30 Responses

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    AllegraBrigata at |

    Ma come li scovi tutti questi documenti ???? :OOOO

    Questi su wikipedia sono interessantissimi.

    Ho dato una lettura veloce. Guarda quello sulla disseminazione. Non è sbagliato inserire la warning intelligence nella current ??

    F.

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    Silendo at |

    Non posso dirtelo, Fede… è un segreto di stato… ma, inter nos, si vocifera che Google possa avere un qualche ruolo…. 😉

    Non è che sia proprio sbagliato.

    Io avrei inserito solo la tactical warning intelligence nei prodotti current.

    A rigòr di logica la strategic warning dovrebbe rientrare più in una valutazione estimativa che non in una di tipo current.

    Non so se l’autore di queste voci è uno soltanto ma mi son fatto l’idea che sia di estrazione militare (americana).

    Magari sbaglio ma noto che sottovaluta l’estimative intelligence mentre, al contrario, abbonda nell’analisi di strumenti di Techint.

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    Silendo at |

    … comunque è americano !!!

    Sempre a parlare di ciclo OODA e di John Boyd !!! Madonna santa che palle !!!

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    AllegraBrigata at |

    ok, manterrò il segreto, tranquillo !!! :))

    Boyd=Clausewitz ??? ahahah

    Guarda che ci sono riferimenti al COBRA. Forse possono servirti. Magari ti sono sfuggiti 😉

    fed

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  5. avatar
    AllegraBrigata at |

    Accidenti quanta roba !!!

    E.

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    Silendo at |

    Grazie Fede 😉

    Conoscevo già il pezzo su Wikipedia. C’è pochino.

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    utente anonimo at |

    Silendo,

    seguo il tuo blog da molto tempo. Lo trovo veramente interessante ed è pieno di informazioni che non si trovano da nessun’altra parte.

    Si nota che siete tutte persone esperte.

    Volevo farti una domanda.

    Mi interesso da qualche anno di studi sui Servizi Segreti americani. Ho letto tanto in materia ma noto che non c’è una risposta definitiva riguardo alle cause dei loro recenti fallimenti. Mi riferisco in particolare all’11 settembre ed alla vicenda iraqena.

    Sono tante le cause individuate dai vari esperti, dalle commissioni di inchiesta ma anche dai giornalisti e da ex appartenenti ai Servizi stessi. Alcuni addirittura sostengono che questi fallimenti non siano imputabili neanche agli stessi Servizi ma alla Casa Bianca ed all’Amministrazione Bush.

    Mi piacerebbe avere un tuo parere, anche molto sintetico perchè non voglio disturbarti. Leggo che sei molto impegnato.

    Vorrei riuscire ad orientarmi. Leggendo tutto ed il suo contrario alla fine è difficile orientarsi.

    Ti ringrazio fin d’ora e ancora complimenti per questa piccolo gioiello che gestisci.

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    AllegraBrigata at |

    Oh comunque è vero Silendo ! L’intelligence strategica è sottodimensionata. Sia a livello di studi, sia a livello di applicazione.

    Non solo da noi in Europa. Anche negli stessi Stati Uniti.

    E.

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    Silendo at |

    Anonimo, ti ringrazio davvero per i complimenti.

    Rispondo molto volentieri… ma devi cortesemente pazientare qualche ora :)

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    utente anonimo at |

    altra roba da studiare…. Dio non ti si sta dietroooo!!!!!!!

    giano

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  11. avatar
    AllegraBrigata at |

    Ahahah Giano non provarci neanche a stargli dietro… è un compito vano.

    Credimi :))))

    Federico

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    utente anonimo at |

    eh! lo so… ma qualcosa va pure fatta 😉

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    AllegraBrigata at |

    Giano, hai intrapreso un arduo compito deh… 😉

    Davide

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  14. avatar
    Silendo at |

    Anonimo scusami per il ritardo nella risposta.

    Non so a che livello di approfondimento sei arrivato con i tuoi studi per cui mi perdonerai se faccio una (purtroppo lunga) introduzione generale per inquadrare il problema connesso ai c.d. “post-mortem”.

    – Inizio pallosissima introduzione –

    Con questo termine ci si riferisce alle analisi/indagini successive ai fallimenti dell’intelligence. Quando si cerca di capire cos’è che non ha funzionato (sempre se c’è qualcosa che non ha funzionato) e di chi è l’eventuale responsabilità.

