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    Felsina at |

    Trovo molto interessante questo approccio “soft” attraverso misure di prevezione e riabilitazione di tipo sociale e culturale. Guarda caso, simili strategie sono state adottate anche da altri Paesi islamici come l’Algeria e l’Egitto. Interessante notare come invece i Paesi occidentali puntino (nella maggior parte dei casi) ad un approccio repressivo. Secondo me sarebbe opportuno adottare, in Europa e negli USA, un approccio ibrido che associ alla repressione una prevenzione anti-radicalizzazione rivolta non solo agli immigarti di fede musulmana (della seconda o terza generazione), ma anche ai cittadini che si sono convertiti all’Islam. La questione è sempre quella, finché non si interviene sulle cause è difficile sperare di riuscire, non dico ad eliminare, ma almeno di ridurre fortemente il proselitismo e il rischio di nuovi attentati.

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