28 Responses

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    AllegraBrigata at |

    Direi di sì, Capo…

    Vittorio

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    utente anonimo at |

    La pirateria si sta dimostrando un fenomeno sempre meno sporadico e sempre più sistematico, organizzato. Dal mio punto di vista, al di là dei danni economici immediati che esso comporta (aumento delle polizze assicurative, ingenti perdite economiche per i porti snobbati, perdita di posti di lavoro, ecc.), bisogna guardare all’impatto a lungo termine del fenomeno, il quale verrebbe inevitabilmente ad alterare gli accordi economico-strategici tra Paesi, e in quest’ottica penso che, sì, potrebbe diventare una questione di sicurezza nazionale economica.

    Tuttavia, non essendo un’economista, mi riservo il beneficio del dubbio…

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    utente anonimo at |

    Mi sono dimenticata di firmarmi..

    Felsina

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    utente anonimo at |

    e’ un fenomeno che fa gola a chi viene preso di mira

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    Silendo at |

    In che senso, anonimo?

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    AllegraBrigata at |

    Sì.

    Se si impedisce o comunque si limita il transito commerciale in uscita dal canale di Suez il Mediterraneo vede ridotta la sua importanza con conseguenti danni economici per l’Italia.

    Ciao Felsina. A cosa ti riferisci quando scrivi di “accordi economico-strategici tra Paesi”?

    Tanino

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    utente anonimo at |

    Ciao Tanino,

    Mah, mi riferivo al fatto che se si impedisce di fatto alle navi (causa atti di pirateria) di attraversare il Canale di Suez e poi il Mar Rosso e quindi il Golfo di Aden per raggiungere i porti asiatici, con conseguente cambio delle rotte (ossia circumnavigazione dell’Africa) e aumento delle spese di trasporto dovuto al viaggio più lungo (anche se il prezzo del carburante la rende meno costosa di un tempo), questo avrà inevitabili ripercussioni sul costo dei prodotti che si vanno ad esportare nel continente asiatico. Gli acquirenti asiatici del resto hanno l’opposto interesse, ossia di pagare lo stesso prodotto il meno possibile e, quindi, saranno portati ad acquistare da altri produttori o, comunque, ad avvalersi di vettori di altri Paesi. Lo stesso dicasi nell’ipotesi in cui l’armatore decida comunque di assumersi un eventuale rischio di un atto di pirateria, sia che opti o meno per la stipula di una polizza assicurativa: sia in un caso che nell’altro, l’armatore avrà comunque dei costi aggiuntivi (in quanto un attacco prima o poi capita e deve essere messo in conto poiché comporta sempre una perdita economica, che verrà fatta ricadere sul produttore della merce trasportata, il quale, a sua volta, si rifarà sull’acquirente). Questo viene indubbiamente ad incidere sugli attuali assetti economico-strategici tra Paesi e viene a costituire una minaccia per la sicurezza economica non solo dell’Italia ma anche di tutti quei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, Egitto in primis.

    In quest’ottica penso che la pirateria rientri nell’ambito di una precisa strategia di Al Qaeda, la cui presenza è sempre è più invasiva sia nello Yemen che in Somalia, ormai come riportato da diverse fonti.

    Un caro saluto,

    Felsina

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    utente anonimo at |

    Mi fa piacere che ogni tanto qualcuno che non fa parte della “band” venga considerato.

    puntualizzo: ho un alta considerazione di me ma e’ quello che ho visto.

    Dietro a situazioni come queste si celano sempre grossi interessi occulti.

    E’ impossibile che la comunita’ internazionale non faccia nulla di concreto per evitare questo saccheggio da parte dei “pirati”.

    O fallisce miseramente o e’ dietro al banco di regia perche’ ha i suoi interessi economici, perche’ sicuramente mandare navi li’ avra un costo che porta introiti a chi deve guadagnare.

    poi in un area cosi’ possono sparire cose che normalmente e’ difficile smaltire.

    non e’ la prima volta.

    che tristezza.

