42 Responses

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    AMALTEO at |

    grazie silendo

    segnalerai anche la relazione complessiva?

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    Silendo at |

    Certamente.

    Mi sembra strano che non si ancora disponibile…

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    utente anonimo at |

    qualcuno dica al Sircana che la legge 124 è nata in Parlamento. Il poverino l’ha spacciata per il frutto di un disegno di legge di iniziativa governativa…

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    AllegraBrigata at |

    Amalteo rispondo io al posto di Silendo perchè al momento è impegnato. Il Rapporto è disponibile nel sito dei Servizi. Se scorri l’elenco dei link di Silendo lo troverai senza problemi :)

    Anonimo… sono d’accordo con te ;))

    Federico

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    nathanmuir at |

    Caro Silendo, come vedi gli elogi di Micheli al comparto economico e finanziario? Mi sembra il solito riferimento a vanvera.. soprattutto nel suo riprendere l’inchiesta di Vaduz..

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    AllegraBrigata at |

    nathanmuir ho riferito la tua domanda a Silendo (al momento impossibilitato a connettersi) e lui risponde così:

    “Non ricordo esattamente le parole, ma se Micheli si riferiva a quei settori della nostra Intelligence che si occupano di economia e finanza credo che siano elogi corretti (aggiungo io che è ovvio… sono composti da militari della GdiF….). Però – continua Silendo – non vedo collegamenti con la questione del Lichtenstein”.

    Il sottoscritto concorda.

    Ambasciatòr non porta pena.

    Federico la Feluca

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    nathanmuir at |

    Caro Federico, ti ringrazio per la risposta. Ovviamente non concordo, ma solo per una questione di “cultura”. Io vivo nei settori economico e finanziario (accademico e applicativo, nazionale ed estero) da 25 anni. I militari della GdF sono bravissimi nell’accertamento (ARGH!) e nella repressione, ma non possono essere utilizzati nella prevenzione, a meno di una loro “riconversione mentale”, per la quale ci vorrebbero scuole che non vedo. Questo pensiero è sì sostenuto solo da assidue letture della Relazione Semestrale, ma anche da sporadici contatti professionali che miei colleghi (analisti finanziari) hanno avuto con loro. D’altronde è lo stesso Cucchi che l’8 maggio 2007 in sede di dibattito sulla riforma afferma alla I Commissione Senato “si pensi ai settori di intelligence economica: il SISMI, per esempio, ha un settore di intelligence economica che è composto unicamente da ufficiali della Guardia di Finanza, perché finora si è proceduto al reclutamento in modo tale che, considerato che era un servizio per così dire con le stellette, il settore di riferimento era la Guardia di Finanza. Adesso (ne abbiamo discusso), per qualsiasi analisi economica tutto si apre, tutto si amplia: dobbiamo reclutare facendo riferimento al Ministero degli affari esteri per la parte economica e per la Direzione affari economici, alla Banca d’Italia, all’Ufficio cambi, e così via dicendo, quindi in sostanza all’interno di tutta quella che può essere la realtà economica italiana. In un certo senso, ciò rappresenta un grosso passo in avanti perché può portare ad una maggiore efficacia in molti settori.” I francesi (con il TRACFIN), gli americani (con il FINCEN), sicuramente anche i britannici e i tedeschi fanno già prevenzione nei settori economico e finanziario. In Italia non mi sembra di aver mai letto nulla. Piuttosto vedo emergere una interessante “Unità di Informazione Finanziaria” presso la Banca d’Italia che, forse, rappresenterà presto l’unica forma di intelligence nel settore. Ma, se fosse così, sarebbe forse un “fallimento istituzionale”. Che ne pensate? Vi ringrazio.

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    AllegraBrigata at |

    Nathan scusa per la precedente risposta brevissima.

    Non pensavo fossi del “settore” ed ho risposto superficialmente.

    Chiarisco che io sono uno di quelli che è professionalmente formato alla repressione :)) e quindi sono parte in causa non imparziale di questo discorso.

    Ti do però il mio parere tecnico sull’argomento. Con molta onestà e senza alcuna volontà di difendere la “casa madre”.

    Hai sostanzialmente ragione.

    E’ vero che l’intelligence finanziaria da noi è strutturata in gran parte attingendo al personale della Guardia di Finanza anche se sono comunque presenti elementi di altri settori da te citati. L’impostazione, comunque, è di tipo GdiF.

    Non concordo su un punto però. Sul fatto che queste strutture non svolgano (e con efficacia, a mio avviso) l’attività di monitoraggio dei flussi ed in generale l’attività preventiva, caratteristiche di una funzione “intelligence”.

    A mio parere tale funzione è sì potenziabile ma non tanto nel senso che non venga svolta adesso o nel senso che non venga svolta in modo proficuo quanto nel senso che viene svolta, per quello che vedo io, più contro bersagli di tipo “criminale” che non in ambito politico-strategico.

    Per intenderci Nathan, è più probabile che il SISMi (ora AISE) tenga sotto controllo il riciclaggio di denaro sporco che non, per esempio, le attività di guerra economica svolte da un competitor straniero contro il nostro Paese.

    Questa è la mia idea.

    Prendila con il beneficio dell’inventario in quanto sono io per primo soggetto coinvolto per i motivi di cui sopra.

    Mi dispiace che al momento non sia disponibile il nostro padrone di casa. Avremmo anche il suo informatissimo ed autorevole parere.

    Credo (e spero) che in poco tempo sarà di nuovo tra di npoi :)

    Un’ultima cosa e ti prgo di credermi: non è difesa d’ufficio.

    Appartengo anch’io al mondo della finanza. Non solo perchè faccio orgogliosamente parte di una struttura “repressiva” :)) ma anche perchè provengo da una famiglia di persone che da anni gravitano per professione proprio nel settore finanziario.

    Ti dico la verità, a me sembra che comunque la GdiF svolga in modo efficace anche l’attività di prevenzione. Pensa, solo per fare un esempio, al II Reparto della medesima. Noto che, sia in Italia che all’estero, viene considerato al “top” in questo settore.

    Secondo me, ripeto, la questione nodale è che la GdiF è organo di polizia e di conseguenza è culturalmente e sostanzialmente “impostato” verso il crimine ed il terrorismo, per così dire, e non verso grandi questioni politico-strategiche.

    Comunque, e chiudo, sono d’accordo con te quando sostieni che abbiamo bisogno in Italia di rinforzare questo settore della nostra Intelligence e, più in generale, dell’apparto governativo.

    Silendo, tempo fa, organizzò un convegno su argomenti collegati e ricordo quello che disse un famoso docente/consulente su questioni strategich (di cui non faccio il nome perchè il convegno, sebben non riservato, si svolse sostanzialmente a porte chiuse).

    Disse che quando, qualche tempo prima, era stato chiamato dal nostro Governo per una consulenza, per così dire, “geo-economica” trovò l’apparato governativo completamente sprovvisto di apposite strutture e dovette metterne in piedi una lui stesso.

    Credo che sia questo il punto: l’Italia non è strutturata per la “guerra geo-economica” (come la chiama la scuola francese). Intelligence compresa.

    Tu cosa ne pensi ?

    F.

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    nathanmuir at |

    Caro Federico,

    grazie per il tempo che mi hai dedicato e per la risposta compiuta e precisa che mi hai fornito.

    Il settore di cui mi occupo è quello economico-finanziario privato. Spesso mi sono trovato ad avere a che fare con “istituzioni pubbliche” di settore (Ministeri, Banca d’Italia) e mi sono fatto un’idea sulle capacità presenti nell’intelligence su argomenti ormai consolidati nella finanza (hedge, private equity) o nell’economia (problemi energetici, reti di telecomunicazione).

