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    yukshee at |

    La contrapposizione che L. fa fra i seguenti casi: “In 9/11, intelligence was excoriated for “failing to connect the dots” — a demeaning, inapt concept that, unfortunately, has entered the popular lexicon. But in Iraq, intelligence was blamed for connecting too many dots.

    In 9/11, intelligence did not warn intensely enough. But in Iraq, intelligence warned too intensely.

    In 9/11, intelligence was faulted for a “failure of imagination.” But in Iraq, intelligence had too vivid an imagination.

    In 9/11, the failure to share intelligence was seen as a major problem. But in Iraq, too much information — such as the fabricated reports about mobile bioweapons labs from the Iraqi defector infamously code-named “Curveball” — was shared.” non mi trova concorde.

    I fatti dell’11 settembre e le responsabilità (anche omissive) che vengono accollate ai Servizi non trovano specchio nei fatti svolti in Iraq.

    no warning/too much warning

    no info/too much info

    no creativity/too much creativity

    Non c’è logica nella sua argomentazione, in quel punto.

    Non è che se è vero che hanno omesso di dare informazioni prima allora dovevano far girare notizie false pur di far girare notizie, dopo.

    Non esistono WMD. Non ci sono, non li hanno trovati. E anche se i Senatori non hanno letto il Report, George W. ha cercato ed ottenuto sostegno internazionale anche con la forza dei Reports sui WMD presenti in territorio iracheno.

    Pur comprendendo lo sfogo, non ne condivido la struttura né la argomentazioni che, anziché rafforzare la sua istanza – almeno ai miei occhi – la indebolisce.

    La sua chiusa, invece, sottolinea a ragione quanto viene quotidianamente fatto e viene fatto bene – e, proprio per questo, senza titoloni che ne facciano cenno.

    Peraltro, è proprio questa la natura dell’Intelligence.

    Credo.

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    Silendo at |

    Secondo me molte cose dell’articolo sono vere.

    E’ vero per esempio che le aspettative degli americani, ma in generale dei cittadini di qualunque Stato, riguardo ai propri Servizi di Intelligence sono eccessive. Si pensa che qualunque errore o mancanza sia “patologico” quando invece, molto semplicemente, ci sono limiti oggettivi, fisiologici. Non si può sapere tutto. Non si possono individuare tutte le minacce, tutte le aree di crisi potenziali, ecc.

    E’ vero poi quanto afferma riguardo ai dubbi che qualunque analista avrebbe avuto nella compilazione del NIE sulle WMD iraqene.

    Però, e qui giungiamo al punto, Lowenthal dimentica di dire un paio di cosette fondamentali.

    Allo stato attuale delle conoscenze pubbliche, il problema dell’Intelligence USA riguardo all’Iraq era la mancanza di fonti. Cosa gravissima (per l’Intelligence USA, intendo) considerando il fatto che l’Iraq è stato una priorità nei programmi operativi dell’IC statunitense ININTERROTTAMENTE dal 1991 !!!

    Dimentica di dire che la CIA, nonostante la valanga di risorse destinate dal Governo americano, non fu in grado di creare un proprio network spionistico in loco. Dimentica di dire che per circa 7 anni praticamente le uniche fonti informative USA erano gli ispettori delle Nazioni Unite inviati a monitorare l’armamento di Saddam e che quando questi vennero definitivamente buttati fuori dall’Iraq l’I.C. non fu in grado di costituire una propria, autonoma, rete. Nonostante, cosa ancora più grave, questa mancanza fosse stata sottolineata in ambito National Security Council con apposita direttiva.

    Insomma, il punto della questione è che in Iraq la CIA era cieca e sorda e per colpa sua, non del Governo americano.

    E’ ovvio che quando arrivò il momento di esprimere il proprio giudizio analitico (il NIE) la CIA non potè fare altro che dire che Saddam molto probabilmente stava nascondendo un programma di WMD.

