30 Responses

  1. avatar
    Felsina at |

    Carissimi,

    noto con piacere che questo articolo di Mihelic riprende un filone caro al noto Marrin, ossia la similitudine tra l’analisi d’intelligence e la diagnosi medica.

    Dal mio punto di vista è molto interessante l’analogia tra il medico generico o di pronto soccorso, che valuta la gravità del caso e rimanda ai vari specialisti per curare il paziente, con l’analista “generico”, ossia colui (o colei) che, a livello organizzativo, si colloca in una posizione di raccordo (ma non necessariamente di vertice) tra i vari specialisti dell’analisi d’intelligence. La funzione generalista a mio parere è necessaria proprio per evitare di avere una visione parziale della realtà. Dal mio punto di vista, compito del generalista sarebbe quindi quello non solo di sottoporre il caso ai vari specialisti, coordinandone il lavoro, ma anche di riunire ed interpretare la varie ottiche specialistiche in modo da avere un quadro ampio della situazione.

    Del resto è implicito nei limiti della mente umana che se ci si concentra sul particolare, sarà molto difficile avere una visione d’insieme, mentre chi ha una visione d’insieme farà più fatica ad avere un’ottica particolare.

    Formazione ed esperienze professionali miste (tecniche e sociali) servono comunque a sviluppare le capacità generaliste, come del resto affermato dall’articolo. Dal mio punto di vista ha molto più senso che chi ricopre il ruolo di leader abbia una fuzione e delle capacità più generaliste che specialistiche. Anzi, ai manager, ai coordinatori, normalmente non è nemmeno richiesto di avere delle conoscenze specialistiche. Ciò non toglie che, pur non essendo richiesto al generalista un’approfondita conoscenza di tutte le specialità (cosa che sarebbe tra l’altro alquanto utopica), gli si richiede comunque un’infarinatura che comprenda diversi campi del sapere umano essenziali per l’espletamento delle funzioni proprie dell’organizzazione a cui appartiene.

    Di norma, in qualsiasi organizzazione, pubblica o privata che sia, prima di rivestire una posizione di direzione delle attività di più persone (gli specialisti), occorre a propria volta aver ricoperto varie posizioni in diversi uffici. Le diverse esperienze specialistiche servono del resto a maturare una visione generalista. La generalità ssarebbe quindi la “somma” di diverse specialità.

    Questo per quel che concerne l’esperienza professionale, mentre per la formazione qui bisogna un attimo contestualizzare il discorso. Mi spiego: si capisce chiaramente come l’autore dell’articolo provenga da un ambiente accademico anglosassone dove, a fianco delle materie istituzionali del corso di laurea, lo studente può e deve scegliere delle materie complementari non necessariamente attinenti al percorso di studi principale.

    In altri contesti, come quello italiano, è già più difficile sviluppare una cultura generalista, a meno di non dedicarsi per passione e interesse a studi diversi (a livello formale o informale), ma questo è solo il mio parere.

    Mi scuso per la prolissità…è il delirio da febbre alta…

    Saluti a tutti

    Reply
  2. avatar
    utente anonimo at |

    Il documento è in linea di massima interessante.

    Su cosa sono d’accordo: con il concetto generale espresso.

    Su cosa non sono d’accordo:

    su alcune affermazioni, in particolare:

    1.”Successfully functioning generalists are better described by

    their functional characteristics, rather than by their training

    or experiences.” E inutile che vi dica che questa è proprio una ca…volata, caratteristiche funzinanli vs addestramento ed esperienza. Chiariamo, io sono dell’opinione che un analista non pùo essere tale se non ha studi+addestramento+esperienza+”polvere magica” (predisposizione)

    2. “These characteristics include a broad scope

    of competencies”. idem come sopra. Le competenze professionali nella realtà sono figlie della conoscenza ma sopratutto dell’esperienza.