    Quasi nulla.

    Il concetto di infrastrutture strategiche, per esempio, è stato sempre trattato in maniera “militare” o di “protezione civile”. Ma se io dico che i nodi su cui poggia SWIFT o una rete di server dell’ENEL rappresentano infrastrutture strategiche, molti del “settore” mi guardano come un alieno.

    Spero tu non abbia sentito come “rivolte” a te le mie considerazioni sulla GdF (che fortuna ho avuto..). Le mie conoscenze in ambito GdF mi hanno sempre dato un’idea di un corpo di grande specializzazione. Il problema è nell’aver “importato” sic et simpliciter un’impostazione esterna (pur valida) nell’intelligence. Il II Reparto GdF (ma questo vale anche, che ne so, per la Polizia o per i Carabinieri) è indubbiamente il top nel suo settore ma”traslato” in una sfera di “interesse nazionale” crea qualche distorsione, minimizza qualche aspetto e ne accentua altri. Per esempio, tutta questa enfasi che leggo sulla distinzione tra economia legale ed economia illegale secondo me è fallace. L’economia è una: agli aspetti ordinari si sovrappongono quotidianamente aspetti criminali. Ma una cosa è l’interesse nazionale inteso nel senso della Repubblica, una cosa è il codice di procedura penale.

    L’attività di monitoraggio dei flussi è scuramente svolta al meglio. Ma già nello schema della nuova legge antiriclaggio, le due sfere (analisi finanziaria e analisi criminale) sono nettamente distinte e attribuite all’UIF la prima, e alla GdF e ala PNA la seconda. Perché la seconda rappresenta un meccanismo applicativo di una distorsione rilevata nella prima. In questo senso, parlavo di “riconversione mentale” e per questo tutte queste scuole di “intelligence” a parer mio non servono a nulla. Fatti un bel Master in Economia e Finanza e saprai che cos’è un’option e come può essere utilizzata per fregare il sistema,o come si costruisce un modello econometrico per calcolare un moltiplicatore del riciclaggio.

    In questo senso, concordo PIENAMENTE con te quando dici “A mio parere tale funzione è sì potenziabile ma non tanto nel senso che non venga svolta adesso o nel senso che non venga svolta in modo proficuo quanto nel senso che viene svolta, per quello che vedo io, più contro bersagli di tipo “criminale” che non in ambito politico-strategico.”.

    Sono dell’idea che si debba iniziare a riflettere più che sul “metodo” (con tutte queste Università di intelligence), sulla “sostanza”. Dunque, più matematica finanziaria, più economia internazionale, ma anche più codice di procedura penale (per prevenire devo conoscere dove ci può essere un reato), ed in quest’ultimo senso le “forze di polizia” (la cui conoscenza operativa nell’intelligence è sicuramente fondamentale) dovrebbero incrociare le loro conoscenze con altrettanti esperti esterni provenienti dal mondo civile.

    Aspetto sicuramente il parere prestigioso di SILENDO, ma intanto ti ringrazio infinitamente per la tua grande disponibilità.

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    AllegraBrigata at |

    Nathan, non ho assolutamente niente da aggiungere. Neanche una virgola.

    Concordo con te su tutto.

    Hai ragione quando sottolinei che il concetto di “infrastrutture strategiche” è quasi totalmente declinato in modo militare o para-militare.

    Hai ragione quando sottolinei che c’è poca attenzione alla finanza complessivamente intesa a vantaggio di un’interpretazione restrittiva stile “riciclaggio”&C.

    Come spesso sottolineato altrove in questo blog (soprattutto da Silendone!!!) il fatto è che i Servizi sono in grandissima parte strutture di Forze Armate e di Forze di Polizia. Di conseguenza quella è la cultura e quella è l’impostazione.

    Manca in Italia una cultura della “Sicurezza Nazionale” (vedi il mio riferimento nel precedente post alla vicenda di quel docente…). Si confonde la “Sicurezza Nazionale” con la Difesa, per esempio. Si effettua una pericolosa distinzione tra economia legale ed illegale, come affermi perfettamente tu, ecc… ecc…

    Tutti limiti che però, era questo quello che volevo dire, non sono della struttura di Intelligence finanziaria di quesot o quel Servizio ma sono propri del nostro Governo inteso in senso lato.

    Affermo questo, mi devi credere, non per voler “difendere” la GdiF o altri ma per completezza di analisi.

    A tal proposito ti prego di non farti problemi in relazione alla mia appartenenza a questo o quel Corpo, a questa o quella Istituzione.

    Siamo cittadini di una Repubblica e non membri di tribù 😉

    Ben venga qualunque critica e qualunque analisi. Se informata, come la tua, meglio ancora.

    Onestà intellettuale prima di ogni cosa ! :))

    In assenza di Silendo infine, e nella qualità di Amministratore Delegato:)) ti porgo il nostor benvenuto (l’AllegraBrigata è composta da più persone…) in questo blog.

    F.

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    nathanmuir at |

    Ti ringrazio molto.

    Io vi ho sempre letto ed apprezzato.SILENDO è un blog di grande rilievo anche all’estero.

    Purtroppo non ho mai avuto tempo di partecipare attivamente.

    Sto approfittando di un momento personale di pausa e sono contento di avervi trovati ancora più “ricchi”.

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    AllegraBrigata at |

    Ciao Nathan e benvenuto.

    Riferirò quanto hai scritto a Silendo.

    Sarà orgogliosissimo.

    Roberto

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    AllegraBrigata at |

    Ciao Nathan e benveuto anche da parte mia.

    Mi ha incuriosito quello che hai scritto e poichè non voglio dare soddisfazione alcuna a Federico posso chiederti come, a tuo parere, sarebbe più opportuno organizzare istituzionalmente l’intelligence economica ?

    Grazie,

    Davide

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  14. avatar
    AllegraBrigata at |

    Dimenticavo quasi: ma Silendo è sempre impegnato a scafare i dossier su Medvedev senza tregua ????

    Ciao Silendo, forza 😉

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    nathanmuir at |

    Caro Davide,

    grazie per il benvenuto.

    Quella che tu mi chiedi è una bella sfida, dalla quale finora sono stato molto affascinato ma solo nei termini del rapporto tra consigliere economico e decision-maker, che in Italia manca. Al proposito puoi leggere Economic Advice and Political Decisions:A Clash of Civilizations? di Alan Blinder di Princeton, che se vuoi ho in .pdf ma non so come si linka.

    Il discorso è molto complesso, in quanto coinvolge due grandi problemi, uno è quello che ti ho detto, l’altro è l’analogo già evidenziato da SILENDO del rapporto tra Intelligence e Decisore (anche qui, scusami, ma non so come si fa il link ad un post precedente).

    Disegnare una simile organizzazione non è facile in quanto, peraltro, tutti pensano di saper fare economia e, così, nei posti economici governativi di rilievo spesso ci troviamo laureati in giurisprudenza, scienze politiche o lettere (senza nulla togliere a questi illustri titoli di studio), mentre coloro che hanno un background monotematico se ne vanno a ricoprire incarichi specifici di tipo economico-finanziario, restando lontando dall’intelligence.

    Secondo me, si dovrebbe iniziare a creare una “cultura economica” nell’intelligence, che attualmente in Italia non c’è. E per fare questo dovremmo partire dalle basi. In qualsiasi esame di Economia I il Modello IS-LM è utilizzato per rappresentare il mondo virtuale dell’agente economico. Questo modello divide l’economia in reale e monetaria. L’interazione causa le dinamiche del ciclo, l’intersezione porta all’equilibrio.

