22 Responses

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    utente anonimo at |

    Peppiniello caro, è una vita che non ti sento, messaggi criptici sono sempre raccolti da chi di dovere, valutati ed elaborati.

    Bernardino da Offida

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    TheBat at |

    Silendo,

    Sarei grado conoscere quali sono le frasi criptiche da te riscontrate nell’intervento dell’ex Presidente Cossiga, io non sono riuscito a trovare. Grazie

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    AllegraBrigata at |

    Credo si riferisse all’ultima parte della dichiarazione di Cossiga, laddove parla di Servizi che si riformano da soli. Precisamente da “E sorrido quando…”.

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    nota33 at |

    Silendo è sempre vigile e pronto ad offrire spunti interessanti. Il primo è diretto, e si esplicita nella domanda “chi farà concretamente la riforma dei servizi?”. Questo però ci porta ad una seconda domanda, e cioè il rapporto tra intelligence e decisore politico in Italia. Non è un mistero che le riforme di per se non bastano per cambiare un sistema: una volta approvata, la legge va anche applicata. E se la maggioranza di coloro deputati alla sua applicazione non la applicano – vale a dire che la legge non gode di sufficiente “consenso” nella comunità su cui insiste – anche la più bella riforma può diventare lettera morta. Sarebbe quindi interessante capire quale sia il rapporto tra politica ed intelligence in Italia: quanti e quali politici comprendono a fondo il ruolo e le potenzialità dei servizi d’intelligence? quanto politici usano l’intelligence e i suoi prodotti? quali sono i rapporti reali, al di là della legge formale, tra politica e intelligence? Queste sono le domande più ovvie e banali, ma ho l’impressione che sul tema dobbiamo partire da “zero”, almeno in Italia …

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    utente anonimo at |

    Caro nota33,

    secondo la tua logica non si dovrebbe nemmeno riformare la Giustizia in Italia, perchè gli interessi corporativi fanno muro contro qualsiasi innovazione ed essendo i magistrati coloro che dovrebbero poi applicarla, il loro disappunto dovrebbe ostacolare il legislatore???

    L’opinione degli operatori non è mai esente da condizionamenti di cucina interna.

    Se la la riforma ha riscosso poco consenso non significa necessariamente che si tratti di un’obiezione di tipo tecnico-funzionale, ma piuttosto di riottosità al cambiamento…

    MasterLuiss

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    AllegraBrigata at |

    Master, non credo che Diego (Nota33) volesse sostenere che le riforme non vanno fatte.

    Credo che la sua fosse un incitamento a studiare più a fondo questioni poco conosciute (e studiate, appunto) in questo nostro Paese.

    Roberto

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    utente anonimo at |

    si, forse c’è stato da parte mia un misunderstanding, ma da parte degli operatori meno consenso c’è alla riforma, più è sintomo che qualche incrostazione è stata intaccata.

    Che la riforma abbia riscosso poco successo secondo me non è un argomento. tutto lì.

    MasterLuiss

    P.S.

    Ma Silendo andò sta?

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    AllegraBrigata at |

    Il fatto è che, come scrive Diego, una riforma deve poi essere implementata e se l’implementazione non viene attentamente verificata, controllata, la riforma verrà facilmente vanificata da chi deve attuarla 😉

    PS Silendo a breve ritornerà :)

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    AllegraBrigata at |

    Firmato:

    Roberto

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    Felsina at |

    Caro Diego, sono d’accordo con quanto dici. Secondo me sarebbe anche utile capire alla luce di quali teorie dell’organizzazione la riforma è stata fatta. A mio modesto parere, si è fatta una riforma che ha tenuto conto dei pareri di tecnici e politici, senza prendere in considerazione pareri accademici e specialistici. D’accordo che in Italia mancano studi ed esperti accademici sulle tematiche dell’intelligence, però si doveva e poteva audire anche chi si occupa di organizzazione della PA in genere.

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    Felsina at |

    Silendo, ci manchi, torna presto 😉

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    Zabetta at |

    Beh, se ti manca puoi scrivergli, magari ti risponde.

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    nota33 at |

    Roberto ha centrato il punto. Le riforme vanno ovviamente fatte, quando servono, e questa serviva. Poi però vanno anche attuate. Staremo a vedere come andranno le cose. Detto questo, Roberto ha centrato due volte il punto, in quanto la mia non voleva essere una critica sterile (e inutile, dato che non ho avuto e non avrò nessuna influenza sulla riforma), ma lo spunto per parlare del rapporto tra intelligence e politica. Il primo principio accettato da tutti gli ordinamenti democratici è che l’intelligence è subordinata alla politica, in particolare al primo ministro/capo dello stato (a seconda dei sistemi) e non viceversa. L’articolo di Cossiga mi sembra abbastanza critico su questo punto. L’altro punto su cui mi piacerebbe discutere è se la politica deve o meno usare l’intelligence politica, economica e militare (intesa come analisi strategica) nella fase di elaborazione della politica estera.

