77 Responses

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    AllegraBrigata at |

    Non ti do la risposta seria perchè la materia la conosci più tu di tutti noi…invece noto che:

    a) devi essere “arrivato” alla Francia (è un bene?)

    b) se sei arrivato al punto da studiare documenti in francese non oso pensare il livello della cosa….

    c) poi mi aggiorni :))))

    F.

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    Zabetta at |

    Sì Fede, è arrivato alla Francia…

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    AllegraBrigata at |

    Invece la domanda di Silendo è interessante, ovviamente, e molto molto importante.

    Tanino

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    Silendo at |

    a) Sì, Fede, sono arrivato alla Francia… ed è positivo :)

    b) Più che il livello della cosa parlerei di livello della disperazione 😉

    c) ovviamente, figliuolo…

    Tanino: chi dovrebbe farlo? Quali strutture all’interno delle istituzioni che operano nel campo della sicurezza e delle questioni strategiche?

    Mi viene in mente l’UAP per la Farnesina o il Cemiss per la Difesa. Solo per fare due, importanti, esempi.

    Lo fanno? Mah…io credo che, quantomeno, andrebbero potenziate.

    Soprattutto, anche in Italia si dovrebbe capire quello che si è capito in tutto il mondo e cioè che in materia di questioni strategiche e di sicurezza nazionale (in particolare quando si parla di analisi previsionali e pianificazione) è il “centro” del Governo a dover svolgere un ruolo chiave.

    In Italia, quindi, la Presidenza del Consiglio. Solo che questa difetta delle strutture necessarie per svolgerlo.

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    giovanninacci at |

    Mmmmm… le “verità” manifeste sono quelle verso le quali è più difficile avere “fede”…

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    AllegraBrigata at |

    Zabetta, allora siamo a posto :)

    Tanino, per favore non mi rimproverare eh :))

    F.

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    AllegraBrigata at |

    Non potrei mai Federico! :)

    T.

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    AllegraBrigata at |

    Non è la Francia la svolta.

    Credo sia la Gran Bretagna, giusto Sil?

    😉

    R.

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    Silendo at |

    Meno di quello che pensavo, Robertino.

    L’evoluzione istituzionale francese è molto simile a quella, potenziale, nostra.

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    ilraffa at |

    Federico&C. non so se invidiarvi o no… ahahah

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    AllegraBrigata at |

    Guarda Raffaele c’è un detto che preferisco non ripetere :))))

    Diciamo che pure noi dobbiamo ancora capirlo…. :))))

    F.

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    Silendo at |

    Uhm…. non so se devo ritermi offeso o no… ;))

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    Zabetta at |

    Io direi di sì…bisogna mettere un po’ in riga questo Federico ;).

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    Silendo at |

    Eh… gli amici…

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    grafvonSpee at |

    Quel che mi stupisce di più nel titolo dell’argomento postato è quel “persino”.

    Come “persino”?

    I Francesi hanno una solidissima pubblica amministrazione, anche e soprattutto in quegli ambiti particolari, verso la quale destinano le loro migliori risorse umane, valorizzandole e favorendone lo sviluppo continuo.

    I Francesi hanno una politica estera di medio-lungo termine.

    Noi abbiamo una pubblica amministrazione verso la quale, lungi dal dirottare le “teste d’uovo”, tendiamo storicamente e pervicacemente a destinare ben altri tipi di teste, rigorosamente da sottoimpiegare, sottopagare e indurre a una depressione da scarsa considerazione sociale.

    In sostanza, in Italia la pubblica amministrazione serve soltanto, molto keynesianamente, a sostenere la domanda aggregata, indipendentemente da qualsiasi seria istanza di efficienza/efficacia dello strumento.

    Ne consegue che da noi, oltre a essere assente un progetto di politica estera di lungo termine, non andandosi oltre la politica di “respingimento” (che potrebbe ben essere decisa anche al bancone di un qualsiasi Bar dello Sport della provincia italiana, non occorrendo allo scopo di certo un “think tank”), mancano anche gli strumenti nella pubblica amministrazione per realizzare un siffatto progetto.

    I due tentativi italici citati da Silendo sono, infatti, troppo residuali e asfittici in termini di risorse per poter attirare le “teste d’uovo” dell’amministrazione, le quali – posso assicurarlo – non mancano affatto e non aspettano altro che di esser tirate fuori dal tunnel della depressione e dell’appiattimento nel quale, per contratto e consuetudine, sono costrette a vivere.

    Pertanto, l’idea del MAE finirà per divenire un parcheggio per il funzionario diplomatico il quale, non gradendo in quel momento una determinata sede diplomatica, preferirà rimanere comodamente al palo per un paio d’anni in attesa di un’interessante opportunità, mentre il CEMISS tenderà inesorabilmente a essere alimentato da personale che sarà in regola con i periodi di comando, con il ruolo e l’arma d’appartenenza, le tabelle organiche e altre pedanterie da libretta ottocentesca.

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    giovanninacci at |

    già… :(

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    Silendo at |

    Assolutamente d’accordo, Graf.

    Il “persino” rivolto ai francesi era una provocazione (vabbeh… un po’ non li tollero…ma questo non diciamolo troppo in giro…) che speravo fosse raccolta 😀

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    grafvonSpee at |

    Era una provocazione troppo sottile per il mio attuale stato d’animo.

    In questo periodo, in Italia siamo tutti un po’ più suscettibili, ragione per la quale sono partito lancia in resta.

    Nemmeno io – devo dire – nutro molta simpatia per i Francesi.

    Per me essi stanno agli Italiani come Gastone sta a Paperino.

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    AllegraBrigata at |

    :))

    Sil, però, dopo aver provocato, in ben due post tra l’altro, devi spiegare.

    Senza temere, come al solito, di fare la figura del maestrino.

    PARLA!!!

    :)

    Roberto

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    Silendo at |

    :))

    E’ che non mi piace dire l’ovvio e, soprattutto, non amo i bloggers che usano i propri blog per parlarsi addosso 😉

    Mi spiego facendo una premessa: sto terminando in questo periodo uno studio, un’analisi comparata su come i governi stranieri “pensano” strategicamente.

    Quando parlo di governi mi riferisco proprio agli apparati centrali. I governi strettamente intesi, insomma.

    Questo argomento mi è molto familiare perchè, in un modo o in un altro, lo seguo oramai da una decina d’anni.

    Bene, nonostante ciò, mi ha molto impressionato toccare con mano quanto, nella cultura di tutti i governi esaminati (dal Canada, all’Australia, dalla Cina alla Germania, dagli USA alla Francia passando per la Russia, Israele, Turchia, India…) sia centrale il ruolo dell’analisi strategica e previsionale.