    Le competenze specificamente citate dalla legge di riforma 124/2007 dovrebbero trovare concreta realizzazione in questi termini. Due punti di vista: l’organizzativo ed il sostanziale. Nell’organizzazione la legge crea tre entità: il DIS fa coordinamento e quindi si rapporta al PdC, l’AISI e l’AISE si dividono il mondo.

    Il sostanziale si interseca con questa rappresentazione: l’economia al DIS è corrispondenza biunivoca intelligence/decision-maker. Quello che viene deciso diventa linea di indirizzo dell’attività informativa. Per l’AISI il discorso è più facile in quanto si rapporta con lo schema dell’UIF (che mi affascina particolarmente) dell’art. 6 del D.Lgs 231/2007 (la nuova legge antiriciclaggio) per quanto riguarda l’economia monetaria, e con lo schema operativo della Protezione Civile e del Ministero dello Sviluppo Economico per quanto riguarda l’economia reale.

    Per l’AISE il discorso è più complesso. Ho letto diversi dibattiti in I Commissione Affari Costituzionali e mi sembra non ci sia una gran voglia di fare intelligence all’estero in quanto lì si rischia veramente. Dal libro di Martini (Nome in codice Ulisse), dai saggi di De Lutiis e da altri articoli (tra cui quelli che hanno riguardato i rapimenti risolti pagando un riscatto..), mi sembra di capire che la nostra intelligence all’estero è sempre stata un eco di Servizi esteri o di altre strutture nazionali già presenti (Farnesina, Banca d’Italia). Amici diplomatici confermano….

    Se fosse così, all’estero il discorso andrebbe creato, magari facendo leva sulle organizzazioni internazionali (UE, OCSE, ONU, NATO) riempiendole di “agenti”, come fanno tutti…

    Per evitare di fare il professore (che non sono), mi fermo anche se ne parlerei tantissimo in quanto tutti facciamo intelligence nella nostra vita. Il gossip è intelligence, i vari II Reparto (RIS, GdF) fanno intelligence, il ROS fa intelligence, il portiere del mio condominio fa intelligence, tra squadre di calcio ci si spia (Moggi docet). La differenza tra il mondo aperto e il mondo occulto sono le fonti, i fiduciari che tutti noi abbiamo nei nostri lavori, ma che nell’intelligence sono istituzionalizzate.

    Caro Davide, ti saluto altrimenti SILENDO mi blocca…

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  16. avatar
    AllegraBrigata at |

    Gentile Nathan grazie per la risposta così articolata. Credo di interpretare il pensiero del nostro “boss” se affermo che puoi scrivere quanto vuoi. Ci può solo fare piacere.

    Faccio una modesta ma importante premessa. Non sono d’accordo su quanto affermano i tuoi amici diplomatici in relazione alla nostra attività di intelligence estera e se sottolineo il mio disaccordo con loro più che con te ne ho ben donde :)

    E’ storia che tra Farnesina e SISMI non corra buon sangue. Sia per problemi di sovrapposizione: entrambi, in buona sostanza, svolgono attività di intelligence all’estero. Entrambi fanno analisi di politica estera.

    Sia perchè, storicamente, i diplomatici della Farnesina hanno spesso saltato alla cavallina con persone che poi si sono dimostrate agenti stranieri. Spesso, quindi, è stato il SISMI a “sanzionare” comportamenti poco edificanti della nostra diplomazia.

    Questi sono i motivi per cui da entrambe le parti c’è poca simpatia.

    Il SISMI all’estero ha zone di eccellenza, dal punto di vista della raccolta informativa. Sia da fonti gestite autonomamente, sia da fonti “mediate” da altri soggetti istituzionali nazionali o esteri.

    Non mi sento quindi di concordare quando affermi che c’è poca voglia di fare intelligence all’estero. Almeno non in senso generale.

    Come per tutti i Servizi ci sono zone di eccellenza e zone di “scarsità” :-)

    Detto ciò, vorrei chiederti questo: pensi che una struttura di intelligence finanziaria debba essere centralizzata presso il DIS ?

    E infine, come mai ti affascina l’UIF ? Ha caratteristiche particolari ?

    Ti ringrazio fin d’ora,

    Davide

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  17. avatar
    AllegraBrigata at |

    Le troppe parole (le mie) mi hanno confuso ed ho dimenticato di ringraziarti per il riferimento bibliografico.

    Dopo una ricerca su Google questo è il link: http://www.princeton.edu/~ceps/workingpapers/112blinder.pdf

    A tal proposito, noi linkiamo in questo modo nei post. Facendo un semplice copia ed incolla dell’URL.

    Davide

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  18. avatar
    AllegraBrigata at |

    Rapporto Intelligence – Decisore…?

    Disegno di meccanismi istituzionali per l’Intelligence… ?

    Nathan… tu “cadi proprio a fagiuolo”. Appena rientra Silendo prevedo grandi dibattiti :))

    Ricordo un saggio, una ricerca, che mi fece leggere Silendo e riguardava un confronto tra Intelligence ed economisti nella loro relazione con il decisore politico. Dovrebbe essere disponibile online. Adesso faccia una ricerca veloce e se la trovo inserisco il link. Probabilmente vi interesserà.

    Enrico

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  19. avatar
    AllegraBrigata at |

    TROVATO !

    Il link è veramente molto lungo (lo inserisco qui di seguito) ma credo che si trovi anche tramite una ricerca su Google inserendo il titolo del saggio: “Intelligence and Economics: Two Disciplines with a Common Dilemma”

    http://archive.allacademic.com/one/prol/prol01/index.php?cmd=Download+Document&key=unpublished_manuscript&file_index=3&pop_up=true&no_click_key=true&attachment_style=attachment&PHPSESSID=a79d88ea98fe7e7be1b2d2ad5f52fb85

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  20. avatar
    nathanmuir at |

    Un saluto alla Allegra Brigata.

    Intanto un ringraziamento a SILENDO per aver creato un gruppo che ti fa sentire a tuo agio.

    Ho “frequentato” altri blog e non è stato sempre così: fra tutti il peggiore (nella presunzione) è stato NoisefromAmerika dove, probabilmente, si divertono a cercare di massacrarti. Deve far parte del “brand” del sito che, comunque, si giova anche di altissima competenza. Ne parlo qui in quanto, in passato, ci ritornai anche consigliato da un post di SILENDO. Ci vado ancora, ma leggo soltanto (anche perché con la lunghezza e la profondità dei suoi dibattiti ci si potrebbero passare giornate intere).

    Ragazzi, grandi commenti e grandi spunti.

    Andiamo con ordine.

    Caro Davide,

    grazie per la tua ospitalità. Cercherò di non approfittarne (anche se sono un pò prolisso).

    Mi unisco (in quanto li ho tirati in ballo) alla posizione degli “amici” diplomatici. Le tue parole, però, mi inducono a pensare che sei più informato. Per cui credo a te.

    Sulla centralizzazione dell’intelligence economico-finanziaria presso il DIS, la Legge lo richiederebbe. Però io preferirei parlare di “centralizzazione presso il Presidente del Consiglio”. Mi spiego. Questa Legge, secondo me, crea una figura inutile, ossia l’Autorità delegata. Inutile nel senso che o è un Ministro o è un doppione del Direttore del DIS.

    Peraltro la presenza di un Sottosegretario con delega fa sprofondare ulteriormente l’importanza del Direttore del DIS, il quale deve mantenere un “buon rapporto” con questa Autorità perché di fatto è il suo diretto superiore.

    Il “problema” si risolverebbe qualora il Direttore del Dipartimento per l’Informazione avesse rango di Sottosegretario, nella stessa maniera in cui questo ultimo PdC ha interpretato il ruolo di Capo Dipartimento economico assegnato ad uno dei quattro sottosegretari (Fabio Gobbo).