    Condurre un post-mortem è sempre cosa molto delicata e difficile.

    Le indagini sui fallimenti dei Servizi segreti sono infatti roba piuttosto complessa. Essenzialmente per i seguenti motivi:

    a) evidente rilevanza politico/amministrativa della questione

    b) difficoltà tecnica nel condurre siffatte analisi.

    Riguardo al punto a) è chiaro che il subire una batosta (attentato, attacco militare, ecc) ha una ricaduta pesante sul Governo e sulla classe dirigente di quel dato Paese. Darà la stura a polemiche, reazioni e contro-reazioni.

    E’ presumibile che i partiti all’opposizione, ad esempio, cercheranno di mettere in croce il Governo mentre, viceversa, i partiti (o i leaders) al Governo cercheranno di dimostrare di aver fatto di tutto per impedire quel dato evento.

    La stessa dinamica riguarda le relazioni all’interno degli apparati burocratici. Il Servizio sul banco degli imputati cercherà di sfangarla, magari dando la colpa ad altri apparati i quali, a loro volta, cercheranno di approfittare della situazione per mettere il Servizio sul banco degli imputati. Insomma, le “normali” lotte burocratiche…

    Capirai bene, quindi, che condurre indagini che siano veramente oggettive, in situazioni del genere, è davvero molto difficile.

    Si arriva quindi al punto b).

    Dico l’ovvio quando affermo che i Servizi per loro natura operano in modo riservato e su materie delicatissime. Non è facile districarsi all’interno di questi ambienti e non sarà oggettivamente facile, per una commissione d’inchiesta, accertare le responsabilità. Non solo per eventuali ostruzionismi (che probabilmente ci saranno per i motivi di cui sopra) ma proprio per la particolare natura riservata dell’attività degli apparati di Intelligence.

    Ora, se tutto questo è vero – e secondo me lo è – è ancor più vero quando sul banco degli imputati è non un Servizio, non una struttura composta, magari, da 3/4.000 persone e con competenze “regionali” bensì un’intera Comunità di 15/16 Agenzie di Intelligence, composta da almeno 100.000 uomini, con competenze mondiali, con complesse linee di comando, caratterizzata da eccessiva ridondanza e sovrapposizioni, ecc ecc.

    Insomma: la Comunità di Intelligence made in USA.

    Non devi meravigliarti, insomma, se l’argomento è stato discusso sotto tanti punti di vista, con vari esperti (molti dei quali peraltro o in malafede o “ignoranti”) che spesso sostengono cose differenti. E’ nell’ordine naturale delle cose.

    Ciò non vuol dire, però, che non sia possibile giungere alla “verità”. Ad una corretta visione della situazione.

    – Fine pallosissima introduzione –

    Qual è, quindi, la verità ?

    Quali sono i meccanismi di funzionamento dei Servizi americani ?

    Per rispondere alla tua domanda: quali sono i problemi, i limiti, che hanno portato al fallimento l’Intelligence USA?

    Dato che mi chiedi una valutazione generale, che prescinde quindi da un’analisi specifica dei singoli fallimenti, ti darò una risposta generale :) anche perchè se entrassimo nel particolare non ne usciremmo più :))

    1) Il problema di base dell’IC americana è la sua grandezza. E’ una comunità di intelligence molto strutturata, con ampie sovrapposizioni di competenze e senza una vera guida.

    La teoria organizzativa sostiene che più una struttura è ampia più “solida” deve essere la sua leadership. Nell’IC USA, invece, manca una vera leadership (e sia detto chiaramente, la riforma del 2004 non ha risolto questo problema!).

    Ci sono quindi problemi oggettivi si amplificano proprio per la vastità della struttura.

    2) L’IC USA, dagli anni 70 in poi, ha lentamente lasciato degradare il livello della sua HUMINT. Di questo è responsabile soprattutto la CIA che, nella struttura USA, ha la competenza primaria in fatto di spie.

    C’è stata poi una difficolta nel reimpostare la priorità.

