21 Responses

  1. avatar
    Felsina at |

    Grazie Silendo!! Non solo per il post ma anche per l’interessantissimo blog…pieno di materiale da leggere! 😉

    PS troppo forte il video degli scacchi!

    Reply
  2. avatar
    giovanninacci at |

    Oh che bello! Vedo – verso la fine del primo link mi pare – delle cosine “applicative” già conosciute (e molto interessanti)… vero Felsina ;-)))

    Bene, bene :-))

    Cari saluti a tutti

    Giovanni

    Reply
  3. avatar
    AllegraBrigata at |

    Fratellino, hai postato del materiale interessantissimo.

    Non mi riferisco solo o tanto a quest’ultimo post…

    Adesso aggiungo qualcosa pure io

    😉

    Ciao ragazzi,

    Roberto

    Reply
  4. avatar
    Perseverus at |

    😉

    Reply
  5. avatar
    utente anonimo at |

    Grazie (come al solito)!

    Tanti auguri per il novo anno!

    Kris

    Reply
  6. avatar
    utente anonimo at |

    In un interessante articolo comparso qualche anno fa’ sul US Military Intelligence Bulletin si affrontava la tematica dell’analista, dei corsi di formazione, dell’esperienza, degli strumenti. La conclusione fu’ che nonostante i corsi, gli strumenti, i metodi cio’ che faceva la differenza erano 2 cose:

    -l’analista (predisposizione naturale);

    -l’esperienza (acquisita affiancati da persone piu’ qualificate, di esperienza, predisposte).

    Alla fine l’analista era una sorta di mix tra “stregone” e tecnico. Io concordo con tale conclusione aggiungendo questo mio personale esempio: alla fine di 5 anni di liceo artistico (o istituti simili) facciamo fare un disegno ai 25 alunni della classe (che hanno avuto gli stessi professori e seguito le stesse materie) avremo 25 disegni simili (ma in realtà diversi) dei quali forse solo un paio veramente sopra la media (se non eccellenti) che saranno stati fatti da quelli piu’ predisposti. Far utilizzare ad es: l’i2 “Link Analysis” (i nazionali di alcune agenze lo conoscono con un nome diverso) puo’ dare risultati simili in linea generale ma alla fine quella minima differenza che fa l’eccellenza sarà (sempre) imputabile all’uomo.

    Come mio solito tendo forse a scrivere troppo (scusate, non mi piacciono molto i commenti mordi e fuggi senza discussione) e a tediare.

    Vi leggo sempre con piacere.

    Cactus

    http://intelcenter-blog.blogspot.com

    Reply
  7. avatar
    Felsina at |

    Giovanni caro, verissimo!!! ;))

    Cactus, concordo perfettamente con quello che dici ma questo vale un pò per tutte quelle professioni in cui l’intervento dell’ingegno umano è determinante. Del resto, software del tipo “i2” o “PARC ACH” sono solo degli strumenti che applicano dei metodi ma che richiedono sempre l’intervento dell’uomo (e soprattutto un certo grado di flessibilità nella loro applicazione). Del resto, analoghe condizioni (ambientali, sociali, culturali, ecc.) e formative non determinano necessariamente un’omologazione delle persone e, quindi, dei risultati (per fortuna). Recenti scoperte nel campo dell’intelligenza artificiale hanno addirittura dimostrato che questo vale anche per le macchine (ovviamente molto sofisticate). ;))

    Saluti a tutti

    Reply
  8. avatar
    Silendo at |

    Grazie a te, Kris e tanti auguri dall’Italia :)

    Cactus, non ti scusare!

    I tuoi commenti offrono sempre spunti e riflessioni interessanti.

    Mi fai venire in mente che da dieci giorni sto cercando il tempo per scrivere un post su un articolo appena uscito su International Journal of Intelligence and Counterintelligence. Proprio su addestramento e formazione dell’analista.

    Personalmente sono d’accordo con chi ritiene che l’analisi di intelligence sia una professione più che un mestiere e che proprio per questo motivo il “fattore umano” esercita un peso considerevole sulla prestazione analitica.

    E’ un po’ come in medicina (il riferimento alla professione medica non è mio ma dell’autore di quell’articolo: Marrin).

    Prendi due medici. Stesso corso di studi. Stessi professori. Stesse tecniche insegnate. Uno azzeccherà quasi tutte le diagnosi, l’altro solo la metà 😉

    Reply
  9. avatar
    giovanninacci at |

    Andando avanti con gli esempi sulla “strumentalità degli strumenti” 😉 per l’intelligence me ne viene in mente uno che scrissi – non so più quanto tempo fa – in qualche articolo (come passa il tempo… :-).

    Dunque se non ricordo male l’esempio (sebbene si riferisse a contesti puiù ampi, in oparticolar modo quelli relativi alla sicurezza) era quello dello “scalpello”… insomma la questione era che se si fosse dato lo stesso identico scalpello e lo stesso blocco di pietra (o altro materiale… “scalpellabile” :-)) ad un muratore (il “mestiere”) il risultato sarebbe stato di un tipo, mentre dato ad un artista, uno scultore (la “professione”) il risultato sarebbe stato ben altro.