    Ci sono infatti delle tendenze comuni a tutti i principali governi esteri, a prescindere dal tipo di forma costituzionale, in materia di gestione e pianificazione di questioni strategiche negli ultimi 10 anni.

    Una è l’integrazione e cioè i governi tendono a pianificare e gestire tali questioni in modo integrato e/o coordinato tra i vari dicasteri coinvolti.

    La seconda è che tale integrazione prende sempre corpo a livello “centrale” e cioè presso i gabinetti/presidenze del consiglio.

    La terza, quella cui volevo arrivare, è che il “centro” assume un rilevante ruolo nel settore dell’analisi e della pianificazione strategica e previsionale.

    In parole povere, negli USA, in Canada, in Francia, in Gran Bretagna, in Australia, ecc negli ultimi 10 anni si stanno creando (o rafforzando, se già esistenti) unità amministrative che si occupano solo ed esclusivamente di fare analisi strategica e previsionale. Tali strutture, inoltre, sono di supporto ai massimi vertici governativi, generalmente riuniti in consiglio/comitato interministeriale dove si prendono le decisioni strategiche.

    Ora, in Italia di tutto questo non c’è traccia.

    All’estero invece è chiarissimo il principio che il ruolo fondamentale del governo (inteso anche proprio come “funzione di governo”) è quello di interpretare, pensare, leggere il mondo. Con un’ottica prospettiva e strategica.

    Insomma, la negazione dell’improvvisazione del “day-by-day” tipico del nostro governo (e non intendo di questa o quella coalizione, ma proprio del governo del nostro Paese).

    Da noi mancano procedure e strutture e quando ci sono ci sono solo sulla carta. Di fatto non svolgono il compito.

    Da noi tutto si basa (quando va bene!) sulle individualità e sulla “reattività”.

    Succede una cosa? Ci mettiamo una toppa.

    Magari anche bene, qualche volta.

    Ma il punto è che il contesto strategico internazionale non permette più improvvisazioni ma necessita – da parte di tutto il Sistema-Paese ma soprattutto da parte del Governo – un’attenta pianificazione strategica, frutto di una precisa lettura della realtà.

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    grafvonSpee at |

    Quindi, in buona sostanza, in Italia la programmazione dell’azione di (un qualsiasi) governo è fatta, più o meno, dalla scaletta dei telegiornali!?

    Beh, gli analisti strategici mettiamoli lì , visto che non possono trovare albergo in nessun altro organismo!

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    utente anonimo at |

    Era il lontano 31 ottobre 2007 :

    ESTERI Al Ministero degli Esteri nasce una nuova struttura

    per definire le linee della politica estera a media e lunga scadenza

    Farnesina, D’Alema lancia

    il “Gruppo di riflessione strategica”

    “Il G8 diventerà G14”? Chi ci darà il gas nel 2050?

    Pensare a un nuovo rapporto tra Italia e Ue?”

    di VINCENZO NIGRO

    Massimo D’Alema

    ROMA – Quanti saranno i membri del G8 entro il 2010, arriveranno a 14 anche con Sudafrica, Egitto e Messico? Chi darà gas all’Italia nel 2050, e come dovremo proteggere i nostri approvvigionamenti? E’ giusto che l’Italia continui a puntare le sue carte politiche soprattutto sull’Europa unita, o il nostro europeismo ha bisogno di una revisione, di un aggiornamento?

    Oggi la crisi della politica interna italiana sembra aver preso il sopravvento su tutto il resto. Ma ci sono scelte decisive, strategiche, a cui dobbiamo iniziare a lavorare da subito se si vuole costruire il futuro del paese. E la crisi politica interna non è una buona ragione per rimanere immobili. Per queste ragioni il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha avviato alla Farnesina il lavoro del “Gruppo di riflessione strategica”. E’ una nuova struttura, simile a quelle che esistono in buona parte dei paesi occidentali, promossa dal Governo italiano per definire le linee della politica estera a medio e lungo periodo.

    Il Gruppo coordinato da Marta Dassù, secondo D’Alema dovrebbe essere un “tavolo di riflessione aperto ad esperti esterni”, ed è stato incardinato alla Farnesina. Verrà collegato all’Unità di Analisi e Programmazione, la struttura interna del ministero diretta dal diplomatico Maurizio Massari, che ha già la missione di studiare gli scenari futuri per la politica estera italiana.

    A COSA SERVE

    L’idea della Farnesina è che il Gruppo sia “uno strumento per pensare la politica estera in termini di medio e lungo termine; non bisogna immaginare soltanto come sarà il mondo tra qualche anno, ma anche prefigurare degli scenari, fare delle simulazioni. In un contesto che vada al di là degli schieramenti politici”. Nel suo discorso inaugurale D’Alema ha detto: “Il Gruppo non supplisce a una funzione politica, ma in un contesto in cui un bipolarismo che nasce spesso ci costringe al breve periodo dei governi, bisogna pensare la politica estera al di là della durata dei governi, delle alleanze politiche”.

    CHI NE FA PARTE

    Alla prima riunione sono stati invitati una quarantina di diplomatici (Massolo, Massari, Nelli Feroci), esperti di politica estera (De Michelis, Silvestri, Biancheri), rappresentanti dell’industria (Maugeri, Bernabè), di ministeri come la Difesa (Di Paola, Camporini) e il Commercio Estero (Schiavo), dei servizi di sicurezza (Branciforte e Cucchi), delle banche (Scognamiglio) e dell’università (Guolo, Panebianco, Andreatta), dei media (Venturini, Caracciolo).

    LA MISSIONE

    D’Alema ha aperto i lavori: “La comunità internazionale si trova in una situazione diversa da quella che siamo stati abituati a conoscere nel secondo dopoguerra”. E’ una situazione caratterizzata da complessità e fluidità. Per l’Italia – dice il ministro – i giochi sono aperti, “ci dobbiamo conquistare un posto, un ruolo che non ci viene regalato da nessuno”. Per questo, secondo il ministro, c’è bisogno di pensare la politica estera al di là della durata dei singoli governi, delle maggioranze politiche del momento: “Il bipolarismo interpretato senza visione strategica ci costringe al breve periodo, mentre ci sono cambiamenti strategici sui quali dobbiamo ragionare”.

    Per il ministro degli Esteri ci sono molti fattori di cambiamento. Innanzitutto cambiano gli attori internazionali: agli Stati in ascesa e a quelli in declino si affiancano le realtà locali all’interno degli stessi Stati, ma poi attori come le Ong, le organizzazioni multilaterali, i gruppi di pressione. Secondo: cambia la struttura del sistema internazionale, che dalla centralità dell’area occidentale costruita attorno agli Stati Uniti vede il consolidamento di nuovi centri di gravità, soprattutto in Asia.

