52 Responses

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    utente anonimo at |

    Un saluto a tutti i partecipanti a questa bellissima risorsa. Vi faccio i miei complimenti: il quesito posto è assolutamente interessante; di quelli che devono essere molto ben riflettuti prima di abbozzare un qualsiasi tipo di risposta.

    Nelle more di una riflessione “partecipata”, che ne pensate dell’idea di estendere (magari anche in una fase successiva del dibattito) il quesito a quale dovrebbe essere il ruolo della comunità di intelligence in senso esteso (istituzionale, pubblica, privata, accademica, eccetera)?

    E’ solo una riflessione che mi è venuta spontanea, considerata anche la vastità delle ripercussioni strategiche dell’argomento specifico…

    Vi chiedo perdono fin d’ora nel caso fossi andato un po’… off-topic.

    Saluti e ancora complimenti al padrone di casa ed ai suoi ospiti.

    Giovanni Nacci

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    utente anonimo at |

    Quando si dice la “qualità” di una fonte… appena finito di scrivere il mio post ho visto l’approfondimento di “R” in coda al messaggio originale del signor Federico che va più o meno nel senso che io cercavo di esprimere. Che dire:complimenti di nuovo!

    Giovanni Nacci

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    AllegraBrigata at |

    Grazie a nome di Mister Silendo :)

    Sono R(oberto) e, se per lei va bene, possiamo darci il “tu”.

    Do un piccolo input introducendolo con una premessa.

    Cosa si intende per intelligence? In Italia dovremmo chiarirlo, a livello culturale intendo.

    Silendo docet: negli Stati Uniti l’Intelligence è (essenzialmente) l’analisi delle informazioni. In Gran Bretagna l’Intelligence è essenzialmente la raccolta informativa.

    E in Italia?

    Secondo me il ruolo naturale, direi di base, di un Servizio segreto è la raccolta informativa attraverso fonti e con mezzi che non sono a disposizione delle altre amministrazioni dello Stato.

    Qual è il ruolo dell’Intelligence istituzionale ? Secondo me il ruolo principale è la raccolta di informazioni riservate che vengano poi messe nel circuito del processo decisionale.

    E’ la mia opinione.

    Roberto

    Reply
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    utente anonimo at |

    Roberto, il tu va benissimo, ci mancherebbe. Anzi va anche meglio.

    Credo che i quesiti che poni (ed anche le risposte che hai indicato) siano sicuramente corretti e del tutto condivisibili. Un “servizio segreto” è certamente qualcosa che ha (o dovrebbe avere, o fa in modo di avere) maggiori e diverse possibilità, prerogative e… “attitudini”, che altre Istituzioni non hanno (o che magari fanno finta di non avere).

    D’istinto però non limiterei il compito di un “servizio” istituzionale alla raccolta di “informazioni classificate” a supporto dei decisori (presupponendo ovviamente che ci riferiamo a decisori “politici”). Quello che direi – alla fine è forse la stessa cosa, ma vista da una angolatura diversa – è che il compito di un “Servizio” è quello di “amplificare, estendere ed concretizzare” ciò che chiamerei la “completezza consapevole della percezione” che il decisione ha nei confronti un determinato teatro strategico (e magari anche tattico-operativo).

    Vale a dire: se per ipotesi una azione di analisi o raccolta di informazioni “non classificate” (tanto per non scomodare la nomenclatura delle fonti aperte) è in grado di “esaltare” particolari, significative relazioni tra oggetti informativi, che portano successivamente a conclusioni di tipo “classificato”, ritengo sia poco conveniente – in senso strategico – limitarsi alla sola trattazione di informazioni riservate.