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    Silendo at |

    Mi inserisco un attimo nel vostro discorso, Felsina e Tanino.

    Due cose: 1) personalmente non credo che un problema del genere minacci gli equilibri economico-commerciali tra i Paesi. Per così dire, il pericolo non è così elevato da raggiungere tale gravità… a meno che non vengano minacciate li linee di rifornimento energetico.

    2) la pirateria non è opera di al Qaeda. Non fa parte di una sua strategia 😉

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    utente anonimo at |

    Caro Silendo, concordo sul fatto che al momento magari il fenomeno non sia così grave da costituire una minaccia alla sicurezza nazionale ma nel lungo termine le ripercussioni possono diventare pesanti. Ma questo è il mio umilissimo e fallibile pensiero basato, tra le altre cose, sul fatto che: 1) a livello mondiale, più del 12% degli idrocarburi fonti di energia viaggia sulle suddette rotte; 2) alcuni gruppi islamici come quello di Al-Shabaab, che sarebbe affiliato con Al Qaeda secondo lo US Dept. of State, avrebbero legami con i pirati (somali nel caso di specie). 😉

    Felsina

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    giovanninacci at |

    Beh, nel caso più grave… spero solo che mi richiamino per un imbarco :)

    (ehm… scusate sempre la mia monotematicità: ormai patologica… 😉

    Saluti carissimi a ognuno di voi.

    Giovanni

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    Silendo at |

    Un attimo, non ho detto questo :)

    Io personalmente penso che la minaccia riguardi la nostra sicurezza economica nazionale. Non penso che la riguardi per i motivi che hai delineato tu precedentemente.

    Mi spiego.

    Penso che il pericolo per noi sia costituito, come dice l’articolo, dal fatto che i nostri porti possano essere tagliati fuori dal flusso commerciale. Insomma, ipotizzo uno scenario nel quale il Mediterraneo veda ridotto, e di molto, il suo ruolo di bacino di comunicazione/transito tra Oceano Indiano ed Atlantico.

    Non penso invece che ci sia, nè ora nè in futuro, il pericolo che la minaccia piratesca possa arrivare a livelli tali da incindere sugli equilibri economico-commerciali tra i Paesi.

    Era questo il punto sul quale non ero d’accordo.

    Riguardo ad Al Qaeda, il Dipartimento di Stato americano le “affilia” un po’ di tutto :))

    I pirati somali sono pirati per motivi di denaro e non di ideologia. Che in Somalia ci siano gruppi islamisti non v’è dubbio, che ci siano contatti tra questi ed i pirati somali non c’è dubbio, ma da qui a parlare di affiliazione come se (attualmente o potenzialmente in futuro) Al Qaeda gestica o sia alleata dei pirati… ne passa e di molto.

    Ed attualmente così non è.

    Tra l’altro ho dubbi seri sul fatto che possa diventarlo in futuro, a causa dell’evidente debolezza (per non dire peggio) del gruppo qaedista.

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    utente anonimo at |

    Un articolo tra i tanti…

    http://www.aina.org/news/20090501102403.htm

    Ognuno tragga le sue conclusioni…

    Felsina

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    AllegraBrigata at |

    Felsina, scusami, ma tu davvero pensi che al Qaeda adoperi la pirateria per creare un danno strategico all’economia internazionale????

    Guarda che è come dire che per uccidere un elefante lo si prende pietrate.

    Andrea

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    utente anonimo at |

    Caro Andrea, la mia era solo un’ipotesi. Come dico sempre, io non ho risposte o certezze ma domande e dubbi. L’intelligence non è come la matematica dove due più due fa sempre quattro. Ora, siccome sono una persona curiosa cerco di capire, ma più capisco più penso che la realtà sia così sfaccettata che è lungi dall’essere pienamente afferrata.