    3.”the ability to communicate effectively with individuals

    of all levels within the organization”. La teoria è bella ma la vita reale è un altra cosa. Forse chi scrive da’ tutto per scontato ma non lo è. Quello che lui auspica nella realtà si ha con l’esperienza e non è diretta conseguenza delle “caratteristiche funzionali”.

    4. “Generalist decision making is

    concerned with an holistic view of large scale conceptual

    frameworks and is more of a judgment function, as opposed

    to the specialist concern which is more focused at a

    relatively narrow portion of that framework and is more of a

    skill function.” Non commento nemmeno basta leggere. Sono totalmente in disaccordo.

    5: “It is the generalist who, given an

    uncertain (low data) circumstance, can best identify risks

    and stratify them as to likelihood and potential impact, as

    does the primary care physician when confronted by a

    patient who presents with a few seemingly disparate

    symptoms.” Qui casca l’asino e si capisce che background abbia il Signor “F. Matthew Mihelic, M.D.

    Center for Homeland Security Studies

    Graduate School of Medicine

    University of Tennessee”

    In pratica un dottore in medicina (MD) con la passione dell’intelligence (del dire ma non del fare). Prossimamente potremmo far scrivere un articolo sull’analisi intelligence ad un autista di autobus che conosco con la passione dell’intelligence, magari ne esce una visione interessante e magari potrebbe essere pubblicata dal CEMISS (esempio).

    6- La perla n1: “Generalist function means more to an intelligence

    organization than simply analysts with eclectic

    backgrounds, because generalist functional characteristics

    combine to enable recognition of, and action upon,

    analogous correlations of data within broad conceptual

    frameworks”. Bella l’espressione “simply” (!)

    7. La perla n.2; “Because successful

    generalists tend to intensely self-evaluate their judgments

    and performance, they can be sensitive to criticism, but

    experience developed over time tends to lessen this

    vulnerability”. Stiamo scherzando?

    Di chi stiamo parlando, di colui che possiede “il verbo”?

    La mia opinione: seppure interessante in termini generali l’articolo non mi trova d’accordo su molti aspetti analizzati e sopratutto su molte affermazioni.

    Cordialmente

    aka “Cactus”

    http.//intelcenter-blog.blogspot.com

    PS: ho scritto “di getto”, perdonatemi eventuali errori di battitura

    Reply
  3. avatar
    giovanninacci at |

    Vi racconto il mio… parere.

    Mi incuriosiva parecchio il quesito postoci, soprattutto perchè mi sono accorto di non avere una idea precisa di quello che sarebbe potuto essere il mio parere a tal proposito…

    Non sono una persona che si spaventa nel “non aver pareri” su qualcosa :-) in primo luogo perchè è ovvio che non si possono avere pareri definitivi (o anche abbozzati) su qualsiasi cosa ed in secondo luogo perchè sono tante le volte che ho dovuto cambiare “parere” su pareri che avevo dato (o che mi ero dato).

    Su questo argomento oscillavo fra condividere le ragioni di tutti e quelle di nessuno… siccome questa è la vera condizione che temo ho provato a guardarmi attorno per vedere se ci fosse un “faro” verso il quale puntare la prora.

    Come primo tentativo, ho constatato l’inesistenza di una traduzione letterale in italiano del termine “generalist”. Anzi andando a scomodare wordreference.com il termine “generalist” non è proprio nel corpus…

    Mi sono perciò rivolto al mio “strumentino” preferito che è Wordnet, anzi ancor meglio multiwordnet (http://multiwordnet.itc.it) e li ho avuto qualche piacevole sopresa.

    Dunque per il termine “generalist” Multiwordnet prevede un solo “sense” che – cito testualmente è quello di “Renaissance_man”…. meglio dettagliato dalla spiegazione “…a modern scholar who is in a position to acquire more than superficial knowledge about many different interests; “a statistician has to be something of a generalist” ”

    Tra l’altro poi mi sono accorto che anche wordreference.com (qui http://www.wordreference.com/definition/generalist) sposa l’indicazione del senso proposta da Wordnet.