    Tu giustamente parli non in senso assoluto ma di “ruolo principale ”. Credo che la chiave di volta sia essenzialmente proprio in questa tua frase. Ossia: “quanto” deve essere principale deve essere una attività, e quanto debba esserlo l’altra. Ho avuto recentemente a che fare con questo punto di domanda (della serie: “…studi il consulente la cronoreferenziazione tra l’apparizione del primo uovo e quella della prima gallina…”) è l’unica via d’uscita che mi sembra esserci sta proprio nell’abbandonare l’idea della separazione fra informazioni riservate e informazioni non riservate.

    Credo infatti che la “classifica” – di per sé – non sia una qualità endogena alla natura dell’informazione, bensì è un “valore” aggiunto che le viene attribuito da entità… “successive”. E diverse. E viene attribuito sulla base di una personalissima valutazione della superiore utilità (strategica, tattica e operativa) di quella specifica informazione incardinata in uno specifico contesto (tematico, geografico, temporale…). Se cambia il contesto, cambia tutto.

    In altre parole, secondo il mio modestissimo modo di vedere la cosa, l’azione di intelligence è “delle informazioni” (classificate o meno non ha importanza).

    E’ invece il risultato informativo di tutta l’azione di intelligence – il “report”, le “conclusioni”, chiamiamolo come vogliamo – a diventare più o meno classificato. E lo diventa in relazione alla visione strategica del decisore (ai vari livelli). Ciò per dire che, al livello eminentemente teorico, data una medesima “azione di intelligence” è possibile che questa produca “risultati” assolutamente classificati per il decisore “A” e totalmente “non classificati” per il decisore B.

    Se mi avete sopportato fin qui, devo davvero ringraziarvi, e domandarvi scusa per la mia inguaribile prolissità (se ho approfittato della ospitalità sono prontissimo a fare ammenda!) ma l’argomento che avete “messo a cuocere” è assolutamente interessante.

    In verità, sono anche io curiosissimo di ascoltare i vostri pareri e le vostre considerazioni.

    Di nuovo molti saluti e grazie per la squisita ospitalità (che sembra essere una bella caratteristica della “casata”, a quanto leggo negli altri post!).

    Giovanni Nacci

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    Kerub at |

    essenzialmente il mondo è diventato asimmetrico e complesso. moneta e finanza possono essere armi a tutti gli effetti (tutto può essere un’arma).

    immagino che potrebbe essere utile sapere se uno dei grandi depositari di riserve di dollari progetta una veloce e indolore (per lui) svendita massiccia di valuta americana.

    per liberarsi di un peso o per danneggiare gli US e gli altri depositari di US$.

    allo stesso modo sarebbe interessante conoscere gli eventuali colloqui riservati per l’ingresso nell’Euro di alcuni stati: UK, Svezia, CH, eccetera.

    complimenti per il blog e saluti.

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    utente anonimo at |

    hmmm… “completezza consapevole della percezione”. Mi piace quest’espressione. E’ tua, o l’hai adottata da qualche altra fonte?

    Concordo con il tuo punto di vista.

    Raffox

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    utente anonimo at |

    Oddio Raffox, dovrebbe essere mia… nel senso che non l’ho mai letta altrove e starebbe ad indicare la “condizione ideale” in cui il decisore dovrebbe esercitare le sue peculiari prerogative…

    decisionali.

    Magari però la usa anche qualcun’altro… non saprei (non vorrei davvero appropriarmi indebitamente delle idee altrui ;-).

    Mr. Google, interrogato alla lavagna, risponde: .

    Ma, lo sappiamo, con una buona azione di intelligence…

    Giovanni

    Reply
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    utente anonimo at |

    (P.S.: …è saltato un pezzo)

    Mr. Google, interrogato alla lavagna, risponde: Nessun risultato trovato per “completezza consapevole della percezione”