    Durante la Guerra Fredda il target era essenzialmente l’URSS, il suo armamento convenzionale e no-convenzionale (per monitorare il quale tutto sommato servivano poche spie… tanto c’erano i satelliti), la sua leadership. Gli anni Novanta sono stati un periodo di transizione in cui non si capiva quali fossero le future sfide dell’Intelligence. Anni caratterizzati anche da una leadership politica (Clinton…!!) molto poco simpatetica verso l’Intelligence e la storia dell’Intelligence ci insegna che la qualità di un Servizio è direttamente connessa alla qualità (ed all’attenzione) dei vertici politici.

    Più un Capo di Governo è attento e pretende qualità più il Servizio alzerà il proprio livello. Viceversa, meno il Capo di Governo utilizza il Servizio (quando addirittura non disprezza l’Intelligence in sè) meno il Servizio sarà efficiente.

    L’IC USA, insomma, è entrata in sofferenza nel momento in cui si è trattato di monitorare obiettivi “puntuali” com’è un gruppo terroristico o una leadership molto chiusa quale quella irakena. Obiettivi in relazione ai quali serve poco avere grandi apparati Techint, essendo invece indispensabile riuscire a creare efficienti reti spionistiche.

    3) Un limite storico dell’IC USA, amplificatosi negli ultimi 20 anni (magari su questo, appena posso, scrivo un post specifico) è l’analisi strategica. Limite probabilmente dovuto al ciclo decisionale statunitense.

    La carenza a livello strategico ha importanti ricadute a livello tattico. E’ infatti a livello strategico che si individuano i punti di criticità da monitorare a livello tattico (se sono oscuro dimmelo pure…).

    Nonostante quello che dicono alcuni ex della CIA (vedi Paul Pillar, ad esempio) i documenti dimostrerebbero che l’Agenzia, durante tutti gli anni Novanta ed i primi Duemila, ha sottovalutato il pericolo “Al Qaeda” non considerandolo una minaccia strategica. In base a ciò non sono state programmate le risorse necessarie per monitorare in profondità il gruppo.

    Ancora più grave è stata la situazione per l’Iraq. In quel caso, invece, la CIA riconobbe la “strategicità” del regime di Saddam ma, nonostante ciò, e per quanto è dato sapere, non fu in grado di creare un network spionistico autonomo basandosi interamente sulle informazioni che riusciva ad ottenere tramite gli ispettori ONU. Col risultato che quando la missione ONU venne espulsa da Paese l’IC USA (ma discorso simile vale anche per le altre Intelligence occidentali) rimase praticamente cieca e sorda.

    Sostanzialmente sono questi i limiti dell’Intelligence americana alla base dei suoi problemi degli ultimi anni.

    C’è un “però” grande quanto una casa che deve essere sottolineato.

    Ed è il seguente: è normale fallire.

    Sembra ovvio ma non è invece normale ritenere che un Servizio (come qualunque altra struttura burocratica) debba operare sempre alla perfezione.

    Ad ogni punto di vulnerabilità tra quelli elencati corrisponde infatti un punto di forza. E viceversa.

    Ed è normale che sia così. Non potrebbe essere altrimenti.

    Tappando un buco quasi certamente se ne aprirà un altro.

    Quello che voglio dire, insomma, è che dobbiamo evitare di farci trarre in inganno pretendendo la perfezione.

    Fallimenti ce ne saranno sempre. SE non per le cause sopra elencate per altre, nuove.

    E’ nell’ordine naturale delle cose. Soprattutto se parliamo di realtà complesse come l’Intelligence nelle quali il core business consiste nel tentare di “prevedere”.

    PS spero non ti sia ucciso…

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    AllegraBrigata at |

    Silendo, perchè non apri un post e riprendi questo che hai scritto ?

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  16. avatar
    ardimentoso at |

    Silendo wrote:

    “La storia dell’Intelligence ci insegna che la qualità di un Servizio è direttamente connessa alla qualità (ed all’attenzione) dei vertici politici.

    Più un Capo di Governo è attento e pretende qualità più il Servizio alzerà il proprio livello. Viceversa, meno il Capo di Governo utilizza il Servizio (quando addirittura non disprezza l’Intelligence in sè) meno il Servizio sarà efficiente”.