    Ma questa soluzione confermerebbe ulteriormente l’inutilità della distinzione…

    L’attribuzione al PdC dell’“alta direzione” e della “responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza, nell’interesse e per la difesa della Repubblica e delle istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento” può agevolare una trasformazione del Decisore da intelligence-taker ad intelligence-maker. Per svolgere questo compito nella maniera più efficace ed opportuna, però, il PdC deve poter disporre di un costante aggiornamento relativamente a quanto di competenza del DIS, dell’AISI e dell’AISE.

    In tal senso, i tre Direttori dovrebbero mutare il loro ruolo da Chief Information Officer (che riporta e commenta l’informazione utile al Decisore, come è attualmente) a Chief Intelligence Officer (che percepisce il suo fabbisogno informativo, anticipandolo nelle sue richieste e cogliendo alcuni importanti dettagli nelle sue esigenze).

    Ma ciò è reso possibile solo dalla presenza di cultura e percezione nel Vertice dell’Agenzia. Finché avremo militari e prefetti, la percezione economica sarà sempre utopia (Pollari è stato un caso a parte). Per questo, personalmente, una struttura di intelligence finanziaria la vedrei FUORI dal Sistema di Sicurezza della Repubblica.

    Viceversa, qualora restasse nel sistema, sicuramente, dovrebbe essere centralizzata presso il DIS, ma – attenzione – come coordinamento (e non direzione) dell’attività delle Agenzie. Anche perché l’attività operativa di settore di AISE e AISI è specifica e la legge lascia alle Agenzie lo spazio operativo necessario.

    Nel settore dell’intelligence finanziaria, qualsiasi struttura di intelligence dovrà scontrarsi con il meccanismo perfetto che Mario Draghi ha disegnato per la UIF.

    La UIF esercita le proprie funzioni in piena autonomia e indipendenza. Analizza i flussi finanziari al fine di individuare e prevenire fenomeni di riciclaggio di denaro o di finanziamento del terrorismo. Riceve le segnalazioni di operazioni sospette e ne effettua l’analisi finanziaria. Può richiedere approfondimenti presso i soggetti tenuti alle segnalazioni di operazioni sospette. Si avvale dei dati contenuti nell’anagrafe dei conti e dei depositi e nell’anagrafe tributaria.

    Un sistema.

    Avvalendosi delle informazioni raccolte nello svolgimento delle proprie attività, la UIF svolge analisi e studi su singole anomalie, riferibili a ipotesi di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, su specifici settori dell’economia ritenuti a rischio, su categorie di strumenti di pagamento e su specifiche realtà economiche territoriali. Elabora e diffonde modelli e schemi rappresentativi di comportamenti anomali sul piano economico e finanziario riferibili a possibili attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Può sospendere, anche su richiesta del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza, della DIA e dell’autorità giudiziaria, per un massimo di cinque giorni lavorativi operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, dandone immediata notizia a tali organi.

    E’ un Servizio Studi in formato intelligence. L’interlocuzione diretta con la magistratura, oltrepassando il Governatore, né fa, poi, qualcosa di gran lunga superiore ad un Agenzia di Informazioni, in quanto la seconda il diritto a ricevere le SOS non ce l’ha!!!

    Caro Davide, spero il riferimento bibliografico ti risulti interessante.

    Al proposito, un ringraziamento particolare ad Enrico per il post (e anche per il sito, già registrato).

    “Should they be loyal to their employers’ — the highest echelon of decision makers — or to their professional ethics?” è proprio la domanda che ci farà discutere.

    V ringrazio tutti.

    Reply
  21. avatar
    utente anonimo at |

    Caro Silendo che ne pensi della bomba Cossiga su STAY BEHIND

    Ocaselvaggia

    Reply
  22. avatar
    AllegraBrigata at |

    Caro Nathan, di niente :-)

    Il pacato e sereno scambio idee è sempre una condizione fondamentale, in qualunque ambiente ed in qualunque situazione.

    Se poi la si pensa diversamente… è ancora meglio.

    Resto focalizzato solo una parte del tuo post, lasciando a Silendo (è appena rientrato e risponderà a breve sicuramente) la parte riguardante il rapporto tra Intelligence e Decisore. Ha competenze specifiche che io non ho.

    Quello che mi lascia perplesso del tuo discorso è la parte in cui affermi che l’intelligence economia dovrebbe porsi al di fuori del Sistema di Sicurezza della Repubblica.

    Mi lascia perplesso perchè se è vero che il processo di intelligence (raccolta informazioni – analisi – disseminazione) è in senso lato un processo che viene adoperato da chiunque, è pur vero che la caratteristiche imprescindibile, affinchè si possa parlare di “intelligence” è la raccolta informativa riservata.

    Mi spiego meglio.

    Conosci quel detto: “Quanto tutto è mafia, niente è mafia” ?

    Ecco, “quanto tutto è intelligence, niente è intelligence”.

    Se l’intelligence non usa fonti riservate allora non siamo più nel campo dell’Intelligence.

    Non so se riesco a spiegarmi ? :-)

    Se allora siamo d’accordo sul fatto che ci sia bisogno di una struttura di intelligence riguardante economia e finanza ne discende che, per forza di cose, tale struttura deve rientrare all’interno del Sistema di Informazione e Sicurezza della Repubblica.

    Cosa ne pensi ?

    Davide

    Reply
  23. avatar
    AllegraBrigata at |

    Dimenticavo Federico: anche lui ha competenze specifiche :-)))

    Reply
  24. avatar
    nathanmuir at |

    Caro Davide,

    mi fa piacere tu abbia colto la mia provocazione. Per cui continuerò nei miei discorsi a proportene, anche se, ti anticipo, mi sono accorto di essermi espresso male. Me ne scuso e ti dirò dove mi devi correggere. Ti prego, però, di seguire tutto il mio discorso in quanto alla fine i nostri due ragionamenti non convergono (in quanto la convergenza è asintotica) bensì si uniscono.

    Due esempi saranno alla base della mia tesi.

    Il primo esempio è tratto dai verbali della seduta del 13 aprile 2005 della Commissione Alpi/Hrovatin (http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenbic/58/2005/0413/s030.htm), nel cui ambito si può trarre una definizione “militare” di “intelligence economica” offerta dall’Amm. Battelli, allora Direttore del SISMI:

    “L’intelligence economica comporta varie attività, a partire dall’aiuto alle nostre industrie che operano all’estero, per evitare la concorrenza sleale da parte di altri paesi. Nella fattispecie, sostanzialmente l’attività era tale. Io avevo cominciato ad attivarla, però un certo tipo di attività (come, ad esempio, verificare se vi fossero speculazioni sulla lira, o cose del genere) comportava un lavoro piuttosto difficile da realizzare per un servizio informazioni; per questioni di risorse o di tempistica di intervento, era un lavoro poco fruttifero. L’intelligence economica, quando l’ho presa io, era sostanzialmente agli inizi (anche se qualcuno potrebbe dire che non è così), ovvero non c’era nulla di strutturato.”

    Questo è un esempio di totale ignoranza e disinteresse verso la materia. Non la si conosce, non la si capisce, non la si incentiva.

