14 Responses

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    AllegraBrigata at |

    Adesso che hai trovato il modo di allegare i PDF devi farlo anche con i tuoi.

    Soprattutto quelli delle lezioni sui fallimenti e sull’evoluzione di Al Qaeda 😉

    Roberto

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    Silendo at |

    Cioè vuoi dire distribuire gratuitamente le mie perle ??? Il frutto del mio lavoro ???

    Ma scherziamo ???

    Oh, c’è chi paga per avere il mio parere su al Qaeda e su come progettare un Servizio segreto tzè tzè !!!

    Non bestemmiamo, per cortesia !!!

    :))

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    utente anonimo at |

    La cosa ancora più bella è che se tu leggi i classici (Morgenthau, Aron, Carr, Waltz) tutti di dicono la stessa cosa – ideology is a mask for power.

    L’ideologia non è ciò che guida le azioni, ma è lo strumento che serve per rafforzare l’integrità del gruppo, così da avere una forza relativa superiore, e quindi avanzare gli obiettivi che la leadership ha prefissato.

    Se leggi, ma penso che lo conosci, Dying to Win di Pape (2005) vedi che il suo studio giunge alle stesse conclusioni. Se non lo conosci, online puoi trovare il saggio che ha pubblicato sull’AJPS (o APSR?).

    ciao, aa.

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    Silendo at |

    Infatti Andrea :)

    Sì, conosco Pape. Se non sbaglio tempo fa ne abbiamo pure discusso assieme :)

    Il saggio di cui parli dovrebbe essere questo http://www.danieldrezner.com/research/guest/Pape1.pdf

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    utente anonimo at |

    Ottimo

    Bourne

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    AllegraBrigata at |

    Silendo, adesso capisco il “come” del tuo yacht e della tua Ferrari.. :))))

    E.

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    AllegraBrigata at |

    Molto interessante la network analysis riferita agli attentati. Il confronto tra legami personali preesistenti ed i legami operativi.

    R.

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    ilraffa at |

    Perchè non racconti del convegno romano di Sageman e della accoglienza ricevuta dal nostro esimio Ministro dell’Interno ? :)

    Hai dimenticato una “r” nel titolo del primo libro.

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    Silendo at |

    Di come il Ministro dell’Interno abbia pubblicamente osteggiato quanto diceva Sageman nonostante fosse evidente la sua ignoranza in materia e, cosa più grave, nonostante il suddetto Ministro fosse in quella sede il padrone di casa che invita l’ospite a parlare ?

    Perchè infierire Raffaele….? :))

    Grazie per l’indicazione. Non me n’ero neanche accorto.

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    ardimentoso at |

    C’ero anche io al convegno romano! Allora diciamola tutta: oltre al ministro dell’Interno, Sageman ha subìto l’invettiva del giudice Franco Ionta. Una stroncatura apertis verbis.

    Quanto al livello di inospitalità, allora possiamo anche dire “dove” è stato massacrato il povero Sageman?! Eh?

    😉

    (la verità è che ci sono tanti modi elegantissimi per dire “non sono d’accordo” ma pare faticoso o segno di debolezza usarli).

    Ciò detto, mi piacerebbe sapere da Silendo e dall’illustre consesso quali sono – se ci sono – i limiti degli studi di Sageman.

    Ciao

    A.

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    AllegraBrigata at |

    Ciao Ardimentoso.

    Per quanto riguarda me ho letto solo il primo libro (Understanding Terror Networks). Sono rimasto pienamente soddisfatto. Posso dirti,anzi,che è stato il libro che più mi ha aperto gli occhi sulla realtà della Jihad. Tieni conto che l’ho letto credo nel 2005.

    In relazione a quel testo i limiti erano di tipo “quantitativo” nel senso che il campione oggetto di analisi era relativamente ridotto, benchè, a mio avviso, ben rappresentativo.

    Successivamente ho seguito i lavori di Sageman ed ho constato che con l’allargamento del campione oggetto di studio i risultati non si sono sostanzialmente modificati.

    Il mio giudizio è quindi assolutamente positivo.

    Tu conosci i testi ? Cosa ne pensi ?

    Enrico

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    Silendo at |

    Ardimentoso… diciamolo pure :)

    E’ il Centro Studi Americani.

    Anzi, dato che ci troviamo possiamo pure linkare l’audio del convegno: http://rassegnastampa.mef.gov.it/t-web/pdf_fr.asp?contatore=252900&filepdf=0407I0115.PDF&datarassegna=07/04/2008

    Cosa ne penso degli studi di Sageman ?

    Mah…io penso che siano tra i più avanzati esistenti in materia.

    Come dice Enrico il primo saggio aveva probabilmente il limite del campione che era stato adoperato nello studio. Limite che però è stato superato successivamente, quando il campione è considerevolmente aumentato.

    Ci sono certamente dei limiti oggettivi. Ad esempio Sageman esamina solo la c.d. “Global Jihad” e cioè esclude dalla propria analisi gli estremisti che combattono lotte di tipo interno/nazionalistico (ad esempio i palestinesi, i ceceni, ecc).

    In questo caso, appunto, si tratta di limiti ma non di “pecche”, “mancanze” o “errori”.

    Per quanto mi sforzi non riesco a trovare delle vere vulnerabilità nei suoi studi. Magari ci sono ma a me sfuggono.

    Al contrario ritengo che i due saggi siano tra i 10 testi indispensabili ed essenziali per capire cos’è realmente il terrorismo islamista.

    PS c’eri anche tu al seminario ??? Però…. :)

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  13. avatar
    ardimentoso at |

    Rispondo a Silendo e a Enrico. Non ho letto i libri di Sageman, ma ricordo la sua presentazione al Centro Studi americani: mi aveva incuriosito, colpito, e anche un po’ spiazzato per l’approccio così tanto poco usuale dalle nostre parti. Però questo non mi ha portato a disprezzarlo, come invece è stato fatto in quella sede. Poi, a essere sincero, devo dire che alla fine della sua prolusione ho avuto istintivamente la sensazione che non mi convincesse del tutto: non tanto, appunto, Silendo, per errori o mancanze, ma per limiti come quelli da te esemplificati. Ma questo, è ovvio, non mette in discussione la sua validità scientifica.

    Naturalmente il top di quel convegno è stato il signore (non ricordo il nome) che davanti a tutti ha sostenuto con forza la tesi che sono stati gli Usa ad abbattere le Torri Gemelle!

    :-))

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    Silendo at |

    Vabbeh, ma lo sappiamo tutti che sono stati gli americani, dai.

    Inutile nasconderlo… :))

    Demenzialità a parte, se posso darti un consiglio – con estrema modestia ovviamente – ti invito a leggere i suoi testi. Sempre se l’argomento ti interessa, è chiaro, e se hai tempo.

    Ciò che è emerso dal convegno non rende merito all’opera di Sageman.

    Soprattutto riguardo alla storia ed all’evoluzione di Al Qaeda.

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