8 Responses

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    utente anonimo at |

    Perfettamente d’accordo con l’analisi del Sig. Gilli.

    Anche perchè , secondo me , ultimamente l’Italia dovrebbe pensare più a se stessa che a seguire un’idea utopica di Europa.

    Gianluca

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    AllegraBrigata at |

    Spero che Andrea Gilli legga i commenti del tuo blog perchè questo segue è indirizzato a lui.

    Andrea, vedo che pensi e scrivi molto bene. Ti faccio i miei complimenti.

    Vorrei chiederti un parere: come pensi che il nostro amato Paese possa riuscire a formulare delle corrette strategie ?

    Ti ringrazio fin d’ora.

    Davide

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    utente anonimo at |

    Io comincerei a far pesare il ruolo dell’ Italia :

    -sesto contributore dell’ONU;

    -circa 8.400 soldati in varie missioni internazionali;

    -contributore netto UE.

    Gianluca

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    utente anonimo at |

    grazie al Supremo Silendo per il link e ai commentatori.

    Gianluca: d’accordo ma fino ad un certo punto. L’Italia si trova in una situazione complicata. Ha bisogno dell’Europa per affrontare la nuova stagione multipolare delle relazioni internazionali. Allo stesso tempo, deve fare attenzione a non essere schiacciata dall’Europa – ovvero ad evitare che i nostri interessi vengano annientati dal processo di integrazione.

    Davide: la tua domanda non ha una risposta unica e precisa.

    La strategia è l’arte che insegna come raggiungere un determinato scopo nella maniera più efficace ed efficiente. Quindi, a livello base, per formulare una strategia corretta è necessario capire la situazione e il metodo più economico per risolverla.

    Di sicuro, per formulare una strategia corretta sono necessari almeno i seguenti elementi:

    – capacità di analisi;

    – analisi realmente accurata;

    – capacità di esecuzione;

    – esecuzione.

    In primo luogo è necessario capire cosa sta succedendo: Alla Farnesina se ne rendono di sicuro conto. Quindi la capacità d’analisi esiste. Non sono sicuro che nel nostro Parlamento vi siano menti altrettanto sofisticate. Quindi sulla capacità di svolgere analisi accurate ho dei dubbi. Se il nostro Parlamento (e con esso il Governo) non condivide/comprende il quadro della situazione, allora non si va da nessuna parte.

    Fatta l’analisi corretta, e avuto il sostegno delle istituzioni del Paese, è poi necessario capire come agire. Qui ci vuole leadership e “genio” strategico. Onestamente, non mi sembra che le due cose siano disponibili a bizzeffe. Il presente governo ha tanti, troppi problemi da risolvere. Il ruolo internazionale del Paese viene in secondo piano. A malincuore, devo dire che è anche giusto così: per essere presi seriamente, dobbiamo anche rendere serio il nostro Paese.

    Infine, vi è l’esecuzione. Mettiamo che il nostro Paese decida, per ripicca, di sponsorizzare un 5+3: i cinque del Consiglio + Germania, Italia e India. In questa maniera si legherebbe la questione dell’Iran al seggio nell’ONU e quindi la Germania andrebbe sconfitta. Bene: se si inizia una tale battaglia è poi necessario anche saperla portare a termine.

    Onestamente, non sono sicuro che ci siano le risorse (diplomatiche, politiche, etc.) per farlo.

    La difficoltà sta nel fatto che le strade efficaci sono per noi troppo costose (non efficienti), quelle efficienti, rischiano però di non essere efficaci.

    Vedremo. saluti, ag.

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    AllegraBrigata at |

    Andrea, ti ringrazio per la risposta.

    Se ho capito bene ritieni che il deficit sia essenzialmente in ambito politico. O sbaglio ?

    Davide

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    utente anonimo at |

    piú che politico io parlerei di deficit istituzionale. Il nostro Paese ha gravi ritardi a livello di statualitá. In altre parole, il potere politico che il nostro Governo é in grado di ricavare dal nostro Paese per usarlo a livello internazionale é nettamente inferiore a quello degli altri Stati.

    Ció si deve alla vasta criminalitá al Sud, alla corruzione, all’evasione, etc. fino a fattori meno materiali come il basso patriottismo, etc.

    Se il Governo vuole percorrere una strada ma non ha le risorse per farlo, allora deve retrocedere. Il problema dell’Italia sta quindi a monte (statualitá) non a valle (diatribe con la Germania).

    aa

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    Silendo at |

    Diciamo anche che la nostra classe politica vive di “intermediazione interna”.

    Si arricchisce amministrando il consenso e le clientele. Ha pochi incentivi a guardare fuori dai confini.

    E’ come il ragazzetto viziato che non deve uscire di casa, lavorare e confrontarsi col mondo perchè tanto i soldini, e tanti, li trova dentro le mura domestiche.

    Tutto ciò ha logiche ricadute a livello di cultura strategica ed internazionale delle sue elites.

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    utente anonimo at |

    Uno dei tanti fattori di cui è carente l’Italia è il “culto” della politica estera. Pochi sono stati i ministri degli Esteri rispettosi di questo culto (Fanfani, Moro e Andreotti), e pochi ancora sono i tentativi di far valere le nostre forze in sede internazionale.

    Quando l’Amb. Fulci condusse la sua battaglia per il seggio all’Onu lo fece con la convinzione implicita di contrastare le ambizioni della Germania, e non lo fece di certo per rivendicare i nostri sforzi economici e militari.

    Credo, tuttavia, che la diatriba tra Italia e Germania abbia radici più radicate. La classe politica italiana si dimostrò contraria all’unificazione della Germania, ed Andreotti fece del suo meglio per condurre l’anacronistica battaglia di contrastare questo processo. Grazie all’appoggio francese, ottenuto mediante il sacrificio del marco tedesco, la Germania riuscì ad unificarsi, costruendo quell’asse Berlino-Parigi dal quale siamo stati estromessi.

    La via del direttorio europeo di sapore ottocentesco si è così consolidata a scapito degli interessi nazionali italiani che, trovandosi racchiusi nella morsa franco-tedesca, non posson far altro che sottostare agli umori di queste due potenze.

    La nostra estromissione dal gruppo dei 5+1 altro non è che l’ultimo colpo di fucile alle nostre ambizioni.

    Alessissimo84

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