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  14. avatar
    utente anonimo at |

    Sulla riforma non sono daccordo con nessuno di voi. Devono essere a-partitici e a-politici per funzionare bene e fare VERAMENTE l’interesse del Paese. Se la politica o chiunque altro mette bocca nelle questioni intelligence non farà altro che danneggiare il sistema stesso. Ed è esattamente quello che è stato fatto con questa “riforma”.

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    Felsina at |

    Caro utente anonimo,

    In linea di principio sono d’accordo con te ma fino ad un certo punto.

    Mi spiego: è vero che la politica non deve influenzare la scelta del personale (giusto per fare un esempio a caso) e il tenore delle informazioni. Tuttavia, una certa simbiosi tra intelligence e politica non solo è necessaria ma in qualche modo è connaturata al concetto stesso di intelligence.

    Quando mi riferivo nel mio precedente post alla tipologia organizzativa prescelta, facevo proprio riferimento anche ai rapporti tra politica e intelligence, dove vi sono essenzialmente due modelli: quello USA dove l’intelligence è separata e distante dalla politica in modo da evitare la c.d. “politicizzazione” delle informazioni ed analisi prodotte (col rischio però che i prodotti dell’intelligence non rispondano al tipo di informazioni richieste dai decision-makers), e quello inglese dove invece vi è una stretta commistione tra decision-makers e intelligence producers, soprattutto all’interno del massimo organo di coordinamento (il Joint Intelligence Committee), in modo da essere in grado di rispondere alle richieste dei primi (anche se qui si corre il rischio opposto, ossia di far dire agli organismi di informazione e sicurezza cose che non verrebbero altrimenti confermate con così tanta veemenza, come ad esempio la presenza di armi di distruzione di massa in Iraq – vedi il rapporto Butler).

    C’è però da notare un’altra differenza tra i due sistemi: gli USA producono analisi, mentre le agenzie del Regno Unito forniscono la cd. raw intelligence che viene poi elaborata dagli stessi decision-makers e dai loro esperti. Inutile dire che il modello italiano ricalca quello inglese e che, quindi, l’influenza della politica è quanto mai funzionale a tale sistema, con i suoi pro e i suoi contro.

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  16. avatar
    utente anonimo at |

    mi annoiate tremendamente su questi banali concetti di intelligence… ;))

    meglio per me concentrarsi sul law enforcement

    MasterLuiss

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  17. avatar
    Felsina at |

    Pensi che il law enforcement sia più “sexy”? Auguri! Ben presto ti accorgerai che nel fuoco incrociato di magistrati e avvocati la polizia ha le mani legate ;))

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  18. avatar
    ilraffa at |

    Già…

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  19. avatar
    Silendo at |

    Mi aggiungo al discorso di Diego, Roberto, Felsina e dell’anonimo per sottolineare che l’intelligence deve essere, in primo luogo, utile al decisore altrimenti non si capisce il perchè dell’esistenza di determinati apparati.

    Per essere “utile” al decisore deve essere “vicina” allo stesso. Solo che la vicinanza deve essere “strutturata” in modo tale da non influire sulla tendenziale oggettività delle analisi (tendenziale a-partiticità, per esempio…).

    Ora, io ritengo che si debba cercare di non vedere l’intelligence troppo “all’americana”. Nel senso che spiego adesso.

    Negli ultimi anni siamo stati abituati, per note vicende di Washington (peraltro mal riportate dalla nostra pessima stampa!), a pensare che l’Intelligence sia una sorta di “giudice” o “controllore” delle scelte del vertice decisionale.

    Non è così.

    L’intelligence è, essenzialmente, una funzione di (e del) governo. E’ quindi ovvio che la politica “metta bocca” in tali questioni.

    Il punto centrale è come si “mette bocca”. Se si mette bocca per lottizzare in base a visioni clientelari/claniche è chiaro che non può che far male.

    Se invece si mette bocca per “dirigere” l’attività di tali organismi il discorso cambia.

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  20. avatar
    AllegraBrigata at |

    Diego, la risposta alla tua domanda è positiva. Secondo me.

    Credo che anche tu sarai del mio stesso parere, vero ?

    Roberto

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  21. avatar
    utente anonimo at |

    Rispondo a Silendo nel #19. Sono l’utente anonimo #14. Mi riferivo proprio alla lottizzazione. Sul resto sono daccordissimo. Il fatto è che con la scusa della riforma, hanno fatto carne da macello con il personale. Sono stati trasferiti gli agenti più in gamba che non avevano altra difesa che la propria professionalità e sono rimasti invece quelli che si sono fatti lottizzare. Non mi ricordo quale giornalista ha detto: oggi è più facile vedere un direttore del servizio aggirarsi nelle sale di Palazzo Chigi, piuttosto che in un teatro di guerra. Non so se mi sono espresso bene.

    Mistral

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  22. avatar
    Silendo at |

    Capisco cosa vuoi dire, Mistral.

    Ti sei espresso benissimo :)

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