    Quello che a noi occidentali può sembrare irrazionale o poco efficace perché abbiamo a disposizione degli strumenti più potenti, magari non lo è per chi ha un diverso punto di vista e porta avanti una battaglia ideologica con tutti gli strumenti che ha a disposizione. C’era uno studioso che diceva che se i terroristi fossero davvero forti non avrebbero bisogno del terrorismo per perseguire i loro fini. Bisogna mettersi nei panni dell’avversario e percepire la realtà con i suoi stessi occhi se lo si vuole capire prima e sconfiggere dopo, altrimenti siamo destinati a fallire 😉

    Un caro saluto,

    Felsina

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    AllegraBrigata at |

    Certamente. E’ questa la vulnerabilità della tua ipotesi, se mi permetti. Il vedere la cosa proprio dal punto di vista occidentale e con gli occhi e la ratio di al Qaeda.

    Facciamo l’ipotesi che al Qaeda punti a far danni attraverso la pirateria. Ci rendiamo conto di quanto impegno e “forza” ci vuole per farlo? Abbiamo idea delle reali reti operative che attualmente agiscono in Somalia per compiere atti di pirateria? Tu pensi che sia facile (per al Qaeda) o difficile?

    Capisci cosa voglio dirti?

    Per quanto riguarda l’intelligence, Felsina, l’intelligence è acquisizione di informazioni e analisi delle stesse.

    La prima cosa è acquisire informazioni di buona fonte. Prova a fare una ricerca su fonti serie e vedi quante ti dicono che al Qaeda – E NON UN GRUPPO ISLAMISTA, che come ha già correttamente spiegato Silendo non è assolutamente la stessa cosa – ha in questo momento interessi operativi nella pirateria. Prova e poi segnalale.

    Il secondo step è l’analisi.

    Ho letto il testo da te linkato. Posso chiederti cosa ne hai tratto tu? Perchè io credo di trarre valutazioni opposte a quelle che mi sembra di capire siano le tue.

    Andrea

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    utente anonimo at |

    Felsina, condivido pienamente il tuo punto di vista!

    non mi riferisco specificamente ai collegamenti al-qaida-pirati ma, più in generale, al tuo approccio all’analisi espresso nel post #15.

    barry lyndon

    barry lyndon

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    AllegraBrigata at |

    Volevo scrivere “e NON con gli occhi…”.

    Andrea

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    Silendo at |

    Mi permetto di ri-entrare nel discorso :))

    Secondo me tutto gira su un fraintendimento.

    Al Qaeda cos’è? E’ quel gruppo che opera(va) in Afghanistan o è un network di gruppi che operano in diverse parti del mondo???

    Senza annoiare nessuno con excursus storici su come si è evoluta la comprensione che noi occidentali abbiamo di al Qaeda, la risposta è che al Qaeda è quel gruppo che opera(va) in Afghanistan. Punto!

    Il più ampio movimento islamista (per “islamista”, in questo contesto, intendo “gruppo estremista e/o terrorista di ispirazione islamista”) non è al Qaeda.

    Al Qaeda è (ed è stato storicamente) uno dei tanti gruppi islamisti che operano, ed hanno operato, in Nord Africa, Medio Oriente ed Asia Centrale.

    Ok?

    Non dobbiamo confondere un sotto-insieme con l’insieme.

    Nnon bisogna cadere nella trappola (questa sì, Felsina, tutta occidentale) di pensare che un gruppo in quanto islamista, e magari con contatti con al Qaeda, sia al Qaeda stessa. O magari che da questa prenda ordini. O che magari con questa abbia alleanze strategiche.

    La realtà è molto più complessa di quello che noi occidentali generalmente configuriamo. Al Qaeda non è il movimento islamista e non ne ha assolutamente la guida. Anzi…

    Passando all’analisi del testo da te indicato… io condivido le perplessità di Andrea :)

    Che cosa dice, nella sostanza?