    Le conseguenze di questa tesi inattaccabile, applicate al caso italiano, sono sconfortanti, considerato l’atteggiamento abituale della classe politica (governo in primis) verso l’intelligence. Sarebbe interessante, dal punto di vista storico, sapere quali – pochi, certamente – uomini di governo hanno davvero prestato attenzione positiva ai servizi negli ultimi 40 anni.

    Ciao

    A.

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  17. avatar
    Silendo at |

    Non rivelo alcun segreto se ti confido che proprio questa ricerca è attualmente in corso ;))

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  18. avatar
    ardimentoso at |

    Bellissimo!!! Vuoi dire che da Craxi ad Andreotti, da Berlusconi a D’Alema e poi indietro Dini (autore di una famosa circolare) e chissà chi altri, avremo le “pagelle” sui governi italiani e l’intelligence?

    (non ricordo l’emoticon dello stupore)

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  19. avatar
    Silendo at |

    E’ questa la speranza.

    Vedremo se si riesce a realizzare ma non credo ci saranno grossi problemi.

    I contatti sono già aperti :)

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  20. avatar
    AllegraBrigata at |

    Mi piace quando sei così modesto :))

    Fed.

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  21. avatar
    Silendo at |

    Ma non è modestia. E’ la realtà.

    Bisogna realizzare quasi una cinquantina di interviste (teoricamente). O meglio, cinquanta persone da intervistare… diverse volte.

    Insomma… ci vuole un po’ di tempo e la disponibilità di tanti.

    Dovrebbero esserci entrambi… ma non si sa mai.

    Meglio non dare niente per scontato 😉

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  22. avatar
    utente anonimo at |

    Silendo ti ringrazio. Il tuo commento mi ha chiarito moltissime cose.

    Non voglio disturbarti oltre ma avrei ancora due domande.

    La prima riguarda l’ultimo punto, il 3. Per l’esattezza non mi è chiaro questo “Un limite storico dell’IC USA, amplificatosi negli ultimi 20 anni (magari su questo, appena posso, scrivo un post specifico) è l’analisi strategica”. In che modo i servizi segreti americani sono deficitari ?

    La seconda ed ultima riguarda te.

    In che modo si diventa esperti di intelligence ? Quanto tempo ci vuole ? C’è un percorso di studi ? Una scuola ?

    Diversamente da molti altri io non sono interessato ad entrare in queste strutture ma sono attratto dal loro funzionamento. Vedo però che i libri in circolazione in Italia parlano di Servizi Segreti quasi sempre in termini di spionaggio romanzato. La stampa poi…

    Come giustamente sottolineavate tu, Ardimentoso e l’Allegra Brigata la stampa in Italia fa pena su questo argomento.

    Solo nei libri americani, quei pochissimi che ho letto, ho riscontrato un expertise come la tua. Mi chiedo allora se qui in Italia c’è un percorso, di lettura o di studio, che mi sfugge.

    Ti ringrazio di nuovo per la pazienza.

    Thor

    Reply
  23. avatar
    Silendo at |

    Thor, di nulla.

    Non preoccuparti. Le domande non mi “scompensano”. Nei limiti del (mio) possibile sarà un piacere risponderti.

    Analisi strategica

    La Comunità di Intelligence USA – ma soprattutto la CIA che esiste proprio in quanto serve il Presidente – tende ad inseguire i fatti e gli eventi (medio-breve termine) più che a concentrarsi sull’analisi di medio-lungo termine.

    In buona sostanza, in fase di allocazione delle risorse (sia materiali che umane) l’attività di analisi tattica ha il sopravvento su quella di analisi strategica.

    I motivi sono essenzialmente tre.

    Il primo è di natura, per così dire, strutturale. E’ proprio il processo decisionale governativo ad essere caratterizzato da “brevità”, “velocità” e “mutevolezza” (non entro nello specifico ma se ti interessa approfondiamo). Quello americano in particolar modo.

    La CIA, quindi, ma un po’ tutta l’IC USA, dovendo servire i principali attori di tale processo (Presidente e Segretari) si adegua ai suoi ritmi.

    Il secondo motivo è di natura prettamente burocratica ed è interno alla CIA.

    Più un Servizio segreto riesce ad essere vicino al decisore più acquista peso e potere. Il prodotto analitico più importante, sotto questo aspetto, è il President’s Daily Brief (PDB). Fino alla riforma del 2004 di competenza della CIA, da allora di competenza dell’Office of Director of Intelligence.