    Il secondo esempio è tratto da uno studio pregiato del Professore (ancor prima che Generale) Nicolò POLLARI, Ipotesi di lavoro per l’intelligence economica: strutture organizzative e moduli operativi (http://www.sisde.it/sito/rivista19.nsf/servnavig/3#Sez1)

    “(…) si prospetta ormai come imprescindibile la necessità, da parte di ogni Paese, di disporre di apparati di intelligence economico-finanziaria, a presidio di aree informative di vulnerabilità configurate secondo mappature strategiche (…), dove i confini fisici si perdono letteralmente in senso sia territoriale che tecnico e in cui gli attori critici non sono più le Nazioni bensì singoli individui o soggetti (imprese, privati investitori, etc.). A ben vedere, le minacce più temibili per la sicurezza nazionale, oggi non più personificabili in un particolare soggetto “nemico” (un dato Paese estero) ma piuttosto rappresentate da fenomenologie pericolose a carattere diffuso, delocalizzato e al contempo integrato (…)”

    “(…) la sicurezza economica di un Paese diviene bene di pubblico dominio, fruibile anche da singoli componenti della comunità nazionale e, come tale, attribuibile in capo a soggetti terzi (da cui, la legittimazione di forme di outsourcing organizzativo, ossia di decentramento in mano a soggetti, orbitanti nell’area pubblica e non, di brani della filiera produttiva dell’attività di intelligence economica); laddove, invece, la sicurezza democratica e quella militare erano beni non condivisibili.(…)”

    “(…) l’informazione rilevante in materia di intelligence economica si configura in un nuovo, differente modo rispetto al passato: non più notizie dense di valore informativo intrinseco (come per un brevetto per un ordigno bellico, un segreto di strategia militare, una formula industriale), ma “spalmate” su un panorama ben più vasto di elementi concomitanti (quote di mercato; indicatori economici, finanziari e borsistici; bilanci delle imprese; etc.); in altri termini, il singolo dato – peraltro di dominio pubblico e disponibile in modo immediato – di per sé rimane insignificante, se non ricondotto al flusso informativo rilevante che si associa alla concatenazione fenomenologica degli eventi di criticità sottostanti.(…)”

    “(…) ancor prima di definire nel dettaglio un’iniziativa progettuale del genere, andrà effettuata una scelta di campo in merito alla collocazione istituzionale-organizzativa da dare alla nuova struttura di intelligence economica: se una articolazione – comunque, funzionalmente autonoma -nell’ambito dell’apparato già esistente, con le sue peculiarità organizzative e procedurali (…), ovvero un’entità a sé stante, slacciata dagli altri O.I.S. (una terza Agenzia o magari, più semplicemente, una Agenzia – delle due previste – “riqualificata” in tal senso). Probabilmente, con il tempo si assisterà ad una progressiva evoluzione, dalla prima alla seconda formula, della struttura in oggetto. (…)”

    Questa seconda è la radice del mio pensiero.

    Quando ti dico che “(…) ciò è reso possibile solo dalla presenza di cultura e percezione nel Vertice dell’Agenzia. Finché avremo militari e prefetti, la percezione economica sarà sempre utopia (Pollari è stato un caso a parte). Per questo, personalmente, una struttura di intelligence finanziaria la vedrei FUORI dal Sistema di Sicurezza della Repubblica.” intendo che, come sarebbe opportuno che il SIGINT non fosse gestito solo dall’AISE ma da un’Agenzia a sé stante che lavorasse (e fornisse dati) per tutto il Sistema di Sicurezza, così l’intelligence economico-finanziaria andrebbe gestita da un’Agenzia separata dalle tre esistenti.

    Il tutto, comunque, VA inteso (ecco il mio errore di espressione) come un NUOVO Sistema di Sicurezza della Repubblica.

    Il mio “FUORI” non è stato adeguatamente spiegato: intendevo, in più rispetto all’attuale previsto dall’art. 2 della 124.

    Dunque, DIS, AISE e AISI, ma anche una NSA italiana ed una FINCEN italiana. Il tutto racchiuso in un nuovo schema di Sistema di Sicurezza della Repubblica.

    In questo senso, penso di aver corretto il tiro (ti ripeto, mi scuso del mio errore di espressione) e molte delle tue critiche (penso) cadranno. Dopotutto l’unica arma di sopravvivenza che una struttura di intelligence economico-finanziaria potrà avere rispetto all’UIF è proprio rappresentata (come tu precisi) dal patrimonio fiduciario.

    Siamo perfettamente d’accordo.

    Reply
  25. avatar
    nathanmuir at |

    Permettimi una precisazione ulteriore.

    I miei riferimenti al Generale Pollari, forse, scateneranno un putiferio a causa delle note vicende che hanno riguardato il suo periodo di direzione al SISMI (Pompa, Mancini, ecc.).

    Io non ho conosciuto il Generale Pollari come Direttore del SISMI, non so come il suo Servizio abbia lavorato, né quali rislutati abbia conseguito (tranne quelli evidenziati dai media).

    E’ chiaro, però, che se nell’ambito di una ricerca bibliografica di un argomento che mi appassiona (sul quale in Italia non ha scritto nessuno) trovo degli scritti nei quali mi ritrovo, che mi piacciono e che ritengo adeguatamente articolati, io li apprezzo.

    I riferimenti sono stati da me utilizzati (e questo vale anche per l’Ammiragio Battelli il quale, anche se non sa nulla di economia, non significa non possa essere un bravo marinaio) oggettivamente, prescindendo da considerazioni personali sull’autore.

    Ti ringrazio.

    Reply
  26. avatar
    Silendo at |

    Ma che bella sorpresa !!!!

    Mi assento qualche giorno ed al mio ritorno trovo un bellissimo dibattito tecnico con tanto di nuovo ospite :))

    Caro Nathan, benvenuto anche da parte mia.

    Ho letto lo scambio di opinioni e devo dire che le questioni sollevate sono diverse e piuttosto complesse.

    Faccio una sintesi veloce su uno o due punti che ritengo più importanti.

    Soprattutto su di uno.

    Davide ha giustamente sottolineato l’importanza di non confondere l’intelligence con l’analisi.

    Molto, troppo spesso, si tende a pensare che la prima sia sinonimo della seconda. Non lo è. O meglio: in gran parte non lo è. Senza entrare in discussioni troppo lunghe sulla differenza tra modello americano e modello inglese (orientativamente due dei tre grandi modelli internazionali dell’intelligence) è basilare chiarire che è imprenscindibile, affinchè si possa davvero parlare di intelligence, che al suo interno ci sia una raccolta di informazioni riservate. Non ottenibili, per intenderci, attraverso fonti aperte o “grigie”.

    Quello che afferma Pollari, nell’articolo da te riportato e tratto da “Per Aspera”, riguarda più un’intelligence (erroneamente) intesa come “analisi” in senso lato che non un’intelligence strettamente (e correttamente) intesa.

    Ovviamente non sto dando a Pollari (o a te) dell’incompetente 😉

    Cos’è quindi, in buona sostanza, l’intelligence economica e/o finanziaria ?

    E’ attività di spionaggio che riguarda il settore economico e/o finanziario effettuata per diverse finalità.

    E’ chiaro che una tale attività di spionaggio presuppone un’attività di analisi ed è chiaro che tale attività di analisi in gran parte (nel senso di “quantità”) verrà effettuata tramite fonti aperte. Ma se di intelligence si parla allora deve esserci spionaggio.

    Altrimenti, se non c’è spionaggio, siamo nel campo dell’analisi economico/finanziaria e non dell’intelligence.

    Ribadisco che questo è un punto fondamentale e, credo, incontrovertibile (ogni opinione contraria è comunque la benvenuta).

    Secondo punto :)

    Non esiste, secondo me, un modello organizzativo perfetto.

    Ciascun modello ha i suoi pro ed i suoi contro.

    Tu, Nathan, propendi verso un’agenzia di intelligence finanziaria autonoma, se non ho capito male.

    Pollari, nel suo saggio, sostiene che probabilmente inizialmente verrà strutturato un dipartimento di intelligence economico/finanziaria all’interno di uno o più Servizi e che successivamente potrebbe evolvere in un’agenzia autonoma.