    Giovanni

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    daniele67 at |

    buonasera Signoi, passerei ore a leggere le vostre squisite disquisizioni che mi trovano pienamente d’accordo. Molto pratico il giudizio di Roberto, molto pratico ed approfondito quello di Giovanni Nacci (piacere immenso di conoscerti virtualmente). Lunica cosa che vorrei aggiungere è semplicissima…dietro tutto questo…c’è un uomo che decide, e decide per il futuro dei suoi uomini e del suo reparto, ente, uficio,,etc…

    per esempio si parlava di classificare le informazioni e della soggettività di tale attività…io ogni santo giorno “discuto” con i miei capi per questo argomento che puo sembrae semplice..ma non lo è, a causa delle conseguenze che ne può pagare l’indotto!!!( uff protocolli, pcn etc…)ecco perchè, la componente umana ( leggasi la bravura e professionalità del capo) sono fondamentali nell’attività di intelligence!!!

    spero di essere stato chiaro…:-)

    Daniele67

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    AllegraBrigata at |

    Ciao Giovanni, benvenuto anche da parte mia.

    Kerub… io pensavo proprio a quello che hai scritto e, innestandomi sul discorso di Roberto e Giovanni, mi chiedevo (al di fuori del blog): ma questa cosa qui è di competenza del Servizio o di altre strutture (Bankitalia, ecc).

    Mi sono risposto (lo so, farsi domande e darsi risposte è la stadio finale della demenza…) che, in linea generale, la penetrazione informativa dovrebbe essere competenza in primo luogo di un Servizio di intelligence.

    F.

    Reply
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    AllegraBrigata at |

    Giovanni, non volevo dire che un Servizio dovrebbe raccogliere solo informazioni riservate. Sappiamo bene che mole di informazioni aperte vengano raccolte dalle Intelligence.

    Volevo dire che il vero valore aggiunto di un Servizio segreto è dato dalle prime e non dalle seconde.

    Mi trovi d’accordo sul resto ed è proprio per questo che ho premesso che dovremmo prima capire se, in questo Paese, la parola “intelligence” si avvicina più al senso britannico o a quello statunitense. A questo punto però è necessario recuperare Silendo :))

    In quanto all’ospitalità, qui siamo tutti i benvenuti.

    R.

    Reply
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    AllegraBrigata at |

    Piccolo errore di battitura: volevo scrivere “che mole di informazioni venga raccolta” :)

    R.

    Reply
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    Silendo at |

    Bel post, Fede. Complimenti 😉

    I Brigatisti sanno come la penso. Lo esplicito per gli altri amici lettori.

    In generale penso che l’intelligence economico-finanziaria debba essere una priorità per il Servizio segreto di uno Stato occidentale.

    Sappiamo tutti che il campo di battaglia principale per le democrazie avanzate è proprio l’economia e sappiamo tutti che la sicurezza nazionale passa anche (e soprattutto) attraverso la tutela della sicurezza economica.

    Che ruolo dovrebbe avere il Servizio segreto in tutto ciò?

    E’ evidente che gli organi dello Stato a vario titolo coinvolti nella sicurezza economica nazionale sono diversi: Banche Centrali, Ministeri del Tesoro, Consob/SEC… solo per citare le prime che mi vengono in mente. In tutto questo il Servizio dovrebbe… spiare.

    Essenzialmente, come scritto già da Roberto, dovrebbe apportare quell’attività che solo un Servizio segreto può (o dovrebbe… secondo uno schema classico…) svolgere: spiare i target (persone, aziende, istituzioni straniere), penetrandole.

    Le informazioni raccolte concorrerebbero poi a formare le decisioni di vertice (o anche a favorire asset nazionali e/o minare quelli stranieri).

    Non sono assolutamente in grado di dire quale potrebbe essere il ruolo dell’Intelligence nella crisi attuale. Per farlo dovrei essere un economista, esperto conoscitore dei meccanismi finanziari. Non lo sono. Non conosco (se non mooolto superficialmente) le dinamiche di questo settore per cui taccio.

    Riguardo a quanto scritto da Roberto e da Giovanni (piacere di averti tra noi), concordo con entrambi e soprattutto ritengo, come scrive Roberto, che sia necessario capirsi sul concetto di intelligence.