    Il PDB è praticamente un’analisi di “intelligence corrente” che viene presentata (si tratta di un briefing) ogni mattina al Presidente degli Stati Uniti. Con tale briefing l’Intelligence informa il proprio Comandante sugli sviluppi delle più importanti questioni di sicurezza, nazionale ed internazionale.

    L’importanza del PDB (elemento di interfaccia tra CIA/I.C. e Presidente) ha di fatto plasmato le priorità analitiche della CIA e della Comunità.

    A detta degli stessi analisti per anni chi riusciva a fare inserire le proprie analisi nel PDB faceva carriera più velocemente e godeva di maggior prestigio.

    Essendo il PDB un prodotto “current”, ed essendo questo il documento di fatto più ambito, tutta l’impostazione analitica ne ha risentito si è indirizzata più verso la current intelligence (=valutazioni tattiche di medio-breve termine) che non verso l’analisi estimativa (=valutazione tendenzialmente strategica e di medio-lungo termine).

    Tra l’altro – e giungiamo all’ultimo punto, quello che potremmo chiamare psicologico – il decisore, e non solo negli States, tende a trovarsi a proprio agio più con i prodotti di intelligence basica e corrente che non con quelli di tipo estimativo/previsionale.

    Per vari motivi.

    Perchè il leader politico è (o si crede) egli stesso un esperto e quindi tende a non voler avere (o svaluta) consigli su ipotesi di sviluppo di eventi.

    Perchè oggettivamente, e non solo negli USA, il ciclo politico è breve e quindi si dà la preferenza all’oggi ed al domani (=tattica) più che al dopodomani o al prossimo mese. Figurarsi a valutazioni su ipotetici sviluppi a 5/10 anni !

    Infine perchè comunque pur sempre di stime e di previsioni si tratta ed in quanto tali sono caratterizzate da un livello (variabile) di aleatorietà. Insomma, nessuno assicura che certe previsioni siano affidabili, anzi.

    Questi sono i principali motivi per i quali la Comunita USA dà la preferenza ad analisi tattiche e di current intelligence, piuttosto che a quelle strategiche e di tipo estimativo/previsionale.

    Percorso formativo

    Ti rispondo fra un po’ 😉

    – Questo è un esempio di PDB: http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB116/pdb8-6-2001.pdf

    Per la precisione è il famoso e controverso rapporto del 6 agosto 2001 sulle intenzioni di Al Qaeda.

    Qui puoi trovare altri PDB declassificati: http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB116/index.htm

    Reply
  24. avatar
    utente anonimo at |

    Caro silendo, a costo di essere ripetitivo continuo a ringraziarti.

    Purtroppo, si fa per dire, ogni argomento che tocchi mi solleva altri interrogativi ed altre curiosità…

    Thor

    Reply
  25. avatar
    Silendo at |

    Thor, non preoccuparti davvero.

    Chiedi pure senza problemi.

    Come ti ho già detto, se sono in grado di risponderti lo faccio con piacere. Credimi.

    Reply
  26. avatar
    Silendo at |

    Riprendo piuttosto il discorso di prima, rispondendo alla seconda domanda.

    Mi sembra di capire che ti interessa sapere se esistono o scuole di formazione (pubbliche, ovviamente) o comunque una sorta di bibliografia.

    Sbaglio ?

    Riguardo alle scuole in Italia esiste un master “storico” in Intelligence ed è quello della Link Campus di Roma.

    Lo scorso anno è stato attivato un secondo master presso l’Università della Calabria a Cosenza.

    La differenza tra i due è che il primo è di I Livello (e quindi è molto più articolato) ed è di un’Università privata (quindi piuttosto costoso). Il secondo è di II Livello (e quindi molto più breve dell’altro, dura “solo” 6 mesi) ed è di un’Università pubblica (e quindi molto meno costoso del primo).

    Grosso modo l’impostazione è la stessa, con differenze, appunto, che riguardano l’articolazione ed il livello di approfondimento.

    Infine so che è stato appena attivato un terzo master presso l’Università Kore di Enna. Non lo conosco ma credo che anche in questo caso si tratti di un master di II livello.

    Il panorama formativo in materia di intelligence è questo.