    E’ un tipico comportamento analitico dell’Intelligence: il c.d. “Al lupo, al lupo”. Nel dubbio si prende posizione a favore dell’esistenza di una minaccia per pararsi il sedere nel caso in cui scoppino casini.

    Ricordiamoci anche che dopo l’11 settembre la CIA (ED I SUOI DIRIGENTI !) erano giornalmente sul banco degli imputati di fronte alla Nazione. Non dimentichiamoci che la CIA non poteva ammettere pubblicamente di non avere informazioni sull’Iraq proprio per quello che ho detto prima. Non dimentichiamoci infine che sull’Iraq la CIA aveva già mostruosamente toppato altre due volte negli anni Novanta. La prima, poco prima dell’invasione del ’91, quando sostenne che Saddam non aveva un programma nucleare e che aveva invece armi chimiche… per poi scoprire che le armi chimiche non le aveva mentre aveva un avanzato programma nucleare. La seconda quando, nonostante un paio d’anni di ispezioni, la CIA non aveva scoperto che Saddam aveva nascosto parti del programma nucleare (scoperta che fu fatta solo grazie alla defezione dei due generi del dittatore).

    Riguardo, infine, all’11 settembre, Lowenthal ne parla come di un fallimento tattico. Invece, a mio avviso, si trattò proprio di un fallimento strategico. O meglio, di un fallimento a livello di implementazione. Questo perchè oramai è chiaro che la CIA aveva individuato la minaccia di Al Qaeda come una minaccia di livello strategico solo che non fece il passo successivo. Non modificò le proprie procedure e priorità.

    Parlare quindi dell’11 settembre come di un fallimento tattico è, a mio avviso, riduttivo perchè sottovaluta, anche qui, le mancanze della CIA.

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    yukshee at |

    Leggendo le tue considerazioni, Silendo, non posso che essere d’accordo sulla natura dell’errore che fu, sin da subito, strategico. Non tattico.

    A questo, poi, si sono sommati gli errori, i pasticci, le dissimulazioni.

    Condivido il tuo pensiero sulle aspettative elevate del popolo, assai poco realistiche in alcuni casi, certo è che – come si è potuto constatare – questo è stato un fallimento importante, grosso.

    In altre parole, un disastro – per tutti.

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    Silendo at |

    Però, attenzione, sulle WMD Lowenthal ha ragione quando sostiene che l’Intelligence USA contò nulla nel processo decisionale di vertice.

    In sostanza Bush aveva già deciso di andare alla guerra. Il NIE servì solo a contribuire a vendere il “prodotto” guerra ai propri concittadini. Niente di più. In sostanza, nel processo decisionale 2002-2003 l’Intelligence USA fu sostanzialmente irrilevante. Certo, fu irrilevante anche per responsabilità e limiti propri ma soprattutto perchè l’impostazione della Casa Bianca non lasciava spazio ai Servizi. Tant’è che – è importante questo – quel NIE non fu neanche richiesto dalla Casa Bianca bensì dal Parlamento americano.

    A conferma di quanto poco peso avesse l’opinione della CIA.

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    yukshee at |

    Su questo penso vi siano pochi dubbi. La scelta del vertice fu indipendente, e credo che sia una visione condivisa dai più.

    Nell’iconografia generale, da quel poco che ho potuto cogliere nel chiacchierare in questi anni, da una parte viene messo George W. e il suo interesse per la guerra, dall’altra l’errore dell’Intelligence.

    E il secondo ha aiutato, volente o nolente, il primo.

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    Giano08 at |

    finalmente ho letto sto post, i 2 artt. e i commenti… caxxarola era un mese che me lo ero riproposto!

    ho un dubbio, che ti scrivo subito, caro sile.

    ciao ciao

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    AllegraBrigata at |

    Fallimenti ??? Allertamento preventivo ???

    Hai buon fiuto Giano. Hai scelto il top of theworld per avere chiarimenti ;))

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  8. avatar
    Giano08 at |

    una mezza idea me l’ero fatta infatti 😉

    saluti briga’

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