    A parte l’idea dell’uomo del Rinascimento che mi piace assai :-) m’è piaciuta anche la relativa definizione di wordreference.com e cioè: “a scholar during the Renaissance who (because knowledge was limited) could know almost everything about many topics ”

    …because knowledge was limited…

    Bello, bello assai… nel senso che collegando questo ultimo concetto all’esempio proposto dalla definizione principale (“a statistician has to be something of a generalist”) m’è sembrato interessante il collegamento tra la oggettiva “limitatezza” (rispetto, che so, ad oggi…) della conoscenza disponibile nel “rinascimento” ed il riferimento all’atteggiamento dell’esperto di statistica.

    Dunque a prescindere da esperienza, addestramento, formazione o… indole, credo che si debba parlare piuttosto di un “atteggiamento generalista” e non di un “generalismo”. Atteggiamente generalista che può essere utilmente sfruttato anche da parte di chi (analista o meno) per formazione ed esperienze è invece “specialista”…

    Dunque questo mi fa pensare che questo “atteggiamento generalista” sia da ricondurre, manco a farlo apposta, ad un metodo o quantomeno ad un “tipo di metodologia”.

    Cioè “generalista” non nel senso di chi ha studiato – pur bene (o benissimo magari) – “un po’ di tutto” ma soprattutto nel senso di chi si pone in rapporto al suo progresso esperenziale e di conoscenza in modo “non esclusivo”.

    Ovvio che una simile capacità di “atteggiarsi” in questo modo da parte di un “operatore specialista” (a prescindere dalla sua condizione di team-leader, decisore o subordinato che sia) è una qualità dal valore aggiunto assai significativo nel campo dell’intelligence…

    Ma magari è il mio ad essere un parere troppo “generalista” (nel senso negativo del termine :-))))

    Cari saluti

    Giovanni

    P.S.: Cactus, ti chido perdono… la mia – l’avrai notato – è in intelligence molto del “dire” :-)))

    Ancora cari saluti

    Reply
  4. avatar
    Giano08 at |

    a febbraio o marzo, quando avrò finito di leggere quello che avete scritto, vi farò sapere che ne penso :))))

    Reply
  5. avatar
    Raffox74 at |

    Mi associo all’amico Giano.

    LOL

    Reply
  6. avatar
    utente anonimo at |

    Giovanni, non ti devi scusare di niente. Sono molto “pragmatico” di indole e mi piace chiarire le mie posizioni sin dall’inizio al fine di evitare fraintendimenti. Lo faccio nel lavoro e anche nella vita privata.

    Il tuo è un “dire” sì, ma di spessore e si vede da come scrivi. Il tuo “intelligence mining 2.0” (di cui abbiamo già parlato) è un articolo che ho inviato a più di un amico. C’è dire e dire….

    Cordialmente

    aka “Cactus”

    http.//intelcenter-blog.blogspot.com

    PS Allegra Brigata tu che ne pensi visto cha hai dato il via a questo baruffone di post chilometrici (e sentitene responsabile dei ns sproloqui!) ?

    Reply
  7. avatar
    daniele67 at |

    buongiorno amici!!

    anche questa…è una discussione veramente interessante…ma d’altronde…a questo indirizzo è sempre cosi!!!

    Argomento molto particolare di cui, anche se sotto altre vesti, si è già discusso.

    Devo dire che, dato per scontato che esistono sia gli specialisti che i generalisti, la cosa veramente imporatnte è che dialoghino tra loro.