    Personalmente propendo l’altro modello e cioè per la creazione di un settore dedicato all’interno di un’agenzia/Servizio piuttosto che per la nascita di un altro Servizio autonomo.

    Perchè ? Perchè ritengo che sia preferibile evitare la dispersione (che è inevitabile quando si creano agenzie autonome).

    A mio avviso in Italia manca una cosa fondamentale: un Consiglio di Sicurezza Nazionale strutturato ovviamente sulla base del nostro sistema costituzionale e del nostro processo decisionale.

    Ritengo, insomma,che due agenzie operative di intelligence siano più che sufficienti (soprattutto in un Paese come il nostro in forte crisi economica!) e che la fusione tra informazioni riservate (=spionaggio=intelligence… ma in senso lato anche Forze di Polizia, Magistratura, ecc) e quelle aperte (=Banca d’Italia, Ministero Economia ecc) debbano essere integrate in sede DIS per poi essere elaborate in un continuum tra DIS (struttura amministrativa) e Consiglio di Sicurezza Nazionale (struttura di vertice politico sul modello dei comitati interministeriali).

    In conclusione (secondo me): Servizi, Forze di Polizia, Banca d’Italia, Ministeri vari raccolgono le informazioni di proprio competenza -> le informazioni vengono elaborate in sede DIS e -> passate al decisore politico in sede Consiglio di Sicurezza Nazionale. Il quale decisore le utilizza come meglio crede e, in senso contrario, guida la ricerca.

    E’ chiaro che è un modello schematico per semplificazione. Nella realtà le cose sono un po’ differenti.

    Nathan, questo è il mio modestissimo punto di vista.

    Ho saltato a piè pari tutta una serie di discorsi fondamentali ma sono a tua disposizione per chiarimenti e scambi di idee.

    Rinnovo il benvenuto 😉

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  27. avatar
    Silendo at |

    … e soprattutto, per la fretta, ho scritto con i piedi :))

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  28. avatar
    Silendo at |

    X Ocaselvaggia

    Ho letto quanto dichiarato da Cossiga.

    Beh… penso che sia realistico quanto da lui affermato e cioè che persone che hanno avuto incarichi governativi in questo Esecutivo in passato hanno fatto parte della Stay Behind.

    Se mi chiedi come mai Cossiga proprio adesso rilascia queste dichiarazioni direi che Cossiga o straparla per motivi…. “umorali” (gli capita eh…) oppure effettua rivelazioni per motivi politici.

    Motivi politici (leggasi: “battaglie”) non sempre facilmente decifrabili.

    Ad istinto direi che in questo caso ha lanciato un segnale a qualche persona approfittando del delicato clima pre-elettorale.

    Del tipo “Stai attento a te perchè ti tengo per le palle e dato che ti stai presentando con il Centro-Sinistra, e se rivelo il tuo nome non vieni eletto (l’elettore di Sinistra non ha un gran simpatia per la storia della Gladio), è meglio che ti regoli”.

    Il perchè di tutto ciò però non saprei dirtelo.

    Che però la cosa sia vera, secondo me, lo prova il fatto che tutto sommato c’è stata pochissima eco sulla stampa.

    In Italia, in genere, meno se ne parla sulla stampa più le cose sono vere… e viceversa :)))

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  29. avatar
    AllegraBrigata at |

    Nathan sei stato chiarissimo.

    Ti ringrazio per l’interessante dibattito.

    Volevo chiederti se ci sono altri testi, oltre a quelli che hai linkato e riportato, che possano servire da ausilio per l’approfondimento. Soprattutto riguardo ai sistemi stranieri.

    Davide

    Reply
  30. avatar
    utente anonimo at |

    Silendo impeccabile. Complimenti per questo blog.

    Dobbiamo sdoganare il termine “spionaggio”, difatti. Fare intelligence significa combattere una guerra per avere (rubando) più (e migliori) informazioni di tutti i competitors. Una buona domenica a tutti.

    Reply
  31. avatar
    nathanmuir at |

    Caro SILENDO,

    grazie per il tuo messaggio di benvenuto.

    Ti ringrazio anche per la tua disamina. Ci sono alcuni aspetti sui quali mi sento di dover chiarire il mio pensiero, altri sui quali desidero proporti un diverso punto di vista. Il discorso, indubbiamente, si fa sempre più complesso e, forse, andrebbe riassunto. Saltare “discorsi fondamentali” diventa, peratro, necessario per potersi concentrare su aspetti di interesse particolare. E’ bello, però, ritornarci e, se mi capita, ti riassumerò alcuni concetti che sono stati espressi e che, già da ora, rispondono alle tue considerazioni.

    Parto da un assunto di base: l’intelligence in Italia è strutturata da schifo.

    Prima la Legge 801 poi la 124 sono due normative concepite bene e partorite male. In paricolare, la 124, per renderla “bipartisan”, è stata completamente snaturata, come si trae dal dibattito parlamentare. Il clone della 124, il disegno di legge n.4162 presentato in Senato da D’Alema nel 1999, almeno aveva una Nota tecnica o una valutazione di impatto. L’attuale legge non ha nulla. Però, è bipartisan! E lo è così tanto che il COPASIR non è ancora riuscito a varare i regolamanti di base, tranne quello sul segreto che, poi, alla fine, è l’unico che preme al politico…

    Come abbiamo detto, per quanto riguarda un’attività di intelligence nei settori dell’economia e della finanza, le alternative sono due:

    – una componente strutturalmente unica, ma destrutturata funzionalmente nelle tre Agenzie. In pratica, DIS, AISE e AISI hanno tre Dipartimenti economici che si parlano con lo stesso linguaggio, svolgendo i compiti a loro attribuiti dalla Legge;

    – un’Agenzia esterna, strutturata come Servizio.

    Dov’è la differenza? Da subito, dico, nella specializzazione del suo Vertice, nella specializzazione delle su linee di indirizzo e nella specializzazione del patrimonio informativo. Questi tre elementi garantiscono “informazioni di prima mano” nonché humint, sigint, techint specializzati.

    Nel caso dell’Agenzia unica, oltre a fonti, informatori e antenne “specializzati”, avrei “gestori “specializzati”, i quali si parlerebbero tra loro con un linguaggio unico in un unico ambiente.

    Nel caso della componente unica a livello nazionale, destrutturata in tre Agenzie, il problema da risolvere diventa quello da me posto nel post a Federico del 6 marzo ore 12:27 (“Il II Reparto GdF (ma questo vale anche, che ne so, per la Polizia o per i Carabinieri) è indubbiamente il top nel suo settore ma”traslato” in una sfera di “interesse nazionale” crea qualche distorsione, minimizza qualche aspetto e ne accentua altri. Per esempio, tutta questa enfasi che leggo sulla distinzione tra economia legale ed economia illegale secondo me è fallace. L’economia è una: agli aspetti ordinari si sovrappongono quotidianamente aspetti criminali. Ma una cosa è l’interesse nazionale inteso nel senso della Repubblica, una cosa è il codice di procedura penale.”).

    Nel caso un DIS che coordina l’economia e la finanza di AISE e AISI occorrerebbe, quindi, avere una maggiore integrazione tra specializzazioni, senza, però, sovrapporre le competenze: chi è specializzato nel terrorismo islamico non dovrebbe essere messo a fare finanza, mentre chi è specializzato in criminalità organizzata dovrebbe concentrarsi sugli attori lasciando le dinamiche criminali (quasi sempre di carattere patrimoniale o finanziario) a coloro che hanno un background adeguato.