    Che un paio di gruppi islamisti somali traggono profitto economico dalla pirateria. Pirateria che loro non esercitano:

    Ambassador David H. Shinn conceded there was “no evidence that piracy is directly linked to international terrorism, although many Somali groups get a cut of the ransom money.” Citing Jane’s Intelligence Review, Shinn explained that the two forces cooperate on arms smuggling, and the pirates are reportedly helping al-Shabaab develop maritime capabilities.

    While the relationship is based on business and not ideology, it doesn’t make it any less beneficial to al-Shabaab. He says that they sometimes receive a “protection fee of 5 to 10 percent of the ransom money. If al-Shabab helps to train the pirates, it might receive 20 percent and up to 50 percent if it finances the piracy operation.”

    Questa è una cosa molto diversa dal dire che al Qaeda punta, tramite la pirateria, a creare danni strategici all’Occidente.

    Mi spiego?

    Qui si parla di un gruppo islamista (che non è al Qaeda) che condivide (e non sempre) gli utili di un’attività svolta da altri. E lo fa per lucro. Non perchè punta a chissà quale obiettivo strategico politico-economico. Cioè dice una cosa diversa da quella che ipotizzi tu :)

    Poi, è chiaro, tutto è possibile ma, come sempre, bisogna distinguere tra probabile e possibile 😉

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    utente anonimo at |

    Caspita non pensavo davvero con un semplice post di sollevare tutta sta discussione, bello! 😉

    Allora, ecco un estratto dallo stesso articolo:

    «While Freer is correct in pointing out that the pirates and terrorists are not ideological allies, it is a mistake to assume that the pirates are not willing to become valued business partners of radical Islamic terrorist groups including those linked to Al-Qaeda.

    Al-Shabaab, the Al-Qaeda affiliate labeled by the State Department as a terrorist organization, currently controls southern Somalia. The recent media attention given to the taking of an American cargo ship captain hostage and subsequent rescue will no doubt motivate this group to partner with pirates, if for no other reason than to try to steal some of the spotlight. Indeed, shortly following the incident, al-Shabaab claimed credit for firing mortars near a visiting U.S. congressman.

    Already, senior Al-Qaeda member Sa’id Ali Jabir Al-Khathim al-Shihri, has instructed his Somali allies to “increase your strikes against the crusaders at sea and in Djibouti.” Earlier in April, an al-Shabaab spokesperson praised the pirates, saying they were “protecting the coast against the enemies of Allah.” The leader of the Ras Kamboni Brigades, another radical Islamic group said to be linked to Al-Qaeda, said the pirates were “part of the Mujahideen” despite being “money-seekers.” Those that dismiss the possibility of a link between pirates and terrorists underestimate the forces of radical Islam’s ability to establish relationships of convenience, and underestimate the greed of pirates with a clear will to bypass principles for the sake of profit.»

    Cosa noto: 1) qui e in altre fonti si parla di gruppi islamisti legati ad Al Qaeda (sbagliano tutti? Ok, sbagliano, non è tecnicamente corretto. Ok, ve bene, ne prendo atto e apprendo); 2) ne deduco che sì, i pirati agiscono per fini di profitto economico (questo non l’avevo mai messo in dubbio) però è anche vero che i gruppi islamisti hanno tutto l’interesse, come dire, a “far parte” del fenomeno (se addirittura non ne sono parte).

    Ora, non penso che questi gruppi agiscano a caso, bensì penso che abbiano una precisa strategia, al di là del lucro.

    Inoltre, il fatto che attualmente non ci siano prove che dimostrino che esiste un legame diretto tra pirateria e terrorismo internazionale non vuole dire che l’ipotesi sia completamente da escludere come insegna l’Analysis of Competing Hypothesis.