    L’Intelligence è senza dubbio tante cose. E’ “strutture”, è “ciclo” (raccolta, analisi, ecc), è “prodotto”. In ogni Paese, però, è qualcosa più di qualcos’altro.

    Dipende dalla storia e dal passato dell’intelligence di quel Paese.

    Negli USA, per esempio, col termine “intelligence” si tende ad indicare il prodotto analitico finito che viene consegnato al decisore.

    In GB si tende ad indicare più l’attività di raccolta delle informazioni.

    Confesso che ho qualche dubbio a prendere posizione sul concetto di intelligence qui da noi. Essenzialmente perchè una cultura di intelligence italiana è pressochè assente (prova ne è che sostanzialmente non esistono esperti accademici…).

    Ben sapendo che le due posizioni non sono assolutamente in conflitto direi che se parliamo di “intelligence” all’americana il ragionamento di Giovanni è più “corretto”. Vicerversa, se parliamo di “intelligence” all’inglese è quello di Roberto che centra meglio il punto.

    Spero di aver espresso in modo chiaro il mio punto di vista.

    Che, ovviamente, è sempre e solo un modestissimo punto di vista personale :)

    Benvenuto anche a te, Kerub e grazie a tutti per i complimenti al blog :)

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  14. avatar
    utente anonimo at |

    Saluto e ringrazio tutti a partire dal padrone di casa, Silendo (è un piacere conoscervi tutti ed essere qui con voi).

    Concordo con Silendo circa la “collocazione culturale” dell’idea italiana di intelligence… effettivamente, è difficile esprimersi. Forse perchè – culturalmente parlando – si cerca di attingere da quel che c’è già (all’estero) senza finalizzare questa attività alla definizione di un “nostro” modo di fare intelligence.

    Oppure occorre solo ancora del tempo affinchè l’ “italian way” della nostra intelligence si configuri in un sistema di valori, metodi e – perchè no – tradizioni, tali che si possa incominciare a parlare di “cultura dell’intelligence italiana” (o di cultura italiana nell’intelligence… che forse va bene lo stesso).

    Roberto, concordo pienamente con te quando evidenzi che la prerogativa principale di un Servizio Segreto è… il segreto 😉 O meglio, la condotta di una intelligence che sia “proattivamente invasiva” sui segreti altrui. Una attività insomma che effettivamente altre realtà istituzionali non possono – di norma – permettersi di fare o che comunque non sono (o non sarebbero) autorizzate a fare.

    Gran bella discussione comunque 😉

    Giovanni

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    ilraffa at |

    Salve a tutti, carissimi ragazzi :-))

    Vado un po’ oltre e dato che stiamo facendo domande ad alta voce chiedo: chi dovrebbe svolgere attività di intelligence economico-finanziaria ? Il Servizio interno? Quello esterno ? Un terzo apposito Servizio?

    Non mi riferisco solo al caso italiano.

    PS al padrone di casa: ti devo un caffè, lo so… :-)

    Reply
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    AllegraBrigata at |

    Raffa, anche questo è un bel quesito. Dipende dal sistema di intelligence di quel dato Paese.R agionando in teoria in Italia sia l’uno che l’altro dovrebbe occuparsene sulla base di un’attenta pianificazione e soprattutto di un coordinamento da parte del DIS per evitare inevitabili sovrapposizioni, lotte burocratiche e tutto ciò che è facile immaginare 😉

    F.

    Reply
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    utente anonimo at |

    Buon giorno a tutti,

    noto con soddisfazione che si è perso “piacevolmente” di vista il principio dell’argomento (Crisi economica internazionale e intelligence) per avviare una bellissima disputa epistemologica sulle definizioni che ruotano intorno ai concetti d’intelligence e di servizi segreti (per fortuna non si parla più di servizi di spionaggio!!! E’ già un passo in avanti per il Bel Paese!!!)…

    Pensavo questo: un servizio d’intelligence è necessariamente un servizio segreto? Oppure: un servizio segreto è anche un servizio d’intelligence?