    Terzo, cambiano i temi della politica estera: la lotta al terrorismo, il tema dei cambiamenti climatici, la necessità della sicurezza energetica diventano spinte determinanti nella creazione di una politica estera.

    Il risultato è quello che D’Alema ha notato riferendosi a questi primi mesi di vita del governo Prodi: all’Onu Roma siede per due anni in Consiglio di sicurezza, e in quel contesto spesse volte l’Italia – che è una paese Nato e Ue – non trova intesa totale con paesi membri delle due organizzazioni che tradizionalmente hanno dettato la politica estera nazionale. Il senso dell’osservazione: cambiano i vincoli, non c’è più un pensiero unico, “aumenta l’autonomia, ma c’è anche più responsabilità”.

    L’Italia – dice D’Alema – in questo contesto sente di essere una potenza regionale, i cui confini sono quelli del Mediterraneo, dei Balcani, del Medio Oriente. Ma il suo ruolo di produttore mondiale, di esportatore globale ai tempi della globalizzazione economica non le permette di rinunciare a guardare ai fatti politici del mondo. Come dire: per realismo vorremmo occuparci solo delle cose di casa nostra, del “mare nostrum”; ma le sfide politico-economiche ci costringono ad essere presenti nel mondo. Bisogna inventarsi un modo per farlo senza rinunce e senza velleitarismi.

    IL DIBATTITO

    I temi lanciati da D’Alema hanno aperto una discussione nel Gruppo Strategico che ha coinvolto i partecipanti a questa prima riunione del Gruppo. Gianni De Michelis (presidente Ipalmo): è bene definire l’interesse nazionale, ma non dobbiamo fare una riflessione teologica sull’interesse nazionale, bisogna capire come l’Italia può stare in maniera efficace nel sistema internazionale, Silvio Fagiolo (ambasciatore, il Sole 24Ore): gli orizzonti strategici che vorremo disegnare comunque verranno dettati a tutti dal mandato della politica, in Italia e nel mondo.

    La prossima presidenza americana, i nuovi governi in Europa e nel mondo influenzano di continuo la possibilità che la nostra visione delle cose possa effettivamente avverarsi. Leonardo Maugeri (Eni): attenzione, per un’industria come l’Eni il 2020 è già scritto, in quell’anno noi già sappiamo quanto petrolio produrremo, dove, con quali investimenti. Questo rafforza il senso della necessità di “visione strategica” che la dirigenza del paese deve avere.

    Il modo in cui dovrà lavorare il Gruppo è ancora tutto da inventare: la struttura della Farnesina guidata da Massari fornirà il riferimento attorno a cui, di volta in volta, convocare i vari esperti, i diversi protagonisti. Per un lavoro che in una fase di altissima incertezza politica appare assai vellitario, ma che forse proprio questa crisi rende assolutamente indispensabile.

    (31 ottobre 2007)

    ———————————–

    Delle previsioni/valutazioni fatte all’epoca, quante si sono realizzate ?

    E che fine a fatto il GRUPPO DI RIFLESSIONE STRATEGICA ?

    Una funzione del genere non dovrebbe essere “dipendente” dal Governo in carica, ma come potrebbe esserlo ?

    BABBANO ASIMMETRICO

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  23. avatar
    Silendo at |

    Graf, intendiamoci, non voglio dare giudizi assoluti.

    Ci sono state e ci sono della realtà abbastanza valide. Lo stesso UAP, che oggi molti non ritengono adeguato, in passato ha fornito un ottimo servizio. Tanto per citare un esempio.

    Quello che manca è la “strutturalità” (se così si può dire) e questo un po’ per colpa delle amministrazioni, un po’ per colpa del decisore politico che di certi “servizi” è il disinteressato utente finale.

    Babbano, il rapporto si è focalizzato sul medio termine, per cui è un po’ troppo presto per valutare se ha azzeccato o no.

    Il Gruppo di Riflessione, con il nuovo Governo, è diventato permanente. Si chiama “Forum Strategico” ed è diretto da Pia Luisa Bianco, in coordinamento con l’Unità di Analisi e Programmazione della Farnesina.

    A novembre dello scorso anno si è tenuta la prima sessione plenaria. (http://www.mclink.it/com/inform/art/08n22401.htm e http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Approfondimenti/2008/11/20081119_ForumStrategico). Doveva produrre dei policy papers ma io personalmente non li ho mai visti, per cui non posso dare un giudizio.

    Fonte solitamente ben informata mi ha detto, però, che nel nuovo Forum “sono entrati tutti”. Il che non fa ben sperare…

    Comunque, attenzione, si tratta pur sempre di un forum del Ministero degli Esteri e si occupa, quindi, di politca estera.

    Il punto è che in Italia manca una struttura presso la Presidenza del Consiglio che svolga analisi strategica e previsionale integrata (politica estera + politica di difesa + politica di sicurezza ecc).

    Il DIS dovrebbe svolgere in parte questo ruolo (analisi all-source e strategica, vedi articolo 4 III comma della legge 124) ma riferito, in pratica, all’ambito intelligence. Manca una struttura che integri realmente.

    Infine, secondo me, manca una cultura, una capacità tecnica.

    Fare analisi previsionali e pianificare strategicamente non è certo una scienza e non ci vuole un PhD di Harvard però richiede un certo bagaglio di conoscenze che la P.A., al momento, non fornisce.

    E qui torniamo alle esperienze straniere. Dovunque si sta investendo moltissimo nella formazione, perchè costituire, per esempio, un nucleo di analisi strategica e metterci poi dentro funzionari bravissimi ma non esperti della materia (non per loro demerito ma perchè non opportunamente formati) è inutile.

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  24. avatar
    giovanninacci at |

    O’Sensei: ora prendo questi tuoi post, li stampo, li metto in cornice e li appendo in camera da letto, in corrispondenza del comodino.

    A futuro memento e monito.

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  25. avatar
    AllegraBrigata at |

    ahahahah l’abbiamo fatto tutti, Giovanni… ma non mi riferisco ai commenti…. ;))))

    F.

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  26. avatar
    giovanninacci at |

    no, vabè… momento… co tutta la buona volontà… ma la foto no, dai :))))

    Anche perchè per fare posto dovrei togliere quella di una delle mie ragasssse e ciò mi dispiacerebbe…

    O’Sensei, chiedo la clemenza della Corte. Propongo la pena commutata in 12 giri di barra ;)))

    Saluti cari 😉

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  27. avatar
    giovanninacci at |

    E comunque il resto della parete ce l’ho occupata dalla gigantografia di Teseo Tesei, quindi proprio non posso… mi spiace…

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    AllegraBrigata at |

    No no no, noi abbiamo le pareti tappezzate delle sue analisi :))

    F.

