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    giovanninacci at |

    Silendo carissimo,

    mmmm…. interessante il rapporto della Karmack.

    Come la vedi le vedi le raccomandazioni “1” e “7” in una ipotetica ottica italiana?

    Saluti cari

    Giovanni

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    giovanninacci at |

    Pardòn… scritto male, volevo dire “Kamarck”.

    Karmack è un altro 😉

    Giovanni

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    Silendo at |

    Conoscendomi mi sa che mi hai posto questa domanda appositamente :))

    In breve, riguardo al punto “1”, negli USA da tempo è emersa l’esigenza di istituire una “scuola” di analisi comune alle varie agenzie (se cerchi nel blog troverai anche un po’ di materiale su questo argomento).

    Ciò per due ordini di motivi:

    1) per potenziare ed “unificare” la professionalità analitica della Comunità di Intelligence (i rapporti post-mortem degli ultimi anni indicano, TUTTI, una consistente carenza da questo punto di vista…);

    2) tecnicamente la disciplina dell’analisi di intelligence è arrivata ad un punto per superare il quale, e progredire, è necessario disporre di un vero e proprio centro studi “dedicato” all’argomento.

    La raccomandazione, quindi, ha le sue fondamenta in queste considerazioni.

    Ora, se questo è vero per gli Stati Uniti – realtà nella quale l’analisi di intelligence ha (quasi) dignità di disciplina accademica e l’analista dei Servizi è considerato un vero e proprio professionista – ancor di più dovrebbe essere vero per l’Italia dato che noi, in questo ambito, siamo un pochino indietro.

    In ogni caso, un istituto del genere richiede un coinvolgimento del mondo accademico.

    Riguardo alla raccomandazione numero “7”… direi che neanche andrebbe commentata.

    Qualunque organizzazione dovrebbe istituzionalizzare le “lezioni apprese” 😉

    Sia che si tratti di fallimenti sia che si tratti di successi.

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    giovanninacci at |

    Eh beh si… un po’ apposta l’ho fatto 😉

    Anche perchè questo è per noi (noi Italia) un’altro segnale che la ormai famosa “acqua calda” è stata già bella che inventata, collaudata e messa in distribuzione.

    Non resta (non resterebbe…) che “prendere ispirazione” da quello che già esiste e poi copiarlo con l’intelligenza e la… creatività che sull’italico suolo non dovrebbero mancare.

    La domanda è: in che tempi noi (noi Italia…) arriveremo a farlo? Certo se è che se ogni volta partiamo (intelligence community, mondo accademico, “dilettanti” e comuni mortali…) con l’idea di dover sintetizzare l’acqua calda partendo da due molecole di idrogeno, una d’ossigeno e un fornellino elettrico (da inventare da zero pure lui) stiamo freschi…

    Un’altra piccola questione “al volo” 😉 chi potrebbe essere il “chi” (corrente di pensiero, ente o potere) che dovrebbe iniziare a conivolgere il mondo accademico? E cioè meglio: chi potrebbe essere il soggetto migliore ad iniziare (o comunque stimolare) questo “avvicinamento” dell’accademia? Una istituzione? un ente, un “gruppo influente” o magari il mondo accademico stesso? In estrema sostanza: a chi tocca la prima mossa?

    O magari a chi è toccata (se c’è già stata…).

    Saluti carissimi

    Giovanni

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    Silendo at |

    Sicuramente l’essere indietro, rispetto a qualunque argomento, ha almeno il risvolto positivo di poter fare riferimento alle esperienze positive di chi è più avanti… 😉

    Chi dovrebbe farlo?

    Mah… non credo ci siano delle “regole”. Se la cosa si dovesse sviluppare come joint-venture tra istituzioni ed accademica è giocoforza necessario che ci sia un reciproco interesse. Da parte dei Servizi (in base alla nuova legge ritengo che il soggetto principale sia il DIS) e da parte di una o più università.

    Per quanto mi riguarda ho una sola convinzione (magari sbagliata, sia chiaro…) e cioè che una struttura come quella di cui parlano negli Stati Uniti non può essere messa in piedi solo dai Servizi.

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