    Vi chiedo simpaticamente di riflettere e di andare oltre l’apperente banalità dei due quesiti!!!

    Buon lavoro a tutti e tantissimi saluti per il padrone di casa Silendo.

    Amichevolmente.

    Bourne

    P.S.: scagliatevi pure contro l’emerito provocatore (ahhhhh!!!)

    Reply
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    Silendo at |

    Ciao Bourne. E’ sempre un piacere rivederti :)

    Ti dico la mia.

    Chiedi se un Servizio di Intelligence è necessariamente un Servizio segreto ecc…

    La risposta, secondo me, non può prescindere da una definizione del termine (e del concetto, quindi) di intelligence.

    Il punto sollevato da Roberto, a mio avviso, è “condicio sine qua non” perchè se per te “intelligence” equivale ad “analisi” in senso lato allora un Servizio segreto è anche (ma non solo) un Servizio di Intelligence. Però attenzione: con questa lettura del concetto si rischia di fare una grande zuppa all’insegna del “quando tutto è intelligence, niente è intelligence”. Se vogliamo adoperare quest’interpretazione dobbiamo dire che anche un centro studi fa “intelligence”, che un qualunque analista (non funzionario dei Servizi) fa “intelligence” e così via. In pratica si finisce per seguire la moda degli ultimi anni (soprattutto post-11 settembre) in base alla quale tutti parlano e fanno intelligence…

    Secondo me invece è più corretta l’altra lettura del termine. La lettura che collega il concetto indissolubilmente all’attività riservata/segreta di raccolta informativa (e di operazioni coperte).

    Con questo non voglio dire, lo ribadisco, che un Servizio di Intelligence lavori solo con fonti riservate. Assolutamente no, ANZI!!!

    Tu sai bene che fu Sherman Kent, per primo, a dire che in media solo il 20% delle informazione gestite dalla CIA erano riservate.

    Voglio dire però che il focus di un apparato di Intelligence devono/dovrebbero essere le fonti riservate/segrete.

    Faccio un esempio banalissimo.

    Se l’AISI non è in grado di pentrare la leadership di un gruppo mafioso mi spieghi qual è la funzione del Servizio?

    Per tornare quindi alla tua domanda: secondo me le attività segrete di un Servizio di Intelligence non esauriscono tutti i compiti dello stesso ma di sicuro sono l’asse portante imprescindibile.

    Altrimenti non si dovrebbe parlare di Intelligence.

    Spero di non essere andato fuori tema 😉

    Reply
  19. avatar
    daniele67 at |

    bourne…hai scagliato un macigno!!!!altro che provocazione!!!!posso chiedere tu cosa ne pensi a proposito???? so che non si risponde ad una domanda con una domanda ma…ti prego ,,,fai un eccezione!!!:-)

    daniele67

    Reply
  20. avatar
    utente anonimo at |

    Caro Silendo,

    debbo complimentarmi con te per la chiara quanto sintetica risposta ai miei quesiti, ma debbo pubblicamente complimentarmi anche con me stesso: rimanendo in tema, mentre leggevo la tua risposta mi son sentito una sorta di “via di mezzo” tra l’agente provocatore e quello d’influenza (ahhhhhhhhhh!!!!).

    Dico questo sinceramente e non per circostanza perchè io la penso esattamente come quanto tu hai scritto ed indicato.

    Quindi caro daniele67 considera la risposta di silendo anche come il mio pensiero.

    Terrei a sottolineare, giusto per superare i luoghi comuni, come il sottoscritto non sia e non abbia l’ambizione di fare l’analista d’intelligence, altresì si occupa di differenti tipologie d’analisi (l’amico silendo è a conoscenza anche di questo fatto!!!) che in alcuni periodi cruciali dell’ultimo secolo e mezzo hanno rappresentato un valido ed imprescindibile supporto per i servizi e le attività d’intelligence.