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  29. avatar
    giovanninacci at |

    Ah ecco! :))) Ora si 😉

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  30. avatar
    AllegraBrigata at |

    Tipo quella sul Consiglio Supremo di Difesa? Oppure quella sua un’organizzazione allora poco conosciuta…? Come si chiamava? Al Qaeda?

    😉

    R.

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  31. avatar
    AllegraBrigata at |

    Tipo quella sui fallimenti dei Servizi…

    Vittorio

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  32. avatar
    utente anonimo at |

    a proposito di “….persino i francesi”

    oggi, monsieur Sarkozy era ad Abu Dhabi, e non per una gita negli Emirati ma per inaugurare una base militare interforze (esercito, marina ed aeronautica con una spolveratina di servizi) da 500 unità e, già che c’era, fare un pò di marketing per piazzare qualche Dassault Rafale (i Mirage vanno in pensione, eh!)…..tangibile e concreto segno di quanto la Francia, sebbene continui a non far sorgere simpatie nei suoi confronti, è dotata di una decisiva e lungimirante “capacità cognitiva” di natura strategica!

    barry lyndon

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  33. avatar
    Silendo at |

    Beh dai… qualcuno già la conosceva al Qaeda :))

    Il Consiglio Supremo no. Quello lo conoscevano veramente in pochi, in effetti…. :))

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  34. avatar
    Felsina at |

    Sì, e magari un giorno capiranno pure l’importanza della sicurezza dalle minacce informatiche…vabbè lasciamo stare và…nell’anno del mai e nel giorno del poi…

    Intanto negli USA il DHS ha chiesto lo stanziamento di 400 milioni di dollari per proteggere le infrastrutture critiche nazionali dagli attacchi informatici…

    Reply
  35. avatar
    AllegraBrigata at |

    Eeeeeeh, adesso non pretendiamo troppo. Persino le minacce informatiche… mi sembra eccessivo :))

    Enrico

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    utente anonimo at |

    A proposito del commento di 32 di barry lyndon ecco l’articolo dal Sole24Ore : BANDIERA FRANCESE NEL GOLFO .

    http://www.difesa.it/Sala+Stampa/Rassegna+stampa+On-Line/PdfNavigator.htm?DateFrom=27-05-2009&pdfIndex=49

    BABBANO ASIMMETRICO

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  37. avatar
    Felsina at |

    Già Enrico, la mia è sicuramente una richiesta eccessiva per il sistema Paese, non pretendiamo troppo…

    Qualcuno però un giorno capirà (forse)…

    Reply
  38. avatar
    utente anonimo at |

    Corriere della Sera 25/5/09

    FRANCIA

    La polizia potrà spiare pc e Skype.

    Mercoledì il Ministro dell’Interno francese Michele Alliot_Marie presenterà una legge-quadro che consentirà alla polizia di intercettare legalmente i dati informatici, e le telefonate tramite Skupe, per combattere la criminalità organizzata.

    Il controllo dei computer sospetti durerà quattro mesi.

    BABBANO ASIMMETRICO

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    Silendo at |

    Felsina, guarda che Enrico ti stava dando (sarcasticamente) ragione 😉

    Reply
  40. avatar
    Felsina at |

    Ma infatti ho raccolto il sarcasmo di Enrico, mica ho pensato che stesse dicendo il contrario…

    Reply
  41. avatar
    AllegraBrigata at |

    Ciao Felsina.

    Mi interessa approfondire un attimo questo aspetto della sicurezza nazionale. Mi ha molto incuriosito l’attenzione di cui gode la sicurezza informatica.

    Mi spiego meglio, vorrei sapere, se possibile, da un lato quanti attacchi, e con che danni, ha subito un Sistema-Paese occidentale e, dall’altro, quanti soldi sono stati spesi per garantire tale sicurezza.

    Vorrei capire il rapporto investimento-potenziali/effetivi danni.

    Esistono dati?

    Grazie.

    R.

    Reply
  42. avatar
    AllegraBrigata at |

    Vediamo se ho capito cosa temi, Roberto.

    Temi che pur sussistendo una minaccia ci si giochi un po’ su per mantenere esperti e strutture dedicate alla prevenzione ed al contrasto. Giusto?

    E.

    Reply
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    AllegraBrigata at |

    Non esattamente.

    Ho il sospetto che un po’ ci si marci, questo sì.

    Più che altro però volevo capire il rapporto tra risorse impiegate e risultato e ciò lo si può capire solo valutando correttamente il rischio e la minaccia.

    R.

    Reply
  44. avatar
    giovanninacci at |

    Io invece, oggi, voglio fare la “campana stonata” :))) provo a dire la mia 😉

    Credo molto nella protezione delle cosiddette infrastrutture critiche (e, detto per inciso, si fa prima a elencare quelle che NON lo sono ;)), credo molto meno invece ad una visione “sovraordinata” degli “attacchi informatici” su altre tipologie di “attacchi”.

    Dal mio punto di vista, e – stavolta – voglio essere deliberatamente provocatorio (molto provocatorio!), definire un attacco “informatico” perché in qualche modo correlato al concetto ampio di “informatica” sia – oggi – come definire una cannonata come “attacco metallurgico”… In realtà, è forse il termine “attacco” a non piacermi proprio. Il più banale dei dizionari dei sinonimi e dei contrari propone come alternative i termini come: assalto, aggressione, offensiva, incursione, battaglia, combattimento, scorreria, carica, imboscata, sortita, zuffa. Anche “zuffa informatica”, ha – a mio umilissimo parere – più senso di “attacco informatico” :))) Una volta in un ufficio mi capitò di vedere un tizio, imbestialito, scaraventare contro un collega la tastiera del proprio PC: tipica definizione accademica di “zuffa informatica” :)))

    Ora: quand’è che una “offensiva” si dice “informatica”? Quando viene portata ai danni di un sistema informatico (obiettivo)? Oppure perché viene usato un sistema informatico (strumento) per attaccare un obiettivo convenzionale? Oppure perché viene usata – che so – la crittografia (metodo + strumento) per celare le comunicazioni di comando tattico? Oppure tutte quante le cose insieme?

    A chi inizia ad occuparsi di queste cosa (la crittografia and varie 😉 si dice sempre che fino a pochi anni fa la crittologia – oltre che scienza – era considerata “arma da guerra”. Voglio dire, un combattimento tra due moderni jet da caccia, che inquadrano, inseguono e fanno fuoco sui rispettivi obiettivi basandosi su un “hardware informatico”, stanno già conducendo un “attacco informatico”? O un “attacco informatico” è più propriamente quello che “con mezzi informatici si conduce su obiettivi informatici”? O ancora: un “attacco informatico” è già la forzatura (passiva) di un codice di crittografia? Alan Turing a Bletchley Park, non stava forse conducendo un “attacco informatico” (e informativo… ma vabè semplifichiamo :))) al codice di Enigma? Senza intaccare nemmeno una ruota di un ingranaggio del sistema informatico avversario o un singolo bit delle sue memorie?

