18 Responses

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    nathanmuir at |

    Mi dai qualche testo (o riferimento di letteratura) sulla counter-intelligence?

    Magari anche sviluppato in campo economico, finanziario o industriale?

    Ti ringrazio.

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    Silendo at |

    Dunque, in quasi tutti i libri che ho linkato ci sono uno o più capitoli che trattano di contro-intelligence.

    L’argomento “intelligence economica” (e di conseguenza la contro-intelligence economica e/o industriale ecc) non è il mio campo.

    Ti posso indicare, quindi, le letture che ho fatto io ma senza aver la presunzione di dirti che sono il top.

    Mi furono consigliate da qualcuno che le riteneva molto valide ma so che la pubblistica è molto articolata.

    http://www.amazon.com/Quiet-Threat-Fighting-Industrial-Espionage/dp/0398073899/ref=pd_sim_b_title_7

    http://www.amazon.com/War-Other-Means-Economic-Espionage/dp/0393318214/ref=sr_1_24?ie=UTF8&s=books&qid=1207296712&sr=1-24

    Entrambi i libri,come vedi, riguardano lo spionaggio economico in America più che una teoria generale dell’intelligence/contro-intelligence in materia.

    Poi c’è questo: http://www.amazon.com/Economic-Espionage-Industrial-Cambridge-Criminology/dp/0521835828/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1207296681&sr=1-1 che invece è più generale e tra quelli che ho letto ritengo sia il migliore.

    Però ti invito a dare un’occhiata (se vuoi, ovviamente) ai libri della lista del post.

    Soprattutto: “Strategic Intelligence: windows…”, “Strategic Intelligence”, “Reshaping National Intelligence…” e, se non ricordo male, “Intelligence Power”.

    Hanno parti interessantissime in cui si parla di contro-intelligence economica.

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    nathanmuir at |

    Ti ringrazio molto.

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    nathanmuir at |

    Passo le tue informazioni a chi me le ha chieste.

    Ti farò sapere.

    P.S. Non hai idea in ambito privato industriale quanto interesse vi sia verso questa materia. E ti parlo di CEO e di CFO.

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    Silendo at |

    Di nulla.

    Guarda che se ti servono info più precise mi posso rivolgere a chi ne sa più di me.

    Fammi sapere senza problemi.

    So che c’è molta richiesta sì.

    Toglimi una curiosità: che cosa cercano ? Cosa manca ? Analisti ? Informazioni ? Metodologie ? Un po’ di tutto… ?

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    nathanmuir at |

    Quello che le multinazionali (prevalentemente italiane ed europee) cercano è una cultura intelligence.

    Solo recentemente, infatti, hanno capito che c’è differenza tra intelligence e sicurezza.

    Le abilitazioni NATO hanno reso importante la figura del security officer, in quanto alcuni non avevano neanche un tritacarte (né ne capivano l’importanza).

    Poi le business intelligence company hanno contribuito a diffondere il ragionamento speculativo. All’estero sono anche i Servizi ad aiutare il mondo imprenditoriale, cosa che in Italia mi riesce difficile pensare…

    Nel privato hanno tutto: metodologie quantitative, analisti, accademici, ricercatori.

    Quello che manca è il retropensiero, componente fondamentale di ogni transazione. Da qui lo sviluppo di una forte domanda di contro-intelligence.

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    AllegraBrigata at |

    Scusa Nathan, come si collega il retropensiero alla contro-intelligence ?

    :)

    Roberto

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    Silendo at |

    Mi dai ottime notizie Nathan.

    Vorrei capire meglio però come il settore privato intende sviluppare la propria cultura dell’intelligence.

    Se ci sono delle idee in proposito, ovviamente.

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    nathanmuir at |

    Ti conosco da poco e penso di avere più anni di te. Ma ti stimo e apprezzo le tue profonde (e appassionate) competenze di studioso in un settore così “militarizzato” come quello dell’intelligence.

    Senza offesa per i pregiati Federico ed altri, le aziende non amano i militari (anche se poi capita che si affidino a loro come “contract manager” per non fallire!!!).

    Se vuoi un consiglio per arricchirti, cerca di orientare le tue competenze di intelligence nel settore privato dell’energia o delle telecomunicazioni o della logistica.

    Insomma, punta sulle infrastrutture.

