40 Responses

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    utente anonimo at |

    Leggo sempre con interesse i rapporti che il gentile Silendo dona alla comunità dei naviganti, ma a questo punto una domanda mi sorge spontanea! Dato l’interesse dei vari blogger che partecipano quotidianamente, anche analizzano i vari aspetti della lotta al terrorismo, mi sono chiesto: ma l’odore dei villaggi irakeni, afghani, siriani, libanesi, congolesi, pakistani, somali, kurdi…Silendo ed i vari blogger lo hanno mai sentito?

    o forse solo quello dei 2 Cambridge!!???

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    AllegraBrigata at |

    Uhm… gentile anonimo la domanda è sarcastica, sfottente o cosa?

    A.

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    Silendo at |

    :)) Andrea, ma guarda che non credo ci fosse malevolezza nella domanda.

    Anonimo: sì. Qualcuno qui dentro è stato in qualche villaggio, qualcuno è stato a Cambridge, qualcuno è stato in entrambi e qualcuno non è stato in nessuno dei due :)

    Spero però che tu non abbia equivocato il senso del blog. Non ha certo l’ardire di essere il “testo definitivo” in materia di intelligence e/o terrorismo ed affini. Più modestamente è un luogo in cui far circolare materiale e, se possibile, discuterne con estrema umiltà 😉

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    daniele67 at |

    silendo…the class is not water!!!grande!!:-)

    per anonimo: perdonami..si, ho sentito quegli odori e…leggendo questo blog, nonostante tutto, imparo svariate cose!!! perchè…c’è sempre da imparare!!!

    cons stima!!

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    utente anonimo at |

    Ma infatti la cosa bella del “saper (e voler) imparare” è proprio la consapevolezza di poter apprendere moltissimo da chi ne sa di più, ma anche la certezza di poter imparare qualcosa anche da chi ne sa molto di meno.

    Giovanni

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    AllegraBrigata at |

    Rubo la scena al padrone di casa e colgo l’occasione per aprire un dibattito che, in fondo, è IL dibattito latente soprattutto in ambito militare.

    Chi è abilitato a parlare di intelligence o di terrorismo?

    Il “frequentatore di villaggi” o lo “studioso di Cambridge”?

    In ambito militare molti, troppi, erroneamente ritengono che di questi argomenti ne possa parlare solo il tecnico, il frequentatore di villaggi.

    Non per una presunta ottusità militare ma probabilmente perchè nell’esperienza italiana chi si presenta come “studioso di Cambridge” in genere non ha neanche studiato a Ladispoli con i risultati ridicoli che tutti noi conosciamo quando assistiamo ai convegni in cui lo studioso di turno si rende semplicemente patetico.

    Invece è proprio e solo lo studioso di Cambridge, quando di vero studioso si tratta, che può trasformare una pratica in una disciplina. Di certo non il frequentatore di villaggi.

    Se io, che sono un “frequentatore di villaggi”, dovessi consigliare al mio migliore amico il luogo migliore in cui imparare cos’è il terrorismo di certo non lo manderei in Libano o in Siria ecc.

    Lo manderei prima di tutto al Centre for the Study of Terrorism and Political Violence (chi si interessa di queste cose sa cos’è) e poi, come stage, in Libano ecc.

    Fuor di metafora, l’esperienza sul terreno è importante ma da sola non è assolutamente sufficiente per conoscere il fenomeno che, per la sua complessità e vastità, necessita di vero e proprio studio che la frequenza nei villaggi non garantisce. Anzi….

    R.

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    Silendo at |

    Giovanni, a prescindere dall’intervento del nostro anonimo (che, ribadisco, secondo me non aveva finalità polemiche) la questione è che ci vuole interazione tra chi è sul campo e chi, studiando certe realtà, fornisce analisi a più ampio raggio che l’operativo non è in grado di compiere (per l’ovvia natura del suo lavoro).

    Se si parte dal “chi ne sa di più?” si parte col piede sbagliato.

    Gli studi sul terrorismo sono studi serissimi che solo un accademico può fare ma non può farli sedendosi in poltrona a ragionare sui massimi sistemi. Ha bisogno di dati e di dati raccolti sul campo. Da qui la necessaria interazione tra le due realtà.

