Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

L’Iran e la leadership del mondo sciita

Published by Silendo on Novembre 20, 2006

di Giuseppe Cucchi, da "Governare per…"

La presenza sciita in Medio Oriente

Sconfitti, oppressi, perseguitati, costretti in perenne condizione di inferiorità per più di un millennio, soltanto in rari momenti della storia ed in pochi luoghi gli sciiti sono riusciti prevalere sui cugini sunniti. Fra le grandi dinastie dell’Islam splendente e combattente degli inizi soltanto una è sciita: la dinastia fatimide i cui califfi trasformarono il Cairo in quella città a mezza via fra la realtà ed il sogno delineata poi con dovizia di particolari dalle novelle delle Mille ed una notte. Fra le grandi terre dell’Islam soltanto una, quella dove avvenne la fusione fra la cultura araba e quella sassanide, l’Iran, è incondizionatamente sciita pressoché dalla conquista e tale è rimasta attraverso i secoli. Le differenze religiose si sommarono così a quelle razziali nel configurare l’unicità dell’Iran nel mondo islamico. Una unicità oltretutto potentemente rinforzata dal ricordo di una storia gloriosa, di un passato di grandezza che i persiani non dimenticarono neanche nei secoli più bui.

Identificare il mondo sciita con l’Iran è però un grande errore. Il mondo sciita è molto più vasto, ha confini demografici e geografici più allargati anche se la Persia rimane comunque il cuore della zona in cui gli sciiti risultano maggiormente concentrati. In Afghanistan, ove sono minoranza ragguardevole e raggiungono circa il 20% della popolazione, gli sciiti abitano in prevalenza le province più occidentali del paese, specie quella di Herat prossima alla frontiera iraniana. In Pakistan la concentrazione presso i confini iraniani è minore ma la gravitazione è sempre lì e la percentuale sfiora anche in questo caso il 20%, contro circa un 70% di sunniti. Nell’Irak è sciita una maggioranza pari al 60 % dei cittadini, raggruppata in gran parte nell’area meridionale del paese ma con una forte presenza anche nelle periferie e nella cintura di Bagdad. Sempre in Irak, e questo è un punto particolarmente importante, si trovano poi le due città di Najaf e Kerbela che costituiscono i luoghi santi sciiti e vantano quindi, per bocca del loro clero, un primato teologico sull’intera ummah sciita. In Siria gli alawiti, una setta sciita, costituiscono solo il 12% della popolazione ma si tratta di una minoranza che esercita da decenni un potere quasi assoluto nel paese. In Libano l’ inesistenza di censimenti recenti impedisce di valutare quale ne sia il reale peso. La loro forza è in ogni caso sicuramente considerevole visto che nelle contromanifestazioni a favore della Siria che hanno fatto seguito all’assassinio di Hariri gli sciiti sono riusciti a far scendere in piazza circa un milione di libanesi. Il loro braccio armato Hezbollah è per di più una delle forze paramilitari meglio organizzate dell’intero mondo islamico. In Bahrein infine superano il 70%; una maggioranza assoluta, anche se tenuta ancora sotto controllo da una dinastia sunnita. Una diaspora sciita più o meno consistente esiste poi in tutti gli altri paesi islamici risultando in grado di esercitare in molti di essi una influenza che in alcuni casi si è rivelata addirittura sproporzionata rispetto alla reale consistenza numerica dei credenti, come è avvenuto ad esempio con gli Ismailiti, una setta che fu in origine quella degli Assassini ma che poi nei secoli ha progressivamente acquisito rispettabilità mentre l’Aga Khan subentrava al Vecchio della Montagna nella guida del gruppo.

Nel suo complesso dunque il mondo sciita si presenta dal punto di vista territoriale come una area abbastanza compatta; più o meno un grande fagiolo esteso in longitudine dall’Afghanistan ai porti mediterranei del Libano meridionale, in latitudine dal nord dell’Iran allo Shatt-el-Arab. A questa compattezza territoriale non corrispondevano però sino a pochi anni fa analoghe compattezza e continuità religiosa e politica. La regione si presentava invece molto frammentata da entrambi i punti di vista, in un continuo alternarsi di zone sotto controllo sunnita con altre ove gli sciiti dominavano. Nettamente diverse da come appaiono ora erano, in particolare, le situazioni dell’Afghanistan da un lato, dell’Irak dall’altro. Nel primo dominavano i talibani, etnia pashtun, di religione sunnita, tendenza deobandi. In un simile ambiente gli sciiti erano tollerati ma molto a fatica e con il passare del tempo avrebbero probabilmente anche potuto divenire oggetto di persecuzioni. Nel secondo erano al potere il partito Bath, Saddam Hussein e la minoranza sunnita che li esprimeva, con il risultato che un vero e proprio giogo premeva perennemente sul collo degli sciiti irakeni oggetto, insieme ai curdi del nord del paese, di ogni possibile atrocità della dittatura. A ciò si aggiungeva poi l’estremamente ambigua situazione del Libano ove la presenza siriana – e quindi l’influenza sciita – era bilanciata dal premierato di Rafik Hariri, notoriamente legato a filo doppio ai wahabi sunniti della famiglia reale saudita.