    Ciò non vuol dire che il risultato del muratore-mestierante sarebbe stato di per se per forza “negativo”, o brutto: se bisogna mettere sottotraccia un cavo ad alta tensione dentro una cava un bravo muratore potrò fare un lavoro egregio, mentre un grande scultore non saprebbe da dove iniziare.

    Stessa cosa – al contrario – se dobbiamo realizzare un’opera d’arte per la piazza del paesello certamente anche il peggiore degli scultori professionisti sarà preferibile al migliore dei muratori di mestiere…

    La chiosa – bipartisan, ma che mi fa riflettere assai – è che probabilmente in molti casi (e con diversi… equilibri strategici :-)) l’opera da realizzare (basta che non si debba fare la “Pietà” di Michelangelo) può effettivamente giovare sia dell’intervento del “mestiere” che della “professione”.

    Ammesso che ci sia qualcuno capace di non far litigare il muratore con lo scultore…

    Ciò che potrebbe evitare il litigio (e qui torno ad un mio vecchio e mai sopito “amore”) è una formalizzazione estesa (ontologica…) dell’opera che si deve realizzare… o almeno una indicazione abbastanza precisa del “cosa-si-deve-fare-chi-lo-deve-fare-come-e-quando”…

    E’ chiaro che per la realizzazione di una simile “ontologia” nel campo degli studi per l’intelligence debbano contrinbuire (oltre agli “ontologi”…) anche i “muratori” e gli “scultori”… (ed altri professionisti :-).

    Non so se la parafrasi m’è uscita abbastanza chiara…

    Quello che voglio in conclusione dire è che la natura dello strumento o del metodo, dello scalpello per intenderci, non cambia se ad usarlo è un muratore o uno scultuore. E nemmeno lo strumento/metodo/scalpello è capace di cambiare la natura di chi lo opera.

    Ovvio è che con un ottimo scalpello sia il muratore che lo scultore lavoreranno meglio e forse le loro capacità saranno esaltate… così come un grande scalpello (no quello era il “grande pennello”…) in mano ad un incompetente produce solo guai.

    Forse per le materie di cui discutiamo la selezione, la formazione e l’addestramento vengono prima dei degli strumenti e delle applicazioni? In questo caso siamo infatti molto più dentro la “professione” che non nel “mestiere” 😉

    Mi accorco di esser stato decisamente prolisso! vabè che ci volete fare, è l’entusiasmo post-festivo… alla “ripresa” dei lavori!

    Cari saluti e uguri a tutti.

    Giovanni

    Reply
  10. avatar
    Perseverus at |

    Scusate, visto che nn conosco l’ACH:

    Gli strumenti d’analisi ( dati e relazioni) dell’ i2 e ACH sono simili ?….sapeste dirmi quale dei due è più perfomante ?

    Grazie, saluti

    Reply
  11. avatar
    Silendo at |

    Perseverus,

    l’ACH è l’acronimo di Analysis of Competing Hypotheses (qui trovi qualche informazione: http://en.wikipedia.org/wiki/Analysis_of_Competing_Hypotheses).

    L’ACH è stato sviluppato da Heuer nel suo famoso “Psychology of Intelligence Analysis” (https://www.cia.gov/library/center-for-the-study-of-intelligence/csi-publications/books-and-monographs/psychology-of-intelligence-analysis/PsychofIntelNew.pdf) ed è sostanzialmente una metodologia c.d. “strutturata” di analisi. Qualcuno la definisce anche di tipo “contro-intuitivo”. Sostanzialmente serve per testare più ipotesi alla luce degli elementi emersi. PARC, cui fa riferimento Felsina, è un software per l’applicazione automatizzata dell’ACH.

    La link analysis, quindi, è una cosa differente.

    Reply
  12. avatar
    giovanninacci at |

    Perseverus, ACH lo puoi scaricare e provare sul sito del Palo Alto Research Center (http://www.parc.com). Con una ricerchetta su google trovi facilmente la pagina del downaload.

    Per brevità ti incollo qui due righe sulla descrizione del progetto (del sofware, nond ella metodologia).

    Ecco qui il testo:

    “The software downloadable here takes an analyst through a process for making a well-reasoned, analytical judgment. It is particularly useful for issues that require careful weighing of alternative explanations of what has happened, is happening, or is likely to happen in the future. It helps the analyst overcome, or at least minimize, some of the cognitive limitations that make prescient intelligence analysis so difficult. ACH is grounded in basic insights from cognitive psychology, decision analysis, and the scientific method. It helps analysts protect themselves from avoidable error, and improves their chances of making a correct judgment.”

    Come si può agevolmente capire ACH e i2 NON sono paragonabili perchè servono per fare cose assai diverse tra loro.