    Io preferirei parlare di “minacce” e “contromisure”. E, di conseguenza, di “rischi” (che alla fine non sono altro che la stima dei “danni” potenziali cagionati da un attacco qualsiasi) e “debolezze”.

    Secondo me (ripeto faccio la “campana uscita male dalla fusione”) è molto (troppo) pericoloso pensare all’ “attacco informatico” come ad un qualcosa più pericoloso/più dannoso magari più subdolo degli altri… “attacchi”. Se vogliamo dirla tutta, non credo sia nemmeno un problema così contingente.

    Di solito si è portati a sovradimensionare una… “minaccia” (ora si 😉 in due casi: 1) quando la conosciamo molto bene (e a ragione) oppure 2) quando NON la conosciamo abbastanza.

    Ebbene, la “minaccia” che va a pesare su una “debolezza” di una infrastruttura critica è qualificata non tanto dal “tipo” di minaccia… ma dal tipo di debolezza.

    Se per compiti che presentano una certa criticità impieghiamo “strumenti” informatici che non rispondono a certi requisiti (di criticità) il problema non è aver paura dell’attacco informatico, ma aver paura del proprio deficit conoscitivo sullo strumento (qualsiasi esso sia) che si è scelto di impiegare. Questo si che è contingente…

    In tema di infrastrutture critiche: vi ricordate il black-out in Italia di qualche anno fa? Se voglio lasciare al buio una nazione attraverso un attacco informatico, e se sono così bravo da avere le risorse e le capacità per farlo, forse sono anche così bravo da sapere che mi basta (ragazzi, è solo un esempio;) far cadere un certo albero, in un certo punto, in un certo tempo, su una determinata linea elettrica ed il gioco è fatto. E non mi devo nemmeno preoccupare dei segugi della polizia postale francese, che controllano i PC e Skype.

    Nel momento in cui una società trasferisce alcune delle sue funzioni, dei suoi servizi, delle sue attività su strumenti di supporto diversi (e nuovi) come quelli informatici è fisiologico che debba preoccuparsi (preventivamente, se possibile) di quanto quegli strumenti siano rispondenti alle sue necessità. Perché non si è fatto prima? Perché l’impiego di quegli stessi strumenti dava – immediatamente – un fondamentale vantaggio competitivo: quello economico. E ciò ha fatto sorvolare un po’ (un bel po’) sulla… “analisi dei requisiti”. Insomma la teoria dell’ “uovo oggi e poi domani si vedrà”.

    Ora ci tocca correre ai ripari, mettendo le “pezze a colore” ad una tecnologia (quella informatica ma in particolar modo quella delle reti informatiche) che non fu pensata per un certo tipo di attività. Tutto qui. Sono convintissimo che tutta la comunità scientifica, oltre che l’industria tecnologica, abbia in numeri per risolvere, alla base, questo problema. Perché non si è fatto o non si è fatto “ancora”? Probabilmente perché si deve smaltire fino all’ultimo ogni vantaggio residuale derivante dallo sfruttamento economico della tecnologia attuale. Quando non si tirerà su nemmeno un centesimo di euro dalla tecnologia attuale, magicamente ne uscirà fuori una nuova, diversa e – forse (si spera) – più efficiente.

    Nel frattempo però non possiamo lamentarci se abbiamo volontariamente scelto di traversare l’oceano con un canotto… né possiamo far credere a qualcuno che portando ai “grandi lavori” il canotto e spendendoci un fantasigliardo in modifiche strutturali, quel canotto diventi un incrociatore tuttoponte…

    Eccolo qui, uno dei miei noiosissimi poemi… me so fatto prende di nuovo dalla tastiera 😉

    Dopo questo post, vi prego, vogliatemi bene come prima!

    Saluti cari a tutti

    P.S.: sorry for “errorini” ma ho scritto di getto 😉

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  45. avatar
    giovanninacci at |

    …ho appena letto che Roberto ha sintetizzato in due righe una buona parte di quello che intedevo dire io… :))))

    I apologize! 😉

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  46. avatar
    AllegraBrigata at |

    Sì, Giovanni, la vediamo in modo simile.

    Io mi spingo un po’ oltre, forse.

    Avendo un po’ di esperienza mi è capitato qualche volta di assistere ad una certa “esaltazione” di alcune minacce.

    In alcuni casi si trattava di esaltazione dovuta a contingenze. Penso ad esempio alla… “esaltazione” della minaccia terroristica dovuta all’attacco alle Torri.

    In altri casi invece si è trattato di esaltazione dovuta a precisi interessi… spesso, semplicemente, di mercato.

    Penso per esempio al finto problema del Millenium Bug.

    Ce lo ricordiamo tutti, no?

    In quel periodo solo un esperto mi disse: Roberto guarda che è una c…..a enorme. Non stare a preoccuparti.

    Tutti gli altri pronti a gridare, sulla stampa ed in tv, al cataclisma informatico.

    Effetti? Tanti soldini guadagnati da aziende ed esperti informatici…. e qualche Servizio straniero ha guadagnato qualcosa di diverso…

    Non voglio dire che è questo il caso, in generale, della sicurezza informatica però, caro Giovanni, hai azzeccato proprio il punto quando hai fatto l’esempio dell’albero.

    Alla fine, se voglio far danni seri alle infrastrutture critiche, siamo proprio sicuri che adopero una tastiera?

    O non è più semplice, efficace e meno dispendioso, adoperare un po’ di tritolo?

    E’ un po’ come per la minaccia del terrorismo nucleare.

    Per compiere omicidi di massa ad un gruppo terroristico conviene usare un’arma nucleare? O non è molto meno dispendioso e più facile adoperare un paio di aerei dirottati o magari una decina di camion bomba?

    Penso quindi: in un sistema di risorse scarse, è funzionale impiegarne TOT in sicurezza informatica?

    Il gioco vale la candela?

    Non conosco la risposta.

    Però mi piace capire…

    Roberto

    Reply
  47. avatar
    Silendo at |

    Dato l’argomento del post aggiungo un piccolissimo spunto di riflessione… “sistemica” :))

    Una delle cause della errata valutazione di rischi e minacce è… la specializzazione.

    Se una minaccia viene valutata SOLO o PRINCIPALMENTE dalla comunità di esperti di quella minaccia è probabile che questa venga o sovra o (più difficilmente) sotto-stimata.

    E’ il famoso discorso dell”importanza di avere analisti strategici “generalisti” che affianchino gli analisti “specialisti”.

    I primi hanno conoscenze abbastanza approfondite un po’ su tutto. I secondi sono molto (o mostruosamente) preparati solo su una “issue”.