    Un buon punto di incontro potrebe essere che il generalista, più specializzato nella ricerca di un informazione, in possesso di una serie di task, passi poi le informazioni trovate allo specialista…qui…poi..potrebbe nascere il problema: che formazione ha lo specialista?? Come ho già detto altre volte, io sarei a favore di una forte formazione e, come specificato da cactus, con l’aggiunta di addestramento+esperienza e..forte predisposizione!!!

    detto ciò, non è che per essere generalisti non occorre preparazione!!!anzi…vedi il medico del pronto soccorso…probabilmete ci sono medici più che specializzati che non sanno mettere un punto di sutura!!!!

    direi quindi, di tenerci stretta la collaborazione che, unita ad altre semplici doti quali umiltà, voglia, curiosità, ci può permettere di provare a creare dei buoni lavori…

    Concludo….l’articolo postato dagli amici è interessante, in alcuni punti cozza un po con la realtà, chiaramente con la realtà di casa nostra, magari è più in linea con altri paesi!!!

    la “verità” probabilmente sta in mezzo, l’importante è studiare, imparare e cercare di migliorare.

    cari amici, approfitto del post e Vi auguro un 2009 ricco di buone cose e soddisfazioni, a te caro silendo, agli amici dell’alegra brigata, a giovanni, giano, raffox felsina, cactus…a tutti quanti!!

    Reply
  8. avatar
    AllegraBrigata at |

    La mia posizione, ragazzi, è che questo breve documento si avvicina abbastanza alla sostanza del problema ma si perde in corso d’opera.

    Risente, forse, della professione dell’autore e con questo non voglio dire che un medico non possa analizzare validamente argomenti “intelligence”. Ben vengano invece gli apporti e le contaminazioni esterne.

    I ghetti non hanno mai fatto bene.

    In dettaglio: a mio parere è vero che i “generalisti” (Silendo faceva giustamente notare che si dovrebbe più correttamente parlare di analisi strategici, sostituendo quindi al termine “generalist” la tanto usurata qualifica di “strategic analyst”) sono il collante dell’organizzazione e che loro, principalmente, forniscono visione ed indirizzo.

    Però poi l’autore si perde un po’ quando entra nello specifico delle vulnerabilità e delle caratteristiche.

    Secondo me.

    Roberto

    Reply
  9. avatar
    AllegraBrigata at |

    Daniele tanti auguri anche a te ed a tutti i lettori del blog

    :)

    R.

    Reply
  10. avatar
    Felsina at |

    Giovanni, sei incrediBBOle (come direbbe qualcuno che conosciamo). Ho trovato molto interessante la disamina sulla derivazione del termine. ;))

    Cactus permettimi di risponderti ai punti 1, 2 e 3 del tuo primo post: se rivedi il testo allegato dall’AllegraBrigata, a pagina 1 colonna 2 ultime 4 righe dice: “The most recognizable characteristic of the generalist is a broad scope of competencies. These competencies include academic and vocational accomplishment in both the technical and the social sciences”. L’autore non dice affatto che non siano importanti addestramento ed esperienza per acquisire una competenza generalista. Semmai dice che per descrivere meglio tale approccio è più corretto parlare di una funzione generalista che, appunto, deriva da addestramento (teorico e pratico) ed esperienza.

    Sui punti 6 e 7 concordo fondamentalmente con te.

    Permettimi però di dissentire con la stroncatura generalizzata dell’articolo per il fatto che l’autore è un medico. Sicuramente non avrà un “in-depth insight of the intelligence world” nel senso che non è uno dei “loro”. Tuttavia, ciò non vuol dire che, appunto, un approccio (in questo caso studio) generalista mostrato e praticato da Mihelic non sia in grado di apportare un tassello agli studi d’intelligence.

    Mi sembra semmai che in questo caso ma anche in altri, e per allacciarmi a quanto detto da Roberto, il punto non sia tanto sull’essere d’accordo o meno con quanto scritto da un dato autore (ovviamete ognuno ha la sua opinione, frutto a sua volta del proprio vissuto), quanto piuttosto sulla lontananza di certi studi rispetto alle esigenze dell’intelligence. La pratica e gli studi d’intelligence sono purtroppo (per fortuna non in tutti i contesti) una dicotomia, due mondi distinti che non si parlano, non interagiscono. Da qui la nascita di studi che non servono allo sviluppo dell’intelligence come scienza ed arte.