    Storicamente molti miei “colleghi” hanno prestato servizio con onore presso importanti organismi d’intelligence.

    Buon lavoro a tutti.

    Cordialmente.

    Bourne

    P.S.: spero di poter pubblicare entro il 2009 qualcosa inerente l’argomento.

    Reply
  21. avatar
    daniele67 at |

    Le disquisizioni su questo blog xono, come sempre troppo interesanti, peccato che qualche volte sia difficile ( per chi più per chi meno) spiegare o..mettere nero su bianco…le proprie idee, ma è un incoveniente dei blog!!

    Io tengo in considerazione un fattore semplicissimo, direi di base, cioè che l’intelligence, qui da noi, come un “informazione” ( di qualsiasi natura sia militare che civile) che poi va valutata e valorizzata ed usata dal decisore sia esso civile che militare ( non entro nei particolari altrimenti sforo…) detto questo, che moloto probabilmente ci sia qualcosa che non funziona a dovere…è chiaro, ma come dice silendo, la mancanza di esperti accademici la dice lunga….! per adesso la vedo così: cerchiamo di raggiungere uno scopo con quello che passa il convento!!!! i modelli USA e GB sono lontani, come le loro classi politiche dalla nostra!!!!

    p.s. signori, in questo blog si impara sempre qualcosa, grazie!!

    Daniele67

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  22. avatar
    AllegraBrigata at |

    Risposta a Federico: sinteticamente e senza giri di parole.

    Io sono molto scettico sul fatto che un Servizio di Intelligence possa davvero gestire in sostanziale autonomia una rete informativa di tipo finanziario. Silendo sa cosa voglio dire. Su questa cosa abbiamo riflettuto molto in passato e siamo d’accordo.

    Mi spiego meglio. E’ una questione di risorse. Ci rendiamo conto di cosa voglia dire penetrare certi ambienti finanziari? Ambienti che sono chiusi ed autoreferenziali.

    Un Servizio dovrebbe essere in grado di reclutare fonti di altissimo livello. Bocconi, Goldman Sachs, BCE e chi più ne ha più ne metta.

    Il che, a sua volta, vuol dire che il Servizio stesso deve disporre di un nucleo consistente di funzionari di tale livello. Gente con studi e background finanziario in grado di saper gestire tali fonti.

    Come pensa, un qualunque Servizio, di poter attrarre e pagare tali risorse ???

    La domanda non è rivolta a te, Silendone 😉

    vittorio

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  23. avatar
    AllegraBrigata at |

    X Vittorio: sono d’accordo con i tuoi dubbi però questi dubbi non dovrebbero scoraggiare.

    Come sempre la questione è a monte, a livello di policy.

    Se il Governo stabilisce che l’intelligence economico-finanziaria ha il peso che ha dovrebbe essere logica conseguenza ristrutturare l’apparato in modo funzionale al conseguimento di determinati obiettivi. Destinando adeguate risorse e selezionando il personale in un certo modo.

    Insomma, non si deve cadere nell’errore di dire: ok, è difficile e allora lasciamo perdere.

    Reply
  24. avatar
    AllegraBrigata at |

    Firmato: F.

    :))))

    Reply
  25. avatar
    Silendo at |

    Vittorio, è una questione di reclutamento e di “risorse umane”.

    In teoria un Servizio di Intelligence dovrebbe essere il “top” della Pubblica Amministrazione di uno Stato.

    Il modello, teorico, dovrebbe essere la CIA dei primi anni e l’Intelligence inglese in gran parte della sua storia. Ma anche, in buona parte, il Servizio estero francese ed il KGB.

    Strutture in cui si punta a selezionare i migliori talenti. I più brillanti provenienti dalla vita civile (soprattutto dalle migliori Università) e dalla Pubblica Amministrazione, civile e militare. In realtà sappiamo che molto spesso non avviene questo ed allora sorge un grosso problema.