    In questo secondo caso, va risolto anche il problema che ho posto a Davide (mio post del 7 marzo ore 16:41: “Ma ciò è reso possibile solo dalla presenza di cultura e percezione nel Vertice dell’Agenzia. Finché avremo militari e prefetti, la percezione economica sarà sempre utopia (Pollari è stato un caso a parte). Per questo, personalmente, una struttura di intelligence finanziaria la vedrei FUORI dal Sistema di Sicurezza della Repubblica.”). L’incapacità palese di “militari”, “prefetti”, “ambasciatori”, “politici improvvisati” (e chi più ne ha, più ne metta) di “percepire il dato economico”, di “governare il rumours finanziario” fa sì che Mario Draghi possa concepire un Servizio di intelligence finanziaria nella Banca d’Italia che colloquia direttamente con la Magistratura.

    La mia domanda è: l’attuale intelligence nazionale saprebbe gestire un funzionario indiano di Barclays Capital con sede a Londra relativamente ai “buchi stratosferici” in contratti derivati che già si stanno materializzando in molti Comuni italiani? Analogamente, si è in grado di “contestualizzare” l’intercettazione di due funzionari di due istituti di credito stranieri che affrontano i termini di una transazione complessa (magari Sharia’a-complaint e che, magari, andrà a finanziare un carico di armi dalla Transdnistria) in lingua inglese?

    Questo per quanto concerne la fase di ricerca.

    Per quanto concerne la fase di analisi intelligence, ora che Finmeccanica ha ridotto la sua quota ed ora che Sarkozy sta per piazzare un suo uomo (Breton) in StMicroelectronics, una volta ottenute informazioni “insider” nell’ambito di Intel e StMicroelectronics (da fonti, informatori o antenne, selezionati nel tempo), esiste una struttura di “analisi intelligence” (al DIS, al’AISI, all’AISE, dove gli pare a loro basta che ci sia) tale da consentire al politico, che ha fornito finanziamenti ad un contratto di programma per StM (per la presenza del Tesoro nel suo capitale), di conoscere IN ANTICIPO gli effetti occupazionali su circa 4000 persone di un’eventuale chiusura degli stabilimenti italiani di StM, qualora il futuro Amministratore decidesse che la Francia è più importante dell’Italia o qualora Intel decidesse di scalare StM e di trasferire tutto in Asia? Oppure, si è in grado di fornire al politico IN ANTICIPO una valutazione precisa sulle alleanze che FIAT sta realizzando con partners russi per quanto concerne la sicurezza di lavoratori italiani da porre, eventualmente, in mobilità in Russia?

    Vogliamo parlare di Alitalia? Ho letto un editoriale sabato sulla prima pagina di Milano Finanza di Paolo Panerai che fa paura. Air France è abbastanza penetrata dai nostri Servizi per avere humint fresco da conoscere le reali strategie di Spinetta?

    Qui sento ancora parlare della pericolosità della delocalizzazioni, mentre non si è ancora capito che “delocalizzare” significare “spiare, sussidiati dallo Stato ospitante”.

    Caro SILENDO, questa è sostanza (e qui riprendo il post a Federico del 6 marzo ore 12:27 in cui affermo “tutte queste scuole di intelligence a parer mio non servono a nulla. Fatti un bel Master in Economia e Finanza e saprai che cos’è un’option e come può essere utilizzata per fregare il sistema, o come si costruisce un modello econometrico per calcolare un moltiplicatore del riciclaggio”). Nei forum finanziari (tipo Finanzaonline) c’è molta più humint di quanta sicuramente ce ne è altrove. La soluzione può essere una scelta oculata dei Vertici dell’intelligence. Ma, essendo anche il terrorismo o la proliferazione argomenti importanti, l’idea di far fare “a ciascuno il suo” potrebbe rappresentarne una ulteriore, sicuramente per le ragioni esposte da te, di “second best”.

    Tu mi potrai rispondere: E’ GIA’ TUTTO SOTTO CONTROLLO! Senza dubbio, salvo poi ritrovarci l’argomento sputtanato (come le royalties del 7% richieste all’ENI nella Val d’Agri in Basilicata che ha mostrato Annozero e che stanno già scatenando reazioni da parte di altre major straniere) in qualche trasmissione televisiva o su qualche giornale (l’Espresso, settimanalmente, ne fa qualcuno).

    Quando vado all’estero, non sai quanto mi prendono in giro (fortunatamente adesso mi sto rifacendo sui tedeschi che con questo scandalo di Vaduz stanno facendo delle figure impietose), ma è una concorrenza al ribasso!

    A mio parere, in Italia, un “Consiglio di Sicurezza Nazionale” esiste e si chiama “Consiglio Supremo di Difesa”.Solo che nel suo ambito non si può parlare di economia e finanza, perché non se ne sa parlare. Secondo te, l’origine e la motivazione per cui un Servizio estero (il BND) acquista vari (sembrano siano più d’uno) dossier dal Liechtenstein nei quali vi sono nomi di politici internazionali, conti, movimenti, beneficiari, dinamiche illecite, è o non è una minaccia agli Stati coinvolti? Gli effetti che si potrebbero determinare sull’opinione pubblice da una lettura “deviata” di questi movimenti bancari e di queste giacenze (di dimensioni, sembra, molto alte) quali potrebbero essere? Secondo me sarebbero paragonbili agli attentati di Madrid che hanno spostato le preferenze da Aznar a Zapatero.

    Scusandomi per aver scritto anch’io con i piedi (ma ho una famiglia alla quale non posso dire che passo così tanto tempo su un blog altrimenti mi buttano fuori), ti ringrazio ancora per l’ospitalità e aspetto tue ulteriori ed pregiate considerazioni.

    Nathan

    P.S. Una provocazione. Hai citato le fonti “aperte” o grigie. Penso che tra le tante idiozie di cui si parla nel comparto intelligence, l’OSINT sia la più grande.

    Come si può pensare di separare uno strumento dell’analisi intelligence (i media) dalla sua funzione (l’analisi). O ancora peggio, come si può delegare ad una Struttura specifica (e non tematica) la lettura di dati più o meno strutturati per conto di altri? Il valore dell’informazione aumenta, infatti, in rapporto alle modalità della sua disponibilità e alle dinamiche di partecipazione.

    La mia OSINT non mi sono mai sognato di farla fare a qualcun’altro e se l’avessi fatto,sicuramente non mi…

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  32. avatar
    nathanmuir at |

    HO SCRITTO TROPPO!!!

    ti finisco la frase:

    “non mi avrebbe trovato quello che cercavo.”

    Reply
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    Silendo at |

    :)) il dibattito sta diventando sempre più interessante :))

    Faccio una premessa, per così dire, stilistica.

    Dato che non ci conosciamo voglio precisare il mio modo di rispondere è molto netto. Sintetico e diretto.

    Rischio di apparire “impositivo” se non peggio.

    Ecco, così non è. E’ solo un modo di scrivere :)

    Dunque, partiamo dalla fine. Dal Consiglio di Sicurezza.

    No, Nathan. Il Consiglio Supremo di Difesa non è assolutamente equiparabile ad un Consiglio di Sicurezza Nazionale.

    Su questo punto di prego di credermi perchè non solo ne ho conoscenza diretta (a livello di attività lavorativa, intendo) ma anche (e forse soprattutto) perchè ai tempi sono stato uno dei pochi a fare la mia testi di laurea proprio sul CSD e per giunta in gran parte incentrata sulla possibilità di trasformare il CSD in un Consiglio di Sicurezza Nazionale :) (non so se si capisce che il Consiglio di Sicurezza Nazionale è una mia fissazione da tempo….).

    Il Consiglio Supremo ha solamente il compito di informare il Presidente della Repubblica (che non è effettivamente Capo delle Forze Armate ma è invece un garante costituzionale) sulle politiche di Difesa nazionali.