Rottura di un equilibrio

Questo equilibrio, che per quanto assurdo ed instabile era ciononostante riuscito a reggere per un lungo numero di anni, è stato però sconvolto dopo l’11 settembre 2001 da una serie di interventi politici e militari americani che nel loro insieme hanno finito col fornire l’ennesima dimostrazione di come «la via dell’Inferno sia spesso lastricata di buone intenzioni». Al di là di tutti gli altri motivi che possono essere individuati ed elencati per le loro azioni gli Stati Uniti sono stati infatti mossi nei loro interventi di questi ultimi anni principalmente da due idee. La prima era quella di reagire agli attentati dell’11 settembre punendo i colpevoli, ponendo l’estremismo islamico in condizione di non poter più nuocere nel futuro e facendo in modo che esso non potesse più disporre di quei santuari in cui aveva potuto crescere e prepararsi a colpire. La seconda, maturata più lentamente e compiutamente formulata soltanto un paio di anni fa punta invece alla diffusione in tutto il mondo islamico ed in particolare nel mondo arabo della democrazia, considerata come una panacea universale capace di soffocare ogni tentazione di estremismo e di violenza. Come sempre succede le idee si sono tradotte in dottrine e le dottrine in progetti, in azioni ed in guerre. L’Afghanistan è stato tolto ai talibani manu militari e vive ora una stagione di anarchica democrazia ove i Signori della Guerra giocano a fare i rappresentanti del popolo democraticamente eletti ed ove le aree sciite del paese sono in preda ad una deriva che le porta sempre più a identificare l’Iran come un preciso riferimento. Anzi come «IL» riferimento. Non è un caso il fatto che Ismail Khan, il maggiore capo dell’area prima che la Nato riuscisse ad allontanarlo dal potere, avesse permesso che la regione di Herat si auto proclamasse «Emirato islamico sciita». In Irak la dinamica delle forze contrapposte non è ancora processo concluso. Quello che è certo però è come anche qui la guerra scatenata dagli Usa abbia radicalmente cambiato la situazione esistente in precedenza, allontanando dal potere l’entourage sunnita di Saddam Hussein e consegnando le istituzioni nelle mani della maggioranza sciita, in particolare dello Sciri del Grande Ayatollah Al Sistani. In Libano infine la morte di Hariri ha lasciato dal lato sunnita un vuoto che neanche la partenza delle truppe siriane ed i successivi risultati delle elezioni politiche sono riusciti a compensare. Così grazie soprattutto alle iniziative di Washington l’area territoriale sciita è riuscita ad assumere per la prima volta nella storia anche quella continuità politica che in precedenza non aveva mai avuto. Dal punto di vista strategico il paese che più ha guadagnato da questi sconvolgimenti è stato indubbiamente l’Iran assurto, per merito del «Grande Satana Americano», a quel rango di media potenza regionale che da solo non era mai riuscito a conseguire altro che sul piano ideologico. Ed anche in quello soltanto nei primi anni successivi alla rivoluzione.

(continua qui…)

Posted in: Blog
Tagged:
affari strategici, intelligence, iran, italia, medio-oriente, terrorismo

Chi Sono

Silendo

Un appassionato di relazioni internazionali e studi strategici. In particolar modo di questioni connesse con l'intelligence.
Per contattarmi:
info@silendo.org

Leggi tutto...

Accedi

Tweet di @Silendo_org

Archivio

Categorie

Tags

affari strategici afganistan algeria al qaeda arabia saudita australia cina criminalità organizzata cyber-mf difesa egitto estremismo francia germania gran bretagna guerriglia hamas hezbollah india intelligence iran iraq ISIS israele italia Leadership e classe dirigente libano libia libri medio-oriente minkiate nato nucleare e risorse energetiche pakistan palestina russia sentimenti sicurezza nazionale siria somalia stati uniti strategic foresight studi di intelligence terrorismo turchia