    Ci sono comunque anche altri corsi superiori/master che possono avere legami, diretti o indiretti, con il mondo dell’inteligence. Soprattutto nel settore delle Relazioni Internazionali e degli Studi Strategici. Penso, in particolar modo, al master in Studi Strategici organizzato dal Centro Alti Studi Difesa del Ministero della Difesa assieme alla LUISS ed all’Università (Statale, se non sbaglio) di Milano.

    L’Intelligence però in questo, ed in altri corsi simili, non viene trattata in modo specifico (almeno a quanto so io).

    Detto ciò, caro Thor, se la tua è una “semplice” passione posso consigliarti di approfondirla sui testi.

    Di per sè uno studio, serio, su testi, saggi e rapporti vari, è più che sufficiente per dotarsi della classica “cassetta degli attrezzi” idonea a capire questo mondo.

    In uno degli ultimi post ho fatto un elenco di saggi validissimi. Se per caso ti serve altro chiedi pure. Qui o anche via mail.

    Senza problemi davvero.

    Reply
  27. avatar
    utente anonimo at |

    Ti ringrazio. Vuol dire che continuerò ad approfittare della tua disponibilità.

    Da quello che hai scritto mi sembra di capire che questi mali della Cia e delle altre Agenzie segrete siano mali conosciuti. Dalle stesse strutture. Sto sbagliando ?

    Allora mi chiedo come mai, pur conoscendo i problemi, non si sia riusciti a limitarli ed a superarli.

    Forse è una domanda un po’ sciocca, me ne rendo conto.

    Un’altra curiosità riguarda l’addestramento degli analisti della Cia. Esiste una scuola (l’ho scoperto dal sito stesso della CIA) ma, da quello che sai tu, che tipo di preparazione viene fornita? E’ considerata valida.

    Per questa domanda mi ricollego al discorso della incapacità nell’ambito strategico. Credo che un ruolo lo giochi anche l’addestramento, giusto ?

    Grazie per il chiarimento riguardo alle possibilità di formazioni in Italia.

    Ho già acquistato gran parte dei testi che tu hai consigliato. Per non rubare altro spazio qui, se tu mi autorizzi, ti contatto in privato per ulteriori suggerimenti.

    Ti ringrazio davvero tanto per la tua gentilezza.

    Thor

    Reply
  28. avatar
    Silendo at |

    Facciamo un patto, Thor: io rispondo con piacere alle tue domande e tu continui a farmene quando e se ti pare…. ma senza ringraziarmi 😉

    Ok ? :))

    Riguardo all’addestramento degli analisti CIA ti rispondo con un post fra 5 minuti. C’è un bel saggio di Stephen Marrin (un giovane e brillante docente americano) che affronta alla perfezione la questione del funzionamento della scuola della Central Intelligence.

    Inutile quindi che ti risponda io quando puoi documentarti con maggiore soddisfazione.

    Riguardo invece alla tua perplessità sulle capacità di auto-aggiustamento e di riforma della CIA e delle altre Agenzie…. beh… qui si entra in un discorso più ampio. Un discorso che riguarda il comportamento burocratico in generale.

    Qualunque burocrazia si autoriforma con molte difficoltà ed incontrando enormi resistenze. Più queste riforme tendono ad essere consistenti più difficile sarà attuarle.

    Ma è una regola generale che non tocca solo la CIA.

    Inoltre, più questi apparati sono grandi e compartimentati più sarà difficile modificarli.

    Esiste una vastissima letteratura in materia che se vuoi posso indicarti. Nel frattempo dai un’occhiata ai saggi di Brent Durbin (trovi il link nell’elenco del blog) ed a quelli di Amy Zegart (alcuni li trovi in fonte aperta su internet). Questi due autori affrontano proprio la questione della riforma dell’intelligence.

    Reply
  29. avatar
    utente anonimo at |

    Se non posso ringraziarti cosa posso fare ? Ti faccio i miei complimenti. Non so da quanto tempo ti occupi di queste cose e non so se insegni, spero proprio di sì, ma la tua padronanza della materia e la facilità con la quale spieghi sono encomiabili.

    Thor

    Reply
  30. avatar
    AllegraBrigata at |

    Hai ragione Thor.

    Non sai quanto 😉

    Fed.

    Reply

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