    Comunque, dal testo si può evincere anche in cosa sia specializzato il Dr. Mihelic…secondo me è un medico del pronto soccorso! ;)) Vabbè scherzo ovviamente (ma non troppo) ;)) In fin dei conti anche un approccio generalista è una specializzazione, non credete?

    Mi unisco a quanto detto da Daniele per augurare a tutti voi un Felice 2009! :)))

    Reply
  11. avatar
    AllegraBrigata at |

    Non aggiungo altro a quanto detto perchè sono d’accordo con Roberto. Sono d’accordo anche con Felsina riguardo alla puntualizzazione. L’autore voleva dire che avrebbe parlato di una “funzione” più che di una specializzazione intesa come “percorso formativo”.

    F.

    Reply
  12. avatar
    giovanninacci at |

    Amici carissimi, anche da parte mia molti affettuosi auguri a voi tutti per un 2009 che sia semplicemente come più lo desiderate.

    Per un augurio meno… “generalista” :-)))) auguro a Silendo, all’Allegra Brigata, a Felsina, a Daniele, a Giano, a Cactus, a Raffox e a tutti gli altri (in breve, auguro a tutti noi) un nuovo anno di amicizia e serenità.

    Vento in poppa e alla via così!

    Giovanni

    Reply
  13. avatar
    Silendo at |

    Per prima cosa vi ringrazio per aver espresso i vostri pareri. Roberto ed io volevamo un po’ capire se il nostro giudizio era condiviso o no.

    Noto che è sostanzialmente condiviso.

    Faccio una premessa doverosa, quanto ovvia, sul documento: l’autore analizza la realtà USA. Perchè è importante sottolinearlo? Perchè negli Stati Uniti, da metà degli anni Novanta, ma soprattutto dopo l’11 Settembre, il dibattito sull’Intelligence si è molto focalizzato sui deficit di analisi strategica delle Agenzie (CIA in primis). Esiste una vasta pubblicistica sull’argomento che non sto ad elencare per non annoiarvi.

    L’autore è un medico e da quanto ho potuto capire, cercando informazioni, non ha mai avuto contatti lavorativi con l’Intelligence.

    Leggendo la sua biografia (http://gsm.utmck.edu/family_medicine/faculty/mihelic.htm) deduco che si tratta di un cultore accademico della materia che ha presentato un paper ad un convegno ed ha “declinato” quello che è un problema riconosciuto da tutti gli esperti (i deficit strutturali a livello di intelligence strategica, appunto) con gli strumenti e le categorie a lui più consone.

    Il risultato è quello su cui, mi par di capire, siamo tutti d’accordo: l’autore ha centrato il punto ma difetta un po’ quando si entra nello specifico.

    Per noi, però, era importante capire se era condiviso il concetto di fondo e cioè il ruolo fondamentale dell’esperto strategico (come diceva Roberto “generalist” sarebbe meglio definito come colui che è dotato di una capacità di analisi strategica) all’interno di un’organizzazione di Intelligence.

    Reply
  14. avatar
    giovanninacci at |

    Cactus sei troppo buono 😉

    Anche a me di solito piace essere piuttosto pragmatico… solo che, l’avrai notato, la mia prolissità (unitamente al fatto che mi piace star li a “pasticciare” amabilmente con le parole :-))) mi fa diventare talvolta “pragmaticamente astratto”. O forse “astrattamente pragmatico”? …vedi? ci son ricaduto di nuovo!.

    Tanti cari auguri per l’anno nuovo!

    Giovanni

    Reply
  15. avatar
    utente anonimo at |

    Ciao a tutti.

    Felsina, sai com’e’ io sono un po’ “fissato” con il concetto di esperienza. Quando lui scrive “these competencies include academic and vocational accomplishment ” se per te è questa l’esperienza allora il ns concetto di esperienza intellgence è differente.