    Per uno specialista di contro-terrorismo molto probabilmente il terrorismo sarà la minaccia in assoluto più rilevante. Idem per uno specialista di mafie o, appunto, per uno specialista di sicurezza informatica.

    E’ per questo che è necessario che un governo effettui un risk assessment complessivo, affidato soprattutto “generalisti”.

    Un risk assessment che serva poi come base per tracciare una dottrina di sicurezza nazionale con relative priorità di budget 😉

    Reply
  48. avatar
    Verticalpoint at |

    Caro Silendo,

    quello che scrivi è tristemente vero ma anche vero che il concetto di pianificazione e analisi strategica fino a pochi anni fà non sapevamo nemmeno cosa fosse, o megli, la classe dirigente faceva finta di non sapere.

    Il “governare alla giornata” non è una situazione di comodo è L’UNICO MODO che si conosce. In italia prima si verificano gli eventi e poi ci si mette la toppa.

    Tieni anche presente che un analisi con relativa pianificazione strategica anche se a breve termine, richiede a volte cambi di rotta in materia di politica estera e investimenti anche economici. Nel nostro paese si disfano e si rinsaldano alleanze anche più volte al giorno, si fanno dichiarazioni epocali per poi ritrattare e smentire il giorno dopo, capisci che sarebbe scomodo e imbarazzate per i nostro governanti dover giustificare repentini cambiamenti di rotta rispetto alle previsioni/pianificazioni fatte da VERI ESPERTI.

    Mi auguro vivamente che le cose cambino e non solo in ambito intelligence ma nell’intero SISTEMA-PAESE. Mi spiace ammetterlo ma in Italia il nostro sistema politico è ancora ad uno stato dilettantesco.

    Reply
  49. avatar
    Felsina at |

    Beh, visto che ve la siete già cantata e suonata da soli, non c’è più bisogno di una mia risposta, no?

    Complimenti!

    Reply
  50. avatar
    Zabetta at |

    Reply
  51. avatar
    AllegraBrigata at |

    Felsina, evidentemente hai frainteso completamente il senso dei nostri commenti.

    Vertical, mi trovi d’accordo…

    Roberto

    Reply
  52. avatar
    Felsina at |

    Roberto, non credo proprio di avere frainteso. Comunque ti ho risposto in privato.

    Reply
  53. avatar
    Silendo at |

    Vedi, Vertical, il discorso è molto complesso e non vorrei cadere nell’ovvio o, peggio, nella solita lamentela italiana.

    La tendenza da parte della classe politica a pensare ed operare in funzione del domani, piuttosto che del mese prossimo, è una tendenza comune a tutte le classi politiche del mondo.

    Anzi, in un certo senso è più comune nelle democrazie che nei regimi non democratici.

    Nelle prime infatti la classe politica deve competere a breve termine per farsi rieleggere. Nelle seconde invece la classe dirigente resta al potere per un periodo generalmente molto più lungo e quindi ha meno contingenze cui badare.

    La tendenza al day-by-day (che tanto peso ha, per esempio, nell’ambito delle organizzazioni di intelligence…) ha avuto un incremento negli ultimi 30 anni. Per tutta una serie di fattori. Il principale dei quali secondo molti esperti è proprio la comunicazione di massa in tempo reale.

    Dov’è, quindi, la differenza tra il nostro processo decisionale e quello degli altri Paesi democratici?

    Secondo me la differenza è che la nostra classe politica pensa ed agisce in “piccolo”. E’ ripiegata sul proprio orticello a curare il piccolissimo interesse personale.

    Non esistono grandi progetti, grandi obiettivi.

    Non punta a costruire alcunchè, in nessun senso ed in nessun settore.

    A che cosa può servire, quindi, una pianificazione strategica?

    A pianificare cosa?

    Al massimo a mettere un proprio uomo nell’ultima municipalizzata o ad uscire sul TG di prima sera (magari dicendo un paio di ovvietà…).

    Reply
  54. avatar
    Felsina at |

    Chissà, magari interessa anche a qualcun altro che non pensa che stia farneticando. La prossima volta posterò accompagnata da un’analista generalista così evito di gridare al lupo al lupo…

    http://www.securitymetrics.org/content/Wiki.jsp?page=ReturnOnInvestment

    Reply
  55. avatar
    Silendo at |

    Felsina, ma ce l’hai con me per caso?

    Reply
  56. avatar
    AllegraBrigata at |

    Oh oh… io ho da fare… :))

    F.

    Reply
  57. avatar
    AllegraBrigata at |

    Chiedere spiegazioni anzichè offendersi per un banale scambio di idee, no???

    Intavolare un discorso per sostenere le proprie tesi anzichè risentirsi, neanche???

    Mah…

    Andrea

    Reply
  58. avatar
    Silendo at |

    Più che altro, Roberto, ti sei riletto al commento “46”? :O

    Reply
  59. avatar
    Felsina at |

    Ho già dato le mie spiegazioni a chi me le ha chieste.

    Non ce l’ho con nessuno, solo non mi è piaciuto il modo con cui è stata liquidata la questione.

    Reply
  60. avatar
    AllegraBrigata at |

    Oh mamma.

    Hai ragione.

    Ho scritto di fretta, dai…

    :))

    R.

    Reply
  61. avatar
    giovanninacci at |

    Amici, non so perchè (e in verità nemmeno se sono giustificato nel farlo…), ma mi sto sentendo in colpa per quel post come non mai… (io che mi sento in colpa per qualcosa è tutto dire…:)))).

    Allora: io propongo pizza conciliatoria e chiarificatrice per tutti, con annessa discussione attorno al tavolo. Il brandy lo offro io (lo so che poi pensate “ma tu sempre a quello arrivi”, però vi perdono :)))))).

    Poi, se alla fine non troviamo un accordo, vorrò dire che – per punizione – dovrete sopportare almeno 3 ore di mie storie sulla Marina Militare, l’Accademia, Teseo Tesei, i Comsubin, gli incrociatori tuttoponte, ecc. ecc. ecc.

    Che dite? ci fate? Si?????*

    Saluti veramente cari a voi

    * = e non fate che poi all’ultimo telefonate che non potete venire perchè avete da fare 😉

    Reply
  62. avatar
    Silendo at |

    Felsina, la questione non è stata liquidata in nessun modo. Soprattutto, per quanto riguarda il mio post, ti invito a rileggerlo.

    Capirai:

    1) che mi sono ricollegato a quanto detto in precedenza (pensavo fosse piuttosto evidente sia dall’inciso che dalla conclusione del mio commento…)

    2) che non mi riferivo a te quanto parlavo di esperti specialisti.

    Reply
  63. avatar
    AllegraBrigata at |

    Giovanni, di cosa devi sentirti in colpa. Non siamo bambini, o sbaglio?