    Mi sembra di aver capito che non hai optato per una cultura “quantitativa”, bensì hai puntato sulla comprensione soggettiva, sulla cognizione non dettata dai numeri, ma dalla continua e costante lettura degli eventi (è, indubbiamente, la strada più difficile, ma da buon culturista…no pain, no gain!).

    Gli scenari che tu costruisci possono aiutare taluni ambienti imprenditoriali a “discernere” le opportunità di business dalle opportunità di profitto. In pratica, tu puoi aiutare altri a quantificare il “margine di rischio politico” che fa parte di ogni funzione di mark-up.

    Approfitto e rispondo anche a Roberto. Il retropensiero, nel business (ma anche nella vita, come insegno ogni giorno ai miei figli), è la chiave per evitare “bidoni”. Il retropensiero come contro-intelligence è quello che negli Stati Uniti si sta facendo con i Sovereign Wealth Funds. Sono i “cattivi pensieri” che ti vengono in mente quando leggi cose che ti “puzzano” e che, sfortunatamente, ti riguardano.

    In un documento che un amico belga, un giorno, mi fece leggere trovai che servizi ostili sono costantemente alla ricerca di persone con accessi (o possibilità di accesso) ad “informazione” (pubblica e privata), da reclutatare come agenti. Parlo di persone di basso profilo (operatori EDP, call center, programmatori).

    Prendi i Comitati interministeriali (CICR, CIPE). Le informazioni che passano da lì valgono oro per ogni azienda estera che sta programmando un investimento in Italia.

    Le principali cause che possono dar vita ad “agenti” sono le difficoltà finanziarie (un basso salario, un mutuo da pagare) o i ricatti (dovuti a perversioni sessuali o a frequentazioni particolari).

    Il politico non capisce quanto sia pericoloso per la sicurezza nazionale non monitorare questi aspetti, ma l’imprenditore si.

    Da qui l’interesse crescente. Ti posso dire, con certezza, che la globalizzazione e la GWOT hanno fatto esplodere la domanda di counter-intelligence.

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    Silendo at |

    Sono d’accordo completamente !

    Soprattutto riguardo all’importanza della conoscenza delle dinamice… infrastrutturali ;))

    Posso anche dirti che Federico non si sentirà offeso dalle tue parole (Fede, se così non fosse chiedo venia).

    Premesso che è ineccepibile quanto dici in merito al legame tra la globalizzazione e l’intelligence/CI, mi sfugge però il legame tra GWOT ed CI in ambito aziendale.

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    AllegraBrigata at |

    Grazie Nathan, adesso ho capito che cosa intendevi.

    roberto

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    nathanmuir at |

    …”in a similar way to the flow of water, which seeks the path of least resistance, the flow of al-Qaeda activity is towards weapons and targets that present the lowest technical, logistical, and

    security barriers to mission success.”…

    …”on one hand, we have al-Qaeda’s desire to maximize the utility of their attacks, and on the other hand, we have to consider their rational response to stepped-up security and counter-intelligence efforts, and the constraints of their technological and logistical capacities”…

    Chi parla è Gordon Woo, un attuario.

    Il link che ti manca è quello assicurativo. Il rischio terrorismo per le aziende va assicurato, e le assicurazioni lo riassicurano tra loro. Le strategie di CI vanno applicate soprattutto in questo campo.

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    nathanmuir at |

    …dato il tono intellettuale del blog, penso di mettere in votazione l’eliminazione di quel “for dummies”, presente nel tuo sottotitolo.

    Io voto a favore (dell’eliminazione, ovviamente).

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    nathanmuir at |

    Da leggere assolutamente l’articolo sul “voto utile” su NfA:

    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Il_voto_utile_%281%29%3A_introduzione

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    AllegraBrigata at |

    Io mi aggrego e voto a favore dell’eliminazione :))

    Federico

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    Zabetta at |

    Fede, ma te non sei impegnato a fare il giornalista :O

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    AllegraBrigata at |

    E’ vero. Silendo dovresti eliminare quel “dummies”.

    Andrea

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    ilraffa at |

    Silendo forse non ha letto gli ultimi commenti.

    In relazione ai libri: ho notato che ce n’è uno costosissimo. Ben 450 euro per “Strategic Intelligence”. Mi pare eccessivo, non credi ?

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