    Ciò non toglie comunque che possano essere entrambi impiegati nell’ambito di una stessa funzione analitica (in tempi, con modalità e scopi diversi… ovviamente).

    Cari saluti

    Giovanni

    Reply
  13. avatar
    giovanninacci at |

    …in effetti parte di ciò che ho scritto sopra si trova agevolmente sulla pagina di cui al link n° 1 postato di Silendo.

    Chiedo scusa per la ridondanza informativa :-)

    Saluti

    Giovbanni

    Reply
  14. avatar
    utente anonimo at |

    Per esperienza diretta coon il Sw i2 in questione, è mio opinione che occorra sottolineare che a monte del sw vi deve essere una serie di “cellule” collegate di supporto al prodotto del sw stesso. Sono criptico per mia volontà stavolta ma se ne può parlare prossimamente, se l’argomento interessa.

    Keep in touch

    Cactus

    http://intelcenter-blog.blogspot.com

    Reply
  15. avatar
    AllegraBrigata at |
    Reply
  16. avatar
    utente anonimo at |

    Ciao Roberto,

    mi fà piacere che abbiamo degli interessi in comune (oltre a quelli di cui discutiamo qui da Silendo) come quello sull’argomento trattato nel libro (“On Killing”) menzionato nel post del mio blog (di cui mi fà piacere sapere che tu ne sia un visitatore, spero non estemporaneo). Un altro gran bel libro dello stesso autore è “On Combat” che ho divorato in pochi giorni. Lo hai letto?

    Keep in touch

    Cactus

    http://intelcenter-blog.blogspot.com

    Reply
  17. avatar
    AllegraBrigata at |

    Leggo il tuo blog con una certa frequenza e non solo io :)

    No, non conoscevo il secondo testo.

    Me lo consigli?

    R.

    Reply
  18. avatar
    utente anonimo at |

    Si te lo consiglio vivamente. Questi due libri sono i migliori sull’argomento che tra l’altro a livello nazionale è approcciato solo dal punto di vista medico (PTSD) mentre nella realtà tocca anche altre “branche (add/ops/intel).

    Keep in touch

    Cactus

    http://intelcenter-blog.blogspot.com

    Reply
  19. avatar
    Perseverus at |

    Premetto di aver letto superficialmente sullACH:

    Grazie per le risposte, ma non ho ben compreso come un SW possa analizzare delle ipotesi.

    Conosco alcuni SW dell’i2, i quali si occupano di analisi analitica “di certe cose”, ma non ero a conoscenza di SW di analisi di “ipotesi”, intesi come fatti/elementi (spero di aver capito bene)….forse non se ne può parlare nello specifico in questo blog…..

    Cmq, approfondirò i miei studi sull’ACH……grazie a tutti lo stesso….questo blog è meglio dell’Università !! :)

    Reply
  20. avatar
    Silendo at |

    Cercherò di spiegarti il più chiaramente possibile :)

    L’ACH non è altro che una matrice.

    Prendi il pdf che ti ho linkato prima e vai a pagina 101. Figura 15. Vedrai l’esempio di questa matrice.

    H1, H2 ed H3 sono delle ipotesi e E1, E2, …E6 sono le “prove”.

    La matrice permette di incrociare, testandole, tutte le ipotesi con tutte le “prove”. L’ipotesi con meno prove a sfavore è quella più probabile.

    La matrice la si dovrebbe costruire manualmente. Il software permette di farlo tramite computer :)

    Reply
  21. avatar
    giovanninacci at |

    Mi permetto solo di aggiungere all’esaustivissima descrizione del padrone di casa qualche altra 8spero brevissima :-) considerazione. Il valore aggiunto del software sta (in senso generale come anche nel caso specifico) nella possibilità di gestire correttamente un vasto numero di ipotesi e prove/attività che – sulle grandi dimensioni – potrebbero risultare difficili da tracciare “a mano” (o a mente ;-).

    Inoltre, in senso generale, il software tende ad assicurare (per i motivi di cui sopra ed altri) una migliore percezione del contesto informativo da parte dell’operatore.

    Diciamo quindi che l’applicativo informatico è – filosoficamente parlando ;-I) – sia un “esaltatore” di percezione che un “formalizzatore” (e anche aggregatore, classificatore… in altre parole “modellatore”) della conoscenza. Inoltre non è da sottolinare quella tipica capacità “autorganizzante” dell’informatica in termini di esecuzione (anche umana…) di procedure e processi.

    In questo senso il SW (questo software) non analizza di per se nulla, ma mette in condizione l’operatore (o gli operatori) di lavorare su materiali informativi più strutturati (e di conseguenza consolidati). Ciò a tutto vantaggio della scientificità dei processi/procedimenti quindi della ripetibilità/affidabilità dei risultati.

    Questo – ovviamente – a grandi linee 😉 Il discorso è infatti interessantissimo ma anche vastissimo.

    Saluti cari a voi tutti

    Reply

Leave a Reply


(obbligatorio)