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    Silendo at |

    Infatti, Robertino, la cosa è anche questa. Siccome siamo circondati da “studiosi” de noantri (l’intelligence è il terrorismo sono diventati di moda da qualche anno…) è evidente che chi si fa il mazzo sul terreno ne ha un po’ le palle piene del “professore” che discetta su cose che non conosce dicendo, spesso e volentieri, minkiate colossali.

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    AllegraBrigata at |

    Bravo Daniele!!!

    A.

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    AllegraBrigata at |

    Bah… direi che il problema non esiste se si adotta il buon vecchio metodo della spiegazione basata sui dati e della critica basata sui dati.

    A dire cazzate può essere sia il tecnico che il professorone ed è normale che sia così, no? Allora molto semplicemente si formulano critiche basate su dati e tutto torna a posto.

    Quindi, così come è sbagliato formulare teorie, dico per dire, senza dati è altrettanto errato criticare senza l’uso di dati.

    Sbaglio?

    Federico

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    utente anonimo at |

    Silendo sono d’accordo (anzi d’accordissimo) su quanto dici (e anche sulla non polemicità di Anonimo;-). La mia era solo una considerazione espressa forse in modo troppo generale e forse troppo slegata dal contesto. Intendevo far riferimento a quell’intimo sentimento di umile ma critica curiosità che – in senso generale – ci rende abili a riconoscere e prendere il “buono” da qualsiasi parte arrivi.

    Confesso di non aver pensato, nello scrivere il mio post, alla specificità del tema in discussione :-)

    Chiedo venia perciò per l’off topic 😉

    Salutoni!

    Giovanni

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    Silendo at |

    Tranquillo Giovanni. Praticamente tutti abbiamo risposto prendendo solo spunto dall’intervento del gentile anonimo ma esprimendo poi nostre considerazioni slegate dallo stesso intervento :)

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    utente anonimo at |

    E’ vero! :-))))

    😉

    Giovanni

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    Silendo at |

    FEDERICO!!!!!! :OOO

    No, non sbagli 😉

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    Zabetta at |

    Fede, a me sembra che ti sia un po’ incartato 😀

    Bacio :)

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    AllegraBrigata at |

    ahahah ero al telefono con la Bellucci, Zabetta :))

    F.

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    ilraffa at |

    La Bellucci!?!?!?! Ma non eravamo al telefono assieme io e te?????

    Silendo: vediamo se ti conosco? Scommetto che non sei d’accordo su come è formulato il trend numero 1, Giusto?

    Ho vintoqualchecosa? 😀

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    ilraffa at |

    Sil ma a te Riedel e Benjamin piacciono?

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    utente anonimo at |

    Fede, sei passato dalle ballerine alle carampane? :O

    Zab.

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    ilraffa at |

    Ehi, dici a me???? 😀

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    Silendo at |

    Devo addirittura esprimere un parere generale su due analisti??? :O

    O parli, in particolare, di qualche recente analisi? :)

    PS… che ho dimenticato di postare…

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    ilraffa at |

    Ecco, era un invito a postare e nel frattempo volevo avere una valutazione generale sui tipi.

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    Silendo at |

    Allora, con ordine.

    Riguardo al tuo post 17: sì, mi conosci ed hai indovinato. Non sono d’accordo con la formulazione del trend numero 1.

    Riguardo alle analisi: adesso le posto.

    Riguardo alla valutazione sui due esperti: sono esperti validissimi. Personalmente mi capita (con moooooooolta modestia!) di non essere d’accordo con Riedel negli ultimi tempi.

    Come sai lui ritiene che al Qaeda si sia ripresa e sia più forte di prima o quasi (semplifico molto!).

    Io (sempre moooooooooolto modestamente e nel mio piccolo) ritengo che “al Qaeda central” o l’al Qaeda storica (o come diavolo la si voglia chiamare) sia stata quasi del tutto disarticolata dall’attività di contrasto post-11 settembre. Parlo di al Qaeda strettamente intesa, ovviamente, e non del più ampio movimento jihadista. Insomma, mi trovo più vicino alle posizioni di Sageman che a quelle di Riedel.

    A parte questa mia personalissima divergenza di analisi sia Riedel che Benjamin sono fiòr di esperti!!!

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    utente anonimo at |

    penso che l’utente 6 abbia appreso pienamente il senso della mia domanda…e complimenti al Prof Silendo…quindi l’analisi e la ricerca dello essere unite o slegate? grazie

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    utente anonimo at |

    errata corrige: devono essere unite o slegate?

