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    Barba at |

    Ciao Silendo, grazie per la visita e per il commento. Malgrado sia un OT rispetto a questo interessante post ti rispondo qui. Il tuo commento potrebbe essere condivisibile se le cose “volute” da Rumsfeld andassero in una maniera diversa ed avessero prodotto effetti diversi. Il vero problema è che i militari hanno il compito di attuare, sul piano militare, le direttive del ministro (e del Presidente). Se queste direttive sono “nebulose” o “sbagliate”, o ancor peggio se sono il tentativo di appagare e compiacere un sogno poco realistico ed avventuroso che non ha solidi fondamenti, allora il lavoro dei militari diventa una schifezza che non produce risultato alcuno. Anzi produce danni alla nazione. Alla fine, come ben sappiamo, le critiche piovono sempre dall’alto in basso e mi pare evidente che questa volta molti militari non ci stanno. Un pò quello che succede ai manager di medio livello. Se le vose vanno bene è merito del loro capo se le cose vanno male è colpa loro perchè loro hanno fatto il lavoro.

    Il fatto che ufficiali si Stato Maggiore se ne vadano in “pensione” quando potrebbero essere promossi a livelli più alti e godersi i loro lauti stipendi, allora qualche dubbio che l’ultima parola di quel ministro avrebbe dovuto essere l’ultima da un pezzo mi viene.

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    Barba at |

    Taheri, in questa analisi si è dimenticato di dire che il sogno iraniano di possedere l’atomica comincia colto, molto tempo fà. All’epoca dello shia Reza Pahlavi quando gli americani, che volevano un partner forte nello scacchiere, avevano previsto che l’Iran aveva bisogno di circa dieci centrali nucleari per garantire il suo fabbisogno (e poter vendere tutto il petrolio).

    La situazione è davvero “esplosiva” ma non solo per le farneticazioni di Ahmadinejad che è un capomanipolo, non è stupido ed a me pare sia anche un buon giocatore d’azzardo!

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    Silendo at |

    Non sono d’accordo e ti spiego perchè :)

    Il compito del militare è combattere, usando al meglio gli strumenti che gli fornisce il vertice politico e secondo gli obiettivi (strategici, chiaramente) voluti da tale vertice.

    Allora io capirei se le critiche rivolte al Ministro riguardassero una discrepanza tra mezzi forniti ed obiettivi.

    Ma da ciò che leggo le critiche riguardano essenzialmente il fatto che il Ministro non tenesse in debito conto (leggi: non si piegasse) il parere dei suoi collaboratori militari.

    Ora, una critica di questo genere è chiaramente ammissibile, ci mancherebbe, ma non è corretta perchè:

    a) assieme a questi generali ce ne sono altri, anche in pensione, che dicono il contrario

    b) cosa vuol dire “non tenere in debito conto il parere” ??? E’ chiaro che se io sono il capo ed ho l’ultima parola (con le relative responsabilità, cioè ne rispondo io politicamente!) di sicuro ascolto il parere di tutti ma poi faccio come IO penso sia giusto

    Concordo, infatti, quando le critiche riguardano il fatto che Rummy ha imposto un Esercito “leggero” anche per le operazioni di “pacificazione” post-guerra. E’ stato un errore, anzi è stato l’errore, che ha portato al caos susseguente. Ma è questa una critica di merito e non quelle in cui ci si lamenta perchè un Ministro alla fine fa come vuole.

    Ma andiamo oltre, e qui parlo per conoscenza diretta: il problema non è l’Iraq. E’ la gestione del Pentagono. Anzi, la prossima riorganizzazione dello stesso.

    Rumsfeld ha intenzione di snellire molto la burocrazia e questo va contro gli interessi della burocrazia stessa. E’ questa la fonte delle critiche. L’Iraq è solo una scusa.

    Infine, piccola nota a difesa di Rummy: gli stessi che adesso lo criticano lo osteggiavano anche sulla gestione “leggera” della guerra.

    I fatti dicono che Rummy ebbe ragione 😉

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    Barba at |

    Non voglio certo competere con la tua preparazione in materia ma anch’io devo dissentire, almeno in parte.

    Concordo con te che ci sono altri generali che la pensano in maniera diversa. Ciò non di meno è la prima volta, nell’arco di diversi decenni, che il dissenso di elementi di spicco dei vertici militari, si esprime in maniera così marcata. Concordo anche con il fatto che a Rumsfeld spetti l’ultima parola. Il fatto però che abbia imposto una strategia che si è dimostrata sbagliata lo ha esposto alle critiche. E non sono poche e non solo quelle di qualche generale. C’è un articolo di Usa Today, giornale notoriamente molto vicino al sentimento nazionale degli americani, che riassume abbastanza bene quello che intendevo dire: But he did not listen, unnecessarily costing valuable time and, even more important, invaluable lives. Rumsfeld isn’t the only person who can run the Pentagon. And the dedication and determination of our troops most assuredly will not be diminished if Rumsfeld goes missing. Non solo, nella prima parte l’articolo esamina, e valuta come corretto, il comportamento dei generali in pensione.

    Io non ho la presunzione di essere uno stratega, anche se mi interesso di questi argomenti, e quindi I miei giudizi non fanno testo. Ti ringrazio per l’ospitalità

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    Silendo at |

    Premetto che specificando che ho cognizione diretta di queste realtà non volevo certo zittire pareri contrari, anzi.

    Tra l’altro ho il sospetto che si stia dicendo la stessa cosa.

    Nel senso che concordo con le critiche laddove sono critiche di merito (nel caso in questione la cattiva gestione del processo di stabilizzazione, gestito in modo troppo soft). Non concordo con le critiche laddove si dice che Rummy vuole avere l’ultima parola, dato che questo è l’ordine naturale delle cose in un sistema democratico in cui al vertice dell’apparato militare c’è un civile, per l’appunto il Ministro.

    Detto questo, però, ribadisco che ho la certezza che la vera motivazione delle critiche non sia la cattiva gestione del dopoguerra in sè bensì i nuovi assetti di potere che si vanno delineando al Pentagono (il che non sminuisce la portata delle critiche).

    Sei sempre il benvenuto 😉

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