    Poi, io non voglio avere ragione a tutti i costi. In quanto esseri umani siamo tutti fallibili. Nessuno è detentore della verità assoluta. Ho semplicemente espresso una possibilità e sono aperta al vostro punto di vista (ma voi lo siete altrettanto verso il mio?) Io non sto cercando di convincere nessuno a pensarla come me, sto solo cercando di “think out of the box” anche se è molto meno faticoso uniformarsi alla massa.

    Ora, proviamo a continuare a pensare fuori dal box.

    Primo passaggio: l’obiettivo diretto dei pirati è il lucro, bene. I gruppi islamisti possono sfruttare la cosa per perseguire i loro fini ideologici, oltre che ottenere parte degli utili (questo è il vantaggio immediato ma c’è sempre un vantaggio ulteriore, più o meno diretto);

    Secondo passaggio: se è vero che infirmando con la pirateria i flussi commerciali dal Mediterraneo verso l’oriente si tagliano fuori da tali flussi i porti del Mediterraneo (effetto primario), è anche vero che questo avrà inevitabilmente delle ripercussioni sull’economia e sul commercio (e, quindi, anche sugli accordi commerciali – effetto secondario). In che misura questo non lo posso dire. Forse i pirati manco avevano pensato a queste conseguenze. La mia tesi è forzata o sbagliata? Lo è, non lo è, può darsi, time will tell.

    Quello che volevo dire con riferimento alla matematica è che l’intelligence non è una scienza esatta.

    Ragazzi, è stato davvero un bell’esercizio di riflessione, grazie! :)))

    Felsina

    PS Grazie barry ;))

    PS1 Mi scuso con chi si è annoiato a leggere i miei post, chiedo venia

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  21. avatar
    Silendo at |

    Le discussioni più proficue nascono dalla diversità dei punti di vista. Con chi la pensa allo stesso modo non c’è confronto e non c’è “risultato” :)

    Premettendo che nessuno qui ritiene di avere la “conoscenza” e che tutti siamo abituati, per lavoro o passione, a smontare continuamente le nostre teorie, è importante chiarire una cosa (secondo me). Qui non facciamo intelligence perchè l’intelligence non è “analisi” (cosa che invece possiamo fare benissimo qui). L’intelligence è analisi di informazioni ANCHE riservate. E qui, nel blog, non ce ne sono.

    Quindi, siamo tutti d’accordissimo che l’intelligence non è una scienza esatta ma in questo caso credo che parlare di intelligence sia fuori contesto (a meno che non intendessi parlare di “analisi”).

    Fatta questa lunga premessa (di cui mi scuso ma è solo per chiarirci, altrimenti magari finiamo per parlare due o tre lingue differenti), mi chiedo: quanto di quello che scrivi tu è possibile e quanto è probabile?

    Nessuna delle tue ipotesi è scorretta o strampalata. Ma, a livello di probabilità, che percentuale possiamo dare loro? Soprattutto… in che arco temporale le possiamo collocare.

    Perchè se io dico che è possibile che i terroristi si dotino di un’arma nucleare dico una cosa corretta. Ma sono nel campo della possibilità.

    Bisognerebbe dire che è possibile in una X percentuale ed in un X arco di tempo.

    Con questo non voglio dire che tu, qui dentro, debba esprimere opinioni strutturate come fossero analisi vere e proprie!!! Ci mancherebbe altro… qui si cazzeggia…:))

    Voglio dire che non concordiamo con te NON SUL FATTO CHE NON POSSA ACCADERE QUANTO TU IPOTIZZI. Non si concorda sul fatto che stia avvenendo ADESSO o che SIA PROBABILE CHE AVVENGA.

    Altro punto fondamentale. Noi adesso stiamo facendo l’analisi di un testo. E’ un po’ come dire che stiamo discutendo della mafia analizzando non la mafia…ma un testo che ne parla. Ed è questa una cosa che ha cercato di dirti Andrea quando parlava di acquisizione di informazioni di buona fonte (se non ricordo male), invitandoti a fare una ricerca ampia ed approfondita. Ti invitava cioè a prenderti un po’ di tempo e fare uno studio sulla questione.

