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    AMALTEO at |

    ciao silendo. nè divertente nè corretta.

    talvolta penso che i giovani studiosi e blogger manchino di studio attento. capisco, è faticoso studiare.

    qualche libro di vera e profonda cultura storico antropologica che di questo ha già detto (30 anni fa). e mi limito ad uhj autore solo:

    – carlo tullio altan, Italia, una nazione senza religione civile, istituto friulano italiano, 1995

    – carlo tullio altan, popolusmo e trasformismo saggio sulle ideologie politiche italiane, Feltrinelli

    – carlo tullio altan, ethnos e civiltà-identità etniche e valori democratici, feltrinelli

    – carlo tullio altan, Gli italiani e l’europa-profilo storico comparato delle identità nazionali europee, il mulino

    – carlo tullio altan , la nostra italia-clientelismo e trasformismo e ribellismo dall’unità al 2000, egea 2000

    e così via

    “camminiamo sulle spalle dei giganti”.

    però bisognerebbe studiare. ma è troppa fatica

    sempre con intatta simpatia

    amalteo

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    AMALTEO at |

    ah … tornando allo scaffale a deporre gli altan ho visto:

    raffaele simone (uno studioso della lingua), il paese del pressapoco-illazioni sull’italia che non va, garzanti, 2005

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    Silendo at |

    Ahahahah… ero certo che non saresti stato d’accordo :)

    Ti ringrazio comunque per la bibliografia (sempre utilissima) e per la simpatia (ricambiata ma è inutile specificarlo).

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    Silendo at |

    Dimenticavo: su che cosa non concordi ? E perchè ?

    Domando incuriosito ed interessato. Non provoco o sfido :)

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    AMALTEO at |

    sei un docente come lo sono io.

    sai benissimo che quando si fanno le slides per punti si mettono assieme cose diverse.

    è facile su singoli punti dire “sono d’accordo” o “non sono d’accordo”

    più difficile è argomentare confrontando punti di vista, usando le informazioni per dare spessore storico alle affermazioni.

    ma dove l’esperto che ti apprezzi rivela la sua superficialità quando usa la parola “casta”.

    vedresti il professor monti fare una così rovinosa caduta di stile? cioè usare la parola di un giornalista – che ha avuto gioco facile nelle sue inchieste – per sostenere la propria lista della spesa.

    per metodo vorrei proporti qualcuno che i dati li sa usare ed è capace di costruire vere griglie argomentative.

    so che non ti piace il metodo storico (ricordo un tuo post in cui sostenevi questa bizzarra posizione)

    allora ti propongo uno che usa un metodo sistemico:

    michele salvati, occasioni mancate. economia e politica in italia dagli anni ’60 ad oggi, Laterza

    grazie per l’attenzione

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    Silendo at |

    Non mi piace il metodo storico ? :))

    No, Ama, forse mi sono spiegato male o ci siamo fraintesi. Per quanto mi riguarda la storia è la materia che preferisco e l’analisi storica, a mio avviso, è la “condicio sine qua non” di qualunque riflessione in campo sociale.

    Tornando al caso concreto: io ritengo che l’essenza di quell’analisi sia corretta. E’ chiaro che la situazione è complessa e si presta a differenti letture ma è altrettanto ovvio che bisogna sintetizzare e quindi, necessariamente, si deve un po’ banalizzare.

    Ora, io credo che proprio un’analisi storica confermi ciò che sostiene Michele Boldrin (e tanti altri).

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    AMALTEO at |

    ora non ricordo più dove l’ho letto. ma il tuo chiarimento mi fa pensare che ho capito male.

    michele boldrin vede le cose geograficamante da lontano ed è in buona compagnia a pensare come pensa.

    su singoli punti come non essere d’accordo.

    il suo è il pensiero dell”arretratezza” del modello italiano. pensiero di lunga tradizione sia a sinistra (gramsci) che a destra (i liberisti nostrani)

    ciao

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    Silendo at |

    Quindi ritieni che non sia questione di “arretratezza” ?

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    AMALTEO at |

    certo che il modello della arretratezza è molto esplicativo.

    volevo dire che anche l’autore che segnali ragiona all’interno di quel modello.

    ma la cosa interessante è che il modello dell’arretratezza è presente sia in studiosi marxisti che liberali.

    il cosiddetto caso italiano mescola dentro di sè fattori storici (in primo luogo la ritardata unificazione) e antropologici (il ruolo della cultura “materna” e familistica di cui abbiamo parlato qualche volta.

    interpretare tutto questo senza entrare dentro le sfumature mi sembrava superficiale. tutto qui

    ciao

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