    Insomma, è il foro in cui il Governo informa il Capo dello Stato. Niente di più. E non potrebbe neanche essere qualcosa di più per i vincoli costituzionali in materia di poteri.

    Un Consiglio di Sicurezza Nazionale invece deve essere altro. Deve essere un comitato interministeriale (e quindi collocato presso la Presidenza del Consiglio e non presso il Quirinale… altrimenti ci sarebbero evidenti problemi di costituzionalità) con funzioni decisionali.

    Semmai, Nathan, è l’attuale Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica (ex CIIS) che potrebbe agevolmente essere trasformato in un Consiglio di Sicurezza Nazionale :)

    Riguardo invece all’argomento principale della nostra discussione, tu hai ragione su tutta la linea quando sottolinei la necessità di avere personale (sia quello operativo, sia quello analitico) adeguatamente formato e preparato.

    E’ questo, secondo me, il centro del discorso.

    Non è tanto importante l’organizzazione (Agenzia dedicata o no) quanto la formazione del personale e le procedure adottate per il lavoro.

    La mia modestissima esperienza in fatto di organizzazioni complesse (soprattutto quelle collegate alla sicurezza nazionale ed all’intelligence) mi ha fatto capire che qualunque modello organizzativo può funzionare adeguatamente quando c’è l’elemento umano, la volontà politica, le risorse e le corrette procedure.

    Il disegno organizzativo è l’ultimo dei problemi.

    E’ urgente quindi lavorare sulla formazione. Ma non solo dei funzionari dell’Intelligence bensì di tutto l’apparato governativo.

    Manca la cultura.

    Nono solo quella dell’intelligence ma proprio quella di governo.

    Questa è la mia opinione ed ovviamente non ho la presunzione che sia quella giusta :)

    PS scusami ma non ho capito il discorso dell’OSINT. Chiedo venia umilmente :)

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  34. avatar
    Silendo at |

    Anonimo ti ringrazio e ricambio gli auguri :)

    Reply
  35. avatar
    nathanmuir at |

    Caro SILENDO,

    ti seguo da tanto e ti apprezzo molto sia nei tuoi contenuti sia nel tuo stile. Ovviamente, il tuo spessore intellettuale e accademico ti rende sicuro e fermo nelle risposte. Solo un presuntuoso non lo capirebbe. Leggere il tuo blog, con la tua Allegra Brigata, è sempre un piacere ed un arricchimento.

    Per quanto riguarda il Consiglio Supremo di Difesa hai sicuramente ragione tu sia per l’esperienza che mi dici avere in materia sia perché sono consapevole di quanto la mia vena “presidenzialista” condizioni il mio giudizio. In una Repubblica parlamentare la proxy migliore di un Consiglio di Sicurezza Nazionale è certamente l’attuale CISR.

    Concordo PIENAMENTE con te sul centro del discorso: la formazione del personale e le procedure adottate per il lavoro. Risorse umane, strumentali e finanziarie e flussi procedurali sono le keywords.

    La cultura di governo è il problema difficilmente risolvibile.

    Se persone come te potessero aiutare i decisori a capire e a conoscere, sarebbe un buon inizio. Non saprei, però, in che compagnia tu saresti. Sento certi tromboni..

    Per quanto riguarda l’OSINT, perdonami la divagazione.

    Spesso quando parlo, in generale, sono condizionato da un retro pensiero (che mi rende al primo impatto talvolta anche incomprensibile!) dovuto ad esperienze pregresse, discorsi fatti e “subiti” ed altro.

    Quando ho letto la tua citazione di fonti aperte e fonti “grigie”, mi sono tornati alla mente i tanti dibattiti (spesso bislacchi) a cui ho partecipato e che ho letto in Italia sull’utilizzo delle fonti aperte nell’intelligence. Ma questo argomento esula da quello, molto più interessante, che stiamo conducendo adesso.

    Avremo tempo di approfondirlo.

    Ti ringrazio molto.

    Reply
  36. avatar
    nathanmuir at |

    Caro Davide,

    grazie a te dell’ospitalità e della discussione.

    Non so se conosci Evan Potter, “Economic Intelligence & National Security” (Carleton University Press, 1998), dove trovi un interessante disamina sul sistema di intelligence economica in Canada, oppure Neu e Worlf, “The Economic Dimensions of National Security” (Rand, 1994), o ancora Klaus Knorr e Frank Trager, “Economic Issues and National Security” (Lawerence, Kansas: Regents Press of Kansas, 1977) e Randall Fort, “Economic Espionage: Problems and Prospects” (Washington: Consortium for the Study of Intelligence, 1993). Carino è anche un libricino che ho trovato per caso a Parigi in aeroporto in un angolo (come spesso accade…), “L’intelligence economique” di Nicolas Moinet ed Yves Chirouze (Editions Eska, 2006), dove c’è un capitoletto stuzzicante sull’intelligence dei rischi.

    Interessanti sono due articoli che trovi presso http://www.apgml.org/frameworks/docs/7/Terrorist%20Financiers_P%20Williams_Jan05.pdf,

    http://129.3.20.41/eps/if/papers/0409/0409001.pdf e http://repec.org/res2003/Fratzscher.pdf

    Gli ultimi due sono sui sistemi early warning in ambito finanziario, ma richiedono una certa conoscenza matematica. Se sei interessato all’early warning system in ambito finanziario, e hai conoscenze di statistica bayesiana, esiste una letteratura sterminata che trovi facilmente sul web.

    Buona lettura e, se trovi qualcosa anche tu sulla materia dell’intelligence economica e finanziaria (vecchio o nuovo che sia, meglio due copie di un paper che nessuna!), io sono sempre qui.

    Nathan

    Reply
  37. avatar
    Silendo at |

    Caro Nathan, sfondi una porta aperta, credimi.

    Sia riguardo ai tromboni che riguardo all’OSINT :))

    Soprattutto su questo secondo argomento, da quanto intuisco, la vediamo allo stesso modo.

    PS per i complimenti ti invierò l’assegno al solito indirizzo ;))

    Reply
  38. avatar
    nathanmuir at |

    Ed ecco a voi un NUOVO MASTER!!!!

    http://www.giornalismoinvestigativo.org/index.htm

    La Napoleoni è diventata pure docente di “lineamenti di analisi economica”!!!

    Quasi quasi mi iscrivo….

    Mi chiedo solo come fa Marco Travaglio a stare insieme a Linda Giuva…

    Reply
  39. avatar
    Silendo at |

    Interessante ‘sto Master.

    A proposito Nathan: Davide e Federico ti ringraziano. Al momento sono impegnati ma a breve ritorneranno qui :)

    Reply
  40. avatar
    nathanmuir at |

    Grazie Silendo.

    Salutameli.

    Delle scuse: il tuo blog è diventato un colloquio tra me e te.

    Chiedo scusa a tutti, sopratutto a te in quanto con le mie provocazioni ti costringo a rispondermi (almeno per educazione!).

    E’ un periodo di pausa professionale e, durante il giorno, HO MOLTO TEMPO… Sicuramente a breve, quando tornerò a fornire il mio contributo al PNL (in quanto lavoro anche all’estero, ma sempre per la Patria), scriverò meno e sarò meno invadente.

    Reply
  41. avatar
    Silendo at |

    MA SCHERZI !?!?!?!?!?!

    Anzi: ti diffido dal cessare le provocazioni !!!!!!!!

    Sei sempre il benvenuto.

    Mi dispiace che in questo periodo c’è sempre qualche problema da risolvere e non si riesce ad essere tutti presenti contemporaneamente.

    Reply
  42. avatar
    nathanmuir at |

    Ti ringrazio :))

    Reply

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