciamo che in un certo senso sì.

    Se l’obiettivo della riforma del 2004 era quello di creare una vera leadership è evidente che il potere degli altri attori (diversi dal DNI, intendo) doveva essere realmente ridimensionato. Per la CIA è avvenuto. Per il Pentagono no.

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    utente anonimo at |

    e ritieni quindi probabile un analogo fallimento della riforma “nostrana” mi sembra di capire, tra le righe…

    kadmos

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    utente anonimo at |

    Interessantissimo, Sil.. anche per gli altri “obiettivi”.. 😉

    Bignami arriva ultimo con te…! :)

    Grazie…

    The Jackal

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    Silendo at |

    No. Tra l’altro non conoscendo i regolamenti attuativi non potrei, anche volendo, esprimere un giudizio così netto.

    Mi spiego meglio.

    Per prima cosa non penso che la riforma dell’intelligence USA sia destinata necessariamente al fallimento. Mi rendo conto che il post sembra piuttosto “negativo”, soprattutto riguardo al DNI, ma personalmente ritengo che l’ODNI in molti settori stia facendo un discreto lavoro.

    La nostra riforma, poi, ha obiettivi e modalità differenti. Per quanto, ribadisco, certi “principi” siano comuni. Ad esempio, a mio avviso il compito che grava sul nostro DIS è nettamente più “leggero” rispetto a quello che incombe sull’ODNI.

    Una cosa è coordinare AISI ed AISE ben altra è farlo con 15 agenzie enormi a livello di budget, personale, competenze, potere. Tanto per fare un paragone stupido è come se il DIS dovesse coordinare – e quindi in un certo senso “imbrigliare” – oltre alle due agenzie anche le Forze di Polizia e le Forze Armate…

    Insomma, il compito del DIS è nettamente più “semplice” rispetto a quello dell’ODNI. Per cui l’eventuale fallimento del secondo non implica necessariamente il fallimento del primo :)

    Il senso di questo post, però, è molto più elementare e direi anche scontato.

    1) Qualunque processo di riforma necessita di strumenti adeguati. In particolare lo studio di casi simili, come quello americano, ci dimostra che laddove si vogliono rendere veramente operative strutture di coordinamento – e quindi strutture che non sono realmente sovraordinate – è ncessario che i poteri di tali organi di coordinamento siano a) adeguati agli obiettivi prefissati e b) definiti con precisione dalla norma;

    2) Tutti i processi di riforma, data la complessità e le difficoltà, necessitano di una fortissima leadership e di un tempo adeguato;

    3) Molte delle principali intelligence internazionali, da qualche anno, si stanno ristrutturando. L’Italia può, secondo me, apprendere molto dallo studio degli altri processi di riforma. Conclusi o attualmente in corso.

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    Giano08 at |

    e bravo Silendo Letta 😉

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    utente anonimo at |

    Principi sacrosanti.

    A volte, per coglierne la validitá, non c’é nemmeno bisogno di andare oltreoceano.

    Si puó imparare molto guardando il modello di coordinamento applicato alle FF.PP. …

    Kadmos

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    Silendo at |

    Esatto!!! Pensavo proprio a quello!!

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    Silendo at |

    Giano, lo sai, puoi anche chiamarmi… Gianni… :))

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    utente anonimo at |

    Scusa Silendo,

    immagino tu intendevi che pensavi a quello come modello da NON seguire. Come errore da cui imparare.

    Per la precisione.

    Kadmos

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    giovanninacci at |

    “L’Italia può, secondo me, apprendere molto dallo studio degli altri processi di riforma”: ecco un altro significativo quadretto da appendere in camera da letta… ops… da la letto :)))))

    Ora, in effetti, ci sarebbe da immaginare/studiare/inventare/enumerare/identificare [ecc. ecc. ecc.] quali enti/entità/personalità [ecc. ecc.] intendiamo per “Italia”, ovvero chi effettivamente “può (deve/dovrebbe/vorrebbe ecc. ecc. ecc.) “apprendere” dagli altri processi di riforma per riformare (a sua volta) meglio, almeno su basi più… “scientificamente concrete”.

    Sensei, sono stato troppo diplomatico?

    :))))))))))

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    Silendo at |

    X Kadmos: diciamo che ogni processo di riforma, anche quello delle Forze di Polizia (così come quelle Forze Armate) ha lati positivi e lati negativi. Si apprende da entrambi :)

    Giovanni… pure troppo direi… fino ad essere quasi criptico ;))

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    giovanninacci at |

    quel tuo “quasi” mi conforta alquanto!

    😉

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