    Se però vogliamo restare, ancora una volta, all’analisi del testo da te indicato (tanto per fare un esercizio divertente per tutti, sia chiaro) vediamo cosa dice:

    1) “it is a mistake to assume that the pirates are not willing to become valued business partners of radical Islamic terrorist groups including those linked to Al-Qaeda”.

    Sulla base di cosa? Sulla base di cosa è un errore ritenere che i pirati… ecc? E’ un’idea di chi scrive? Ha informazioni che la sostengono? Sta speculando? Boh…

    2) senior Al-Qaeda member Sa’id Ali Jabir Al-Khathim al-Shihri, has instructed his Somali allies to “increase your strikes against the crusaders at sea and in Djibouti.”

    Cosa dice questo punto?

    Dice che un membro di al Qaeda ha “istruito” (???) i suoi alleati somali ad aumentare gli attacchi contro i crociati ecc.

    Cosa vuol dire, scusami? Vuol dire che un membro di al Qaeda (bisogna vedere a che livello gerarchico e con che ruolo!!!!) ha detto: ragazzi, dateci dentro.

    Mi chiedo e ti chiedo: che informazione è?? Che prova è??? Da questo possiamo trarre conclusioni che al Qaeda manovra i pirati? Che al Qaeda ha una precisa strategia in merito agli attacchi marittimi? Che al Qaeda sta investendo in queste operazioni piratesche?

    Io addirittura leggo questa affermazione, unita a queste altre (Earlier in April, an al-Shabaab spokesperson praised the pirates, saying they were “protecting the coast against the enemies of Allah.” The leader of the Ras Kamboni Brigades, another radical Islamic group said to be linked to Al-Qaeda, said the pirates were “part of the Mujahideen” despite being “money-seekers.” ) come indizio del fatto che i pirati sono una cosa ed i gruppi islamisti somali un’altra e che semmai al Qaeda sta cercando (COME ORAMAI DA ANNI FA PUNTUALMENTE) di mettere il proprio cappello mediatico su cose che non le appartengono…. 😉

    3) Those that dismiss the possibility of a link between pirates and terrorists underestimate the forces of radical Islam’s ability to establish relationships of convenience, and underestimate the greed of pirates with a clear will to bypass principles for the sake of profit.

    Questo punto non dice nulla nell’ambito del nostro ragionamento, perchè nessuno sottostima la possibilità di legami. Anzi, diciamo proprio questo. Che ci sono legami tra gruppi radicali islamisti (CHE NON SONO AL QAEDA!) e pirati ma sono legami di soldi. Che non sono assolutamente legami da sottovalutare e che possono evolvere in diversi modi… ma che non sono accordi strategici che vanno verso dove ipotizzi tu. Almeno per adesso ed almeno in base alle informazioni di cui si dispone 😉

    Non diciamo altro.

    Veniamo a quello che scrivi tu? :)

    Scrivi: “qui e in altre fonti si parla di gruppi islamisti legati ad Al Qaeda (sbagliano tutti? Ok, sbagliano, non è tecnicamente corretto. Ok, ve bene, ne prendo atto e apprendo”. Mi fa capire che non mi sono spiegato.

    Se approfondisci gli studi di terrorismo vedrai che una fonte primaria, cui molti attingono, sono i benedetti rapporti del Dipartimento di Stato. Ok?

    Quando il Dipartimento di Stato qualifica un gruppo terroristico come “affiliato” ad al Qaeda non vuol dire che quel gruppo terroristico:

    a) prenda ordini da al Qaeda

    b) sia la stessa cosa di al Qaeda

    c) sia una costola di al Qaeda, ecc ecc.