    Ciascuno scrive le proprie idee e si espone alla valutazione ed al giudizio degli altri.

    Così va il mondo e così è giusto che vada. Il bello è questo, no?

    Eppoi io ancora aspetto di capire se i dati dicono che esiste una minaccia reale o no e di che livello è la minaccia. Tu che dici, Giovanni?

    Andrea

    Reply
  64. avatar
    AllegraBrigata at |

    Eh sì.. in effetti adesso è venuta l’acquolina anche a me… :))

    Voglio assolutamente scoprirlo.

    M’informo e nei prossimi giorni vi metto al corrente :)))))))

    F.

    Reply
  65. avatar
    AllegraBrigata at |

    Mi sono perso :O

    Ma di che stiamo parlando?? Ma non parlavamo di pianificazione strategica e analisi previsionale???

    Vittorio

    Reply
  66. avatar
    giovanninacci at |

    Carissimo Andrea, hai ragione (ma la pizza facciamola lo stesso ;)))

    A parte gli scherzi: Silendo O’Sensei lo sa bene: io come analista situazionale o di teatro sono una vera schiappa :))) non so darti una risposta precisa a tal riguardo.

    Fortunatamente per me (e per i miei clienti :)) la mia “specializzazione” riguarda solo “metodi e sistemi” (e in parte le tecnologie) 😉

    Ad ogni modo, posso dire – ma senza avere dati concreti – che secondo me la minaccia esiste e va valutata come ogni altra minaccia… non vedo perchè non farlo.

    Mi spiego meglio, facendo un esempio che c’entra molto poco però… ci provo.

    Avete presente i servizi di scorta ai Capi di Stato e di Governo? Le minacce che vengono vagliate sono tante, concrete e spesso serie.

    Ma va a finire che l’unico che riesce a sorprendere la scorta e a penetrare il cordone di sicurezza e a “fare il danno” sia un povero semplice squilibrato, non legato assolutamente a nessuno, senza alcuna reale motivazione politica o di altro tipo, che di punto in bianco sbatte in testa al VIP il microfono o magari il cavalletto della macchina fotografica (è solo un esempio eh, nessunmo me ne voglia… nemmeno il proprietario del cavalletto, che se non ricordo male era una persona del tutto normale).

    Non attentati quindi, non autobombe, non fucili laser o pistole fotoniche… ma semplicemente una “minaccia-non-minaccia” che sfugge per un istante al controllo del sistema e che va a creare danni non dico irreparabili, ma sicuramente significativi.

    Detto questo, sulla questione di quante risorse da destinare a questa minaccia non so proprio esprimermi. Non è il mio campo ;))

    Saluti cari

    Reply
  67. avatar
    AllegraBrigata at |

    Ragazzi, ci stiamo un po’ incartando :)

    Sono io che ho dato inizio a questa discussione quindi vorrei farmi capire.

    Nessuno di noi AllegriBrigatisti pensa, o ha mai pensato, che la sicurezza informatica, in tutte le sue declinazioni, sia una stupidata.

    Neanche Silendo, posso dirlo con certezza.

    Giovanni, il punto non è, quindi, se una minaccia esiste (Andrea ti ha fatto una domanda provocatoria…).

    Il pericolo c’è ed in alcuni settori, aziende e tecnologie, è anche molto elevato.

    Quello che volevo capire, chiedendo a Felsina eventuali dati, è se il livello della minaccia è tale che si debbano investire molte risorse.

    Ho specificato il perchè.

    Perchè quando si fa una pianificazione (qui il padrone di casa può davvero dare lezioni a tutti) si devono dare delle priorità.

    Sulla base di queste poi, a cascata, vengono assegnati soldi, uomini e mezzi.

    Teniamo presente che qualunque contro-misura è sempre teoricamente ridotta ed è sempre teoricamente migliorabile.

    Se non si procede effettuando prima un oggettivo risk assessment (come scritto perfettamente da Sil) non facciamo altro che incentivare un circolo vizioso nel quale le risorse destinate alle contro-misure, per qualunque minaccia, saranno sempre considerate insufficienti.

    Io mi chiedevo quindi: ma siamo sicuri che quelle che già adesso destiniamo alla sicurezza informatica siano ridotte?

    La risposta la si può avere solo facendo una valutazione complessiva. Appunto: un risk assessment.

    Roberto

    Reply
  68. avatar
    giovanninacci at |

    beh, Roberto… a dir la verità anche la mia risposta un po’ provocatoria voleva esserlo 😉

    Nel senso che non si può mandare in giro il VIP (l’ “infrastruttura”…) del mio esempio di sopra con il casco integrale (la “contromisura” tecnologica efficace…), solo perchè esiste la minaccia che qualcuno può sbattergli in testa un microfono (cioè l’attacco informatico :)))

    Ciò non toglie però che tale microfonata/attacco informatico possa produrre conseguenze anche molto serie…

    Ecco perchè al post iniziale ho detto che non mi sembra un problema contingente.

    Perché se non si può o non si vuole (per 1001 motivi) a far mettere il “casco integrale” al VIP, la probabilità effettiva di beccarsi il qualcosa in testa (attenzione è primavera e ci sono molte rondini in giro…:)) è insita nelle criticità del metodo/tecnologia di protezione che si è scelto (ossia il “non coprire la testa”).

    Dopo non è che ci si può lamentare (nemmeno il VIP potrebbe farlo 😉 di esser stati… “centrati” :)))

    Spero di aver bene illustrato la mia teoria dell’A.E.M. (“attacco-aereo-microfonato” :)))

    saluti cari

    Reply
  69. avatar
    Felsina at |

    Giovanni, non ti preoccupare, volevo solo fare un esempio pratico di “zuffa informatica” e a quanto pare è riuscito molto bene 😉

    Comunque, premesso che non è nella mia indole sottrarmi al dibattito e premesso anche che non voglio in alcun modo spingere per forza verso una posizione allarmista, vorrei provare, se mi è concesso e se può interessare, a rispondere alla domanda di Andrea e Federico, ossia qual è il livello della minaccia?

    Esistono tre livelli di rapporto, a cui corrispondono grosso modo diversi livelli di minaccia. Quelli governativi (o comunque redatti da organismi statali), quelli delle società di sicurezza informatica e quelli prodotti da Università, think tanks, ecc.