    Cordialmente

    aka “Cactus”

    http.//intelcenter-blog.blogspot.com

    Reply
  16. avatar
    Felsina at |

    Uhm, Cactus il mio concetto di esperienza non si limita a quella accademica o comunque formativa, ma include anche e soprattutto quella professionale (vocational appunto), ossia la pratica. Da quello che ho potuto capire, e ti prego di correggermi se sbaglio, penso che questo sia anche il tuo punto di vista.

    Cordiali saluti anche a te

    Reply
  17. avatar
    utente anonimo at |

    Concordo. Ma non so’ se concordi con me che al di là del significato di “vocational accomplishment” che io intendo come “risultati professionali” (ossia esperienza) l’accento (in senso figurato) pare venga messo (e lo giustifica la posizione nella frase) su “academic accomplishment”, il che (purtroppo sono sensibile, lo sò) mi fà aggrottare il sopracciglio…

    Beh…ora vado, mi attendono il cotechino con le lenticchie (etc) e un trittico mercante in fiera/tombola/bohhh.

    Buon anno a tutti

    PS sul mio blog ho pubblicato un doc declassificato FOIA della CIA sul KGB e booom!, visite US (di controllo…) mah…!

    Cordialmente

    aka “Cactus”

    http.//intelcenter-blog.blogspot.com

    Reply
  18. avatar
    Raffox74 at |

    Perchè, nel punto 6 (Conclusion), le ‘available generalist capabilities’ sono rivolte ai livelli amministrativi superiori? E’ solo per una questione legata ad un fattore prettamente organizzativo per il raggiungimento di obiettivi?

    Augurando un sereno e proficuo 2009 saluto tutti i lettori e amici di questo prezioso spazio informatico!

    Reply
  19. avatar
    Giano08 at |

    intanto che trovo il tempo di aggiornarmi e partecipare alla discussuione,

    colgo l’accasione per augurare a tutti i lettori e partecipanti del blog un felice 2009.

    saluti

    Giano

    Reply
  20. avatar
    AllegraBrigata at |

    Cactus credo che tu stia interpretando male. Secondo me quel “The most recognizable characteristic of the generalist…” è da interpretare nel senso che le competenze del generalista comprendono sia doti professionali che doti accademiche. In parti uguali. Dal testo non vedo assolutamente come si possa leggere una preferenza per la parte accademica.

    Detto ciò però anche ove così fosse (preferenza per la parte accademica), e secondo me così non dice l’autore, sarebbe pur sempre comprensibile. Qui stiamo parlando in modo evidente di una persona che deve avere competenze/conoscenze ad ampio raggio. Un esperto strategico, come giustamente afferma Silendo. E’ giocoforza che tale soggetto abbia un profilo fortemente “accademico”.

    Quello che vuole dire l’autore è che tale soggetto dovrebbe avere un giusto mix di caratteristiche “professionali” (leggasi: pratiche) e di studio (accademiche).

    F.

    Reply
  21. avatar
    Silendo at |

    Raffox, non ho capito bene la domanda che poni.

    L’autore in quel punto sostiene che attualmente (nell’IC USA) le c.d. “capacità generaliste” sono ristrette sostanzialmente ai livelli amministrativi superiori. Volendo dire, però, che così non dovrebbe essere e che tali capacità dovrebbero essere diffuse ad ogni livello organizzativo.

    Reply
  22. avatar
    utente anonimo at |

    Allegra Brigata, rimango dell’idea che in linea di massima si tenda a dare per scontato troppe cose quando si parla di analisi. All fine mi dici che sei d’accordo con l’autore; se cosi fosse, in realtà non vi è nulla di nuovo in quanto l’analista del livello strategico già esiste e già ce ne abbiamo (a tonnellate, accendi la TV o leggi i giornali, etc…). Lo vogliamo chiamare generalista? chiamamolo come vogliamo ma là dove il dente duole è proprio su questo punto (e l’ho già scritto più volte). Si parla di esperienza degli analisti ma poi non si capisce bene quale sia o quale debba essere il percorso che li porta ad avere esperienza. Sul lato “academic” siamo a posto: tra masters, conferenze, (magari qualche libro), articoli su Limes e dintorni ne “abbiamo” di esperienza….