    Capisci cosa voglio dire? Che non bisogna essere “meccanici” ed “automatici”. Bisogna, come dici tu, pensare fuori dal box :))

    Ad esempio… i gruppi terroristici islamisti, in genere, combattono battaglie locali e non internazionali. La storia dello jihadismo è una bellissima storia della lotta tra due concezioni strategiche differenti, opposte addirittura. Con tanto di morti tra le due opposte fazioni (tanto per dirne una: Bin Laden che fa fuori il suo mentore, tale Azzam…).

    Al Qaeda sostiene l’internazionalità della lotta, altri gruppi islamisti invece la “nazionalità” della stessa.

    Sempre gruppi jihadisti sono. Ma lottano per obiettivi differenti, opposti!!!

    Allora ti chiedo, Felsina, oltre che prendere atto del fatto che quei due gruppi somali sono “affiliati” ad al Qaeda… abbiamo indagato sulla loro collocazione strategica???? Sappiamo, per esempio, chi li comanda e cosa pensa e come si colloca strategicamente??? Lotta il nemico occidentale o lotta il nemico locale???

    Perchè se io sono “amico” di tizio non vuol dire che ne condivido la lotta in toto. Non vuol dire che, potendo, abbraccio le sue strategie.

    I gruppi jihadisti somali affiliati ad Al Qaeda potrebbero non condividere il presunto tentativo qaedista di far danni all’economia internazionale.

    E ancora… in che cosa si manifesta, fattivamente, questa affiliazione??? Solidarietà? Ospitalità? Aiuti economici? Addestramento reciproco?

    Sono tutti elementi importanti. Ma differenti.

    Cosa sappiamo in merito?

    Tutto questo, Felsina, necessita di uno studio più approfondito e solo dopo, per altro, sarà possibile fare analisi complesse come l’ACH 😉

    CONCLUDENDO: Nessuno dice che sostieni cretinate. Anzi, posso garantirti che quello che affermi tu è un pensiero fisso di chi studia o lavora su queste cose (insomma… è una cosa già piuttosto “pensata” e ragionata…).

    Quello che ti stiamo dicendo (e motivando, mi sembra) è che siamo per ora nel campo delle ipotesi… delle possibilità.

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  22. avatar
    AllegraBrigata at |

    Ciao Felsina, come stai? :)

    In merito al discorso dei danni economici non è esattamente come ipotizzi tu. Ci sono diversi fattori da tenere presente. Il cambiamento di rotta potrebbe incidere solo sul tempo di consegna delle merci ed anche da questo punto di vista potrebbero esserci una serie di adattamenti e compensazioni di varia natura. Potrebbe incidere poco o nulla sul costo delle merci. Voglio dire: non è automatico.

    Direi però che a meno di veri e propri blocchi navali, non atti di pirateria, la situazione non viene ad incidere addirittura sugli accordi commerciali tra i Paesi. Lì sono altri i fattori in gioco: tariffe, regolamentazioni ecc. Non fenomeni come la pirateria.

    Federico

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  23. avatar
    utente anonimo at |

    Silendo caro, non ho mai detto che non stiamo parlando di ipotesi e possibilità. ;))

    Io per prima ho parlato di ipotesi, tutte ovviamente da verificare e sicuramente l’argomento è da approfondire e studiare ma non mi sembra questa la sede per cui scusate se non ho allegato una bibliografia più ampia.

    Federico :))), diciamo che va così così, e a te? Ti ringrazio per la precisazione 😉

    Reply
  24. avatar
    Silendo at |

    :)) no, no… ma non si tratta di allegare bibliografie su, lo sai bene..

    Se tu inizi un ragionamento scrivendo: “In quest’ottica penso che la pirateria rientri nell’ambito di una precisa strategia di Al Qaeda, la cui presenza è sempre è più invasiva sia nello Yemen che in Somalia, ormai come riportato da diverse fonti.” perdonami ma nessuno può pensare che la ritieni un’ipotesi, come poi hai affermato 😉

    Reply
  25. avatar
    utente anonimo at |

    Vogliamo fare l’analisi semantica di quello che ho scritto?