Blogroll

  • Affari Internazionali
  • Agentura
  • American Enterprise Institute
  • ANSSI
  • AOL Defense
  • Arms Control Wonk
  • Asia Centre
  • Asia Times
  • Aspen Institute Italia
  • ASPI
  • Atlantic Council
  • Baker Institute
  • Banca d'Italia
  • BBC
  • Belfer Center
  • Bellingcat
  • Bertelsmann Foundation
  • BESA Center
  • Bibliografia sull'intelligence
  • Bloomberg
  • Bloomberg View
  • Brookings Institution
  • Bruegel
  • Carnegie Endowment
  • Carnegie Middle East Center
  • Carnegie Moscow Center
  • CASD
  • Center for a New American Security
  • Center for Economic Policy Research
  • Center for European Reform
  • Center for Naval Analyses
  • Center for Nonproliferation Studies
  • Centre d'Analyse Stratégique
  • Centro Einaudi
  • Centro Studi Confindustria
  • CEPR
  • CF2R
  • Chatham House
  • China Leadership Monitor
  • CISAC
  • Combating Terrorism Center
  • Comparative Strategy
  • COPASIR
  • Corriere della Sera
  • Council on Foreign Relations
  • CSBA
  • CSFRS
  • CSI – CIA
  • CSIS
  • CSS
  • CSS Strategic Trends Analysis
  • Danger Room
  • DCAF
  • Defence News
  • East online
  • ECFR
  • ECIR
  • Economist
  • Egmont Institute
  • Epistemes
  • EsadeGeo
  • ESPAS
  • EU Institute for Security Studies
  • Eurasianet
  • European Policy Centre
  • Fareed Zakaria
  • FAS
  • FAS – CRS
  • FAS – DNI
  • Fas – Strategic Security Blog
  • Financial Times
  • Foreign Affairs
  • Foreign Policy
  • Foreign Policy – National Security
  • FPRI
  • FRS
  • FSI – Stanford
  • Geneva Centre for Security Policy
  • German Council on Foreign Relations
  • German Marshall Fund
  • Global Trends 2030
  • Globalsecurity.org
  • Governo italiano
  • H-Net
  • Harvard International Review
  • HCSS
  • Heritage Foundation
  • Horizon Scanning Centre
  • Horizon Scanning Centre – Toolkit
  • House Armed Services Committee
  • House Committee on Homeland Security
  • House Committee on International Relations
  • House Intelligence Committee
  • HSPI
  • https://sinocism.com/
  • Hudson Institute
  • IAEA
  • IDSA
  • IEA
  • IFRI
  • IHEDN
  • IISS
  • IMF
  • INET
  • Infinity Journal
  • Infoguerre
  • INSS – Israele
  • INSS – USA
  • Institute for Government
  • Intelligence & National Security
  • Intelligence Studies Section
  • IntellNews
  • International Crisis Group
  • International Journal of Intelligence and Counterintelligence
  • International Security
  • International Security Studies
  • IRIS
  • ISIS
  • Istituto Affari Internazionali
  • Istituto Italiano di Studi Strategici
  • Jamestown Foundation
  • JFK School of Government
  • JFQ
  • Joshua Rogin
  • Journal of Military and Strategic Studies
  • Journal of Strategic Security
  • Journal of Strategic Studies
  • Kings of War
  • Lowy Institute
  • LSE IDEAS Blog
  • Macro Polo
  • McKinsey Global Institute
  • Mercator Institute
  • Merlin
  • Military Review
  • Miller Center
  • MIT Center
  • Munich Security Conference
  • National Bureau of Asian Research
  • National Defense Intelligence College
  • National Intelligence Council
  • National Interest Online
  • National Security Archive
  • National Security Journal
  • Naval War College Review
  • NCTC
  • New America Foundation
  • New York Times
  • Newsweek
  • Nixon Center
  • Notre Europe
  • OCSE
  • ODNI
  • On Think Tanks
  • Orbis
  • Oxford Analytica
  • Oxford Intelligence Group
  • Papers – APSA
  • Papers – ISA
  • Parameters
  • Perspectives on Terrorism
  • Peter Bergen
  • Peterson Institute
  • Phillips P. Obrien
  • Proceedings
  • Project 2049
  • Project Syndicate
  • Public Intelligence
  • RAND
  • Real Instituto Elcano
  • Reuters
  • Robert Kaplan
  • RSIS
  • RUSI
  • Secrecy News
  • Security Studies
  • Senate Armed Services Committee
  • Senate Committee on Foreign Relations
  • Senate Committee on Homeland Security
  • Senate Committee on Intelligence
  • Sentinel
  • SGDSN
  • Silicon Continent
  • SIPRI
  • SISR – Intelligence italiana
  • Source&Methods
  • South Asia Analysis Group
  • Spiegel International
  • Stephen Walt
  • Stimson Center
  • Strategic & Defence Studies Centre
  • Strategic Studies Institute
  • Strategic Studies Quarterly
  • Strategika
  • Stratfor
  • Studies in Conflict & Terrorism
  • Terrorism and Political Violence
  • The Back Channel
  • The Diplomat
  • The Interpreter
  • The Overoholt Group
  • The Strategist
  • The Strategy Bridge
  • Time
  • Transatlantic Academy
  • U.S.-China Commission
  • UN Millennium Project
  • Venus in Arms
  • VOX
  • Wall Street Journal
  • War on the Rocks
  • Washington Institute for Near East Policy
  • Washington Post
  • WCFIA – Harvard
  • Wilson International Center
  • World Economic Forum
Locations of visitors to this page
© 2026 SILENDO Design & Dev by Artemida Srl