    Inutile dire che i primi due sono i più allarmistici e considerano molto elevato il livello della minaccia. È ovvio che per i secondi, ma anche a volte per i primi, è possibili pensare che essi possano non essere del tutto obbiettivi, in quanto volti ad attrarre fondi. Per i terzi il discorso è già diverso e tra questi vi sono studi altrettanto catastrofisti e altri secondo cui alcuni tipi di minaccia, ad es. quella legata al cyberterrorismo, non sia reale. Fra l’altro alcuni studi adottano una nozione ampia di cyberterrorismo, facendovi rientrare anche l’uso dei mezzi informatici da parte dei terroristi (per comunicare), oltre che l’uso a fini terroristici (l’attacco vero e proprio se Giovanni mi passa il termine), ma non sono molto d’accordo con questa interpretazione estensiva.

    Vorrei anche precisare che la stragrande maggioranza di questi studi è stata fatta negli USA, i quali sono sicuramente esposti ad un pericolo reale e contingente, ma vi è il rischio, se ci si focalizza solo su questi, di avere una visione distorta della realtà, che non è ovviamente assoluta e replicabile as it is in altri contesti geografici. Basti pensare a quanto riportato dal Washington Post circa la violazione del sistema informatico che governa la fornitura di energia elettrica da parte di presunti hacker governativi cinesi, i quali, probabilmente attraverso una backdoor, ne avrebbero preso il controllo potendo far collassare il sistema in qualsiasi momento e provocare blackout a piacimento. Ora, è vero quello che dice Giovanni che basta in fin dei conti un tronco d’albero che cade su un traliccio o dell’esplosivo per far saltare una centralina per provocare un blackout, però è anche vero che dipende sempre dall’estensione del danno che si vuole provocare e dalla tempistica degli eventi dannosi. Mi spiego, col mezzo informatico è molto più semplice sincronizzare una serie di attacchi simultanei attraverso delle botnet, al fine di provocare un Distributed Denial of Service. Inoltre, il mezzo informatico è subdolo perché il blackout può essere provocato senza che il target possa conoscerne la vera origine.

    Ma a noi interessa la situazione italiana. Ecco, sarebbe sicuramente opportuno un risk assessment come quello proposto da Roberto. Però l’impressione che mi sono fatta in base alla personale esperienza professionale, per quello che può contare, è che anche se ad oggi non si è verificato un vero e proprio attacco di cyberterrorismo, ciò non significa che non sia possibile. Del resto anche l’attacco alle torri gemelle sembrava qualcosa di fantascientifico.

    Al riguardo però ho più domande che risposte. Ossia, non so dire se le cifre attualmente investite sono sufficienti o no. Però mi chiedo: se è vero che i vari gruppi terroristici legati ad es. ad Al Qaeda hanno le capacità e le possibilità tecniche per condurre un attacco informatico – considerato che, come rileva Krueger, diversi provengono da famiglie abbienti ed hanno un elevato livello di istruzione (molti sono ingegneri) – come mai non si è mai verificato un attacco informatico? Me lo chiedo anche perché Al Qaeda aveva già più volte minacciato ad es. di attaccare per via informatica le borse di NY, Londra e Tokyo. Le risposte possono essere le più varie, sia va dalle difficoltà tecniche iniziali al tipo di effetto desiderato ma anche al rapporto costi/benefici. Ecco, dal mio punto di vista è però importante capire queste motivazioni per poter prevedere quando un dato gruppo terroristico farà questo salto di strategia.

    In poche parole, non appoggio né l’allarmismo, né ancor meno l’indifferenza, però è bene secondo me non sottovalutare certe minacce.

    Fra l’altro ho notato che la competenza ad assicurare la sicurezza delle infrastrutture critiche nazionali è passata dal GAT della GdF, guidato dal mitico Col. Rapetto, ad un nuovo nucleo della Polizia Postale e delle Tlc. della PdS.

    Mi scuso per la prolissità del post, ho già rubato troppo spazio e arrecato troppo disturbo.

    Spero di non aver annoiato / irritato nuovamente nessuno.

    E comunque, se non sono più gradita su questo blog, sono anche disposta ad andarmene.

    Reply
  70. avatar
    AllegraBrigata at |

    Felsina il pericolo potenzialmente sussiste e non va sottovalutato ma è anche vero che tu stessa sottolinei che in Italia la situazione non è quella degli Stati Uniti, per una serie di motivi che forse è noioso chiarire. Si deve evitare quindi di importare da altre realtà allarmi che, forse, non hanno sostanza da noi. Non in quei termini.

    Con questo nessuno sottostima la minaccia, tant’è che è appena stato costituito il Cnaipic.

    Non credi?

    Forse in Italia non è considerato una priorità…. di sicurezza nazionale, come amano definirla gli americani. Ma forse non lo è oggettivamente.

    D’altronde, leggendo il tuo commento mi sembra di capire che siamo nel settore delle ipotesi e delle possibilità, più che delle probabilità. No?

    Un’ultima cosa, non è vero che nessuno si aspettava quel tipo di attacco, l’11 settembre.

    Era stato ipotizzato diverse volte e, Silendo sbaglio?, tipologia e dinamica erano già state adoperate in passato. :)

    Tanino

    Reply
  71. avatar
    Felsina at |

    Tanino, sì, il CNAIPIC (sorry, non ho indicato nel mio precedente post l’acronimo ma era l’unità di PdS a cui mi riferivo), era già previsto dall’art 7bis della Legge Pisanu ma si tratta di una struttura che viene ad assorbire parte delle competenze già spettanti al GAT della GdF, e comunque ha avuto una vicenda piuttosto travagliata, ben descritta in questo articolo di Carlo Sarzana di S.Ippolito che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere:

    http://www.diritto.it/art.php?file=/archivio/26027.html

    Ti prego però di interpretare i miei post come conferma della necessità di un’analisi previsionale.

    Quanto all’11/9 hai ragione, mi ricordo di un report pre-attacchi che aveva previsto l’impiego di aerei per la conduzioni di attacchi terroristici.

    Reply
  72. avatar
    AllegraBrigata at |

    Ok. Però quando scrivi “Sì, e magari un giorno capiranno pure l’importanza della sicurezza dalle minacce informatiche” intendevi dire che attualmente la minaccia non è compresa?

    T.

    Reply
  73. avatar
    Felsina at |

    Tanino, volevo dire che non è compresa a tutti i livelli. Le forze di polizia in genere sanno bene l’importanza di certe tematiche, ecco perché l’inziativa del CNAIPIC è sicuramente una cosa positiva se funzionerà bene (bisognerà vedere quando tutto sarà a pieno regime), ma è e resta un organo di polizia.

    Reply
  74. avatar
    AllegraBrigata at |

    Ti riferisci al lato intelligence/controintelligence?

    T.

    Reply
  75. avatar
    Felsina at |

    Bingo!

    Reply
  76. avatar
    AllegraBrigata at |

    Nei sei proprio sicura sicura? :)

    T.

    Reply
  77. avatar
    Felsina at |

    Beh, così mi è stato detto. Se tu mi dici che non è così non posso che esserne contenta ;))

    Reply

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