    La frase consta di due parti: quando dico “io penso che la pirateria rientri nell’ambito di una precisa strategia di Al Qaeda” è una mia ipotesi, ok? Quando scrivo invece “la cui presenza è sempre più invasiva sia nello Yemen che in Somalia, ormai come riportato da diverse fonti”, non lo dico io e non fa parte dell’ipotesi.

    Se poi si vuole giocare a trovare il pelo nell’uovo o a mettermi in fallo questo è un’altra faccenda

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  26. avatar
    utente anonimo at |

    In questo post sembrate degli ingegneri nucleari che cercano di far partire una struttura megagalattica, senza riuscirci…..poi arriva un semplice tecnico che risolve il tutto attaccando la spina elettrica che era davanti agli occhi di tutti.

    (Sto aspettando il tecnico ancora)

    :)))))

    Reply
  27. avatar
    Silendo at |

    :)) a chi lo dici…

    Reply
  28. avatar
    utente anonimo at |

    Il cambio delle rotte commerciali non è una conseguenza immediata. Esso viene reso economicamente più conveniente dal calo dei dei costi del carburante, dai minori costi dei porti del nord-europa e dalla loro logistica (avete presente la Padova-Mestre). Il tutto si inserisce in un conflitto economico tra i porti atlantici e quelli mediterranei.

    Questa convenienza dipende dalla nave, dal tipo di carico e dalla destinazione e quindi non è esprimibile in valore assoluto.

    La progettazione e messa in linea di navi adatte a sfruttare queste congiunture favorevoli è un’azione che si esplica nell’arco di un certo tempo e quindi non attuabile in tempi brevi.

    Bisogna quindi attuare una politica infrastrutturale ( porti, treni, strade ) che mal si concilia con gli obiettivi a breve termine dei piani industriali ( sia privati che pubblici )

    Per i pirati maggiori rischi ( e la pirateria è considerata uno dei peggiori reati al mondo ) equivalgono ad un maggior guadagno ( mi sembra di sentire il sole 24ore ).

    Attualmente per loro sta diventando economicamente conveniente agire non nei confronti della merce ( probabilmente non movimentabile nè vendibile nei porti somali ) ma sul personale marittimo con relativa richiesta di riscatti ( che è più facilmente movimentabile a parità di valore ).

    Per il mondo occidentale una possibilità è affidare i carichi su rotte a rischio ad armatori che non abbiano problemi di natura assicurativa o di opinione pubblica ( la differenza tra questi equipaggi ed i pirati è veramente minima ) con relativi problemi di sicurezza della navigazione ed ambiente.

    L’opzione militare ( pattugliamento delle rotte ed eventuale uso della forza ) si configura secondo mè come un conflitto asimmetrico.

    Non basta comparare il costo di un gommone con quello delle ore di volo dell’elicottero che lo affonda. Bisogna anche valutare l’impatto di un possibile errore umano ( anche i pescatori somali girano armati di ak47 ).

    Se si volesse perseguire questo obiettivo bisogna minimizzare l’impatto mediatico di tali azioni sia nel mondo occidentale (limitando le risorse impiegate ed il personale dedicato) sia nel mondo “orientale” (effettuando azioni oltre l’orizzonte, con modalità da non lasciare testimoni, il mostrar bandiera può essere deleterio)

    Ed attualmente credo ci siano pochi paesi detengono la tecnologia per poter agire in tal senso.

    Ma ne hanno la convenienza, o il problema è principalmente europeo ?

    Che differenza c’è tra un pirata ed un paese tecnologicamente avanzato che adotta metodi soppressivi della vita umana ?

    Non è che Al-Qaeda è la giustificazione alla mancanza di pianificazione a lungo termine nel settore del trasporto ?

    PS: ma una finestrella più larga per scrivere ?

    Grazie dell’attenzione

    Reply

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