    Chiaro che io “soggetivamente” interpreto quest’articolo come “non positivo” in quanto:

    -non vi è nulla di nuovo (generalista è uguale a strategico, siamo d’accordo);

    -dà per scontato degli aspetti che a mio parere sono importatntissimi e non scontati ad esempio (se fosse come dici tu) “tale soggetto dovrebbe avere un giusto mix di caratteristiche “professionali” (leggasi: pratiche) e di studio (accademiche)”.

    Poi non capisco una cosa, Allegra Brigata. Perchè io starei interpretando male (“credo che tu stia interpretando male” e l’articolo sarebbe da interpretare (“è da interpretare nel senso”) secondo la tua interpretazione? O che tu mi venga a dire “Quello che vuole dire l’autore è…” Non è del tutto “polite”. A mio parere nel leggere un articolo in lingua inglese al di là della “traduzione” bisogna leggere anche fra le righe e percepire alla fine il messaggio di un articolo. Chiaramente la percezione non è uguale per tutti. Io personalmente credo che il Dottor House abbia fatto un insalata di concetti che è lapalissiano siano figli della sua non esperienza al riguardo dell’analisi intelligence la quale non si compra al supermercato come si comprano i pomodori e come tendo sempre a rimarcare non è solo figlia delle conoscenze accademiche a meno che (e torno a bomba) non si debba fare una presentazione in powerpoint in qualche conferenza/master.

    Cordialmente

    aka “Cactus”

    http.//intelcenter-blog.blogspot.com

    PS abbiamo cominciato il 2009 in discussioni, bene, vuol dire che i neuroni funzionano ancora (nonostante moscato e panettoni)

    Reply
  23. avatar
    Raffox74 at |

    @ Don Silendo: ecco, è proprio questo il punto… cercavo maggiori chiarimenti sul perchè le capacità generaliste attualmente siano riservate ai piani alti.

    Reply
  24. avatar
    AllegraBrigata at |

    Cactus volevo dire che secondo me tu leggi male il documento in quanto ritieni che l’autore stia dando maggior peso al lato “accademico” rispetto all’esperienza. Io francamente, letto e riletto, non trovo questa maggiore sottolineatura.

    Giustissimo quello che dici. Qualunque testo, inglese italiano bulgaro, lo si legge anche tra le righe ma io, anche tra le righe, non leggo questo testo come te ed è per questo che, visto che stiamo discutendo/ragionando, l’ho segnalato.

    Sono invece d’accordo con te quando scrivi che il testo non dice niente di nuovo e che è superficiale su questioni importanti come il giusto mix di competenze.

    F.

    Reply
  25. avatar
    utente anonimo at |

    L’importante è trovare dei punti in comune, altrimenti saremmo dei cloni. Non nego che quando leggo “academic” accomplisment mi viene la pelle d’oca perchè negli ultimi anni (da quando l’intelligence è di moda e da quando dichiararsi analista fà molto “Ryan”) sempre più “accademici” parlano di intelligence e di analisi. Mi sembra come ai tempi di Gladio che tutti ne parlavano eppoi non sapevano distinguere tra una “black” ed una “covert operation”. Detto questo ti dico che la prima cosa che ho fatto quando ho scaricato l’articolo è stato cercare chi l’avesse scritto, quando ho visto MD mi sono cadute le braccia…che il mio giudizio ne abbia risentito? Possibile…(ma non probabile)

    Cordialmente

    aka “Cactus”

    http.//intelcenter-blog.blogspot.com

    Reply
  26. avatar
    Silendo at |

    X Raffox: la motivazione è la seguente. Durante tutti gli anni Novanta il personale analitico dell’IC USA (CIA in primis) ha subito un processo di invecchiamento (i motivi li abbiamo già discussi altrove ma se vuoi ripetiamo).