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    utente anonimo at |

    o meglio “separate”

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  27. avatar
    Silendo at |

    :)) Anonimo, ti prego, non mi chiamare “Professore” :)) Ma scherziamo????

    Se stai chiedendo a me ti dirò che le due cose non sono, e non possono essere, separate.

    Sono due “gambe” della stessa struttura.

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  28. avatar
    ilraffa at |

    Anonimo: parli di analisi=accademia e ricerca=operazioni sul terreno oppure parli di analisi e ricerca come concetti generali?

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  29. avatar
    utente anonimo at |

    eppure è stato fatto…o no?

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    Silendo at |

    Analisi senza ricerca???? Certo. Spesso e volentieri.

    Reply
  31. avatar
    utente anonimo at |

    ok, grazie

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    grafvonSpee at |

    Questione preliminare:

    ma quale terrorismo si deve ridurre?

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  33. avatar
    AllegraBrigata at |

    Il terrorismo islamico.

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  34. avatar
    grafvonSpee at |

    Sì, era chiaro, intendevo dire quello reale, quello la cui esistenza viene propagandata o il fenomeno dell’insorgenza, che può essere inquadrata come terrorismo soltanto per quanto attiene alle modalità operative?

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    Silendo at |

    Ciao Graf.

    Chiedi in generale o in relazione al solo documento allegato?

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  36. avatar
    AllegraBrigata at |

    “l’analisi e la ricerca devono essere unite o slegate”

    Anonimo, dobbiamo intenderci sul concetto di ricerca :)

    La ricerca nel campo degli studi sul terrorismo non vuol dire necessariamente andare sul campo, operativamente, da agente dei Servizi o militare di questo o quel reparto.

    Altrimenti è evidente che non ci potrebbe essere ricerca accademica in questo settore. Un po’ come dire che non dovrebbe esistere neanche la criminologia, tanto per capirci.

    La ricerca necessita di dati ed i dati il ricercatore accademico li trova in tanti modi. Di certo non entrando nei Servizi o nelle FFAA.

    Li trova nelle apposite banche dati, intervistando, estraendoli da processi, rapporti di Amministrazioni e così via.

    Roberto

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    grafvonSpee at |

    Intendevo riferirmi all’articolo allegato.

    Ho come l’idea che “in subiecta materia” la domanda (ossessiva) serva a creare l’esistenza dell’offerta.

    Ma forse sono troppo criptico.

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    Silendo at |

    Ahahah sì Graf, in effetti di recente ti trovo un po’ troppo criptico :))

    Intendi sostenere che c’è una volontà politica di amplificare il terrorismo?

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  39. avatar
    grafvonSpee at |

    E sì,

    tu non convieni?

    Mi ricorda un po’ lo spettro del pericolo fascio-golpista evocato dai cattocomunisti negli anni 70 e le ossessioni anticomuniste dell’attuale inquilino di Piazza Colonna.

    In tutti e tre i casi credo che il gridare “al lupo” sia funzionale a qualche disegno.

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  40. avatar
    Silendo at |

    Da sempre il terrorismo è questione spinosa perchè si tratta di un argomento molto “politicizzato”. E’ ovvio: il terrorismo altro non è che violenza politica, per cui è palese che diventi motivo di contendere politico con tutto ciò che ne consegue (propaganda in primis…).

    Chi non si ricorda, per esempio, quello che accadde in Italia negli anni 70, con il PCI che pubblicamente tendeva a sottovalutare la minaccia dei “sedicenti brigatisti rossi”, ecc…

    Indubbiamente il terrorismo islamico è stato ANCHE usato, sia da alcune Amministrazioni occidentali che da molti Governi arabi, per motivi politici, interni soprattutto.

    Tanto per avere qualche riferimento prova a dare un’occhiata ai saggi del Prof. Muller: http://polisci.osu.edu/faculty/jmueller/links.htm e http://www.simonsays.com/content/book.cfm?tab=1&pid=524946

    Però non bisogna neanche cadere nell’eccesso opposto pensando che gli allarmi e le valutazioni della minaccia siano stati/e del tutto inventati/e.

    Il pericolo oggettivamente sussiste e se adesso, probabilmente, non è così elevato come in passato non è solo dovuto al fatto che in passato sia stato sopravvalutato. E’ anche dovuto al fatto che l’attività di contro-terrorismo occidentale qualche effetto l’ha ottenuto.

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