    Già non è oggettivamente facile, per una qualunque Amministrazione pubblica anche di altissimo livello, reclutare personale che nel privato andrebbe a guadagnare valanghe di soldi (pensiamo agli emolumenti di una G.S., tanto per restare sull’esempio di Vittorio…) e con condizioni lavorative un tantino diverse da quelle di un’ottima P.A.

    Figurarsi, poi, se questa Pubblica Amministrazione non è di alto livello. Non punta a selezionare i migliori, non fa fare carriera in base al merito, non paga (ma questo è ovvio, direi) alti stipendi.

    E’ un problema che tutti i Servizi dei Paesi occidentali stanno affrontando. Basti pensare all’Intelligence USA dal 2001 in poi e soprattutto dalla Riforma del 2004.

    Su questo vorrei avere il tempo di scrivere due righe per il blog. L’esperienza americana è davvero illuminante. Spero di riuscirci…

    X Giovanni e Daniele: un’altra cosa su cui spero di riuscire a scrivere una brevissima riflessione è proprio il ruolo degli accademici e delle Università…

    Reply
  26. avatar
    AllegraBrigata at |

    Come sai fin troppo bene la vedo nera… Federico non fare battute 😀

    La vedo nera soprattutto per l’Italia e per le sue strutture.

    Sono scettico che da noi si possa creare una cosa del genere. Certamente un po’ di ottimismo non guasta, però…

    Vittorio

    Reply
  27. avatar
    Giano08 at |

    …però l’ottimismo te lo sbatti (giustamente!!!)

    come vedete, non sono l’unico scettico! :)))

    sul merito della discussione non entro: sto riflettendo.. e non è detto manco arrivi a qualcosa di concreto!!! :)

    però leggo con piacere, e traggo sempre sputi… ops.. SPUNTI :)

    saluti a tutti 😉

    Reply
  28. avatar
    utente anonimo at |

    Silendo, quello del contributo accademico all’intelligence -o alla cultura dell’intelligence- è un (altro) gran bel discorso… e di conseguenza non posso far altro che attendere (come tutti d’altronde 😉 con grandissimo interesse di leggere le tue riflessioni (chissà se abbiamo idee simili a tal riguardo…).

    Vittorio poi ha molta ragione quando parla di “sostanziale autonomia” (se ho ben inteso cosa abbia voluto dire…) in rapporto alla gestione di una rete informativa di “quel” tipo. Nel migliore dei casi, sarebbe una “autonomia” molto invidiata da entità non del tutto disinteressate…

    Riguardo al fatto che si possa fare o meno una cosa del genere, potrei dire che mi colloco tra quelli che provano un “entusiasmo moderatamente scettico”.

    Un caro saluto pomeridiano a tutti

    Giovanni

    Reply
  29. avatar
    utente anonimo at |

    “…quanto al pessimismo cosmico…. moriremo tutti di una morte orriBBBIle!” (cit.)

    😉

    Raffox

    Reply
  30. avatar
    Giano08 at |

    ahahahahahah :))))

    Reply
  31. avatar
    utente anonimo at |

    Cari amici,

    scusate per il fuori-programma, ma a proposito d’intelligence sapete che succede sopra la mia testa nel mentre che io mi trovo a scivere e ragionare sull’argomento?

    Ecco: Nato, Trial Imperial Hammer, esercitazione hi-tech anti-terrorismo….!

    http://www.paginedidifesa.it/2008/pdd_081020.asf

    Buona giornata e buon lavoro a voi tutti.

    Bourne

    Reply
  32. avatar
    daniele67 at |

    ammazza quanto so forti questi dell’aeronautica!!!!!:-)

    Daniele67

    Reply
  33. avatar
    AllegraBrigata at |

    Mah… hmmm… io preferisco altri corpi militari

    :))

    Sto scherzando Daniele, è solo una battuta 😉

    F.