    Ciò ha comportato che il personale con maggior esperienza, e quindi quello tendenzialmente dotato di competenze “generaliste”, è passato dalle file degli analisti a quelle del management.

    I ruoli analitici, appunto, non sono stati rimpinguati ed il risultato è stato una perdita secca della funzione generalista (per usare la terminologia dell’autore).

    Il problema è diventato evidente agli inizi del 2000. Prima ancora dell’11 settembre, quindi. Tant’è che la CIA in quel periodo ha creato un Senior Analytic Service “to provide a senior career path for experienced analysts who preferred not to enter the managerial ranks” (qui trovi maggiori info: https://www.cia.gov/library/kent-center-occasional-papers/vol1no3.htm).

    Dopo l’11 settembre e dopo la questione sulle WMD è però diventato una fissazione (anche giustamente direi) per i professionisti statunitensi del settore.

    Reply
  27. avatar
    Silendo at |

    Cactus, posso garantirti che tutti qui dentro la pensiamo come te in materia :))

    Solo per elementare educazione, nel corso del tempo, ci si è astenuti dal mettere alla berlina i tanti “analisti strategici” de noantri che pullulano in Italia. Che, quando va bene, confondono “intelligence” con l’analisi di politica estera, che pensano che “strategico” voglia dire “tuttologo” e, magari, ritengono che “osint” sia il passaporto per potersi accreditare sui media come analisti di intelligence (???) senza però aver mai avuto accesso ad informazioni riservate nella loro vita.

    Però, d’altro canto, bisogna evitare di cadere nell’eccesso opposto :)

    Negli USA la letteratura specialistica non fa di queste confusioni 😉

    Reply
  28. avatar
    utente anonimo at |

    Concordo con te al 99%. Ma sull’affermazione:

    “negli USA la letteratura specialistica non fa di queste confusioni” , non capisco. Se non ricordo male partecipai ad una discussione qui in cui si argomentava sul fatto che gli USA nel camp dell’intel di st…ate ne hanno fatto (e ne fanno) o sbaglio? A meno che tu non voglia dire che la letteratura specialistica (del dire) non fa confusione (e ci credo!) al contrario di quella sul terreno (del fare) che ne fa’ (è normale).

    Ti e vi leggo con piacere

    Cordialmente

    aka “Cactus”

    http.//intelcenter-blog.blogspot.com

    Reply
  29. avatar
    Raffox74 at |

    Grazie Sile. Ora ricordo anche la discussione riguardo l’invecchiamento dell’IC che però non avevo collegato affatto al discorso attuale.

    Reply
  30. avatar
    Silendo at |

    Mi spiego meglio.

    Voglio dire che negli Stati Uniti il campo degli “studi sull’intelligence” è molto sviluppato ed avanzato. E’ praticamente una vera e propria disciplina accademica. Insegnata nelle università, con corsi di laurea, master, centri studio, conferenze ed una notevole produzione scientifica.

    Gli esperti/ricercatori del settore degli “studi di intelligence” tendono a non cadere negli errori grossolani da te, correttamente, indicati (per una serie di motivi che se vuoi possiamo analizzare).

    Ovviamente sto generalizzando eh. Non voglio dire che non ci siano MAI errori, superficialità e così via. Voglio dire che rispetto alla letteratura italiana in materia (!?!) quella americana è avanti mille anni. Da ciò il mio modesto consiglio è quello di leggere i documenti, gli studi, le riflessioni statunitensi (ma anche inglesi ed israeliane) sempre in modo critico e mai come fossero verbo rivelato (ovviamente) evitando però di trasportare i “limiti” della nostra (italiana) riflessione negli intell-studies statunitensi.

    Una cosa differente è la realtà delle organizzazioni di intelligence USA.

    La discussione che tu ricordi riguardava le vulnerabilità dell’analisi strategica dell’intelligence USA come organizzazione.

    Reply

Leave a Reply


(obbligatorio)