    Reply
  34. avatar
    utente anonimo at |

    Egregio Silendo,

    non pensi che la prossima Amministrazione USA si debba affrettare a coniare un neologismo, ovvero da (capital market) “watchdog” a “watchfox”?

    un tuo appassionato lettore

    Reply
  35. avatar
    Silendo at |

    Ciao :)

    Ti stai riferendo agli organi di controllo ?

    Reply
  36. avatar
    utente anonimo at |

    ovviamente si ;).

    Reply
  37. avatar
    AllegraBrigata at |

    Perchè? C’erano organi di controllo??? 😉

    F.

    Reply
  38. avatar
    Silendo at |

    Ti dirò: in un certo senso le crisi sono il mio pane e la mia passione :)

    E’ dalle crisi che si impara di più, sotto tutti i punti di vista.

    Adesso è affascinante vedere come i diversi soggetti coinvolti, a livello internazionale per giunta, reagiranno :)

    Reply
  39. avatar
    utente anonimo at |

    no, infatti c’erano sono “guardiani di cani”…..

    Reply
  40. avatar
    AllegraBrigata at |

    Vabbeh, Silendo ma tu sei un po’ malato :))

    A.

    Reply
  41. avatar
    AllegraBrigata at |

    ahahaha bocca mia taci ahahahah

    F.

    Reply
  42. avatar
    Silendo at |

    Andrea… :)

    Ovviamente mica volevo dire che godo quando ci sono crisi eh…

    L’amico “anonimo” l’avrà capito sicuramente. Volevo dire che: a) gestire una crisi è “bello”, b) studiare come scoppia una crisi, come la si gestisce e come la si risolve è… interessante.

    E poi, ragazzi, tutta la vita su questo pianeta si basa tutta su crisi, distruzione e rinascita :))

    La minaccia vera è la “staticità”. Non per nulla viviamo in un Paese praticamente morto. E’ la staticità fatta Stato ;))

    Reply
  43. avatar
    AllegraBrigata at |

    Mi hai provocato un orgasmo ahahahah

    Poesia, filosofia fatta persona.

    “Adj. Professor of Intelligence and Philosphy Studies” ahahahaha

    F.

    Reply
  44. avatar
    Zabetta at |

    Fede, come sei sensibile :O

    Reply
  45. avatar
    Silendo at |

    :))) per favore, Enrico, puoi farmi il favore di “abbatterlo”????

    Ma perchè qualunque post serio finisce o a parlare di ragazze o a presa in giro ??? EH !?!? PERCHE’ ????

    Ho una reputazione da mantenere hahahaha

    Vi saluto, vado a salvare il mondo http://i3.photobucket.com/albums/y59/melamorsicata/superman-alexross.jpg

    Reply
  46. avatar
    AllegraBrigata at |

    Tanto lo sappiamo che lo indossi davvero sotto la camicia…. :))

    A.

    Reply
  47. avatar
    Giano08 at |

    facciamo questa prova

    e poi

    facciamo anche questa prova

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  48. avatar
    Giano08 at |

    scusa sile…

    sto sperimentando l’html… :P:P:P

    cancella pure il post 😉

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  49. avatar
    utente anonimo at |

    Buonasera a tutti, trovo la discussione in oggetto molto stimolante e notevole il livello dei contributi; vi segnalo perciò un link dal quale ripartire per sviluppare nuove considerazioni. Un saluto Beppe

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  50. avatar
    utente anonimo at |

    http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=665056 questo è il link…

    Beppe

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  51. avatar
    grafvonSpee at |

    Mah…quali potrebbero essere i compiti in un periodo di crisi strutturale? Non so.

    Vi dico quali sarà sicuramente il principale compito deli apparati d’intelligence in un periodo del genere: spendere meno.

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  52. avatar
    AllegraBrigata at |

    Beppe grazie anche da parte di Silendo

    Federico

    Reply

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